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04.09.06
Ufficio Scrittori
In questi giorni di lavoro intenso mi rendo conto che il sospetto se uno scrittore lavori oppure no, che cosa faccia uno scrittore tutto il giorno, che cosa combini, come viva, cosa significhi l'affermazione: "ho scritto questo romanzo in due anni", che cosa significhi l'affermazione: "Io non sforno un romanzo all'anno" (e allora: che cosa fai? non "come campi?", non "come te la sfanghi?", ma proprio: "che cosa fai tutto il giorno?"), potrebbe venir meno se si decidesse di istituire un Ufficio Scrittori.
Tra le tante cose che farei se aprissi una casa editrice c'è anche questa: affittare un appartamento, fare di questo appartamento un open-space o un loft, e metterlo a disposizione di tutti i miei scrittori sotto contratto. L'orario di lavoro sarebbe dalle 8.00 alle 18.00 con la pausa del pranzo, la pausa del caffé (metterei le macchinette, magari un cucinino). Ci sarebbe anche il tempo per qualche straordinario, nel caso qualche scrittore sia preso da qualche diavolo proprio nell'orario di chiusura. Trattandosi di un Ufficio Scrittori, credo che la flessibilità sarebbe il primo e più sensato tra i comandamenti.
Stando così le cose, ossia: io metto a disposizione spazi (magari anche l'allacciamento a Internet, magari anche una televisione con satelliti potentissimi), chiederei agli scrittori di produrre almeno dieci paginette la settimana. Dico: almeno. E non paginette a caso; ma paginette dei loro romanzi. Chi venisse colto sul fatto mentre fa altro (scrivere una recensione, un sonetto, un articolo per qualche altro giornale, un post per qualche blog, eccetera) verrebbe sottoposto a gravi sanzioni, oppure a una strigliata, oppure al licenziamento in tronco - come succede nelle aziende. Molte volte ci si perde in mille faccenduole e faccenducole - più o meno come me in questo momento che sto scrivendo da un Internet Point questo pezzo -, compreso fare corsi di scrittura, compreso fare le presentazioni dei libri degl'altri, e si finisce per non fare il proprio di mestiere, che non è l'insegnante, che non è il presentatore, che non è nemmeno il giornalista, ma che è lo scrittore. E poi: in questo modo darei agli scrittori il ruolo sociale che hanno sempre cercato, così come già lo hanno gli impiegati alle poste, alle banche, alla sanità, all'ospedale, alle scuole, i negozianti, gli avvocati, i medici. Che cosa fa di queste persone dei lavoratori? La laurea? Il titolo? Il posto? Nossignori. Li fa un luogo. Li fa una scrivania. Un computer. Una targhetta fuori della porta. (Dite di no? Molto bene: che cosa direste allora di un principe del foro che vende ortaggi otto ore al giorno al mercato ortofrutticolo; oppure di un barone della medicina che prepara caffé, cappuccini in una latteria? Che cosa direste? Che sono avvocati? Che sono medici? La risposta è: nossignori). Gli scrittori non hanno un luogo. Non lo hanno mai avuto. Se ogni mattina uno scrittore dicesse: "Ciao, cara, vado in ditta a scrivere" più o meno come un impiegato di banca dice: "Ciao, cara, vado in azienda a far di conto", il ruolo sociale per gli scrittori sarebbe trovato.
Mi chiedo soltanto come mai nessuna tra le case editrici ci abbia ancora pensato. La tendenza a cercare un luogo secondo me si è manifestata da sempre negli scrittori nella loro tendenza a fare gruppo: Gruppo '63, Gruppo '93, in America c'è persino un gruppo rock con Stephen King, Ken Follet e Brian Lumley. Questo tentativo di istuzionalizzarsi, di organizzarsi in gerarchie, riflette secondo me - e secondo chi altro altrimenti? - il desiderio che nel tempo non si è mai identificato per quel che è: quello di avere un luogo.
Potrebbe anche essere stimolante per gli scrittori. Che cosa potrebbe accadere se un gruppo di scrittori lavorasse ciascuno nel proprio scomparto? Non dico ufficio, perché un ufficio è uno spazio chiuso, opprimente; "spazi aperti, spazi larghi" sarebbe il secondo comandamento da seguire con scrittori abituati a svolazzare con la mente e con i pensieri. Che cosa accadrebbe se un novello Pasolini incontrasse un novello Calvino alla toilette? Oppure che cosa succederebbe se Aldo Busi incontrasse Umberto Eco alla macchina del caffé? "Che cosa scrivi?" direbbe Eco. "Cazzi nel culo di centoventi ornitorinchi" direbbe Busi. "E tu?". "Semiologia di un pene poco potente". E che confronti! Che chiacchierate!
Ma perché?
Perché non farlo?
(...continua...)
Posted by Marco Candida at 04.09.06 11:17
Comments
Esilerante come sempre...
ma la Woolf non aveva già scritto del "luogo" in una stanza tutta per se? personalmente penso che piegarsi alla ricerca di spazi e tempi all'interno della propria incasinata esistenza sia la vera essenza dello scrivere. chiudere tempo e spazio dentro ad appartamenti, anche se comodi mi sembra un pò forzato e a discapito della forza intima della scrittura. ma si potrebbe anche fare un tentativo, perchè no? anche questo potrebbe essere un laboratorio sperimentale targato Mcandida.
un abbraccio
Posted by: donnaflor at 04.09.06 14:52
Ti segnalo questo:
http://www.sfgrotto.org/
E se questi scrittori poi sfornassero cagate? Si licenziano, ecco. Ma li faresti vivere di uno stipendio, o dei proventi dei loro romanzi o racconti o tutt'e due? Detto questo. Aspetto il seguito. L'idea a me piace. Ritrovarsi a scrivere insieme ad altre persone è stimolante. Hai un confronto importante con chi la pensa in maniera diversa dalla tua, e cerca altre cose. Aiuta a non chiudersi. Proporrei quasi un esperimento. Tu dici, dieci pagine alla settimana. Mettiamo 5, 6 persone, per 5 settimane in un luogo. Non chiuso, eh. E poi, si fanno scrivere un racconto. Contando qualche giorno di ambientamento. Diciamo una 40ina di pagine a testa. E voilà...mi ricorda Palahniuk, può darsi? Queste persone, più una a scriverne il resoconto. Inoltre, dopo le 18, cura di un blog collettivo....bene...che ore sono? anche per oggi, le mie cavolate le ho sparate. Ciao MArco!-)
Posted by: andrea branco at 04.09.06 14:55
Buon compleanno!
Emma
Posted by: emma locatelli at 04.09.06 15:26
Ciao Flora! Grazie per l'"esilarante"... :-) Ciao Andrea. No no. Niente esperimenti collettivi. Niente temi. Ognuno scirva il suo romanzo. :-) Grazie, Emma!
Posted by: Marco at 04.09.06 18:23
beh, auguri Marco!-)
E...ho parlato di temi? Non mi sembra. A ognuno il suo, chiaro. Però, chissà cosa potrebbe venirne fuori. No perché metti che una casa editrice fa come dici te. Mette dieci suoi scrittori che devono andare a lavorare nello stesso posto e produrre dieci pagine a settimana. C'è chi farà un romanzo di 520 pagine in un anno, e chi magari due, o chi 52 racconti, che so. Ma a scrivere tutti nello stesso luogo, quanto ne verrà influenzata la scrittura? Quelli che scrivono finiranno per assomigliarsi, o le differenze si faranno ancora più grandi? Come le idee si trasformeranno nel confronto? I corsi di scrittura, dove le persone si incontrano e scrivono, nello stesso luogo, non sono forse cose somiglianti a questa che dici tu? C'è un luogo di incontro, che è di lavoro, no? Per me, sarebbe divertente. Uhm. Sono ricominciati I Simpson, si vede? ciao
Posted by: andrea branco at 04.09.06 18:43
Mah, ANdrea, in America... Ma in Italia non è venuto in mente a nessuno. Perché in Italia non è venuto in mente a nessuno? E poi quella cosa americana mi sa dell'ennesimo esperimento socio-biologico steinbeckiano... Io parlavo solo di case editrici che facessero diventare i loro scrittori come operai in una catena di montaggio - con la mensa interna e tutto quanto. Ti fa orrore?
Posted by: Marco at 04.09.06 18:57
Il mio "ufficio di scrittura" è la mia camera. Anzi, no, non è la mia camera: è più precisamente la scrivania della mia camera. La scrivania della mia camera è la mia postazione di lavoro...
La tua idea non è male: istituzionalizzare il lavoro dello scrittore... Solo che credo che non sia realizzabile.
Gli orari ad esempio: ogni scrittore ha i suoi orari. Alcuni scrivono solo la notte. Altri - io sono di questa specie (ammesso e non concesso che possa definirmi uno scrittore) - scrivono quando possono, a volte anche tutto il giorno… E poi la quantità di pagine da produrre: scriverne dieci in una settimana non è poco. Durante la creazione del mio romanzo io non riuscivo a scrivere più di tre fogli (fogli A4) a settimana. E tieni conto che mediamente ci lavoravo cinque giorni a settimana per non meno di quattro ore al giorno: di più non potevo, perdevo lucidità.
Mah, sarà che sono poco prolifico…
Credo che l'ufficio scrittori, comunque (se dovessi aprire una casa editrice giuro che ti rubo l'idea!), debba lasciare carta bianca ai propri scrittori; semmai dovrebbe limitarsi a incentivarli, a motivarli, cercando di spronarli a non perdere del tempo prezioso… Ecco, questo sì, questo sarebbe "buono", ma niente di più…
Beh, ora ti saluto.
Una curiosità: è già finito il tuo romanzo? L'hai già limato?
Io, dopo quasi tre anni di lavoro, ieri ho finito il mio. Finito, finito, intendo. Ora lo stampo e lo mando un po' in giro…
Staremo a vedere.
Un saluto ancora
Nevio.
Posted by: Nevio at 04.09.06 19:03
Non mi fa orrore. Tutt'altro. In Italia, nella scrittura, come in tante altre cose, molto viene lasciato, pardon, tutto viene lasciato al singolo, all'individuo. E questo singolo, manco viene incentivato. Se fai qualcosa che è accettabile dal mercato (non dico, buono) bene, altrimenti, fuori. Avere un ufficio scrittori significherebbe investire, ma quando mai, prima che ci sia un prodotto, fidandosi di chi scrive. Si sente, nel caso di scrittori americani, di contratti firmati prima che uno inizi anche solo a battere un tasto sul suo computer, o che metta la punta della penna su un foglio. Un ufficio scrittori significa avere fiducia, e rischiare. Oggi, in Italia, semmai si rischia su un autore straniero che ha già venduto molto nel suo paese e in altri. Dare un posto a qualcuno in cui possa/debba scrivere, è impegnativo. Per chi lo dà, per chi riceve. Per la mensa, un cucinino, o cucinotto, e magari una volta cucina uno, una un altro, o nessuno, chissà. Torno indietro. Per fare un ufficio-scrittori, si dovrebbe pensare alla scrittura di romanzi e racconti e poesie come a qualcosa di. Di. Come a qualcosa di molto vicino, se non uguale, ad un lavoro, e non un capriccio. Ma a nessuno frega. L'Italia è sempre stata un po' così, piena di persone capaci, ma da tenere nascoste, e da molte più persone poco capaci da mostrare. Poi se ci fosse davvero un Ufficio scrittori starei a parlarne male, eh. ciao!-)
Posted by: andrea branco at 04.09.06 19:56
Caro Andrea, non sono del tutto d'accordo quando parli di persone capaci e persone incapaci. Gli editori pubblicano quei libri che a loro sembra possano avere un qualche sbocco sul mercato, e questo vale un po' per tutti, anche per quegli autori cosiddetti "di nicchia". :-) Caro Nevio, come direbbe un mio amico: auguri.
Posted by: Marco at 05.09.06 10:51
Fatto un po' di confusione, prima, Marco. Sono stato poco chiaro. Non ho detto, però, di incapaci, ma di poco capaci. Non credo che chi arriva a pubblicare, oggi, non sappia scrivere, o che. Nè credo che chi è bravo non riesca a pubblicare. Ma a cercare nuove vie, mi sembra, siano i piccoli editori, mentre i grandi si adagiano sui successi esteri e su personaggi noti, non per il loro scrivere, nostrani. Quello che si vede nelle librerie, quello che si mostra, è più che altro questo. Quello che si mostra. Quando entro in una libreria e la prima cosa che vedo è l'ultimo romanzo della Zanicchi per Mondadori, mentre altri libri risultano introvabili, beh, mi fa incazzare. E non perché abbia qualcosa contro la Zanicchi, ma perché ci sono libri che, nonostante siano pubblicati, non hanno distribuzione. Difficili da reperire. Quello che si mostra, ecco. Chissà, magari potrebbero anche vendere. vibrisselibri non è nata perché Giulio Mozzi pensava ci fossero libri degni di pubblicazione che non sono stati presi in considerazione da case editrici? è nata per mostrare, per far leggere.
Mi accorgo di saltare di palo in frasca, e l'editoria non è mondo da liquidare in un paio di frasi come queste. Che poi ci sono mille eccezioni che non so, e chissà quant'altro.
E a Nevio, in bocca al lupo!-)
Posted by: andrea branco at 05.09.06 11:24
ma tu non sei uno scrittore.
Posted by: l at 07.09.06 11:14
La persona che si firma "l" di solito si firma anche "lucidamente".
Posted by: Perfettini at 07.09.06 17:08
Bello.
Il problema è che l'ufficio scrittori dovrebbe avere uno sponsor alle spalle, una multinazionale, ad esempio, che oltre a pagare bene lo scrittore, gli passa anche il vitto e alloggio decoroso. Mica si può chiedere tutto alle case editrici! Se la casa editrice ha un partner per la costituzione di un tot di "Uffici scrittori", tipo l'ikea, l'unico scotto da pagare sarebbe far vivere i personaggi in case arredate ikea. Il che non mi sembra un gran problema ai fini dei contenuti.
Cosa ne pensi?
Ciao.
Posted by: Roberta at 08.09.06 21:03
Cormons!-) Non ci credo. Ci ho fatto il servizio militare, là, anni fa. E ora c'è l'università, vedo, corsi di viticoltura e enologia. I suoi vini sono ottimi.Per la sociologia, beh, dipende da come guardi una cosa. Il punto di vista in cui ti metti. Far vivere i personaggi in case Ikea, è uno scotto, sì, ma potrebbe anche essere una...ma ve lo ricordate Fight Club? Lui, vive, in un appartamento Ikea. O forse mi sbaglio. Esperimenti. I due ricconi di Una poltrona per due, che prendono il povero Murphy e buttano fuori Aikroyd, non fanno una carità in modo strano? Per loro è solo una scommessa, ma per gli altri due...ciao!-)
Posted by: andrea branco at 09.09.06 12:31
Non nego che la sorciologia sia più rassicurante della sociologia, se per sorciologia intendi una sorta di "cavia" umana al posto dei sorci ma con la stessa modalità di vita ( una scatola con tutti i confort.). Per lo scrittore potrebbe essere, a lungo andare, livellante. Ma, se mi leggo intorno, sui libri di maggiore successo non c'è già una sorta di livellamento e di appiattimento sia sui contenuti che sulle scritture? Almeno con un grosso sponsor gli scrittori finiscono di doversi spaccare tra la necessità dello scrivere e i bisogni economici!
Posted by: Roberta at 09.09.06 14:51
è che invece di accettare le differenze, ci rendiamo tutti uguali, anche nei gusti. se sorciologia dev'essere, che sia di sorci verdi!-)
Posted by: andrea branco at 09.09.06 15:48
concordo!
Posted by: Roberta at 10.09.06 14:18
L'idea è carina e assai meno balzana di come potrebbe apparire. Non so se in letteratura sia stata mai applicata, ma in musica ha avuto grande fortuna: basti pensare alla ricca e fortunata produzione del cosiddetto "Brill Building Pop". Parliamo dei primi anni '60 e di una enorme quantità di canzoni scritte, arrangiate e registrate all'interno dello stesso edificio (il "Brill Building" per l'appunto). Si trovava nel cuore di Manhattan, al 1619 di Broadway, New York. Nei suoi uffici ci lavorava gente come l'editore musicale Don Kirshner, e autori del calibro di Carole King, Neil Sedaka, Gerry Goffin, Cynthia Weil, Barry Mann, Jerry Leiber, Mike Stoller, Doc Pomus e Mort Shuman. Il citato Kirshner, nel 1962, aveva a libro paga ben venti autori e compositori. Che lavoravano proprio come immaginavi tu. C'è un film che descrive bene quell'atmosfera: si intitola "Grace Of My Heart". Una cosa del genere in America era del resto già accaduta ai tempi delle concenrrazioni editoriali di Tin Pan Alley. Quanto all'Italia, mi vengono in mente Galleria Ricordi a Milano e la Galleria Umberto a Napoli, dove a fine '800 si concentravano i principali editori musicali e gli autori più importanti dell'epoca, da Libero Bovio a Mario Costa ai fratelli Valente. Nel 1911 una casa tedesca (la Polyphon Musikwerke di Lipsia) provò addirittura a creare una sorta di trust editoriale, proponendo agli autori migliori contratti in esclusiva con stipendio fisso (c'è anche un libro sull'argomento, "Il trust della canzone napoletana" di Giovanni De Caro).
Quindi, in linea teorica, l'idea è più che praticabile. Vedo un unico ostacolo: l'inveterato (e spesso un po' gretto) individualismo di noi italiani.
Con simpatia,
Maurizio Becker
Posted by: maurizio becker at 10.09.06 15:41
Insomma io non conosco una struttura come quella che dice Marco ma qualcosa di analogo. E sufficiente superare il confine e dopo Ventimiglia c'é la Francia con le sue case per gli scrittori. Sono luoghi bellissimi dove si ha diritto a soggiornare dimostrando che si é scrittori, ovvero basta aver pubblicato un testo. Ci si accede abbastanza facilmente. I soggiorni possono essere anche lunghi.In alcuni casi si paga giusto una cifra simbolica.
io ho fatto questa esperienza vivendo in parte in Francia. E vi assicuro che in Italia basterebbe poco, con tutto il patrimonio che abbiamo, per dare vita a tali iniziative. Invece da noi é chiuso anche il collegio dei traduttori.
Sarebbe da farci una battaglia su questa storia!
Ciao Marco
stef
Posted by: stefania nardini at 10.09.06 20:40
Una notazione tecnica: è scomparso un commento dove rispondevo a Roberta e dicevo, scherzando, fantasticando, che si potrebbe comprare un casamento in periferia (magari un direzionale) e farlo tutto appartamenti e uffici, e nei sotteranei la sala mensa scrittori: perché mangiare tra i plinti di fondazione dove di solito stanno i garage non sarebbe male... Poi scrivevo che questa idea sarebbe bella realizzarla purché non si trasformi subito o presto nella solita solfa bio-sociologica... e chiudevo dicendo: ho come l'impressione che chi segua un'istanza sociologica spesso scambi (o gli piaccia scambiare) la sociologia con la "sorciologia".
Posted by: Marco at 11.09.06 10:16
Cara Stefania, dici che una "casa degli scrittori" è qualcosa di "analogo" a un'"azienda di scrittori"? Io credo di no. Quel che fanno in Francia è la realizzazione di un'idea romantica, scontata e commerciale (ma bellissima) del ruolo dello scrittore. Parte credo anche, così a occhio e croce, da presupposti simmetricamente opposti a quelli dell'Ufficio Scrittori. Probabilmente i francesi hanno pensato: si dice che lo scrittore debba essere libero di vagare col pensiero durante la giornata e di trarre ispirazione da un ciclamino, da una rosa, da un girasole che nota allungando lo sguardo oltre la finestra della sua casa sul lago... allora mettiamo a disposizione case d'isolamento, costruiamo splendide torri eburnee, innalziamo castelli di cristallo, dove i nostri scrittori possano passare le giornate e produrre... Insomma: istituzionalizziamo la loro fama di fannulloni.
Io dico invece mostriamo, istituzionalizzandola, quanto lavoro fa uno scrittore quando scrive...
Posted by: Marco at 11.09.06 10:39
Qualcuno ha avuto un'idea analoga, a New York. 130 $ al mese per una scrivania minuscola, una presa di corrente e una linea telefonica. Il computer ce lo mette lo scrittore (o aspirante tale). I 130 $ li paga lo scrittore (o aspirante tale) al proprietario del loft dov'è ospitata questo, diciamo così, centro di scrittura, per scrivere in un posto privo di distrazioni, fianco a fianco con altri scrittori (o aspiranti tali). La piccola scrivania è fronte muro. Due piccoli pannelli di legno (mi pare fosse legno) gli impediscono di sbirciare nelle postazioni accanto.
Dopodichè, caro Marco, devo confessarti una cosa: l'idea di un posto con orario di lavoro dalle 8.00 alle 18.00 (flessibile? vabbè, flessibile, ma tu sai che "lavoro flessibile" è sinonimo di "straordinari non pagati"), con la pausa del pranzo, la pausa del caffé e un tizio al quale rendere conto delle dieci paginette alla settimana, mi terrorizza. Non ci entrerei mai, manco pagato. Anche perché già mi pagano per stare in un posto così. All'aria aperta, Marco, in veranda, magari vista mare ma se è montagna pazienza. Senza orari. Senza capuffici. A leggere fumetti. Così mi sarebbe più consono.
Posted by: mauro at 11.09.06 13:03
direi che Mozzi dovrebbe portare rispetto per quegli scrittori che sanno anche organizzare corsi di scrittura e presentazioni di libri
a meno che a Mozzi gli facciamo schifo i soldi...
ma ci risulta diversamente....
non si sputa sul piatto dove si....
Ugo
Posted by: ugo at 11.09.06 13:08
E se prendessimo l'idea francese di cui ha parlato Stefania, grande castello in mezzo a giardini e piccoli paesi fantastici dove tutto è bellezza, e ci mettessimo l'ufficio scrittori?
Magari ci facciamo finanziare dalla Fox e ne facciamo un reality: così tutti sanno quanta fatica fa lo scrittore e che nessuno si permetta di confonderlo con un volgare fannullone!
Posted by: Roberta at 11.09.06 16:02
sarebbe bello. E pure comodo! (se vedi dove mi tocca scrivere capiresti).
ciao, Gianni
Posted by: gianni biondillo at 11.09.06 17:17
Mauro, dove hai sentito di questa iniziativa in America? Non sarà la stessa che ha segnalato Andrea? E comunque, lo ripeto: io parlo di una casa editrice che apre un ufficio scrittori...
Non di una banda di filantropi o neomecenati - che è un'espressione che mi fa venire il latte alle ginocchia - che mettono a disposizione spazi perché gli scrittori scrivano...
Ah! L'idea è una provocazione che ho buttato giù in cinque minuti - e mi è venuta in mente là per là e lì per lì... Però mi diverte: è questo lo spasso di Internet!
Posted by: Marco at 12.09.06 10:34
La stessa che ha segnalato Andrea? Mi pare di no, anche se ha molti punti di contatto. Le immagini che ho visto in TV, però, mostravano spazi essenziali, arredamenti all'osso, colori legno e mattone. La notizia l'ho sentita in Tv (TG2?).
Poi: sì, certo che è una provocazione. E io lo so, l'ho capito dal primo momento, me lo sono detto: "Quel mattacchione di Marco ha lanciato una provocazione". Poi mi sono detto, anche: "E se qualcuno lo prendesse sul serio." Ho immaginato mandrie di scrittori burocratizzati, intruppati come operatori di call center, sottopagati, sfruttati, derecerebrati per esigenze aziendali. Cioè, Marco, la tua idea non è questa, lo so, tu sei animato da sente intenzioni, lo so, ma io sono pessimista per natura. Detto questo, e atteso che si sta a discutere sul serio di una cosa detta per ischerzo, concluderei che anche questo è lo spasso di internet.
Posted by: mauro at 12.09.06 12:01
Ah, dimenticavo. Se ti piace ancora Sciascia, c'è un suo articolo "dimenticato" sul mio sito.
(Cioè, non dimenticato da lui, chè dal mio sito non c'è passato mai e non s'è mai scordato nulla; dimenticato per metafora)
Posted by: mauro at 12.09.06 12:12
ciao marco, leggendo di questa faccenda dell'ufficio scrittori mi è venuto in mente quello che scrivevi un paio di anni fa.
"Ieri ho parlato con un tipo che è in gambissima. Mi parlava come se fosse un critico. Sapeva tutto del mondo dell'editoria undergroud e sapeva tutto della Letteratura e degli Autori. E io parlandogli mi è venuto come di pensare che tutte le persone che gravitano attorno alla letteratura vengono dalla letteratura. Tutti gli scrittori, tutti, tutti, tutti.
Ma io vengo dal Bitume!
Dalla Santa Pala Gommata!
Dalle Sacre Betoniere!
E dal Benedetto Filler! E dalla Sacrosanta Ghiaia!
Io vengo dalle Pavimentazioni Stradali! Vengo dai Pavimenti!
Non so neanche che faccia abbiano io i pendii del Parnaso!
Io vengo dal di Fuori!
Lo volete capire?!
(...)"
che ne dici?
ciao
Posted by: paolab. at 13.09.06 08:55
Caro Mauro, bravo! ci sono Gli Amici di Sciascia, che fanno cose ottime. se vuoi posso darti il numero. Sciascia-Calvino-Pasolini credo che siano i tre autori del novecento italiano. (Anche se di Pasolini conosco solo qualche film, non ho letto che pochissimo...). Ognuno di questi tre ha più di altri meriti "sociali" altissimi. Sciascia ha legittimato gli intelletuali a parlare della mafia, della camorra, della violenza che pervade l'Italia. Calvino ha legittimato una certa spinta intellettualistica: dopo Calvino 'chiunque' pouò scriuvere e produrre letteratura. Non è merito da poco, proprio no. Pasolini ha raccontato la violenza, la povertà, la bassezza umana con una forza, mi pare, ineguagliata. Difficile far meglio, ma non per questo bisogna rinunciare.
Ciao Paola,
Dico che quella era una provocazione che si trova anche nella Cultura Enciclopedica dell'autodidatta di Sironi Editore. Lì si criticavano i soltanto scrittori, che - proprio da quella spinta calviniana che dicevo sopra - scrivono e basta sganciati da ogni realtà produttiva e lavorativa. Non sono tutti; andrebbero fatti i nomi; è una generalizzazione; ma ogni quei nomi ci sono, eccome. Qui invece più morbidamente dico: fare lo scrittore è un lavoro duro, mostriamolo.
Tra l'altro: sempre parlando di Calvino, uno dei suoi precetti fondamentali che ci ha lasciato è: la leggerezza. I libri di Calvino sono snellissimi. Io dico che se Calvino non avesse dovuto guadagnarsi da vivere con altro che con i suoi scritti, i suoi romanzi, ci avrebbe regalato libri molto più corposi. La leggerezza di Calvino è una scappatoia superintelligente e superingegnosa della mancanza di tempo per scrivere.
Non a caso i vari King e tutti quegli scrittori che vivono dei loro romanzi, scrivono tomoni molto grossi.
Posted by: Marco at 13.09.06 10:18
Leggerezza..."Dopo quarant'anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio" da Lezioni americane, Italo Calvino, ed Mondadori, pag.7. Sulla mancanza, o esiguità, del tempo da dedicare alla scrittura, vedasi anche Carver, per esempio. Comunque, la leggerezza richiede tempo, credo, non meno di altro. Richiede una visione altra. ciao!-)
Posted by: andrea branco at 13.09.06 13:45
eh, no. non era solo una provocazione. (a parte la forma dell'invettiva). io ci vedo una posizione un po' diversa da quella che vedo sottesa nell'ufficio scrittori. nelle vecchie affermazioni (schematizzando) ci vedevo un'idea di scrittura che si nutre di un quotidiano che è *altro* dalla scrittura stessa. nell'ufficio scrittori ci vedo l'idea che la scrittura si nutre di sè stessa, si autoalimenta, in qualche maniera è vita di per sé e autonomamente. secondo me c'è divergenza tra le due cose. non rimuovere troppo in fretta i pensieri d'antan... ;-)
Posted by: paolab. at 13.09.06 15:13
Ragazzi, stiamo lavorando per voi!
Ebbene sì, caro Marco. In qualità di scrittrice, che sta terminando il suo primo romanzo e vorrebbe fare della scrittura un mestiere, per quattro lunghi anni ho coltivato questa idea-sogno, e lavorando successivamente tra Italia, Francia e Russia sono riuscita a costruire un vero e proprio progetto di residenza per scrittori (ma non solo). Dovrebbe diventare un punto di riferimento – serio - per autori, traduttori, editori. Italiani e stranieri. Quello che manca qui da noi. Sì, qualcosa di molto simile a quello che dice Stefania, ma che non ha niente a che fare con il “fannullonismo autoriale” (!?!), anzi… (tra l’altro, per entrare in molte di quelle che tu definisci “torri eburnee” gli scrittori devono presentare progetti precisi - da realizzare durante o subito dopo il periodo della residenza -, confrontarsi quotidianamente con altri “colleghi” e adattarsi ai ritmi della struttura in cui si trovano). Quello di cui parlo è un ufficio/residenza – chiamiamolo così – rigoroso, ma privo di alcuni aspetti puramente aziendalistici, nel rispetto della concezione della scrittura che, più di altri lavori, richiede pause – non solo di caffè -, ricerche, riflessioni ecc.).
I primi riscontri sono stati molto positivi, ora si tratta di far diventare il progetto realtà. Cosa che avverrà presto, se tutto va bene… Ma non farmi dire di più, per il momento. La presentazione ufficiale si terrà il 19 settembre alla Chartreuse, uno dei più famosi centri di scrittura drammaturgica del mondo, che sarà nostro partner. E presto io, che sono la direttrice di questa “cosa” insieme ad altri due pazzi scatenati che ho convinto, organizzerò una presentazione anche in Italia. Per chi volesse saperne di più, può scrivermi: francesca_dimattia@yahoo.it a presto/ à bientôt / do skorogo.
Posted by: francesca at 14.09.06 00:39
Francesca, e gl'altri, mi rendo conto che quando qualcuno scrive qualcosa che al suo interno contiene un'idea che sembra anche solo lontanamente nuova, ci sono subito un gruppo di persone che si adoperano per dire: nein! l'idea non è nuova! 'sembra' nuova...
D'altra parte già quella stella di Borges si era adoperato per rintracciare le radici di ogni pensiero, poetica, e via così. Non c'è proprio niente di nuovo se vogliamo, tanto più che come Borges diceva: un autore 'crea' i suoi precursori.
Mi viene da dirti, ma dove sei stata finora? come mai spunti fuori solo ora che io scrivo questa provocazione? non so. sappi comunque che io ho già organizzato per la prossima settima - Mercoledì - un lancio promozionale di questa idea convocando una conferenza stampa a Torino. Mi spiace: l'Italia batte la Francia - ancora.
Comunque: lo ripeto, io parlo di una casa editrice che mette a disposizioni uffici e strtture per scrivere ai suoi autori. niente residenze, niente progetti da presentare.
ciao
Posted by: Marco at 14.09.06 11:46
Caro Marco,
mi spiace molto che la butti sul competitivo, e che parli della tua idea - che tra l'altro non corrisponde "esattamente" alla mia - come se volessi farmi/ci un dispetto. Questi purtroppo sono i tranelli della "finta cooperazione", molto italiana, ahimé, e che oggi percepisco con amarezza nel tono delle tue parole. Ma che vogliamo davvero fare la guerra tra poveri? Potremmo invece parlarne insieme, discuterne, capire quali sono i progetti in ballo. Invece sembra proprio che tu l'abbia presa male. Mi sembra importante che altre persone siano d'accordo, e se ci sono delle nuove voci non vedo perché le idee - che è vero, spesso sono le stesse, non bisogna essere un genio per capirlo - non possano essere condivise in uno spirito di collaborazione. In più la "cosa" di cui parlo è tutta italiana, e sarà presentata prima in Francia perché lì vi sono istituzioni più attente e sensibili a certi progetti culturali rispetto a quelle italiane. Questo non toglie che qui abbiamo già contattato associazioni e persone etremamente interessate ad aderire. Se ne parlo solo ora, in cui sono capitata nel tuo blog per caso, è perché le iniziative, anche se non "nuove", non nascono dal nulla: bisogna cercare fondi, studiare i contenuti, stabilire dei contatti... e siamo arrivati, proprio in questi giorni, al punto di dire "ok, possiamo cominciare a parlarne pubblicamente". Pensavo che questa potesse essere una delle prime buone occasioni. Ho ancora abbastanza fiducia per dire che non mi sbagliavo.
Posted by: francesca at 14.09.06 12:27
Ciao Marco!
Quando qualcuno scrive qualcosa che contiene un'idea, il fatto stesso che lo scriva significa che cerca un confronto. Confronto di idee e di esperienze. Nel momento in cui tu hai scritto dell'Ufficio scrittori, che potrebbe/dovrebbe essere messo a disposizione dei suoi autori da parte di una casa editrice, ci sono state un sacco di persone che hanno dato esempi di cose simili. Simili, non uguali. Per capire meglio cosa intendevi e per farti partecipe di esperienze che, altrove nel mondo, vedi "il Grotto", o le case francesi, propongono un luogo dove più scrittori si ritrovano per scrivere (non dati dalle case editrici, nè controllate in alcun modo da queste, ok). Cosa c'è di sbagliato? Arriva Francesca, che dice cosa sta cercando di fare con altre persone, e sembra che dica chissà cosa. Non è la tua idea. è una cosa diversa. La tua idea prevede un cambiamento profondo delle/nelle case editrici, più che negli scrittori. Ci sono già quelli che lavorano come fossero in un ufficio, si svegliano e dalle otto alle dodici e trenta fanno ricerche, o scrivono, e nel pomeriggio dalle quattordici e trenta in poi revisionano ciò che hanno scritto al mattino, e così via. Ci sono scrittori che fanno altro di lavoro, per cui devono organizzarsi come avessero un doppio lavoro. Gli Stephen King hanno "factory", gruppi di persone che fanno lavoro per gli scrittori, il quale si occupano "solo" di scrittura. Purtroppo, Marco, non ha risposto nessuno di una casa editrice, ma solo persone che scrivono. La tua idea riguarda, prima che lo scrittore, la casa editrice. è alle case editrici che si rivolge, mentre qui chi ha risposto ha parlato da scrivente, tutt'alpiù. Per questo, credo, dalla tua idea iniziale si è sviato su idee simili, comunque di tipo diverso. Per me è così. Poi magari, probabilmente, sbaglio.
Sembra, dalla tua ultima risposta, che tu sia esasperato e che pensi che nessuno abbia ascoltato la tua idea. Poi, magari, spiega la differenza fra una provocazione, e una provocazione più morbida, visto che chiami "provocazione" sia quella che cita Paola, sia questa qua (rispondendo a Mauro), però di questa puntualizzi, nel post successivo a Paola (e sembra ti sia dimenticato che avevi scritto che era una "provocazione", a Mauro) che "qui più morbidamente dico:...." da cui uno deduce che questa dell'ufficio scrittori sia una provocazione morbida, o più morbida...che insomma ci siano vari gradi di morbidezza (o durezza) nella provocazione. Credo poi che uno risponda per quello che sente nel momento, per cui questa mia specie di analisi lascia molto il tempo che trova, ed è solo una logorrea di scrittura e niente più, come spero si sia inteso.
Detto questo, la finisco qua.
Ciao Marco,
a presto:-)
andrea
Posted by: andrea branco at 14.09.06 14:20
Scusa Marco,
invado ancora lo spazio postando un nuovo commento perché mi sento chiamato in causa quando ti riferisci a "gl'altri", quelli cioé che di fronte alla tua proposta sarebbero scattati in piedi come un sol uomo a sentenziare "nein!".
Io non mi riconosco per niente in questo tipo di atteggiamento. Quando mi trovo di fronte a un'idea, a una proposta, a un'iniziativa, io al contrario mi entusiasmo, o quantomeno tento di capirne lo spirito e mi sento portato a supportarla. Chi ha idee insomma mi piace, mi ispira simpatia e ammirazione. Mai invidia, men che meno sentimenti di competizione.
L'aver citato esempi più o meno analoghi - come ha osservato Andrea Branco - aveva secondo me il solo senso di offrire contributi alla messa a fuoco della tua idea, non certo quello di sminuirne l'importanza o la validità. Sempre Andrea nota che forse all'appello sono mancati i soggetti più direttamente interessati al tuo discorso: cioé le case editrici e/o le agenzie letterarie, coloro cioé che dovrebbero avere più interesse a stimolare e in qualche modo a controllare la produzione di scritti.
L'esempio che facevo io (gli editori musicali del Brill Building) continua a sembrarmi calzante: in fondo, si trattava di soggetti che ne stipendiavano altri perché gli cedessero l'esclusiva sui loro talenti e producessero idee e prodotti da realizzare e immettere sul mercato.
Hai ragione quando insisti nel dire che il tuo Ufficio Scrittori non ha nulla a che vedere con le residenze per scrittori: sono cose differenti, addirittura diametralmente opposte. E mi fa sorridere chi si scandalizza all'idea di uffici adibiti alla scrittura: batterie di polli? Ma perché, i libri li si scrive per tenerseli negli scaffali di casa o invece per venderli?
Forse con Francesca sei stato inutilmente aggressivo, ma questi cazzo di post sono un mezzo molto scivoloso (almeno per me): pensi una cosa e magari per la fretta pesi male le parole. Quando mi sono riletto, ad esempio, mi sono accorto di ave concluso il mio primo messaggio in un modo che non mi appartiene: "con simpatia". E' un'espressione che sa un pò di stronzo. Ma il senso voleva essere un altro, quasi affettuoso.
Mi spiace di non poter essere presente alla conferenza stampa torinese, perché sono curioso di capire cos'hai in mente. Comunque, in bocca al lupo di cuore. Qualsiasi cosa sia.
Posted by: maurizio becker at 14.09.06 15:32
Cari Maurizio, Andrea, Francesca, Roberta. Mi sembra curioso che si sia presa così seriamente non l'idea, ma la proposta dell'idea. Come se quel che attiva l'attenzione non sia "l'idea", ma il fatto che "ci sia uno" che lancia (o si permette di lanciare) un'idea.
Mi sembra curioso che si prende la parola non per sviluppare l'idea per, ma per dire: "ci hanno già pensato altrove - in America, in Indocina, a San Marino" oppure per dire: "Lo sto già facendo io". (Altro che competizione, Francesca - e peraltro io non ti conosco -; sei tu che la metti su un piano competitivo, sai...).
A me pare che le cose che sono state dette, siano soltanto osservazioni preliminari. Stante che abbiamo tutti ci somigliamo in quanto esseri umani, stante che abbiamo ventisei lettere per veicolare i nostri pensieri, stante questo, sviluppiamo questa idea.
Nessuno l'ha sviluppata. C'è un passaggio tra le parole e l'azione che trovo inaccettabile. In fondo uno "scrittore" o un "creativo" può limitarsi a far da stimolo, a solleticare la fantasia, a produrre qualche storiella, a baloccarsi, divertire, con un'idea. Mica deve per forza avere la pretesa di realizzarla un'idea. Scusate: ma se Calvino avesse pubblicato una delle sue città invisibili su un blog, cosa sarebbe successo? Che Francesca prendeva la parola e diceva: una città tutta di tubi è stata già fatta a Gardaland? non lo so... mi sembra curioso, seriamente.
Se qualcuno vuole dar vita a un ufficio scrittori, faccia pure, io non mi impiccio di questo. Quello che a me piacerebbe fare, per esempio, è scrivere, con la vostra collaborazione, qui sul blog, una storia di un Ufficio Scrittori, con un sacco di scenette divertenti, con riflessioni, e con il resto.
Io credo che l'idea si presterebbe...
No, Andrea?
Posted by: Marco at 15.09.06 10:20
Come al solito, ignorando l'opinione degli altri, rispondo solo in rappresentanza di me stesso. Marco, ti cito in virgolettato per non correre il rischio di sbagliare: "Mi sembra curioso che si sia presa così seriamente non l'idea, ma la proposta dell'idea. Come se quel che attiva l'attenzione non sia "l'idea", ma il fatto che "ci sia uno" che lancia (o si permette di lanciare) un'idea." Beh, sono io che trovo curioso che tu trovi curiosa questa cosa: voglio dire, il mondo è pieno di gente con magnifiche idee. Lo è un pò meno di gente capace di (o disposta a)dichiararle in pubblico o addirittura metterle in pratica. Potrei andare anche oltre: secondo me le idee appartengono a chi le realizza.
Il bello della tua "provocazione" era a mio giudizio proprio questo: il voler condividere con altri una tua idea. Devo ripetermi: se qualcuno ha pensato di accennare nella discussione a esperienze analoghe, credo l'abbia fatto al solo scopo di incoraggiarti, come per dirti : guarda che sei sulla buona strada, altrove una cosa del genere è stata tentata con successo, insomma tieni la rotta, vai avanti e non sprecare questa cosa come una mera - appunto - provocazione. Non l'ha fatto certo per smontarti o per appropriarsene.
Comunque questo mi pare ormai fin troppo chiaro.
Mi interessa invece assai di più un altro punto: hai lamentato la mancanza di contributi propositivi: "nessuno l'ha sviluppata", quest'idea. Ieri però Andrea ti faceva notare che in questo piccolo dibattito c'é un solo assente:l'editore, l'agente letterario o chi per esso. Manca cioé proprio chi avrebbe modo di provare a sviluppare il concept dell'Ufficio Scrittori. Perché, come giustamente ci fai notare, l'Ufficio Scrittori non è né una residenza per scrittori, né un esperimento di creazione collettiva, né immagino un'ipotesi cooperativa. "Tra le tante cose che farei se aprissi una casa editrice c'è anche questa: affittare un appartamento, fare di questo appartamento un open-space o un loft, e metterlo a disposizione di tutti i miei scrittori sotto contratto." Sei stato tu, mica noi, a impostarla così (secondo me correttamente). Siamo forse editori noi? O magari c'é qualcosa che ancora non è di pubblico dominio, e cioé che Marco Candida si appresta a fondare una sua casa editrice? - Se così fosse, ti faccio sin d'ora miei sinceri e disinteressati auguri.
E poi, scusa ancora, perché adesso stai facendo retromarcia? Prima annunci di aver organizzato "per la prossima settima - Mercoledì -un lancio promozionale di questa idea convocando una conferenza stampa a Torino", poi precipitosamente te ne esci così: "Se qualcuno vuole dar vita a un ufficio scrittori, faccia pure, io non mi impiccio di questo. Quello che a me piacerebbe fare, per esempio, è scrivere, con la vostra collaborazione, qui sul blog, una storia di un Ufficio Scrittori".
Tutto qui? Era questa l'idea? Scrivere una storia di un Ufficio Scrittori insieme ai frequentatori del tuo blog? Credo di aver perso il filo... Semmai, proprio per non fermarmi alle "osservazioni preliminari" di cui sopra, ne sparo una io: mi pare che Giulio Mozzi stia lavorando a "Vibrisse libri", idea anche quella affascinante ma pare al momento ancora alquanto nebulosa. Dal canto tuo, tu hai avuto questa intuizione dell'Ufficio Scrittori. Perché non vi sedete attorno a un tavolo e non ne ricavate un progetto unico? Dico: un Ufficio Scrittori che si chiama Vibrisse libri e che oltre a tentare di piazzare manoscritti belli ma finora rifiutati funziona proprio come dicevi tu: "io metto a disposizione spazi (magari anche l'allacciamento a Internet, magari anche una televisione con satelliti potentissimi), chiederei agli scrittori di produrre almeno dieci paginette la settimana. Dico: almeno. E non paginette a caso; ma paginette dei loro romanzi."
Ma forse sto delirando. Se è così, me ne scuso in anticipo.
Ciao a tutti.
Posted by: maurizio becker at 15.09.06 13:46
Ciao, Marco, mi spiace se insisto ma io non ho assolutamente detto: "Sono arrivata prima io!". Ho solo fatto partecipe te e i lettori del tuo blog di quello che sto facendo, e penso che questo, in un'ottica costruttiva, possa essere una buona cosa, no? Importante, direi. Il mio obiettivo è solo quello di confrontarmi, e noto con piacere che alcuni degli interventi successivi dimostrino di aver capito lo spirito con cui ho scritto questo post. Ma le tue frasi, quelle sì competitive: "Italia batte Francia", "tanto io faccio la conferenza a Torino" sono un inutile dispendio di energie e danneggiano lo spirito positivo di chi desidera non dire "ho una bella idea, e ce l'ho avuta prima di te" (hai già capito da solo che le nostre idee non sono le stesse), ma di chi propone un dialogo anche sulla tua proposta, dialogo che tu non hai accettato. Non mi hai chiesto minimamente in cosa consista il mio progetto. Sei liberissimo di non essere interessato, ma allora non cambiare le carte in tavola.
Posso dirlo ora: mi sono sbagliata nei tuoi confronti. Peraltro invito Stefania Nardini, persona che stimo, a mettersi in contatto con me, se dovesse passare di qua. In bocca al lupo per quello che farai. Peccato, però, questa occasione mancata di confronto. Gli altri, a volte, riservano belle sorprese, e se ci chiudiamo nel nostro recinto di convinzioni non riusciamo a vederle. Ciao.
Posted by: francesca at 15.09.06 13:56
Caro Marco,
dici che quelle fatte sono osservazioni preliminari. ed è vero. una persona capita qui, legge quel che hai scritto, e la prima cosa che gli viene in mente è che aveva sentito parlare di qualcosa di simile, una volta su internet, e via col Grotto, poi arriva un altro, e fa, toh, ma io conosco le case francesi, e poi un altro e fa, ma guarda, c'è stato il Brill Building, e poi arriva quella che sta cercando di organizzare una cosa, simile a tutte queste, e che non è la tua idea, ma pensa che forse questo sia uno spazio giusto per parlarne. Può anche darsi che uno abbia letto più i commenti che il tuo pezzo, perché no? o che comunque sia stato sviato da questi. cosa c'è di male? c'è qualcuno, come Roberta, che l'ha messa fin da subito sul ridere, col finanziamento della Fox, e così via. Non è che qualcuno abbia continuato a postare sempre la stessa cosa, ma più persone hanno cercato di dire la loro, pensando potesse essere qualcosa di sensato. Non ci trovo molto per cui prendersela. O meglio, si potrebbe dire che sono state tante piccole gocce a far traboccare il vaso, come accade molto spesso, per altro, aiutate anche dal fatto che la comunicazione attraveso la rete non è semplice. C'è sempre il rischio di fraintendersi, e le discussioni hanno tempistiche diverse che in un contesto in cui io te Maurizio Francesca Roberta eccetera ci troviamo faccia a faccia per discuterne. Perché qui, in rete, io oggi scrivo una cosa e qualcuno mi risponde, poi magari rispondo io, poi fra una settimana passa qualcunaltro e gli viene in mente una cosa e la scrive, e magari, può anche darsi che non legga i commenti precedenti, perché sono tanti e non ha tempo al momento o per quell'infinità di cazzi e mazzi diversi con cui si ha a che fare ogni giorno, per cui non sa quali direzioni la discussione ha già preso e così via. O magari non è niente di tutto questo, che ne so. Detto questo, immagina la mia faccia a bocca aperta (dura eh?) che fa (la mia faccia) "ah...ma quindi sta tutto nell'ultimo paragrafo del tuo post!!!...quindi non era sbagliato quando dicevo - Ma a scrivere tutti nello stesso luogo, quanto ne verrà influenzata la scrittura? Quelli che scrivono finiranno per assomigliarsi, o le differenze si faranno ancora più grandi? Come le idee si trasformeranno nel confronto? - o sì? Boh. Fatto sta, che mica l'avevo capito, eh!" Al che seguono abbracci e baci nella più consolidata tradizione di abbracci e baci reciproci che si possa anche solo desiderare. Ah, per le scenette divertenti, basta rileggere questi commenti in modo non serioso...ciao!-)
L'idea si presta così tanto che, ahimè, l'avevo messa da parte per il mio prossimo primo romanzo, un Ufficio scrittori che è l'unico ufficio scrittori d'italia, dove gli scrittori vengono pagati da una casa editrice per inventarsi notizie inesistenti, facendo finta che il mondo ci sia ancora, così da non mettere paura ai pochi superstiti rimasti...uhuhuh!-) ciao!-)
andrea
Posted by: andrea branco at 15.09.06 14:19
Cara Francesca, stavo scherzando, no: non ho indetto a Torino una conferenza stampa...
Maurizio, ho fatto karate per dieci anni e undici mesi: se mi siedo attorno a un tavolo, tah!, divido il tavolo in due con un colpo di mano. Mozzi o non Mozzi...
Andrea, si parlava di fare un'esperienza qui sul blog di scrittura collettiva. Allora: sviluppiamo questa idea. Inventiamoci dialoghi, scenette. O ti sembra troppo scontato? Se è così, ti ricordo che siamo su un blog: e i blog hanno i loro limiti. Il meglio non si dà qui...
Ma qui possono nascere dell'idee che poi si possono articolare meglio con più calma nel proprio ufficetto...
Posted by: Marco at 16.09.06 10:23
Sentite, aggiungo una cosa: sto scrivendo da un internet point, e sono piuttosto rilassato. ho scritto questa cosa dell'ufficio scrittori, ma ci sono moltissime cosette che andrebbero esaminate meglio di un'idea del genere, e chein parte ha evidenziato Mauro Mirci. Si tratterebbe di trattare gli scrittori come polli in batteria, no? si tratterebbe di industrializzare anche la narrativa non industriale. Volendo potreste farmi un sedere a capanna per questa porovocazione che ho lanciato. E invece l'avete solo discussa nei suoi aspetti operativi - il che forse la dice lunga sull'industrializzazione del pensiero dell'uomo Occidentale - ah!
Poi però ci sono gli apsetti positivi...
Posted by: Marco at 16.09.06 10:28
Sì, siamo su un blog. Ma perché non fare del nostro meglio anche qui? Si potrebbe anche fare una cosa tipo catena. Nel senso che uno inizia sul suo blog, poi passa la palla ad un altro blog (il cui scrivente si è dato disponibile) lasciare che ogni blog abbia, per così dire, la sua puntata. Una volta esauriti i blogger partecipanti, fine. O anche no. Non mi sembra scontato. Appena ho finito il brano da quel tuo "non voglio storie" te lo mando. Ci sto ancora lavorando, saltuariamente, eh...ciao!-) goditi Genova!-) (sei lì, no? Ciao)
Posted by: andrea branco at 16.09.06 11:31
A me pare sempre un miracolo scrivere, mi ricordo una volta, facevo uno stage in una radio e stare su una scrivania con accanto la gente che lavorava io non ce la facevo a scrivere. fu così che non mi richiamarono quelli della radio. fu quasi meglio così! però come idea così, tanto per buttare giù un'idea, mi sembra carina, questa idea, ciao s.
Posted by: corridrice at 17.09.06 13:33