« Corso di Tortona (XV) - riassunto | Main | Corso di Tortona (XVII) - il mio intervento »
16.11.05
Corso di Tortona (XVI) - esercizio di Francesca
[Dopo l'esercizio di Maura, dopo quello di Toni, dopo quello di Davide, dopo quello di Silvia, dopo quello di Marianna, ecco quello di Francesca]
Uno: Fausto marito di Due
Due: Giulia in ospedale
Uno ha un incidente con Sei: Avvocato di Due?
Otto: Massimo fratello di Due
Avevo appena ricevuto una telefonata da Giulia. Se poi era davvero lei. Non ero per niente sicuro che fosse ancora mia sorella la persona con la quale avevo parlato.
Mi aveva colto di sorpresa. Come sempre. Non mi chiamava mai. E quando meno me lo aspettavo, arrivava con una imprevedibilità assolutamente puntuale.
Ma quella volta la sorpresa era totalmente cancellata dall’angoscia e dalla paura.
Giulia era in ospedale.
Alcool e pasticche.
Una quantità precisa, studiata. Non si era affidata al caso. Era rientrata, si era seduta sul divano ed aveva seguito le istruzioni che si era preparata, come se avesse dovuto fare un dolce.
Aveva pensato a tutto. O quasi.
“Tua sorella è completamente pazza”. Sotto casa Fausto veniva verso di me completamente stravolto.
Mi veniva da ridere. Indossava uno dei suoi completi blu, ma al posto degli occhiali dorati aveva la maschera col boccaglio. In piena fronte un bernoccolo enorme.
“Andiamo insieme all’ospedale?” provai a chiedergli.
“Da quella puttana ci vai da solo.”
Le cose cominciavano a girare un po’ troppo velocemente quel giorno. Decisamente troppo. “Non capisco” gli dissi.
“Tua sorella è completamente pazza.. Mi ha rovinato la vita” si tolse la maschera tra i singhiozzi, si coprì il viso e quell’enorme bernoccolo.
Ero quasi sollevato. Niente di nuovo. Lo abbracciai per le spalle: “Sono d’accordo con te, Giulia ha superato ogni limite, ma ora sta male e dobbiamo aiutarla. Ha bisogno di noi. Cerca di calmarti ed andiamo all’ospedale”.
Mi spinse via con forza: “Non hai capito, Massimo, io non vengo. Sono venuto solo per dirti che di lei non ne voglio più sapere”.
“Non possiamo perdere tempo, calmati ed andiamo” provai ad insistere.
“Ero uscito dal lavoro e stavo andando al mare. Pensavo di raggiungere Giulia per mangiare insieme.
Mi chiamano dall’ospedale: abbiamo ricoverato sua moglie. Non mi dicono nient’altro. Per la privacy. Mi hanno avvisato su richiesta di Giulia, ma non possono dire di più. Niente di grave, in ogni caso, non si preoccupi.
Faccio inversione e corro verso l’ospedale. Non mi preoccupo. Sono terrorizzato.
Al semaforo con via Goito mi viene addosso una macchina che gira col rosso. Per scansarla mi butto sulla sinistra e vado a sbattere contro l’albero tra le due corsie. Finisco contro il vetro, batto la testa, gli occhiali volano.
L’agitazione per Giulia mi scaraventa fuori dall’auto.
Dall’altra macchina esce fuori un uomo altrettanto sconvolto. “E’ colpa mia” balbetta “non si preoccupi dei danni. Mi scusi, ma oggi … lei non si immagina neanche… Devo evitare una tragedia, una tragedia..”
L’uomo è fuori di sé. Così tanto che mi sembra di essere calmissimo. Lo sento parlare, ma non riesco ad ascoltarlo. Penso solo a come raggiungere Giulia.
“Questa donna, sa, è una bravissima persona, solo forse troppo disponibile…”
Il tipo non smette di parlare. Vorrei proiettarmi all’ospedale. I carroattrezzi non arrivano.
“Lei capisce, una donna sola, con tre figli, uno in arrivo, schiava del marito, un delinquente farabutto, buono soltanto a picchiarla ed a metterla in cinta. Anch’io, al posto suo, avrei cercato un modo per sopravvivere. In fin dei conti, oggi, la droga la usa solo chi la vuole usare, e lei non spacciava neanche, la trasportava soltanto..”
Mi ero seduto in macchina con lo sportello aperto, mi girava la testa e quell’uomo non smetteva di parlare. Doveva salvare qualcuno? Ma di che cosa parlava? Lo seguivo a fatica. Non vedevo praticamente nulla. Tutto era annebbiato. Fuori e dentro. Giulia, cosa avrai combinato stavolta?
Cercai di recuperare gli occhiali. Ma erano andati. Senza rimedio.
“Non si può essere così spietati. Il marito, quel bastardo, ha fatto finta di niente. Finché gli faceva comodo, soldi facili, nessuna complicazione, tutto bene, ma quando lei ha detto che ne aveva abbastanza, quando ha cercato di tirarsene fuori, allora lui è stato costretto a sapere, non poteva più fare finta di niente e, allora, ecco, la tragedia..”
Questo è matto, pensavo, mentre cercavo gli occhiali di scorta.
“La poveretta si è rivolta a me tramite un mio cliente e mi ha chiesto di tutelarla, voleva uscire dal giro e soprattutto lasciare quella bestia, ma senza perdere i figli..”
Senza occhiali mi sembrava di galleggiare. Continuavo a rovistare. Dalla sacca del mare tirai fuori la maschera con le lenti graduate e mi sentii rinascere. Finalmente potevo distinguere i suoni.
“Ma non ho fatto abbastanza, la situazione era davvero troppo complicata … giri grossi, non so se capisce, e meno di tre ore fa questa donna mi ha chiamato in studio, ma io ero fuori. Ha lasciato un messaggio alla segretaria: annulli il mio appuntamento e dica all’avvocato che non ho più bisogno di lui. E’ tutto finito. Nient’altro. Lei cosa avrebbe pensato?”
Pensavo che se non fosse arrivato il carroattrezzi avrei mollato lì la macchina e me ne sarei andato all’ospedale senza perdere altro tempo.
“Sono sicuro che le è accaduto qualcosa di orribile, ho provato a telefonarle, ma non risponde, il cellulare suona libero, ma parte subito la segreteria telefonica, si immagini, in un momento così drammatico, rimango come uno scemo appeso al telefono a sentire Mina che canta Le mille bolle blu..”
Quante persone oltre a Giulia possono aver scelto quella canzone idiota per la segreteria del cellulare? Inizio ad interessarmi alla storia del tipo.
“Quanti anni ha questa donna?” gli chiedo.
“E’ troppo giovane per rovinarsi la vita, solo trentasette anni. Ed è proprio una bella donna, nonostante tutto, sorride sempre”.
Strane coincidenze, l’età di Giulia, anche lei è sempre sorridente, anche quando ti manda a fare in culo e forse è per questo che non riesci a prendertela. Ma la mia Giulia è sposata con me che non sono un bastardo. La mia Giulia di figli non ne vuole.. Eppure di soldi negli ultimi tempi ne sono girati tanti, Giulia era sempre all'estero, ma con il suo lavoro, già, ma che lavoro è, non mi è mai stato veramente chiaro...
"Non posso chiamare la polizia, non ancora, non prima di aver capito cosa sia successo veramente.. Finalmente, arrivano i carroattrezzi"
Il tipo è salito su un taxi quasi urlando l'indirizzo: quello di casa mia.
Così sono corso qui".
Fausto aveva sputato ogni singola parola come per liberarsi da un peso che non voleva.
Era furioso e non voleva ascoltarmi in nessun modo.
"Vedrai che si tratta solo di una coincidenza. Giulia non avrebbe potuto dire e fare le cose che quel tipo ti ha raccontato. Soprattutto ora: Giulia mi aveva detto che, finalmente, si era convinta a diventare madre, ma che, prima, voleva fare dei cambiamenti in casa per non trovarsi ad affrontare tutto insieme. Circa un mese fa le ho consigliato un mio amico architetto. Secondo me, voleva farti una sorpresa. Ora lo chiamo, così ti racconterà lui stesso. Davide? Sì, pronto, sono Massimo. Scusa se ti chiamo a quest'ora, magari sei a pranzo, no? Cosa? Hai avuto un incidente? Stai bene? Sì, sì, posso immaginare la scena, un uomo vestito di tutto punto, con un completo blu e la maschera da sub..."
Posted by Marco Candida at 16.11.05 09:19
Comments
L'intrigo ha un'ottima "tenuta", dall'inizio alla fine. Perdipiù il paricolare grottesco alla Tarantino della maschera col boccaglio smorza l'eccessiva tensione.
Brava Francesca
Posted by: Toni at 16.11.05 09:43
Sì, la Genti è sempre brava...
Posted by: Deborah at 16.11.05 09:49
Ma la genti non c'era piu' quando s'e' fatto l'esercizio!
Posted by: mEDia at 16.11.05 09:59
in effetti mi chiamo Francesca, ma non sono la Genti... saluti a tutti
Posted by: dello at 16.11.05 10:14
Ups! Pensavo fossi lei... scusa
Posted by: Deborah at 16.11.05 10:18
Bella perfida... complimenti...
andrea
Posted by: andrea at 16.11.05 21:09
Sì, anche a me piace
Posted by: Marco at 17.11.05 10:12
