06.08.08

Virginia on my mind

di Giuseppe Braga

Il primo film che Virginia potrà dire di aver visto ecco forse visto no ma certamente sentito ecco forse sentito neppure che dormiva come un ghiro ecco pur essendoci un volume alto forte fortissimo quasi da spaccare i timpani a un adulto che noi ci siamo pure messi in fondo alla piazza per evitare lo spappolamento dei timpani e comunque il primo film diciamo a cui lei ha assistito ecco forse sicuramente ignara di quello a cui stava assistendo ecco è stato un film proiettato all’aperto quest’estate anzi l'estate scorsa mannaggia come passa il tempo però ecco quindi quando aveva appena tre mesi e mezzo eccola lì molto precoce insomma come cinefila fruitrice spettatrice di film intendo. Che poi ripensandoci ancora adesso a quasi un anno di distanza ecco quello era davvero un bel bellissimo film era quello molto istruttivo e parecchio propedeutico.

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18.07.08

oggi

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quarantuno anni + quindici mesi e sei giorni

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15.07.08

Virginia on my mind

Seggiolino

di Giuseppe Braga

A Virginia le ho montato un nuovo seggiolino, è stato un po’ complicato ma alla fine ce l’ho fatta. Gliel’ho montato sul sedile posteriore della skoda. Lo sforzo è stato ben ricompensato, però. Lei, l’ho visto subito, ha gradito molto. Ci sta come un papa, sul suo nuovo – che poi è di seconda mano, vabbè – seggiolino, bella dritta che può guardare fuori, non come prima, tutta sacrificata, rivolta verso lo schienale del sedile anteriore e mezza sdraiata. Ecco, rispetto a come stava messa prima, adesso, fuori di dubbio, ci sta come un papa, ci sta. Diciamola tutta quanta, però. A me mi fa tanto moltissimo piacere che lei ci stia comoda, che possa guardar fuori, osservare le auto e gli alberi e le case che scorrono, dare un’occhiata al cielo, rimirare le nuvole, ecco, tutte ste cose qua, a me mi fanno un grande grandissimo piacere. E però a me, la cosa, nel complesso, mi piace un po’ meno, lo devo confessare. Perché, stando dietro, la piccola Virginia mi è tanto più lontana e fuori portata. E così adesso non la posso più accarezzare tenerle la manina stringerle l’indice farle il solletico sotto ai piedi grattarle l’orecchio solleticarle il ginocchio soffiarle sui capelli ecc. O meglio, potrei anche farlo, ecco, allungandomi piegandomi curvandomi torcendomi un po’, però poi, c'ho pure pensato a questo, se mi distraggo e sbando e vado a sbattere contro qualcosa, poi chi ce lo va a dire poi, a tutti gli altri, mamma nonni zii cugini di secondo grado compresi? Che ho sbandato perché le volevo fare il solletico sotto ai piedini?

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03.07.08

Virginia on my mind

Virginia c’ha un modo tutto suo di mangiare. Vuole che le si mettano sul ripiano del seggiolone piccoli pezzetti di pappa, è lei stessa col ditino a indicare il punto esatto preciso, così che lei possa prenderseli a piacimento e (tra un’imboccata e l’altra che le si da col cucchiaino), auto-imboccarsi da sola. Giorno dopo giorno si sta specializzando, affinando la tecnica. Le sue piccole dita laboriose si industriano e armeggiano che è un piacere, qualche volta, bontà sua, capita pure, generosa di una bambina, che ti offra qualche avanzo sputacchiato. Il problema, ammesso lo sia, è che lei pretende di usare le manine anche con lo yogurt e con l’omogeneizzato, finendo per impiastricciarsi tutta, gomiti guance naso capelli compresi. Va da sé che con le stelline, gli anellini e i chicchi di riso, le cose vadano un po' meglio. Coi biscotti poi, è l'apoteosi. A ogni buon conto, ecco le prove.

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25.06.08

Virginia on my mind

Sesta malattia

di Giuseppe Braga

Virginia ha un difetto, sempre che si possa dire così, riferendosi a una bambina di quattordici mesi. Sia come sia. Appena annusa che nei paraggi ci sta un camice bianco, anche la panettiera, su questo non fa distinzioni, sgrana gli occhi, increspa le labbra e prende a strillare. I lacrimoni le escono irrefrenabili, copiosamente copiosi. Inconsolabile, nemmeno il topino marrone (topino molto realistico, una volta mia madre l’ha visto in auto e non voleva salire, pensando fosse vero) dell’Ikea o il libretto colorato mezzo squadernato con le pappe o le chiavi della skoda (che restano le preferite, nei momenti difficili, le chiavi riescono a fare miracoli), riescono a placarla. Lei vede un camice bianco e non capisce più niente, urla e pianti e strilli come se piovesse.

Stando in tema meteorologico, usciamo col solleone, Virginia porta un bel cappellino rosa (strano davvero, però) e sta comodamente seduta sul passeggino. Sono le tre e un quarto, l’appuntamento è alle tre e mezza, fuori ci saranno trentacinque gradi, l’auto è una lamiera bollente sotto il sole, se mi vedessero quelli di telefono azzurro mi farebbero arrestare, un paio d’anni senza la condizionale, credo. Ma non sono così scriteriato, dai. Tra i pochi optional della mia skoda fabia, l’aria condizionata non manca. Metto in moto, accendo l’aria a manetta. Intanto che l’auto si rinfresca, noi ci mettiamo all’ombra e cogliamo qualche margherita. Peccato non ci sia qualcuno di telefono azzurro nei paraggi, avrebbe assistito a una scenetta molto agreste e bucolica e io mi sarei riscattato all’istante.

Poi partiamo e in un quarto d’ora siamo nello studio della pediatra. L’attesa è breve, per fortuna. Io sto sudando come una fontanella. Un po’ il sole, un po’ apri e chiudi il passeggino, un po’ e prendi la borsa, e un po’ guarda il topino, e un po’, hai sete, dai bevi un po’, ecc., tutte operazioni che richiedono tempismo, energia e volitività, doti che non rientrano esattamente nel mio bagaglio tecnico esistenziale, ecco.

Virginia appena scorge il camice bianco cambia immediatamente espressione e comincia a essere sospettosa. Si contorce e si agita tutta, se potesse, scivolerebbe fuori dal passeggino e scapperebbe a gambe levate. Prende a guardarla di traverso, gli occhi le si stanno già facendo lucidi. Io le ammollo le chiavi della skoda e lei si distrae. Entriamo. La dottoressa m’accoglie subito bene.

“Ma lei non doveva venire alle diciassette?”
“Veramente lei mi ha dato l’appuntamento alle tre e mezza.”
“Ma quando, scusi?”
“Stamattina, le ho telefonato e…”
Dubbiosa, va a controllare sull’agenda. Scuote la testa. Non sembra convinta, poi si arrende.
“Però non le posso fare la visita di controllo, oggi solo emergenze.”
“D’accordo, come vuole lei.”
“Voi siete qui per i denti, giusto?”
“Veramente no…”
“E allora per cosa?”
“Ecco, Virginia ha avuto due giorni di febbre alta, poi è scesa, ma le sono usciti fuori…”
“I molari, anche a lei?”
“No, puntini rossi.”
“Ah.”
“Sulla pancia.”
“Ah ah.”
Agita le braccia, le alza sopra la testa, poi se le lascia scivolare lungo i fianchi. Sbuffa.
“Ah, sì, mi scusi, m’ero confusa con l’appuntamento delle diciassette.”
La guardo un po’ stranito. Da questa tizia dipende la salute di mia figlia. Mi sa che telefono azzurro, se va avanti così, lo chiamo io.
“La metta sul lettino e cominci a spogliarla.”
La prelevo dal passeggino con molta delicatezza, la metto sul lettino, le do un paio di baci sulla testolina, le sussurro dolci paroline, e lei, naturalmente, comincia a urlare e a dimenarsi come un vitellino sul punto d’essere sgozzato. I bambini riescono a farti sentire un Erode anche quando tu ci metti tutte le buone intenzioni.
“Mi spieghi bene come sono andate le cose”, mi fa la pediatra, come nulla fosse. Di situazioni del genere ne avrà viste a migliaia. Probabile che le vadano pure a noia, ormai. Glielo spiego, cerco di fare del mio meglio, ecco, mentre cerco di spogliare Virginia e di tenerla calma, cerco di spiegarle come sono andate le cose. La doppia impresa è doppiamente fallimentare, lo so già in partenza.
“Al pronto soccorso, ieri, ci hanno detto di venire subito per vedere come procede l’esantema e…”.
La Virginia mi guarda con gli occhi della disperazione, so bene che un giorno me la farà pagare, per intanto si limita a lanciare via con rabbia le chiavi dell’auto e poi, con la mano libera, cerca di smanacciarmi via gli occhiali. Gli occhiali riesco a salvarli, le chiavi dell’auto un po’ meno, le vedo volare, atterrare e scivolare sotto la scrivania. Bel lancio, però.

La genialità della pediatra prende a manifestarsi nella sua pienezza.
“Allora che cos’ha?”
D’accordo che il mio livello di voce è generalmente basso, d’accordo che Virginia strilla, però mi sembrava d’essere stato chiaro a sufficienza. Glielo rispiego brevemente e le allungo il referto che mi hanno rilasciato al pronto soccorso. Lei lo mette da parte senza degnarlo di uno sguardo.
“La faccia distendere sul lettino e la tenga ferma”, mi fa, molto concentrata.
Io ormai non distinguo più la pelle della mia schiena dalla camicia. Il sudore m’ha fatto da collante.
Comincia a visitarla. Le controlla le orecchie, le guarda la gola, le passa la mano sulla fontanella, le tocca la pancia e il torace. Annuisce soddisfatta. Virginia non ha smesso un attimo di gridare e di dimenarsi selvaggiamente.
“La rivesta pure”, dice, e per me è come una liberazione. Ci volta le spalle e si dirige alla scrivania.
Dopo che s’è seduta e che ha dato un’occhiata al referto del pronto soccorso, me lo dice.
“Non è nulla.”
“E quei puntini, scusi?”
“Lasci perdere i puntini, le analisi vanno bene.”
“Sì, pensi che le hanno fatto due prelievi, perché la prima provetta è andata persa… ma si può?”
Alla dottoressa, dei prelievi e delle piccole disfunzioni della sanità italiana, non importa molto. Va avanti come se non avessi detto nulla.
“Al pronto soccorso che le hanno detto?”
“All’inizio, che poteva essere morbillo, poi…”, mi interrompe.
“Dell’esantema non deve preoccuparsi, vede, con questo caldo è normale che si acuisca e che ci impieghi un po’ di tempo ad andar via…”
“Sì, ma di preciso cos’ha?”
“Al pronto soccorso, vedo scritto qui, le hanno diagnosticato sesta malattia, giusto?”
“In realtà, hanno detto probabilmente sesta malattia, ecco…”
“Allora mettiamo sesta malattia anche noi, cosa dice, le va bene?”
“Se pensa sia quella, direi di sì…”
“Ottimo allora, e vada per la sesta malattia.”
“…”
“La faccia bere molto e controlli se fa la pipì, arrivederci.”
“Arrivederci.”

Prendo su la Virginia, poco convinto ma fa niente, non si può pretendere sempre il massimo della chiarezza e della rassicurazione, dai pediatri, ecco, la rimetto sul passeggino, ora sembra tornata la calma, ha capito anche lei che ce ne stiamo andando via, le riesco anche a strappare un sorriso, molto bene, usciamo e ci rimettiamo in marcia sotto il sole. Di camici bianchi nemmeno l’ombra. Solo grigio cemento molliccio che mi cuoce le suole delle scarpe. Grondo e caracollo come un cammello stanco. Dopo pochi minuti siamo all’auto. Fa caldo, molto parecchio, anche più di prima. Mi frugo nella tasca, ma non le trovo, controllo nell’altra, stessa cosa. Sudo ancora di più. Provo a guardare nel passeggino, niente. Poi mi ritorna in mente la scena. Il lancio, il volo, l’atterraggio, la scrivania.

Porcaccia miseriaccia ladra.
Cazzo.
Le chiavi…

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20.06.08

Virginia on my mind

in piedi, a piedi

di Giuseppe Braga

Virginia ha cominciato a camminare, da sola, da tre settimane. Ci ha preso subito gusto. Adesso va piuttosto spedita, anche in salita e in curva. E i bambini così piccoli, quando li vedi camminare tutti così tutti barcollanti e incerti e ondeggianti e traballanti e tentennanti e nonostante ciò, intendo, nonostante tutti quei loro barcollamenti incertezze ondeggiamenti e tentennamenti, ecco, be’, i bambini così piccoli, dicevo, quando tu li vedi sgambettare senza mai cadere, ecco, anche quando sarebbe logico lo facessero, tu non puoi non pensare a un piccolo miracolo motorio gravitazionale. E almeno questa, è una cosa tanto parecchio molto davvero bella.

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27.05.08

Virginia on my mind

Sigle

di Giuseppe Braga

Ho provato con varie sigle. Che non si creda e che non mi si venga a dire che non abbia provato. Io le mie belle prove le ho fatte. Ma succede solo col TG5. Davvero, lo dico per davvero, veramente. Quando parte la sigla del TG5, lei s’incanta, si ferma di colpo, alt!, anche se sta mangiando, giuro!, incredibile ma vero verissimo per davvero, interrompe ogni qualsivoglia attività nella quale è impegnata e si volta inebetita ipnotizzata con occhi da pesce lesso verso lo schermo, ovunque esso sia.

Sempre creduto, scusate la piccola parentesi forse pedante o forse fuori luogo, sempre creduto che dentro alla tele ci stiano nascosti i più terrificanti messaggi subliminali. Dentro la tele, sì. Proprio lì. Messaggi che mirano ad andare a colpire direttamente le menti più sensibili, più ricettive, più fragili e in-formazione. Bastardi che sono quelli dentro la tele.

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12.05.08

Virginia on my mind

Quando me l'ha fatta addosso

di Giuseppe Braga

La prima volta intendo dire ma è stato bello e puzzolente nemmeno poi così tanto come si potrebbe immaginare che i neonati fin quando bevono solo il latte diciamo quindi intorno fino ai sei mesi la cacca che fanno non è poi così tanto puzzolente. Quella volta per me indimenticabile ero seduto sul divano e me la tenevo stretta tra le braccia appoggiata sulle gambe e mentre la guardavo cercavo di decifrarne le smorfie e soprattutto cercavo di capire chi diavolo fosse e più che altro da un certo momento in poi pensavo a quanto calore emanasse un frugoletto di quelle dimensioni che mi stava quasi racchiuso nei due palmi delle mani ma che da sotto il culo emanava sprigionava molto parecchio incredibilmente elevato calore. Poi ho avuta l’accortezza di controllare cosa fosse quella sensazione stranissima di calda appiccicosa caldissima umidità che mi si stava allargando tra la pancia e le cosce e in quel momento cioè quando l’ho alzata un pochino ecco che in quel momento l’ho capito bene e l’ho sentito ancor meglio. Quei cavolo di pannolini che non tengono un cavolo. Forse le alette, già. Colpa loro. Ero tutto quanto bello smerdato addosso.

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29.04.08

Virginia on my mind

Televisione

di Giuseppe Braga

A Virginia cerco di non farle vedere la televisione. Mi sembra ancora troppo giovane per venire traviata così. Avrà tempo e modo in futuro. Però ogni tanto, La vita in diretta e Uomini e donne e il TG4, sì. Deve capirlo in fretta di come gira il mondo.

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23.04.08

Virginia on my mind

Acqua

di Giuseppe Braga

Virginia, pur va detta tutta, non ne va matta. Ma pare sia importante che ne beva, almeno un po’. Così ci ha detto, quella volta in cui gliel’abbiam fatto presente, il magico dottor Belloni. Io però poi ho pensato che magari, come si dice in questi casi, buon sangue non mente. Nel senso. Che anche a me poi dopotutto l’acqua non è che mi faccia impazzire bermi i bicchieri d’acqua così, lisci. Che a me piace di più bermi la birra fresca. Che per questo liquido caso particolare acquifero valga il detto buon sangue non mente?

Aspettiamo qualche anno, poi si vedrà. Per intanto me la bevo io anche per lei. La birra dico intendo la birra.

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04.03.08

Virginia on my mind

Difesa personale

di Giuseppe Braga

Ieri Virginia ha tirato un pugno a Elia, di un mese più piccolo di lei, ma molto più pesante e lungo una decina di centimetri in più. Le voleva prendere il ciuccio, lo screanzato. Non doveva farlo, nemmeno a pensarla, una roba così, che sprovveduto. Se l’è meritato tutto, il pugno. Maschiaccio irrispettoso scostumato prepotente. Ci provano da subito, i maschi, ah.

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21.01.08

Virginia on my mind

Nel giro

di Giuseppe Braga

Nel giro di poche settimane i giochi di Virginia sono aumentati in maniera notevole considerevole. Come prevedibile. Ne ha parecchi di più adesso. Più o meno rumorosi, più o meno morbidi, ma per ognuno la piccola mia Virginia ha un suo modo particolare di relazionarsi (perdonatemi, oggi ho letto l’inserto Salute di Repubblica e mi sono forbito un po’). Prendiamo la tastierina. Ci tira di quelle manate addosso che sembra una musicista già bella e fatta quasi inferocita alla ricerca della nota perfetta, poi di colpo si ferma, se la rigira tra le manine e comincia a grattare con le unghiette. Per lunghi lunghissimi minuti armeggia sul retro della tastierina cercando di staccarla, l’etichetta. Musica sperimentale, forse.

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04.01.08

Virginia on my mind

Osservo

di Giuseppe Braga

Lei è lì, stesa sul tappetino/materassino, anzi, ormai il più delle volte, anziché stesa è seduta, col busto leggermente traballante, ma ben dritta, e cosa fa?, eccolo cosa fa, comincia a prendere tutti i simpatici variegati giochi giocattoli che ha sotto mano e alla sua portata di braccio, tutti, indistintamente indiscriminatamente democraticamente tutti, e si allunga, si distende, protrae la manina, sbuffa, soffia, un lavoro, ecco, e comincia, e via, e se ne prende uno, e via, e diciamo che sia l’elefantino azzurro, e via, se lo guarda per un attimo, lo controlla, è l’elefantino sì, e via, e lo sposta, meglio dire che lo getta, lo lancia via, lontano, e via e poi così con tutti gli altri, e via. Nessuno scampa al proprio destino.

Posted by Giuseppe Braga at 13:45 | Comments (1)

01.01.08

Virginia on my mind

Mettila qui spostala di là

di Giuseppe Braga

Il gioco preferito di Virginia, tutt’ora intendo, per tutt’ora intendo adesso che ha otto mesi e mezzo, be’, il suo gioco, be’, non saprei nemmeno se definendolo gioco lo stia definendo nella maniera più corretta, sì insomma, la sua attività ludica prediletta del momento è un’attività così laboriosa che quasi, a me, più che un divertimento mi sembra quasi un lavoro, da tanto e tale è l’impegno che ci mette. Ma io non le dico nulla, me ne guardo bene. Mi piazzo lì e la contemplo. Non intralcio mai il lavoro altrui, nemmeno in ufficio, figuriamoci con mia figlia.

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24.12.07

Virginia on my mind

La bambolina Molly

di Giuseppe Braga

La bambolina Molly è una bambolina tutta rosa tutta nuda tutta di gomma morbida tutta profumata. Ha due trecce che le cascano sulle spalle e la riga in mezzo. Sei lentiggini per guancia, gliele ho contate. La bocca è chiusa ma sorridente, con un accenno di rossetto ma senza malizia. Occhi neri spalancati. Fissi sbarrati avanti a sé.
Virginia l’ha fin dal primo momento guardata con molta parecchia diffidenza. Poi ha cominciato a ignorarla. Quando s’accorge che esiste, talvolta succede, la prende sempre a schiaffi. Non ce n’è, la bambolina Molly non le piace proprio.

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10.12.07

Virginia on my mind

Tutta rosa

Oh ma che bel confettino rosa che sembra un confetto tutto rosa questa bambina vestita così di rosa oh

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02.12.07

Virginia on my mind

Non esente da colpe

di Giuseppe Braga

Per il suo sesto mese a Virginia le ho regalato un bellissimo maglioncino di lana coi bottoni e col colletto che forse sarebbe meglio chiamare cardigan però non saprei che non son tanto pratico sulle cose pratiche d’abbigliamento e però per quel che so so che questo che le ho regalato è un bellissimo cardigan forse un pelino troppo grande vabbè può succedere dai e che ha una bella bellissima rosellina rosa appiccicata sul petto. Anche tutto il resto del cardigan è rosa. Già che non sono esente da colpe

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29.11.07

Virginia on my mind

Rosa shocking

di Giuseppe Braga

A Virginia dona un sacco ma proprio davvero tanto molto incredibilmente parecchio il rosa. Difficile avere la controprova, pur va detto, perché, a parte pochissime cose (tra cui i famosi vestitini rossi sempre immacolati e lindi da chiazze di vomito e rigurgiti), tutto il resto che indossa è di colore rosa. E anch’io non sono esente da colpe, certo che no

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25.11.07

Virginia on my mind

Profondo rosso

di Giuseppe Braga

A Virginia piace il rosso. Cioè, intendiamoci, nel senso, voglio dire, lei mica riesce ancora a dirti quali colori preferisce, intendiamoci, c’ha solo sei mesi, però, ecco, intendiamoci, ho notato questa cosa qui, intendo dire, l’ho notata, ecco. Che lei quando c’ha una roba rossa addosso non ci vomita mai sopra sul rosso. Sarà un caso, ma

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19.11.07

Virginia on my mind

Viaggio al termine della notte [2.]

di Giuseppe Braga

Insomma poi alla fine non è servito che io gridassi alzassi la voce urlassi come un indemoniato che sia come sia al cospetto di fronte davanti a una neonata specificamente tua figlia non sarebbe una gran cosa il massimo no che non lo sarebbe ma sia come sia non ho alzato la voce e le ho letto anzi quasi sussurrato qualche pagina dell’incredibile romanzo meraviglioso che ti toglie il fiato quando lo leggi Viaggio al termine della notte. Lei mi guardava stranita sorpresa forse quasi spaventata ogni tanto sorrideva ma poi non so come ma che forse i neonati hanno le antenne speciali invisibili che recepiscono ogni cosa, quando ho cominciato a leggere quel pezzo in cui lui descrive le febbri gialle e le tubercolosi e i morti accatastati per le strade, ecco, in quel momento lì è scoppiata a piangere disperata e io non c’ho più avuto il coraggio di proseguire e ho terminato lì che poi eravamo ancora nel primo pomeriggio, ecco

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14.11.07

Virginia on my mind

Viaggio al termine della notte [1.]

di Giuseppe Braga

Io un giorno, a Virginia, avrà avuti tre mesi o giù di lì, mi sono messo a leggere qualche pagina di un libro che io amo molto parecchio. Lei tanto stava nella carrozzina e non poteva scappare, al più avrebbe potuto strillare piangere gridare farmi pernacchie. Ma io avevo già pronta eventuale la mia strategia di riserva, avrei alzato la voce, d’accordo che i neonati quando urlano urlano come pazzi scatenati e che ti perforano i timpani, ma io c’ho la voce più alta di lei, ecco, diciamocelo, insomma

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09.11.07

Virginia on my mind

La fame che abbiamo

di Giuseppe Braga

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Da qualche settimana Virginia ha cominciato a mangiare le pappe di verdura. Come niente fosse, non ha fatto storie.

Un bel giorno, anziché il consueto rassicurante biberon riempito di latte tiepido, s’è trovata di fronte un cucchiaino pieno di roba giallognola verdastra marroncina che solo a vederlo io sarei scappato molto lontano per non annusarne nemmeno l’odore figurarsi mangiarselo e, io non c’avrei scommesso un euro ma invece l’ho vista coi miei occhi, lei ha aperto la boccuccia e se l’è pappato. E poi via. Una dietro l’altra. Cucchiaiate come se piovessero. Impiastricciandosi le manine, le guance e la punta del naso. Affamata, con gusto, semplice naturale felice. Come se l’avesse sempre fatto. Era, è, un piacere vederla mangiare. Ho subito pensato a una cosa. Meno male che non ha preso da suo padre

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