21.07.08
un dito sì, ma magari nel culo
di Giuseppe Braga
lo ammetto, non ne posso più, e per dirlo io che sono uno che c’ha una pazienza che è difficile da immaginarsi la pazienza che c’ho io, vuol dire che il bicchiere è colmo, dai. Che io non mi capacito, purtroppo (per me) è da una quindicina d’anni che non mi capacito, lo ammetto (spero vivamente me ne aspettino un po' meno, ecco). Che quando parla del nord, quell’uomo ributtante che sembra uscito da un fumetto di Alan Ford, è come se ci avesse tutto il nord con lui, prima trecentomila coi fucili caldi, poi quindici milioni pronti a battersi per la libertà, e via di questo passo esponenziale galattico planetario.
Be’, sì, forse una parte di ragione ce l’ha, il ributtante, il nord gli sta dietro, è vero, ma nel senso che gli sta alle calcagna, che lo insegue e che se potesse lo investirebbe (auto, moto, furgoncino, camion o triciclo, è uguale) di brutto. Che io mi sento disarmato di fronte a uno così. Che non possiamo nemmeno dirgli che gli rifaremmo i connotati che ormai è tutto sbilenco e scombinato e storto di suo. Diciamola tutta, a me fa pure molta parecchia tenerezza, quasi pietà, ma nel senso buono della pietà intendo, quando lo vedo e lo sento bofonchiare frasi sconnesse che avrebbero bisogno di un traduttore simultaneo, che sembra sempre che gli manchi il respiro e che stramazzi a terra da un momento all'altro, a me mi fa una certa molta parecchia pietà. Ma poi finisce subito lì. Perché le spara talmente troppo grosse che anch'io che c'ho tanta pazienza adesso c'ho il bicchiere colmissimo strapieno e non ne posso davvero più. Ma quello lì, dico io, anziché starsene seduto a sfogliarsi il giornale (anche la padania se vuole, gliela comprerei volentieri io) in santa pace su una panchina del parchetto vicino casa sua, su tra i purissimi nordistici monti bergamaschi o magari gironzolare per baretti e farsi offrire un po’ di bianchini spruzzati, dico io, come dovrebbe fare, quello lì, invece, siede e occupa una bella poltroncina da ministro nella città dei ladroni (e lui per primo, che ha studiato tanto, dovrebbe conoscere la proprietà transitiva). Puttana ladra miseria. Che pena, che sconforto, che malessere, che infinita tristezza. Ma come ci siamo ridotti. Ma ce lo meritavamo davvero? Che abbiamo fatto di così terribile? Con lui, il detto la sai l’ultima, va modificato in la sai la penultima, perché già domani (se ci va male, magari pure oggi pomeriggio) ne sparerà un’altra delle sue, sempre più esponenziale, si capisce. E dire che non si può nemmeno dare la colpa al caldo, che questa è un’estate temperata.
Che io però, adesso che ho perso la pazienza, che io glielo direi, già, potessi glielo direi col cuore in mano per davvero, gli direi, invece di pensare ai professori che arrivano dal sud e che inquinano le scuole del nord e poverini i suoi studenti puri nordisti, che perché invece non pensa a suo figlio purissimo del nord bocciato non so più quante volte, tanto ignorante, e temo tanto pirla, come il padre, che se è medico chirurgo lui, il padre pirla intendo, allora io sono il direttore della nasa e concorro per un paio di nobel.
Ma caro ministro, e dico ministro tappandomi il naso, ma perché quel dito che continui ad alzare e brandire come simulacro di quell’altra cosa, cosa che ormai, sempre a naso, non alzi e brandisci più come ai bei tempi, ma perché quel dito medio del cazzo non te lo infili – e già che ci sei non te lo tronchi definitivamente – su per il culo e ci lasci in pace una buona volta per tutte?
Posted by Giuseppe Braga at 10:01 | Comments (0)
08.06.08
ineccepibile, forse [3.]
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(lo diceva Neruda?)
Posted by Giuseppe Braga at 14:06 | Comments (0)
07.06.08
due appuntamenti eco-joyciani
Oggi, sabato 7 giugno, dalle 19.00, presso The Photographers, via Cerano 22 - MILANO (zona via Savona) e in diretta streaming su http://www.liblab.org/tv/: Collaudo condiviso di Impianto eco-alfabetico urbano ad emissioni liriche
Per combattere l'effetto serra, serata di reading & slam poetry d'assalto per poeti metropolitani sostenibili, scrittori rinnovabili, curiosi compatibili, improvvisatori senza filtro e attori solari.
INGRESSO LIBERO, per ulteriori informazioni: http://www.liblab.org
Giovedì 12 giugno, ore 17.00, a Teramo, Festival Lib[e]ri 2008.
CONFRONTI: SCRITTURA E SOLITUDINI - Giuseppe Braga e Gianfranco Contini presentano i romanzi Ma tu lo conosci Joyce? (Sironi) e Tutto esaurito (Robin). Conversazione con gli autori a cura di Massimiliano Orsini.
Posted by Giuseppe Braga at 15:50 | Comments (0)
21.05.08
Reading alla bolognese
Domenica prossima, 25 maggio, all'Arterìa, vicolo Broglio, 1/E – Bologna, alle ore 21.00, nell’ambito della rassegna letteraria Salotto Post Litteram, organizzata da Arterìa Gruppo Opìfice, reading di Ma tu lo conosci Joyce?. Sarò accompagnato da Ferro Guerra (basso), Lapo Calosi (batteria) ed Ettore Menguzzo (chitarra).
Posted by Giuseppe Braga at 09:01 | Comments (3)
29.04.08
Notarella (d’alta) politica
Avevamo un governo di centro sinistra. Scalcinato ma ce l'avevamo.
Ma anche una discreta rappresentanza di sinistra.
Anche i verdi avevamo, pensa un po’.
E Roma era una botte di ferro inespugnabile.
E adesso?
Adesso abbiamo Schifani presidente del Senato ma anche Fini presidente della Camera ma anche Alemanno sindaco di Roma ma anche Bossi ministro delle Riforme coi fucili caldi e i trecentomila sempre pronti ma anche la sinistra e l’arcobaleno (che non ci son più) ma anche Berlusconi presidente del consiglio in pectore.
Forse sbaglio ma forse stavamo messi meglio prima.
Non male direi. Grazie a tutti, ne riparliamo tra cinque anni.
Posted by Giuseppe Braga at 14:53 | Comments (1)
15.04.08
elezioni 2008 (3.)
consoliamoci, Ferrando ha preso lo 0,2 in più di Ferrara.
Posted by Giuseppe Braga at 09:28 | Comments (0)
elezioni 2008 (2.)
avevamo capito male
si può fare
(traduzione elettorale: yes, week end)
Posted by Giuseppe Braga at 09:21 | Comments (1)
elezioni 2008 (1.)
in Italia ci sono più leghisti che comunisti. I bambini sono salvi.
Posted by Giuseppe Braga at 09:15 | Comments (1)
11.02.08
Into the wild: la mia recenzione
[Attenzione!! Questa recensione contiene spoiler su avvenimenti cruciali del film.Se non volete venire a conoscenza del fatto che il personaggio principale crepa verso la fine del film non continuate a leggere...]
Platone diceva che la vita è un cerchio
Kerouac diceva che la vita è un viaggio
Se avessero avuto ragione entrambi la nostra esistenza sarebbe paragonabile ad una partita di Monopoli: il protagonista del film, Chris McCandless, alla fine ci prova a tornare al via ma non ce la fa.
Procediamo con ordine
TRAMA: Chris (Emile Hirsch) si diploma con il max dei voti ma si non si riconoscie in questa società maaaaaaaaaalata e parte per un lungo viaggio abbandonando così quel pennellone di suo padre (William Hurt che è rimasto tale e quale a quando ha fatto Figli di un Dio minore) e quella babbiona di sua madre (?).
Chris (che poi decide di chiamarsi Supertramp in onore del famoso gruppo musicale) vuole realizzare un sogno: andare in Alaska.
Alla fine ci va e ci resta secco.
NOTE: La colonna sonora del film è di Eddie Vedder (che quando era giuovine suonava con i Pearl Jam)
Alcuni commenti ingenui degli spettatori al cinema dietro di me ("Guarda che belle montagne, che begli scenari!" "Eh sì! Assomigliano un po' a dove sta la zia di Marco, a Ovindoli") mi hanno fatto sorgere il dubbio che per esigenze di budget alcune scene siano state veramente girate nell'entroterra umbro e nel parco nazionale degli abruzzi.
MORALE: Lo scrittore del film Sean Penn (diventato famoso perché castigava Madonna quando ancora era sana) sceglie la strada poco originale della critica della società moderna dove carriera e successo sono le nuove divinità.
In realtà la critica andava fatta non alla carriera ma alla corriera: ma ci pensate a quei poveretti alla fermata che aspettavano il Magic Bus in Alaska...
Posted by Giuseppe Braga at 15:06 | Comments (0)
22.11.07
ma che, dico a te, ce l'hai con me?
Me l’ero trovato di fronte così, all’improvviso. Una tale faccia da schiaffi che gliene avrei ammollato uno seduta stante, senza nemmeno aspettare che si presentasse. Mi stava sul culo, tutto qui. Appena visto, l’ho fissato dritto negli occhi e ho capito, ne avevo intuito la tipologia umana. Una delle peggiori. Un vigliacco cacasotto. Un piglia in culo che gira intorno alle cose fino a sfinirti. Uno di quelli che ti dice, ehi, no, aspetta un momento, ho delle cose importanti da dirti. Fondamentali. Devi ascoltarmi! Tu ti fermi e lo ascolti. E bastano due frasi. Ti accorgi che le sue, quando va bene, sono solo gran cazzate. Gente così bisognerebbe internarla e buttare via la chiave, ecco cosa.

Posted by Giuseppe Braga at 15:05 | Comments (0)
15.11.07
analogie inquietanti ma inevitabili
[girovagando qua e là per la rete]
Ho dovuto sostituire un metro di colonna di scarico e la braga,
l'amministratore dice che la braga non è condominiale, mentre
l'draulico afferma l'esatto contrario.
l'articolo citato in oggetto, non è molto chiaro, in quanto dice che la colonna discarico è condominiale fino al punto di diramazione, il danno in questione è prorio nel punto di diramazione.
Aiuto! qualcuno mi dica dove sta la verità.
Giuseppe da Livorno
[tratto dal forum di www.condominioweb.com]
Posted by Giuseppe Braga at 17:32 | Comments (0)
intervista su AbruzzoCultura.it
il vostro scrittore fascinosamente maledetto è stato intervistato a tutto campo (letteratura, architettura, musica, Joyce, Nori, Gehry, Coltrane, Champions League e tanto altro...). Potete leggere tutto qui.
Posted by Giuseppe Braga at 11:21
13.11.07
ineccepibile [2.]
a chi non piacerebbe
"Passavamo il tempo a scopare e a mangiare e a non far niente. Lei mi nutriva bene, mi metteva all'ingrasso, e poi mi consumava."
Henry Charles Bukowski
Posted by Giuseppe Braga at 10:48 | Comments (0)
Milanoanthology

su Tgcom (ma anche qui e qui) il book trailer dell'antologia di Perrone editore su Milano
Posted by Giuseppe Braga at 08:21 | Comments (1)
05.11.07
Il soccombente
Per mesi Wertheimer aveva camminato su e giù per Vienna, notte e giorno, fino a quando era crollato.
Quel continuo camminare non serviva più a niente. Ma anche il casino di caccia a Traich, da lui inizialmente considerato il luogo nel quale avrebbe potuto salvare la propria esistenza, anche il casino di caccia si rivelò un inganno; come so, da principio egli si barricò nel casino di caccia per tre settimane, poi si recò dai boscaioli e li molestò con il suo problema. Ma il fatto è che le persone semplici non capiscono le persone complicate e con più spietatezza di chiunque altro le inducono a ritrarsi in se stesse, pensai. L’errore più grande che possiamo fare è credere che le cosiddette persone semplici siano in grado di salvarci. Ci rivolgiamo a loro in uno stato di angoscia estrema, li imploriamo letteralmente di salvarci, e quelli invece ci spingono ancora più a fondo nella disperazione. E come potrebbero, pensai, salvare un individuo stravagante dalla sua stravaganza. Dopo essere stato abbandonato dalla sorella, pensai, Wertheimer non aveva altra scelta se non quella di togliersi la vita. Voleva pubblicare un libro ma non c’è riuscito perché ha seguitato a modificare il suo manoscritto, lo ha modificato talmente spesso che alla fine di quel manoscritto non è rimasto più nulla, in realtà i cambiamenti del manoscritto altro non erano che la totale cancellazione del manoscritto stesso, di cui alla fine non è rimasto che il titolo, che era Il soccombente. Ormai non ho nient’altro che il titolo, diceva a me, e questo è un bene. Non so, aveva detto, se avrò la forza di scrivere un secondo libro, non credo, se fosse uscito Il soccombente, così diceva, pensai, sarei stato costretto a togliermi la vita.
Thomas Bernhard
Posted by Giuseppe Braga at 09:05 | Comments (0)
30.10.07
concetti basilari
Noi siamo come siamo, non abbiamo altra scelta, così disse Glenn una volta. L'insensatezza che sopportiamo è totale, disse inoltre...
[Thomas Bernhard]
Il segreto dell'essere artisti, ragazzi miei, sta nel rimanere se stessi per tutta la vita.
[Paul Verlaine]
qualcosa mi induce a cominciare davvero a riflettere seriamente sulla mia vita, già...
Posted by Giuseppe Braga at 10:10 | Comments (0)
29.10.07
Milanoanthology
se volete leggere il resoconto alfa-numerico della serata di Cassinetta, potete andar qui.
Posted by Giuseppe Braga at 09:54 | Comments (0)
28.10.07
introspettivo
tre lattine di birra, una di cocacola, sette patate, un limone, due yogurt, un vasetto di marmellata di arance, mezzo litro di latte, tre uova.

se noi siamo quel che mangiamo, io sono ben poca cosa.
Posted by Giuseppe Braga at 19:06 | Comments (0)
26.10.07
ultime notizie
cassinetta e milanoanthology sul tgcom
Posted by Giuseppe Braga at 12:59
25.10.07
presentazione di Milanoanthology
sabato 27 ottobre alle ore 20.30, nell'ambito della rassegna Parole sull'acqua, nella sala consiliare di Cassinetta di Lugagnano, presentazione dell'antologia Milanoanthology. Seguiranno: musiche spettacoli spettacolari e degustazioni locali...

per info: editoria@liblab.org e www.liblab.org
Posted by Giuseppe Braga at 10:19 | Comments (0)
22.10.07
ineccepibile
“Ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa”
Henry Charles Bukowski
Posted by Giuseppe Braga at 12:30 | Comments (0)
19.10.07
Nelle azzurre sere d’estate, me n’andrò per i sentieri,
punto dalle spighe, calpestando l’erba tenera:
sognando, ne sentirò ai miei piedi la freschezza.
Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
Non parlerò, non penserò a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo,
attraverso la Natura, - felice come con una donna.
Arthur Rimbaud
Posted by Giuseppe Braga at 07:07
17.10.07
Quando si dice cantar chiaro
di Giuseppe Braga
Ieri sera, insieme ai ragazzi del gruppo, ci siamo ritrovati in pizzeria. Era da quasi tre mesi che non li vedevo. Li ho trovati bene. Affamati e con le idee chiare. Io mi sono mangiato un trancio (normale, non abbondante) col crudo rucola e grana. Sono riuscito a finirlo. E già questa è una notizia. Due birre medie e un caffè. Al tavolo, rilassati ma consapevoli che i nodi stavano per arrivare al pettine, abbiamo parlato di un sacco di cose, vaghe e inessenziali, persino di politica. Poi ci siamo infilati in saletta e ce le siamo cantate. C’erano da chiarire alcune faccende. Che in realtà quasi subito è diventata una sola.
Ieri, per farla breve, molto – sottolineo e relativizzo molto il molto – in piccolo rispetto ai drammi veri della vita, ho vissuto una serata molto parecchio difficile, imbarazzante, per certi versi piuttosto penosa. Ma siccome non sono nato ieri, siccome non mi ritengo uno stinco di santo, siccome penso di non essere esente da colpe, sia nello specifico che in generale, siccome tante e tante altre cose, ecco, io un po’ me l’aspettavo, di viverla, una serata del genere. Me l’aspettavo e un po’ forse non vedevo proprio l’ora che arrivasse. E infatti avevo già deciso. Ciò non toglie che è stata una serata penosa.
Quando all’improvviso, dopo un tot di anni nei quali credi di essere stato, non dico il perno centrale, ma come minimo uno dei punti fermi della band, scopri che, per una metà abbondante della band stessa, sei tutto l’opposto, dico, scopri tutto l’opposto in una botta sola, il minimo che ti possa prendere è una gran botta allo stomaco. A me poi, mentre tornavo a casa, m’è venuta anche un po’ di malinconia, ma questo rientra nella mia natura molto parecchio malinconica, sapete come siamo fatti, noi, fascinosi scrittori maledetti.
Non sei centrato per il progetto.
No, non prenderla così. Non è un aut-aut. Ma noi pensiamo che tu sei tagliato più per altre cose.
Non ti piacerebbe fare altre cose? Ad esempio cambiare genere? Noi potremmo pensare di tenere in piedi un progetto parallelo. È un peccato che tu te ne vada, dai. Ma perché te ne vuoi andare?
C’è pure da dire che non sei mai stato presente come avresti dovuto alle prove.
Hai preso il gruppo quasi come fosse un hobby. Il gruppo non è un hobby!
Noi la viviamo in maniera viscerale. Noi ci abbiamo perso le notti. Noi ci crediamo nel progetto.
Ci abbiamo speso dei bei soldi in strumentazione.
Tu non ti sei comprato nemmeno il leggio.
Non hai mai imparato a memoria i pezzi.
Facevi fatica a cantare i Coldplay, ammettilo. Non dire che non te ne sei mai accorto.
Ah, non te ne sei mai accorto?
Abbiamo ricevuto critiche al riguardo. Il punto debole eri tu.
Forse abbiamo sbagliato a non dirtelo subito, ecco.
Però io, già due anni e mezzo fa, l’avevo capito. Tu coi Coldplay non c’entravi un cazzo.
Forse ho sbagliato, ecco forse ho aspettato un po’ troppo a dirtelo.
Poi è arrivato L., tu eri ammalato, noi avevamo due date e non potevamo farcele scappare.
L. è stata la manna dal cielo.
E poi abbiamo visto che con lui va molto meglio. Non è mica una colpa di nessuno, questa.
Quindi il progetto Coldplay, dal mio punto di vista, può proseguire solo con lui.
Anche dal mio. Lui mi da tanti stimoli nuovi.
Con L. vedo grandi prospettive.
L. ha grosse potenzialità vocali.
Oh, intendiamoci, non è un obbligo proseguirlo, eh!, il progetto Coldplay, si capisce.
Che se tu ci dici che vuoi restare… ecco, potremmo provare a fare altre cose.
Tu canti meglio gli U2, dai che lo sai anche tu.
Certo che con tutti i soldi che abbiamo speso per la strumentazione, per fare le basi perfette, per ricreare i suoni originali, sarebbe un peccato mortale abbandonare il progetto Coldplay.
Dai, non prenderla così. Noi stiamo parlando di progetto, non di gruppo, parliamo di due cose diverse, tu resti uno di noi. Il gruppo va oltre a queste cose. Anzi, per noi è quasi uno shock sapere che ti vuoi prendere una pausa di riflessione. Ma come mai, scusa?
Eh, già. Ci mancherai tanto.
Già mi manchi, a me.
Però, tornando a noi, sai che c’è?
C’è che tu li interpreti troppo i pezzi, noi abbiamo bisogno di uno che li canti in maniera più precisa e più simile all’originale.
L. è più affidabile. Non ha mai mancato a una prova. È volenteroso, studia canto. È molto più preciso e quadrato di te. Non sbaglia gli accenti. Si applica. Cerca di migliorarsi sempre, tu ti eri un po’ seduto, sembravi appagato. Non andava più bene. Ci stavano venendo a mancare gli stimoli. Ma un po’ le sai anche tu, ‘ste cose, è vero?
È la dura condanna di chi decide di essere una cover band.
Essere fedeli agli originali. A costo di perderci le notti e di sputare sangue.
Hai troppi impegni, poi.
Non ce la faresti a starci dietro. Una prova a settimana non è sufficiente. È vero che lo sai?
Adesso poi abbiamo un’agente. Le abbiamo chiesto bei soldini. Dobbiamo alzare il tiro. Aumentare il livello. Puntare in alto.
È una sfida con noi stessi.
Va bene la passione, va bene l’amicizia, ma adesso noi dobbiamo fare il salto di qualità.
A noi ci aspetta il semiprofessionismo.
Adios amigos, buona musica a tutti voi.
Posted by Giuseppe Braga at 09:40 | Comments (10)
13.10.07
annuncio alla nazione

Da martedì scorso il vostro fascinoso e poliedrico scrittore maledetto non è più il cantante dei Fix You. Per chi avesse già attacchi di nostalgia, ecco una breve galleria di immagini del vostro eroe, vero animale da palcoscenico, on stage. A presto, per le novità riguardanti la mia fulgida carriera musicale, che di certo non finisce qui (male che vada mi metterò a cantare meravigliose ninne nanne alla piccola Virginia, mica poco...).





Posted by Giuseppe Braga at 10:37 | Comments (0)
12.10.07
Il meteorite fantasma
La rivista online AbruzzoCultura (www.abruzzocultura.it) ha messo in rete, da un paio di giorni, un mio bellissimo (!) reportage. Lo potete trovare qui. Per ingolosirvi, ecco l'incipit...

"Sono sulle tracce d’un corpo. Non sono né Montalbano, nemmanco James Ellroy. Il corpo che cerco non è un corpo qualsiasi. Soprattutto non è di alcun umanoide deceduto per morte violenta. Il corpo in questione è celeste e arriva da un’altra galassia..."
Posted by Giuseppe Braga at 09:45 | Comments (7)
MIlanoanthology

Milanoanthology, l'antologia di racconti su Milano, uscita con Perrone editore, ha un suo blog
Posted by Giuseppe Braga at 09:39
25.09.07
Milanoanthology
Giovedì prossimo, 27 settembre, alle ore 21, a Milano, al Frida Cafè, in via Pollaiuolo 3 (zona Isola) ci sarà la Festa di presentazione di MILANOANTHOLOGY.
Biglietto d'ingresso: 10 Euro (birra o vino + una copia del libro)
Musiche, letture e altri divertimenti assortiti...
Posted by Giuseppe Braga at 17:03 | Comments (0)
20.09.07
antologia su Milano in arrivo...
Milanoanthology

Milanoanthology è un'antologia di racconti curata da Maura Gancitano, in uscita per Giulio Perrone editore.
Racconti di Giuseppe Aloe, Cosimo Argentina, Giuseppe Braga, Marco Candida, Andrea Castelli, Michelangelo Cianciosi, Michele de Gennaro, Lucrezia Guaita Diani, Ketty Magni, Elena Chiara Mitrani, Matteo Moneta, Jacopo Ninni, Matteo Ninni, Andrea Pettinari, Lisa Sammarco, Erminia Maria Viganò.
A breve gli appuntamenti delle presentazioni.
(p.s. come copertina è stato scelto questo mio quadro, bravo braga...)
Posted by Giuseppe Braga at 12:56 | Comments (6)
04.08.07
Consigli disinteressati per l’estate
di Giuseppe Braga
Adottate un Ma tu lo conosci Joyce?
Non abbandonatelo sul ciglio dell’autostrada!
È semplice! Fatelo anche voi.
Avete mai letto un libro che si chiama Ma tu lo conosci Joyce?, il cui autore casualmente è colui che vi sta qui scrivendo? Non ancora? Fatelo subito! Che aspettate, dico io!
Volete sorprendere piacevolmente il vostro partner? Regalategli lo spassoso Ma tu lo conosci Joyce?, 230 pagine di condensata comicità, spensieratezza e allegria!
Volete fare contento il vostro migliore amico? Semplice, quasi scontato, fategli dono di Ma tu lo conosci Joyce?, romanzo alquanto spassoso e parecchio divertente. E poi, per andare sul sicuro offritegli una bella cena dal Pescatore specialità pesce appena pescato, di San Benedetto del Tronto e dite che vi manda il mio amico Tony
Dovete rilanciare il rapporto ormai stanco e logorato con vostra moglie? Pronti! Fatele trovare sotto al cuscino lo splendido libro Ma tu lo conosci Joyce? (possibilmente con la copertina rivolta verso il materasso, date retta e me)
Volete far colpo sulle ragazze? Ehi, dico a voi, sfigati vitelloni di periferia che non siete altro. Siete stanchi di farvi belli coi soliti mazzi di rose, variegata bigiotteria e cenette a lume di candela? Eccoci qui, impacchettate il brillantissimo libro Ma tu lo conosci Joyce? e accompagnatelo a una graziosa confezione di cioccolatini assortiti, farete senza dubbio una bellissima figura (e quasi certamente non andrete in bianco)
Ci tenete a far bella mostra nella ristretta cerchia di amici e familiari? Volete far grande sfoggio di intelligenza e di cultura maiuscola? Lasciate perdere i classici russi o i veristi francesi, non se ne può più nemmeno degli americani beat, presentatevi al pranzo di ferragosto con Ma tu lo conosci Joyce? sottobraccio. Farete colpo, sicuro come i fuochi d’artificio!
Avete necessità di far prender sonno al vostro pargoletto? Eccolo qua! Leggetegli brani scelti, densi e altamente culturali, del bel libro Ma tu lo conosci Joyce?. Verrà accolto dalle amorevoli braccia di Morfeo e farà sogni bellissimi! Occhio alle lenzuola, si scompiglierà dalle risate tutta notte…
Vostra figlia adolescente comincia ad avere strani grilli per la testa? Regalatele senza indugi Ma tu lo conosci Joyce?, romanzo di formazione che la terrà inchiodata alla sedia, altro che discoteche e bar all’aperto!
Vostra zia è un’accanita lettrice ma legge solo classici Bompiani? Regalatele una forte emozione, offritele la possibilità di una trasgressione indimenticabile, fatele dono di Ma tu lo conosci Joyce?
Avete un fratello camionista? Lunghissimi tratti in autostrada ed estenuanti soste in autogrill tristi e affollati? Fategli trovare sul cruscotto il meraviglioso Ma tu lo conosci Joyce?, ve ne sarà grato e, come atto di riconoscenza verso l’umanità intera, non invaderà più la terza corsia dell’Autosole
Avete un cugino inappetente? Ridategli appetito e gioia di vivere, apparecchiategli la tavola con Ma tu lo conosci Joyce? vicino al suo piatto, riprenderà a mangiare con gusto e guarderà la vita con l’ottimismo dei bei tempi
Avete il fidanzato che è partito per un lungo viaggio? Lunghi giorni e lunghissime notti senza di lui? Ingannate la lunga attesa e leggete Ma tu lo conosci Joyce?, il tempo vi volerà e in un attimo sarete di nuovo tra le sue braccia
Avete una madre che non si perde una puntata di Forum? Non si perde nemmeno una puntata di Un posto al sole estate? Non si perde una puntata nemmeno de I soliti sospetti con Frizzi? Non si perde una puntata di Vivere? Non si perde una puntata di CentoVetrine? Non si perde una puntata di Willy e Grace? Non si perde una puntata di Otto e Mezzo? Non si perde una puntata di Uno mattina estate? Non si perde una puntata di Matinèe? Non si perde una puntata di Uno contro cento? Bè, non nascondo che la situazione sia piuttosto grave, diciamo che non vi invidio, ecco, ma non disperate… provate a brandire Ma tu lo conosci Joyce?, roteandolo a pochi centimetri di distanza dalla vostra sciagurata madre (possibilmente con la copertina rivolta verso di lei, l’immagine della copertina fa oggettivamente un certo effetto) e vedrete che riuscirete a ipnotizzarla, per il resto, credo dobbiate cercarne uno bravo, molto parecchio bravo
Volete farvi belli coi colleghi, al ritorno delle ferie, mostrar loro di che pasta siete fatti, sorprenderli raccontando per filo e per segno (tanto la trama non esiste e potete andare assolutamente a braccio) il libro che vi ha appassionato sotto l’ombrellone? Facile. Sbattetegli sotto il naso, sulla scrivania, il meraviglioso Ma tu lo conosci Joyce?
Sia ben chiaro, dico tutto ciò, assolutamente ovviamente disinteressatamente…
Cosa dici Piera, secondo te dovevo essere un po' più esplicito o va bene così?
Posted by Giuseppe Braga at 20:51 | Comments (1)
Passa anche tu l’estate col Joyce!
Procedimento necessario:
fase 1 acquistare il libro Ma tu lo conosci Joyce?, investendo 13,50 euro, con IBS o sul sito della casa editrice , pure con lo sconto
fase 2 farsi belli con gli amici e i conoscenti, sbandierandoglielo davanti agli occhi
fase 3 leggerlo a voce alta, in cima a qualche vetta dolomitica o nella piazza di qualche città d’arte o sul bagnasciuga di qualche località balneare, prestigiosa o non
fase 4 dotarsi di macchina fotografica digitale
fase 5 farsi fotografare o auto-fotografarsi nell’atto della lettura del fantasmagorico libro
fase 6 (avvertenza) fare in modo, ovvio, che la copertina del suddetto fantasmagorico libro sia ben visibile, altrimenti chi mi assicura che non stiate leggendo Moccia, Kundera o Ammaniti?
fase 7 controllare la buona riuscita della foto
fase 8 se la buona riuscita è ben riuscita, spedire la foto, possibilmente in un formato umano, a giuse.braga@tiscali.it
fase 9 attendere fiduciosi e beatamente baldanzosi e felici, che il sottoscritto apra la posta, salvi la foto e la inserisca sul qui presente blog
fase 10 andare nella sezione apposita denominata “autoscatti joyciani” (andarci anche adesso, per avere un’idea del tutto) e rivedersi, belli e belle come il sole, voi col vostro Joyce tra le mani…
Posted by Giuseppe Braga at 20:41 | Comments (0)
18.07.07
oggi
quarant'anni, tre mesi e sei giorni
(senza condizionale...)
Posted by Giuseppe Braga at 08:58 | Comments (6)
16.07.07
caldissimi (e inutili) quesiti estivi
era sabato pomeriggio? ero al Carrefour? in quello di Assago? ho visto davvero due cinesi che trasportavano due carrelli della spesa? erano carrelli strapieni di pacchi di birre? Tuborg o Heineken? da sei o da otto? quanti pacchi? saranno stati, complessivamente, una trentina di pacchi? forse quaranta? cosa ci facevano due cinesi un sabato di metà luglio, alle tre del pomeriggio, al Carrefour di Assago? già, e io che cazzo ci facevo lì? ero lì veramente o era un sogno? perché trasportavano tutte quelle birre? dove le stavano portando? avevano così tanta sete? perché non birre cinesi? allora lo sanno anche loro, i cinesi stessi intendo, che le loro birre cinesi fanno schifo? ma non era tutto, lo sapete? ci credete se vi dico che distanziato di qualche metro ci stava un altro cinese? sì? un altro? e che si stava trasportando, giulivo e operoso, su un carrellino? che cosa? una lavatrice? hai visto mai? ma era una lavatrice o una lavastoviglie? quali attinenze hanno le birre con le lavatrici? e con le lavastoviglie? e cazzo c’entrano i due cinesi con le birre? e le lavatrici con i cinesi? volete dunque forse dirmi che i cinesi non fanno tutto a mano, lavatrici – o lavastoviglie – incluse?
secondo me quaranta gradi si sentono eccome se si sentono… e poi dicono che il caldo non da alla testa…
Posted by Giuseppe Braga at 15:35 | Comments (2)
29.06.07
freddura presidenziale
il colmo di Clio?
venire investita da una Panda!
p.s. lo so lo so, è bellissima e ci dovrei mettere il copyright, che di sicuro diventerà la battuta dell'anno... o forse (scusate, ma certe cose io non le guardo!), l'hanno già detta Ficarra e Picone a Striscia la Notizia e me la sono persa?
Posted by Giuseppe Braga at 18:48 | Comments (1)
27.06.07
segnalazione da manuale
Mercoledì 27 Giugno 2007, ovvero stasera, alle ore 21.00, al Gheroartè, c/o Stazione FS di Corsico, via Gramsci 4 (Milano), i simpaticissimi Ivano Bariani (autore de "Il precursore. Manuale del supereroe scolastico" - Sironi Editore), Paolo Cognetti ("Manuale per ragazze di successo" - Minimum Fax) e Valerio Millefoglie ("Manuale per diventare Valerio Millefoglie" - Baldini&Castoldi), presentano i loro romanzi/manuali, con letture incrociate, ospiti a sorpresa, musica d'altissimo profilo e birra a gogò...
Pare sia prevista la comparsata di Beniamino Gigli in un giradischi d'epoca.
Posted by Giuseppe Braga at 09:50 | Comments (0)
25.06.07
segnalazione
Domani pomeriggio, martedì 26 giugno, alle ore 18,00, il giovane e brillante! Davide Musso , redattore di Terre di Mezzo (e non solo), presenta il suo libro (che ho letto e che, mi permetto di dire, m'è piaciuto) "vita di traverso" alla libreria del Castello Sforzesco a Milano. Intervengono i giornalisti Alessandro Zaccuri e Alberto Figliolia.
Posted by Giuseppe Braga at 13:07 | Comments (0)
22.06.07
l'unic(a)o polo in cui mi riconosco (part I)

[segue...]
Posted by Giuseppe Braga at 18:50 | Comments (0)
25.05.07
Mucche in fuga (se potessero, senz’altro…)
miserevoli cronache milanesi, ovvero, cow parade a pezzi
di Giuseppe Braga
ohuh! tutti al duomo che dobbiamo festeggiare! ouh, che ci stanno i ragazzi che arrivano sul pulman con la coppa in mano! ouh! ouh! invadiamo la piazza! ouh! milano siamo noi! ouh, ouh… quante bbelle bandiere sventolose! ouh, ouh… ma che cazzo sono tutte ‘ste mucche pittate del cazzo, annoi ci abbiamo vinto la cempions ligg! annoi siamo i campioni d’europaaa! ouh, la piazza è nostra! fanculo alle mucche, cazzo vogliono ste vacche del cazzo colorate? ouh, guarda aquella! aqquella allì ci hanno messo le scarpe rosse coi tacchi! e io ci tiro un calcio e ci sputo addosso, assì! ouh, ouh… agguarda aqquest’altra, ouh, ci hanno appiccicato le foglie verdi sopra, ouh, dai che ce le strappiamo via tutte che magari so’ buone e si possono fumare! ouh ouh, ce ne sta un’altra, là, dacci ‘na bella mazzata sull’orecchio che ce lo porto in ricordo ammia madre, forza dai! ouh! tu prendi quest’altra aqqui che ce la bruciamo un po’! ouh! ouh! campioni d’europa! i campioni dell’europa siamo noi, siamo noi, siamo noi…
Piazza Duomo, Milano, Italia, giovedì 24 maggio 07 (poveri noi e povere mucche...)
Posted by Giuseppe Braga at 12:34 | Comments (3)
16.04.07
viva virginia!

precisamente alle 19.49 di giovedì 12 aprile... benvenuta!
Posted by Giuseppe Braga at 21:03
21.03.07
Indovina indovinello
“male non fare, paura non avere…”
chi l’ha detto?
(segnare la risposta prescelta)
1) San Francesco a un gatto randagio, indugiante e pronto ad avventarsi su di un povero fringuellino caduto inopinatamente da un ramo d’ulivo, parecchi secoli orsono
2) Romano Prodi al senatore Turigliatto, di getto, poco prima della votazione che ha messo in crisi il Governo
3) George W. Bush a Bin Laden (corrispondenza privata, via e-mail)
4) Zinedine Zidane a Marco Materazzi, in un faccia a faccia (o petto?) segreto
5) James Ellroy al suo editor (con fare intimidatorio) che gli prospettava un consistente taglio di pagine del suo ultimo romanzo
6) Mia nipotina Maria, quattro anni da un mese, a sua sorellina, obbligandola a ridarle indietro il dvd di Winnie Pooh
7) Federico Moccia, ammansendo la portavoce esagitata di un gruppuscolo di adolescenti armate di lucchetti e di chiavi, nei pressi di Ponte Milvio, in Roma
8) Massimo Moratti a Luciano Moggi, evidentemente inascoltato (intercettazione telefonica)
9) Il Cardinal Ruini a Luciana Littizzetto, incontrata casualmente in Piazza San Pietro
10) Il mio amico Franco, a un ausiliario del traffico, mentre armeggiava col block notes ed era in procinto di elevargli una multa per divieto di sosta
11) Mike Tyson, ai tempi belli (ai suoi, tempi belli), al suo sparring partner, durante gli allenamenti del lunedì
12) Lele Mora, davanti allo specchio, in sedute di auto-ipnosi, tardi anni ottanta
13) Lele Mora, con voce suadente e sguardo languido, telefonando a Nina Moric in Corona
14) La signora Mora al giovane figlio Lele, alcuni anni fa, quando il noto manager dei vip non era ancora superfamoso
15) Non so, non mi interessa
16) Mi rifiuto di rispondere
Posted by Giuseppe Braga at 16:03 | Comments (9)
23.02.07
C’è grossa crisi nell’aria
di Giuseppe Braga
Sono le nove. C’è Berlusconi in tv. Su La7. Il Ferrara gli sta facendo le domande, la Ritanna scuote la testa e interviene poco. In sostanza parla solo lui, come sempre. Sovrasta persino l’insormontabile Giuliano che di solito a casa sua (Otto e Mezzo) spadroneggia. Racconta e racconta e racconta. Spiega alla Nazione. A tutto campo. Manco fosse Gattuso.
Il mio sì, che era un buon esecutivo, abbiamo fatto più noi che tutti i governi precedenti della Repubblica. Il conflitto d’interessi non esiste. Ci hanno scippato le elezioni. Centinaia di migliaia di voti in meno. Abbiamo fatto un’opposizione responsabile. Nonostante la sinistra controlli tutti i giornali, le università e la magistratura. Noi non litigavamo, noi, eravamo forti, compatti e coesi. Mentre adesso. I numeri al Senato non ci sono. L’hanno visto tutti. La maggioranza perde i pezzi che è un piacere. Ci affidiamo al senso di responsabilità del Presidente della Repubblica, un galantuomo d’altri tempi. Nel novantaquattro gli strinsi persino la mano, in Parlamento. Nonostantre fosse un comunista, pensi lei. Un Prodi bis è da escludere. Ci riserviamo di scegliere le prossime strategie future. Sono pronto a tornare al Governo. Questo è chiaro. È il Paese che me lo impone. Sono i numeri a dirlo. Berrò l’amaro calice. Mi sacrificherò. Ci sono stati Leader che hanno governato a un’età più avanzata della mia. A Montecatini andò come andò. Ero a stomaco vuoto, dormivo tre ore per notte e non avevo nemmeno bevuto un bicchier d’acqua. Adesso poi ho il bypass e sono a posto per i prossimi dieci anni. I sondaggi ci danno con quattordici punti percentuali in più. Fininvest gode di ottima salute. Con Veronica tutt’apposto, sì, grazie. Buonasera.
Impedibile. Impagabile. Insuperabile. Molto meglio del tonno. E nettamente in anticipo. Un risorto fuori stagione. E dire che non siamo nemmeno in Quaresima…
Posted by Giuseppe Braga at 20:47 | Comments (3)
15.02.07
Viva l’Amor…
di Giuseppe Braga
Tant’amore concentrato (in così pochi metri quadrati) come fosse ketchup denso e condensato, non lo vedevo da anni, ma che dico, da molto parecchio di più!
La serata milanese di presentazione dell’antologia Posa ‘sto libro e baciami, è andata alla grandissima. Non sono io a dirlo, ma i fatti, nudi e crudi. Sentite qua.
Lo Scalo Dieci di via Chieti al 10, in Milano, zona corso Sempione, era zeppo come un tubetto di dentifricio, denso e intonso. Ebbene sì, c’era parecchia variegata gente. Da notare, lo faccio notare, visto il clima che si respira in questi giorni, che non è avvenuto, nonostante il grosso concentramento di folla, nessuno scontro o tafferuglio con le forze dell’ordine (peraltro non pervenute in loco). Inoltre, il deflusso della suddetta folla, al termine della serata, è avvenuto senza incidenti degni di nota.
Parliamoci chiaro, come ogni evento milanese che si rispetti, l’inizio della presentazione, previsto per le ventuno, è avvenuto alle ventidue, mica scemi noi, sempre sull’onda delle mode e delle tendenze, noi, giovani emergenti (emergenti da dove, che lo Scalo Dieci è uno scantinato che sta sottoterra?), presunti presenti passati e futuri aspiranti, giovani perfomer milanesi.
S’è cominciato con Valerio Millefoglie, ragazzo dalle mille doti (presenti già nel nome, come i più avveduti se ne saranno accorti), poliedrico e multiforme – molto più di me, che della poliedricità ha fatto la sua principale ragione di vita – che, in quanto tanto poliedrico e multiforme, si è prestato a calarsi nei panni del bravo presentatore, fingendosi il curatore dell’antologia, Ivano Bariani (tanto il Bariani chi è che lo conosce, intendo la sua faccia, i suoi lineamenti fisionomici, con tutto il rispetto, chi è che lo riconoscerebbe, al Bariani? Io ad esempio, anche se non è che possa far testo da un punto di vista strettamente scientifico/statistico, io il Bariani, non l’ho mai visto. Ora che mi ci penso, magari c’era per davvero, ieri, magari, mischiato tra la folla, magari era quello che stava al mixer, o forse quel tal altro che stava alla cassa, chissà. Piuttosto, per entrare allo Scalo Dieci, bisognava allungare tre euro, musicisti compresi, vai a capire, va, ‘ste cose milanesi…).
Finito sto pistolotto introduttivo (il mio, intendo), posato il libro, che avevo preso in mano per vedere se alla fine, nei dati biografici, ci fosse qualche elemento valido per ricostruire la fisionomia Barianica, no che non c’erano, torno alla serata di ieri.
Noi, ovvero, nell’ordine: io me medesimo, Albo Paleari, Ivan Carozzi e Thomas Pololi abbiamo letto i nostri pezzi, contrappuntati e intervallati dal bravo presentatore Valerio (che ha anche letto un brano da lui scritto, davvero molto bello, e suonato/cantato una sua versione di Per Elisa), che ci introduceva utilizzando di volta in volta parole sempre più bellissime e accuratamente scelte e pensate, coadiuvato da un validissimo e altissimo violinista, di nome Marco. Marco l’alto e bravo violinista, mentre leggevo il pezzo tratto da Moulin Rouge, ispiratomi da quell’angelo etereo e un po’ tisico di Nicole, ha suonato la beatlesiana All you need is love (da non confondersi con la sigla di Stranamore, Rete4).
Gli altri tre ragazzi giovani autori milanesi, invece, in quanto giovani e decisamente più portati di me verso la tecnologia avanzata e computeristica, si sono buttati sul multimediale. Facendo egregie altre cose multimediali, molto divertenti, bellissime e spassose, proiettando immagini, video, ecc.
Albo è stato memorabile. Quel ragazzo c’ha dei bei numeri, quel ragazzo. Senza contare che aveva pure trentotto di febbre, piuttosto buono anche quello, come numero. Albo ha tenuto una specie di piccola conferenza, aiutandosi col proiettore, che ha coinvolto e divertito tutti. Ci ha raccontato la genesi del suo racconto e la storia, senza pudori, della sua piuttosto problematica iniziazione sessuale, partendo dai cartoni animati giapponesi e da indimenticabili frasi di indubbi intellettuali di spessore, come Indro Montanelli, tanto per fare un nome. Lady Oscar gli ha strappato il cuore, a quel ragazzo lì.
Dietro a Ivan invece venivano proiettate immagini di cuochi, grandi chef e di camaleonti, intesi come gruppi musicali degli anni sessanta/settanta e come rettili dagli occhi grandi e sporgenti e dai colori mutevoli.
Infine Thomas, che ha letto il suo pezzo, ispirato al film Corto Circuito e poi ha trasmesso, senza il sonoro, con un colpo di genio davvero originale e del tutto improvvisato (che lui ha voluto far passare come inconveniente tecnico), brandelli di pellicola…
Poi.
Poi certo non posso non dire che l’atmosfera era pervasa da tanto tantissimo amore, era San Valentino mica per niente, eh! Poi sono corsi via piuttosto agevolmente alcune discrete quantità di lattine di birra (che io non ho capito se si dovevano pagare o se erano comprese nei tre euro. Non l’ho capito perché un po’ ne avevo portate io direttamente dall’Esselunga e un po’ mi sono state offerte). Poi al termine delle nostre brillantissime applauditissime performance, era prevista un’originalissma gara di poesie d’amore, ma nessuno, nonostante il clima fosse pervaso invaso inzuppato fradicio d’amore, nessuno incredibilmente nessuno aveva con sé poesie d’amore. Peccato, che Albo aveva persin comprato le lavagnette per i punteggi (a proposito, Albo, ma quanto le hai pagate le lavagnette? Metti in conto, che alla prossima, metti il caso che non riesci a rivenderle, ci mettiamo in pari), ma poi ci siamo rifatti, tra poco vi dico come. Poi confuso tra il pubblico, concedetemi una nota di colore, addirittura, c’era un gruppo molto trendy milanese, un gruppo che voi tutti probabilmente conoscerete, i Baustelle, ehilà, non so perché fossero lì (ammetto d’esser stato tentato d’andar da loro e domandarglielo, ma poi la mia timidezza m’ha frenato e non l’ho fatto), ma c’erano, e questa cosa mi pare davvero meravigliosa. Tra il pubblico pagante poi, c’era anche Marco Candida, giovane (scusate, ma ieri eravamo davvero tutti quanti molto parecchio giovani e intellettualmente appetibili, sarà stata l’atmosfera della ricorrenza, non saprei) scrittore e noto blogger piemontese, era lì e indossava un bel giaccone lungo e pesante (scusa, Marco, permettimi la domanda, è da ieri che ce l’ho in canna, ma perché non l’hai tolto, il giaccone, che lì, dentro nel sottosuolo dello Scalo Dieci, faceva un caldo della madonna?). Marco che indossava il giaccone era lì con Giacomo, un suo amico molto appassionato di Graal, poi c’era anche il mio amico Fede, senza Graal ma con gli occhiali e il casco della moto, e alcuni altri, grazie per essere venuti, invece non c’era il vecchio Balda, non c’era no, e sapete perché? Perché c’aveva la cena di fine corso di scrittura creativa, vabbè, per stavolta ci passo sopra, ma alla prossima…
Poi allora, saltata la gara di poesie, abbiamo fatto leggere a due volenterosi il celeberrimo carteggio intercorso tra gli ineffabili Veronica e Silvio. Semplicemente, una grandissima idea, eh già! Poi avevamo anche comprato un sacco di rose che, e qui siamo stati semplicemente dei (giovani) coglioni, va detto, ci siamo scordati di regalare alle ragazze presenti e che, alla fine della fiera, s’è beccata la ragazza del locale. Poi, finita la lettura del carteggio, in conclusione, per suggellare la magnifica serata, insieme a una parte della band nella quale canto, abbiamo suonato quattro intensissimi e dolcissimi pezzi, in versione umplugged.
Poi la gente ha cominciato ad andarsene, poi anche gli amici son andati, poi la musica è finita e, raccattate le nostre cose, ce ne siamo andati anche noi. Felici e col cuore gonfio d’amore. Be’, in realtà, sfidando i vigili e le leggi della fisica dei corpi. Sì perché, alla fine, vista l’ora e il clima esterno (aveva cominciato a piovere), ho riaccompagnato a casa un po’ di amici che erano senza auto, be’, dico sfidando i vigili e le leggi della fisica, perché, in tutto, dentro la bella Kalos azzurrina d’origine coreana, omologata per cinque persone non necessariamente coreane, noi ci stavamo schiacciati in sei… ma, sapete che c’è?, quando ci si vuole bene e ci si sprizza amore da ogni dove, è solo un piacere poter stare stretti stretti appiccicati…
Viva l’Amor!
Posted by Giuseppe Braga at 11:17 | Comments (16)
12.02.07
E posalo... 'sto San Valentino!

Mercoledì 14 febbraio, nonché San Valentino, dalle ore 21.00, allo Scalodieci (ingresso con tessera, 3 €), via Chieti 10, a Milano, insieme agli altri tre autori milanesi presenti nella raccolta (gli splendidi Ivan Carozzi, Alberto Paleari e Thomas Pololi) e con la partecipazione di altre simpatiche guest star (uno su tutti: lo splendido Valerio Millefoglie), in una serata che promette molte sorprese, letterarie, visive e musicali, presenteremo il libro! Che dire, non mancate...
Posted by Giuseppe Braga at 07:29 | Comments (4)
08.02.07
indovinello esistenzial catartico/catalitico
"La prudenzia non è mai troppo..."
chi l'ha detto?
Posted by Giuseppe Braga at 10:13 | Comments (6)
19.01.07
Posa 'sto libro e baciami

39 remake delle migliori scene d’amore di sempre, rubate a film, canzoni, fumetti, opere teatrali, miti, fatti storici, vita privata e cartoni animati. L’unica raccolta di déjà vu romantici che farà innamorare le ragazze, divertirà i maschietti, addormenterà i fanciulli e farà sospirare di nostalgia le vecchiette sulle loro sedie di vimini. Copiare il meglio per soddisfare tutti! 39 cover scritte e disegnate dal fior fiore della letteratura mondiale e non:
Amato, Baio, Bissoli, Braga, Bregola, Carozzi, Chieffa, Cikada, Clesis, Colloca, Coniglio Cattivo, Corea, Dadati, Di Lorenzo, Dolci, Gallo, Kraushaar, Lauri, Lisai, Lise, Lugli, Marcuzzi, Meacci, Mercatanti, Messina, Mioso, Morozzi, Nuzzolo, Palerai, Pianesi, Piccinni, Pololi, Pozzan, Righetto, Rigobon, Tofani, Verziaggi, Zorzin.
AA.VV.
Posa 'sto libro e baciami
Antologia curata da Ivano Bariani (qui potete leggere l'introduzione)
220 pagine - € 12.00
[zandegù editore]
Posted by Giuseppe Braga at 07:25
03.01.07
Ma tu lo conosci Joyce... a Cuneo!
Cuneo, ridente città piemontese, nota ai cinefili di razza per la famosa batutta del grande Totò, da oggi sarà ricordata dal sottoscritto anche per un'altra bella cosa. Ovvero, il divertente e irresistibile romanzo Ma tu lo conosci Joyce? è stato selezionato per la IX edizione del Premio Città di Cuneo per il Primo Romanzo. Direi, una bellissima notizia per iniziar col piede giusto l'anno nuovo. Chi ben comincia, insomma...
Ah, vista la nutritissima e validissima compagnia (ragazzi, tra i venti e passa selezionati ci sono anche i romanzi di Veltroni, Buttafuoco, Faranda e Catena Fiorello!), non so come andrà, ma, come ci piace dire a noi, vada come vada, sarà un successo...
Posted by Giuseppe Braga at 07:52 | Comments (4)
30.12.06
a chi
(new year’s day... Ma tu lo conosci Joyce?)
di Giuseppe Braga
inutile che io stia qui a girarci intorno, per me, quest’anno, è stato un anno indimenticabile (anche e soprattutto grazie a voi). Senza alcun dubbio, molto parecchio formidabile, eh già! Visto che i giorni sono quelli giusti, allora, colgo l’occasione d’augurare un gran bel nuovo anno a chi… già, a chi…?
a chi ha letto il libro, a chi l’ha letto perché l’ha comprato, a chi l’ha letto perché se l’è fatto imprestare, a chi gli è piaciuto, a chi non troppo, a chi gli ha fatto molto schifo, a chi gli ha fatto molto parecchio ridere, a chi ha riso mentre stava in metropolitana, a chi l’ha letto a voce alta al suo fidanzato che non legge nemmeno i libri scritti da persone che conosce, a chi conosceva Joyce ed è stato tratto in inganno dal titolo, a chi, giuro, non lo farò mai più, a chi lo conosceva e non è stato tratto in inganno, a chi ne ha scritto, e non era un mio parente, tengo a precisarlo, parlando di rara e intelligente comicità, a chi l’ha usato come zeppa sotto la gamba del tavolo, povero tavolo, a chi ha invitato a evitarlo, nemmeno lui è mio parente, a chi ha invitato altre persone a leggerlo assolutamente, a chi ne ha comprati sette in un colpo solo, a chi m’ha invitato a presentarlo, a chi mi inviterà a farlo, a chi non c’ha nemmeno proprio pensato, ma che, sei scemo?, a chi m’ha scritto bellissime struggenti indimenticabili mail, a chi me ne ha scritte di molto meno belle, ecco, a chi ho avuto modo di conoscere, a chi m’ha ringraziato per averlo scritto, a chi ha avuto il coraggio di pubblicarlo, a chi mi ha aiutato a renderlo un vero libro, a chi l’ha sottolineato coi cerelli colorati, a chi gli ha fatto le orecchie alle pagine, a chi m’ha chiesto se l’avessi scritto tutto da solo, a chi m’ha tolto il saluto, a chi ha preso a guardarmi in maniera diversa, a chi m’ha dato del ciarlatano, a chi m’ha dato dello scrittore, a chi s’è sentito offeso perché citato, a chi s’è offeso perché non lo è stato, a chi mi vuole bene, a chi così così, a chi no, a chi lo leggerà senz’altro, a breve, a chi ha fatto orrore la faccia della copertina, a chi invece è piaciuta da morire, a chi s’è entusiasmato per la leggerezza e la semplicità, a chi l’ha trovato leggerino e semplicistico, a chi ha detto che ho fatto gossip, a chi ha detto invece, che ho scoperchiato un mondo, a chi non risponde alle mail, a chi finge di non aver letto il libro, a chi spera non se ne parli più, a chi gli ho regalato un ironico pamphlet sull’universo della scrittura e della creatività, a chi… a chi io sorriderò se non a te, a chi piacciono le citazioni, a chi non lo sapesse quella di prima lo era, a chi, ovvio, dopo averlo letto, ha bofonchiato tra i denti, ma questo lo scrivevo anch’io, a chi, anche, di sicuro l’ha detto e l’ha pensato, ma ormai scrivono proprio tutti, eh già, a chi gli è andato di traverso, a chi ha rosicato un po’, a chi sta ancora rosicando, a chi rosicherà, a chi sostiene che c’è del talento in quelle pagine, a chi sostiene che il talento, in quelle pagine, nemmeno col lanternino, a chi mi vuole bene, a chi s’accorge che l’avevo già scritto, a chi, dopo averlo letto, gli è venuta una voglia matta di scrivere, a chi frequenta le scuole di scrittura con più o meno profitto, ciò non importa, a chi non le ha mai frequentate, a chi si sente un po’, a torto o a ragione, una signora dettaglio, a chi non ci tiene a esserlo, manco a pagarlo, a chi ha parlato di esordio folgorante, a chi mi ha chiesto chi fosse Joyce, a chi l’ha trovato troppo semplice, a chi l’ha trovato eccessivamente cervellotico, a chi l’ha trovato difficile, a chi l’ha trovato bello, ma di nicchia, a chi l’ha definito ironico e scanzonato, a chi l’ha trovato desolatamente banale, a chi pensa che il mondo è bello perché vario, a chi non pensa, a chi piace criticare le cose altrui e mai le proprie, a chi le cose proprie le tiene nascoste e non le fa vedere a nessuno, a chi le cose proprie le fa leggere a tutti, a chi viaggia sempre in treno, a chi pensa che io sia un coglione, a chi ne è convinto, a chi è così, meglio non toglierle nemmeno per scherzo, ‘ste certezze, a chi l’ha definito come il più divertente e irriverente vademecum dell’aspirante autore, a chi m’ha intervistato, esperienza fenomenale, unica ed esaltante per me, temo un po’ meno per lui/lei, a chi m’ha fatto le domande, a chi mi ha dato le risposte, a chi gli è piaciuto a pezzi, a chi di più la prima parte, a chi molto di più la seconda, a chi è così arrogante che crede di poter dire quel che gli passa per la testa col tono di un profeta, a chi farebbe bene ad abbassarla un pochino, la propria testa pseudo-profetica, a chi gli piace fare le pernacchie, soprattutto a quelli di cui sopra, a chi prrrrrr…, ah, marò che bello!, a chi, ci siamo capiti, a chi avrebbe voluto farlo a pezzi, a chi l’ha messo tra i suoi autori preferiti, a chi… grazie, troppa grazia, a chi l’ha incastrato tra Bocca e Busi, a chi non fa una piega, a chi l’ha perso in piscina, a chi dal parrucchiere, a chi l’ha trovato in biblioteca, a chi l’ha regalato alla mamma, a chi ha detto che ci stavano troppe parolacce, a chi l’ha letto in tram, a chi s’è stancato dopo tre pagine, a chi l’ha letto tutto d’un fiato, a chi gli è spiaciuto d’averlo finito e una volta terminato l’ha ricominciato daccapo, a chi, dopotutto non era poi male, a chi c’ha trovato troppe ripetizioni, a chi, anche qui, eh già, a chi non è mai contento, a chi si sente una bambina e non vuole invecchiare, a chi si sente Kafka e non si vuole svegliare, a chi è così, io lo lascerei dormire, a chi vuol dimagrire e pensa che la scrittura creativa sia un buon metodo, a chi s’è complimentato per alcuni passaggi geniali, a chi s’è divertito molto ma non è arrivato a dir tanto, a chi non ci credeva che l’avessi davvero scritto io, a chi ha fermato per strada mia madre dopo ch’era uscita mezza pagina sul Corriere della Sera, a chi è piaciuta più la mezza pagina che il libro, a chi guarda sempre avanti, a chi non si piange troppo addosso, a chi sa rialzarsi, a chi tiene botta, a chi sa sorridere delle debolezze, sia proprie che altrui, a chi piace giocare e ridere di sé… ehi, ma alla fine non siamo tutti sulla stessa barca? Be’, sì, già, allora… auguro a tutti quanti questi a chi un nuovo anno, molto parecchio ricchissimo (davvero!) di grandi, scintillanti, mirabolanti soddisfazioni…
peace and love
tante care cose a voi, arrivederci nel duemilasette
Posted by Giuseppe Braga at 17:36 | Comments (6)
19.12.06
Comunicazione di servizio
Volevo comunicarvi, carissimi lettori e carissime lettrici che, per problemi di natura tecnica (attacco di spamming pesante a Vibrisse e, di conseguenza, ai siti e blog annessi e connessi), i commenti sono temporaneamente sospesi/bloccati. Reistete, appuntateli sul taccuino (!) e teneteli al caldo, appena saranno riaperti, vi farò un fischio...
Posted by Giuseppe Braga at 07:17
02.12.06
punto di vista alcolico e letterario
Letteratura alcolica
di Claudio Santoro (Pirofila)
Frequento un gruppo noioso.
Gente un po' su con l'età. Oddio ci tiene a sembrare giovanile, ma quelli sono i peggiori.
Pensa che per divertirsi in quel gruppo si legge, non roba con le figure, si legge un libro (!), qualcuno ne propone uno e poi ci si incontra dopo un po' per parlarne. Di un libro (!!).
Per lo più il gruppo è composto di donne, solo tre uomini, nessuno autoctono, o meglio uno, ma definirlo autoctono è un po' un azzardo, per lavoro passa più tempo per aria, negli aerei, che a terra, è un volatile insomma, un volatile autoctono.
L'altro uomo è un emigrato come me, io sono un po' più convenzionale in quanto vengo dal sud, lui viene dal nord, un emigrato da Milano, un emigrato da Milano che fa il giornalista a Padova, in più è astemio, decisamente anomalo. Forse per questo frequenta i gruppi di lettura. C'è una donna che si occupa di marketing, ma ha una laurea umanistica o artistica, se ho capito bene, umanistica, arte, mercato, marketing... lettura, ci sarà un filo conduttore, se lo trovo ve lo dico. Un'altra fa l'avvocato, ti aspetti qualcuno che somigli allo stereotipo avvocatesco, una donna rampante, aggressiva, una che legge Grisham e invece mi trovo davanti una donna dai modi delicati, quasi mai severa nei giudizi, sempre tollerante, una che quando smette il tailleur mette gli abiti da danzatrice del ventre. Non sarà mica normale?
Un'altra è più giovane, 26 anni, fa l'università e studia psicologia, consuma libri più o meno come io consumo pietanze e più o meno come i suoi colleghi universitari consumano spritz, ma credo consumi pure spritz, resta da chiedersi se legge sotto l'effetto di alcolici o se sottrae irresponsabilmente del tempo allo studio o alle ore di allegria postalcoliche.
Ce n'è un'altra giovane, più o meno, forse meno dell'universitaria, aspirante avvocato, e a giudicare dai due modelli che abbiamo noi, lo stereotipo aggressivo e rampante può andare a farsi friggere, le nostre due avvocatesse hanno sembianze e lineamenti gentili, non pare anche a voi sospetto?
Un'altra ancora è operaia, dopo una giornata di duro lavoro si dedica alla lettura, magari anche alla scrittura, e si che la sera tra reality, fiction e quiz ce ne sarebbe di roba da guardare davanti alla TV. Ve l'ho detto : gente strana.
Poi ci sono i docenti, un professore affetto da una grave bulimia culturale, ne ha accumulata troppa negli anni ed ora trasborda continuamente, quando meno te l'aspetti da un qualsiasi spunto tira fuori una citazione in latino o un autore del quattrocento, e magari tu avevi detto solo "cazzo!". Chi avrebbe mai detto che sarei arrivato un giorno a uscire con un professore di letteratura ? Non è forse questo un chiaro sintomo del mio declino inesorabile ? Cosa direbbero i miei amici se lo sapessero?
C'è una donna, che non fa la professoressa, ma avrebbe tutti i difetti per farla, anche lei un bagaglio di cultura ingombrante ed un bisogno imponente di cercare gente a cui passarla. << Ma perché non se la tiene ?!>>.
Questo gruppo, grosso modo, si è messo in testa di invitare un tizio a Padova , 'sto tizio ha il dubbio merito di aver scritto un libro, il tipico scrittore "giovane e graffiante", quel tipico scrittore "underground" che fino ad un attimo prima di essere pubblicato era il tipico sfigato potenziale scrittore di successo, ma incompreso. Anche lui è un finto giovane, arriva con zainetto in spalla, capello lungo e un fare da studente fuori corso, chiaramente non è consapevole dell'imminenza del suo quarantesimo anno.
Insomma mio malgrado mi sono trovato coinvolto in questo gruppo, prendiamo 'sto soggetto e lo portiamo a spasso per Padova, mica Scrovegni, Prato della valle, Santo, nooo ! Noi siamo tutti ragazzi di Padova (!!!), per cui facciamo un giro di spritz. Prima al "Cafè au livre", un modo elegante "pe' imbriacasse", libri qua e la, spritz qua e la, imbriachi qua e la, però il nome è francese. Poi un altro più classico locale da spritz, io naturalmente ho bevuto, l'emigrato milanese no, e poi ho bevuto ancora, e poi ancora il milanese no.
A fine giro la macchina l'ha dovuta guidare mia moglie, unica sobria oltre al milanese.
Ci troviamo alle nove di sera tutti in una chiesa sconsacrata, "roba da paletti di frassino" ho pensato e invece l'unico che poteva sembrare un vampiro era il presentatore, anche lui portatore sano (?) di cultura da attaccare a tutti gli inconsapevoli incontaminati che incontrava (autore incluso), lo Stato dovrebbe fare qualcosa contro questi figuri invece di mettere in galera chi si fa le canne.
Le bevute mi avevano sciolto la lingua così attacco anch'io a fare domande, il libro effettivamente l'avevo letto, senza particolare trasporto, insomma, né capo né coda, niente sesso e non muore nessuno, tra l'altro il tizio scrittore exsfigato sembrava non provare alcun fastidio per le domande che gli si ponevano, neanche alle critiche.
Veramente irritante. Una bella litigata avrebbe ravvivato la serata, ma io non ero sufficientemente lucido per organizzarla.
Resistiamo per un po', un'ultima domanda infinita del conte Vlad (d'altronde non ha i problemi di noi mortali) e finalmente si raggiunge l'unico vero fine per il quale i gruppi di solito si uniscono:
LA BIRRERIA!
Riempiamo una tavolata enorme, birre a fiumi, pizze, musica, casino. Altro che lettura.
Nella caciara del locale un discorso di più di due parole è inutile, finalmente qui trionfa un po' di superficialità, cazzate, prese in giro e divertimento, seduto in birreria Proust è come una peperonata a colazione, è in birreria che si compongono i gruppi, anche quelli che si credono acculturati.
Il tipo fico coatto e alla moda per farsi notare dalla tipa si scola tre pinte e poi vince la gara di rutti, il tipo sfigato e secchione ci prova srotolando le sue ultime letture, ma sempre dietro ad una pinta, non si sfugge, sennò come lo sopporta tutto il tempo la tipa che lo ascolta.
Non c'è dubbio alcuno che questo gruppo di giovani attempati, se vuole avere una speranza di sopravvivenza dovrà investire molto di più sulla sua gradazione alcolica.
La letteratura è una materia solitaria, la letteratura alcolica è una materia di gruppo.
Posted by Giuseppe Braga at 12:16 | Comments (0)
01.12.06
a proposito della presentazione di Selvazzano
della presentazione di Selvazzano si parla anche qui.
Posted by Giuseppe Braga at 08:49
28.11.06
Spritz per tutti (per davvero!) o quasi...
Omaggio ai Lanternati, mentre la mia fidanzata si sta guardando un thriller con Ashley Judd e Andy Garcia (e nelle pubblicità si rallegra con Chi l’ha visto?)
di Giuseppe Braga
Padova, sabato 25 novembre
Scendo dall’Eurostar alle cinque e mezza del pomeriggio, con mezz’ora di ritardo. Trenitalia sa sempre come regalarti grandi soddisfazioni e farti fare bella figura. Io, che diligentemente, da bravo giovane scrittore, ironico e graffiante, un po' underground ma beneducato, avevo avvertito quale treno avrei preso e in quale orario sarei arrivato, ci faccio subito una bella figura, insomma, un esordio folgorante da giovane scrittore underground ritardatario (non ritardato, spero).
Mezz’ora su un tragitto di due ore e mezza, è un bel signor ritardo. A Trenitalia, quando ci si mettono, le cose le fanno in grande, sì. Nonostante il ritardo, ad accogliermi trovo un piccolo compatto nutrito drappello: sono loro, non c’è bisogno di sbandierare il libro o di srotolare una bandiera irlandese o di estrarre una pinta di Guinnes (cose peraltro, almeno le ultime due, che non avevo portato con me). Loro, i mitici Lanternati, mi individuano subito.
Si avvicinano al sottoscritto e tirano un bel sospiro di sollievo, davvero! Considerato che lo scrittore Claudio Piersanti, due sere prima, aveva disertato l’appuntamento per un malore di stagione, messo nel conto che la Grimaldi che ha conosciuto Agata Christie, poteva aver fatto scuola, ecco, il mio arrivo, pur se in ritardo, li rasserena e li rende, tranne qualche comprensibile eccezione, a dir poco euforici. Forse temevano già il peggio. Un’altra serata col professor Z sarebbe stata… be’, non lo so come sarebbe stata perché io non c’ero. E comunque era stata scongiurata. Magari se ne riparla per la poetessa Valduga, ma questa è un’altra storia che lascio volentieri ad altri narratori.
I Lanternati, uno via l’altro, si presentano: Cinzia, Cristiana, Daria, Claudio, Stefania, Francesco… per cominciare. Altri ne arriveranno e si uniranno a noi, nel proseguo della serata. Ma, lo dico perché così m’è sembrato, fin dall’inizio, è scoccata la scintilla… bello, bellissimo davvero!
Urge una veloce, ma necessaria premessa. I Lanternati sono un gruppo di giovani appassionati di scrittura e di lettura, che da un po’ di tempo a questa parte si ritrovano virtualmente in rete, all’interno del loro blog (talune altre volte, anche fisicamente), a discutere di libri, scrittori, ecc. Sono loro che m’hanno invitato a Padova (l’incontro si terrà a Selvazzano Dentro, ma prima ci sono obblighi, tipiche usanze locali, da espletare), dopo aver letto il mio libro, quest’estate.
La cosa, va da sé, mi onora e, quando mi ci metto lì a pensare, lì per lì, sia durante il tragitto in treno, sia sulla banchina, vicino a loro, un po’, persino, mi imbarazza. In senso buono, si capisce. Il perché è presto detto. È vero che io sono, sarei, davvero io, sì, l’autore, l’ospite d’onore della serata, ma è pur sempre vero che, alla fine della fiera, io, in quanto autore, ho pubblicato un solo libro (indubbiamente meritevole, indubbiamente scritto tutto quanto da solo, indubbiamente con qualche spunto interessante – queste sono auto-promozioni dell’autore stesso) e, soprattutto, sono alla mia, sempre se non ho sbagliato a fare i conti, ma non credo, quarta presentazione. Ecco, messo in conto che la terza presentazione l’avevo fatta la sera precedente, nella piccola (ma gremita, ho i testimoni, eh!) libreria a trenta metri da dove abito, ecco, non si poteva dire (nemmeno ora lo si può propriamente dire) che io fossi un veterano in fatto di presentazioni. E all’inizio infatti, credo si sia notato. Poi penso, mi sembra almeno, d’essermi un po’ sciolto, cazzo, gli spritz a qualcosa serviranno… ma alla presentazione ci arrivo tra poco, ora eravamo rimasti in stazione.
C’è fermento, fibrillazione, eccitazione. Ci si saluta, ci si bacia, ci si da pacche sulle spalle. È da quest’estate che ci si frequenta virtualmente, in rete, ora finalmente ci si tocca e ci si annusa! Io son contento, davvero!, magari non lo do a vedere subito, ma questo è un mio difetto che mi porto dietro dall’infanzia, ecco, magari non lo si nota in maniera esplicita e manifesta, ma felice lo sono, sì, eccome se sì. Non abbiamo molto tempo, quindi, partiamo subito per lo spritz tour (per chi non fosse pratico, io da sabato scorso lo sono alla grande!, lo spritz è un aperitivo a base di bitter campari, vino bianco e acqua gasata, due cubetti di ghiaccio e poi via… giù nel gargarozzo). Già durante il tragitto, a piedi, per le vie di Padova, mano a mano più affollate, cominciamo a conoscerci un po’. Si chiacchiera, ci si scambia opinioni, si parla del più e del meno a ruota libera (per i curiosi: Giotto e la Cappella degli Scrovegni, Santoro e la sua trasmissione, Anno Zero, dedicata alla città, il famigerato muro, i giovani e meno giovani scrittori, ecc.).
Prima tappa il Café au Livre, un bel posticino pieno zeppo di libri e tavolini, con due persone, in fondo alla sala, che stanno presentando qualcosa che non sapremo mai. Seduti al tavolo, con calma, davanti a bicchieri e piattini assortiti, io una media chiara, grazie (credetemi, molto, variegatamente, fantasiosamente assortiti: per dire, s’andava dal cappuccino, allo spritz, passando per la mortadella), proseguiamo con la conoscenza. Cinzia e Cristiana sono le più attive, qualcuno potrebbe pure dire, vedendole da lontano e non sapendo, che sono un po’ agitate, però sono loro a trovare il tavolo e a sistemare le sedie e poi, calate pienamente nel ruolo di scrupolose organizzatrici, telefonano, ricevono telefonate, s’assicurano che tutto funzioni al meglio. Altri Lanternati, nel frattempo, si aggiungono: Silvia (a cui più tardi dedicherò una dedica molto spinta, ma di ciò ne parlerò più tardi) e poi un ragazzo e la sua morosa, di cui, e me ne scuso, mi sfuggono i nomi, ma non il fatto che conoscesse, lui, lei non so, ma lui sì, almeno quattro lingue, dialetti esclusi, e che dovesse partire, di lì a poche ore per una località segreta del medio oriente. Ah sì, gli stavano anche un po’ sul culo i milanesi. Ho provato senza molta convinzione a controbattere, poi ci ho pensato un po’ su anch’io e ho convenuto che non aveva tutti ‘sti torti. Parecchi milanesi stanno sul culo anche a me.
Altre persone intanto, tra un sorso e l’altro, s’aggregavano al gruppo, io stavo perdendo un po’ il conto, lo ammetto, sì, poi però ci siamo alzati e senza contarci, chi c’era c’era, siamo usciti. In quel momento è partito lo spritz tour vero e proprio. Sembravamo il pifferaio magico (io faccio tranquillamente la parte del piffero, eh!) che, angolo dopo angolo, si porta dietro tutti i topini. Il gruppo s’ingrossava, aumentava, poi diminuiva, si stringeva, si allargava, insomma, tra le molte persone che affollavano le strade e l’andatura folle impressa alla comitiva da Cinzia – la quale Cinzia aveva rimproverato Daria per l’andatura troppo lenta e dunque s’era messa lei a tirare il gruppo (Cinzia è una ragazza che va sempre molto veloce, anche in auto, chiedere a Francesco e a Cristiana), be’, immesse nell’equazione queste due variabili, non si capiva più – be’, io di sicuro facevo fatica – chi era dei nostri e chi invece no. Io almeno, vedevo Lanternati ovunque, ecco. Poco male però, arrivati al locale giusto, e non saprei dire in quanti ci eravamo arrivati, ci siamo ingollati, qui il conteggio era presto fatto: tutti (tranne due: Francesco e Stefania, davvero, incredibilmente astemi), tutti quanti uno spritz. Tutti, infatti, me compreso, tenevano in mano il gustoso aperitivo. E con lo spritz fresco, frizzantino, rossastro, bello tintinnante tra le dita, la serata ha cominciato a contornarsi di stelline frizzantine, fresche e colorate…
Il gruppo, dopo il tempo necessario per la bevuta, si sfrangia, il tempo stringe, dopotutto sarei lì per presentare il “Joyce”, ma un angolino per un altro spritz lo troviamo, eccome!
Poi è irrevocabilmente ora di recarsi a Selvazzano, località nella quale avrà luogo l’incontro. Ci arriviamo in auto, cercando di star dietro a Cinzia, che ha una guida molto sprint, non saprei affermare con certezza quanto di quel suo sprint fosse dovuto agli spritz (una vaga somiglianza linguistica, ci sarebbe) e quanto al suo modo abituale di guidare. Domande che non mi pongo. Anche perché io sono su un’altra auto, ecco. Arriviamo tutti, alla fine, tutti i Lanternati, più o meno distaccati, convergono e affluiscono nella chiesa sconsacrata, sede della presentazione. Conosco subito Maria Elda, l’assessore alla cultura, organizzatrice e promotrice dell’evento, e suo marito Angelo, poi, di seguito, anche Mirco Zago, il presentatore. E ancora, tante altre persone che erano lì per ascoltare il sottoscritto e io, il sottoscritto, che lo sapevo che erano lì per ascoltare me, cercavo di non pensarci troppo, cazzo, davvero!, l’ansia da prestazione (e da presentazione!) è una brutta bestia e io, me medesimo, sottoscritto, me la sentivo acquattata in agguato ansimante sul collo. Fortunatamente gli spritz stavano assolvendo al loro meraviglioso compito da spritz. Dunque mi sono un po’ rilassato e ho stretto mani e parlato un po’ e conosciuto persone. Insomma, una trentina buona, di persone, mica poco. Si potrà continuare a dire che io non conosco Joyce (e, a proposito di conoscenza, anche coi congiuntivi è una dura lotta, eh… conosco o conosca, mah!?), ma tra il pomeriggio e la sera di sabato, ho conosciuto un sacco di gente, ecco!
Com’è come non è, inizio che sono un po’ teso, del resto non è che sia un grande narratore orale tipo Maggiani, e poi dopotutto è la mia quarta presentazione (mi sa che questa l’ho già detta, sì). Sia come sia, dopo il pistolotto introduttivo, dico pistolotto in senso affettuoso ovviamente, del professor Zago, tocca a me. Provo ad andare un po’ a ruota libera, fingendo molta calma, in realtà temo di incespicare sulle parole. Del resto preferisco scriverle, piuttosto che pronunciarle, è una questione oggettiva di tempistica. Scrivere posso scrivere senza fretta, con calma anche esasperante, e riuscire, quando mi va di culo, a ottenere un effetto rapido e veloce, parlare invece, se vai troppo piano, a meno che tu non sia Celentano o il Papa, rischi che non ti si fili nessuno, che si addormentino tutti quanti o pure di peggio.
In qualche maniera riesco a superare i primi momenti e poi, complice anche la lettura di un brano, mi sciolgo un po’. Poi arriva il momento delle domande e io mi rilasso. Giuro che rispondere alle domande, da quando ho finito l’università e gli esami del cazzo che dovevo fare, mi piace un casino a me, rispondere alle domande. Figurarsi a domande fatte esplicitamente e pensate, riguardanti una cosa che ho scritto io! Giuro, davvero, è la verità. Anche le domande difficili, anche quelle un po’ cattivelle (che peraltro sabato non ho ricevuto), anche quelle di Zago (che solo una me ne ha fatta, alla fine, ma, diciamocelo, bella tosta, intellettualmente parlando). Insomma, davvero!, è stato un bel, bellissimo momento, quello delle domande. Tra i più attivi, Claudio e Cristiana, un po’ di più Claudio, se devo dire, che s’era professionalmente preparato domande scritte (e con mia sorpresa e gioia e puro stordimento, non era l’unico!). Un vero e proprio talk show. Ci mancavano solo le telecamere, la pubblicità e le vallette, il resto c’era tutto, anche il sipario rosso, dietro. Col microfono che passava di mano in mano, con io che cercavo di trovare le parole opportune, sforzo intellettualmente arduo, figurarsi, intellettualmente parlando, quando ho dovuto far fronte alla domanda zagoniana, eccetera. Che poi, diciamocelo, non è che a tutti fosse piaciuto il mio libro e ci aggiungo pure, meno male, insomma, il mondo è bello per la sua varietà, eccheccavolo, e non è che si possa piacere a tutti. Sia come sia, si è parlato di esordienti, di scrittura creativa e di creatività della/nella scrittura, dell’oggetto libro in quanto tale, di Kafka e Joyce (ma di sfioro, di sfioro…), di scuole di scrittura, di critiche, di concorsi letterari, di editori, di alcuni personaggi/episodi del libro, di ironia e leggerezza, di letteratura alta e media e bassa e di tante altre cose che adesso (anzi, sarò sincero, me le sono scordate quasi subito) non ricordo, sapete, gli spritz sono micidiali da quel punto di vista…
Come nota di colore, posso dire che, il tocco new age non guasta mai e fa sempre alzare l’audience, posso dire che Giulio Mozzi (che aveva ventilato la possibilità di esserci) purtroppo non c’era, perché impegnato in un altro evento cittadino. O almeno, non c’era in carne e ossa, ma io so che telepaticamente, sotto forma di spirito guida, è stato senz’altro presente. Un paio di risposte, intellettualmente superiori alla mia media standard, che sono riuscito a dare, sono state, senza dubbio, opera sua. Pensare che la vocina che sentivo, inizialmente credevo fosse una vocina tipicamente spritziana. Quindi, grazie Giulio, per il tuo supporto telepatico a distanza.
Terminato l’incontro con l’autore, che poi, non si fosse capito, ero io, salutate un po’ di persone, dedicate un paio di copie, siamo risalti in auto e abbiamo cercato di tenere testa alla spericolata Cinzia. La pizzeria era vicina, il distacco finale, non incolmabile. Vedremo di fare del nostro meglio nella prossima tappa. In pizzeria il clima è disteso e caldo. La tavolata è allegra e decisamente lunga. Io mi piazzo in mezzo, attorno ho tutti i Lanternati. Mi sento a casa, davvero!, qui mi trovo, con una bella e fresca birra a portata di bocca, davvero!, a mio agio, davvero!
Mi mangio una pizza Diavola e come me, ma non voglio mica sottintendere che l’hanno (nota affettuosa/amichevole per il grande Fneri: qui il congiuntivo è sbagliato, davvero!, apposta… ammesso sia sbagliato, davvero!, ecco) scelta per farmi sentire ancora di più a mio agio (o magari per dovere d’ospitalità, ecco), come me se la mangiano anche Claudio, meglio conosciuto come Pirofila, chiamato affettuosamente da tutti, anche da me, Pirò e Francesco (o meglio, come da blog, Fneri).
In pizzeria, tra una fetta e l’altra, complice la birra mischiata agli spritz, in realtà ben prima ma ho il coraggio di dichiararle solo in pizzeria, noto delle somiglianze che mi impressionano. Non posso fare a meno di esplicitarle, io sono un giovane scrittore un po’ underground che annota tutto ciò che gli capita intorno. La realtà è il suo pane, ecco, e non può censurarsi su nulla. Tanto più che le somiglianze sono delle belle somiglianze, almeno per me, ecco. Loro, i Lanternati che, brillantemente e senza vergogna, accosto ai personaggi che tra pochissimo dirò, mi guardano un po’ così, senza infierire per fortuna, accennando a qualche sì, be’, in effetti qualcosina, be’, sì, insomma… eppure, forza degli spritz, io le somiglianze le noto eccome.
Alla mia destra ho nientemeno che Matt Damon, di fianco a lui, senza dubbi alcuni, è seduta Dory Ghezzi, mentre, di fronte a me ho indiscutibilmente Ilary Blasi. Fabrizio Frizzi invece, mi sta dietro, nel tavolone accostato al nostro. Ma intanto che mangia la sua pizza, non mi fa nessuna domanda intellettualmente fuori portata (portata non da intendersi come pietanza da ristorante).
Nel pieno di queste mie elucubrazioni senz’altro creative e un po’ underground, rimango altresì piacevolmente colpito dal fatto che nessuno mi attribuisca le classiche/tipiche somiglianze che spesso, direi troppo sovente per i miei gusti, diciamo pure, solitamente – a seconda dei gradi alcolici degli astanti – mi vengono attribuite, ovvero, in ordine di frequenza: Renato Zero ultima maniera; Gianni Togni dei bei tempi (quel Gianni Togni, che ai suoi bei tempi cantava Luna). Una volta, da non crederci ma l’ho sentito con queste orecchie, anche a Marilyn Manson, m’hanno accostato, ma era una somiglianza da fotografia, un mio autoscatto sfuocato (che ho prontamente distrutto, a scanso di equivoci). Però quella volta, quando m’hanno detto che gli somigliavo, cazzo, mi sembravano ben convinti mentre lo dicevano, ecco, e io lo prendo come un precedente preoccupante, ecco.
Gioco delle somiglianze a parte, terminate le pizze, arriva il momento delle dediche speciali per i Mitici Lanternati. Non sto scherzando, quello è stato un bellissimo momento, davvero, e se dico davvero, è davvero per davvero, ecco!
È intorno alla terza dedica (io, le poche dediche che finora ho fatto, nell’ordine di decine, forse, facendo una stima generosa, un centinaio, ecco, tutte queste dediche io le ho sempre fatte, tutte, con sentimento e gratitudine, questo ci tengo molto e parecchio a dirlo, ecco), stavo dicendo, che è intorno alla terza dedica che, il Lanternato che sta alla mia destra, e che ormai il mondo intero sa di chi è sosia – il Lanternato è Francesco! – spudoratamente, prende a sbirciare le dediche che sono impegnato a fare. Francesco, spudoratamente, non si limita a sbirciare le dediche, ma le legge a voce alta, rendendole spudoratamente pubbliche, Francesco, spudoratamente, non si limita a sbirciare e a leggere spudoratamente a voce alta ciò che sto scrivendo, ma, addirittura!, fa le pulci a ciò che sto scrivendo! Ma si può, dico io? In sostanza, tutto questo mio accanimento col formidabile sosia di Matt Damon è giustificato solo dal fatto che lo spudoratissimo Francesco/Matt, sbirciando e commentando, trova una improvvida sgrammaticatura (proprio nella dedica spinta che stavo creativamente e spassionatamente dedicando a Silvia, spero che a Silvia, alla fine, sia piaciuta lo stesso…). Me lo fa notare, lo spudoratissimo!, ma alla fine, l’ammetto e lo riconosco un po’ come potrei fare se incontrassi Joyce, alla fine, devo ammetterlo, ha fatto bene. Gli errori, a prescindere, vanno segnalati. Poi sta a chi scrive decidere se lasciarli lì dove stanno o meno (a volte ci pensa il correttore di bozze, ma quello è un altro discoso...). Io, per non saper né leggere né scrivere, lascio tutto così com’è. Tra l’altro non mi piace fare cancellature o segnacci con la biro su un libro non mio. Il bello della diretta, ecco, buona la prima, potrei dire, e poi, il sentimento, davvero!, se esce spontaneo, senza freni inibitori, ecc., può anche permettersi, davvero?, talvolta, piccole sbavature, forse…
Una spiegazione logica (questo si chiama, tecnicamente, pararsi il culo), comunque, ci sarebbe pure. E visto che son qui (e che, oltre che underground, un po’ paraculo lo sono) ve la do. Francesco, come avevo accennato prima, è astemio, non ha toccato spritz né birra né altro, per tutta la serata, al massimo s’è bevuto un succo di frutta alla pesca (col ghiaccio) e, poco prima, il famoso cappuccino. Quindi, possiamo scientificamente affermare che era molto parecchio più lucido di tutti noi messi assieme…
La serata s’è conclusa a casa di Maria Elda e Angelo, con una buonissima torta e un buonissimo vino bianco. Anche una grappa o qualcosa di simile, ma a quel punto ero decisamente più di là che di qua e vedevo tutto piuttosto annebbiato. S’è parlato ancora, ci si è dati appuntamento a prossimi futuri possibili auspicabili incontri e poi ognuno è andato a dormire… e scommetto che Cinzia è stata la prima. Perlomeno, dopo di me intendo, che io ho avuto la fortuna di non muovermi da lì e ho dormito come un sasso, nella silenziosissima (troppo per i miei standard cittadini da milanese di periferia, con vicino di casa muratore, camion munito) camera al piano terra di Maria Elda e Angelo. Facendo mirabolanti sogni letterari e non solo letterari, semplicemente mirabolanti e meravigliosi. Sognando e ripensando ai Lanternati che mi consegnavano una busta con sopra scritte cose davvero meravigliose, così meravigliose e mirabolanti che le conserverò per sempre qui con me. Concedetemi questo, inedito per me, dolce e zuccheroso finale. Pur essendo un giovane scrittore un po’ underground, molto parecchio ironico sarcastico e graffiante, un cuore lo tengo anch’io, ecco, sì. Proprio qui, lo tengo. Davvero!
Credetemi (per davvero), vi ringrazio di cuore!
_____________
Milano 27/28 novembre 2006
Posted by Giuseppe Braga at 08:49 | Comments (10)
24.11.06
Oggi e domani
Ecco le prossime - ravvicinatissime! - presentazioni di Ma tu lo conosci Joyce?:
oggi, venerdì 24 novembre, a Milano, presso la libreria Linea di Confine, in via Ceriani 20, ore 21.00.
domani, sabato 25 novembre, nell’auditorium S. Michele in via Roma 68B a Selvazzano Dentro (Padova), nell’ambito degli incontri “Incontro con l’autore - la scrittura altra”, ore 21.00. Con la partecipazione di Giulio Mozzi.
Nota: a chi interverrà a entrambe le presentazioni (autore escluso), verrà riservato un simpatico gadget...
Posted by Giuseppe Braga at 08:30 | Comments (0)
17.11.06
Vibrisselibri
Come molti di voi sapranno, ieri è stata presentata vibrisselibri (per chi volesse sapere di che si tratta, qui e qui , può trovare ogni tipo di risposta). Le prime due opere pubblicate, a cui faccio i miei in bocca al lupo, sono il romanzo "L'organigramma" di Andrea Comotti e il saggio "Una tragedia negata" di Demetrio Paolin.
Quello che non tutti sanno (ma che ci tenevo tanto a dirvi) è che anch'io, pur con una piccola partecipazione, ho l'onore di far parte di questa nuova avventura. La copertina del romanzo "L'organigramma", infatti, è stata tratta da un quadro dipinto dal sottoscritto.
Posted by Giuseppe Braga at 08:48 | Comments (1)
13.11.06
Rumen’s Invasion
di Giuseppe Braga
potrete mai perdonarci? vi abbiamo fatto venire fin lì (Indian’s Saloon, Bresso - Mi), promettendovi un concerto indimenticabile, ecc., ecc., voi siete venuti, grazie!, avete affrontato le insidie della strada, della nebbia, della notte e invece… e invece, voi che non c’eravate, state un po’ a sentire quel che è successo.
Puntualizzo, che forse è opportuno, il concerto c’è stato, noi, intesti come Fix You (tribute band dei Coldplay), ci abbiamo messo del nostro, ce la siamo sfangata come al solito, direi, bene, molto bene, sì. E alla fine, come al solito, i fan dei Coldplay erano piuttosto felici, gli altri un po’ meno, ma il punto non sta qui.
Un’ora e mezza filata di canzoni dei Coldplay, a chi non piacciono i Coldplay, pur se egregiamente eseguite, rischiano di essere letali. Ma quello di sabato non è stato un concerto come gli altri, no, no, no. Sabato noi eravamo il gruppo che si esibiva, ma non l’attrazione, e questo mica si sapeva, noi. Sabato ho assistito a una tal incredibile situazione che se ci fosse stato uno scrittore (di quelli veri, intendo dire) nei paraggi, ci avrebbe tirato fuori un pezzo memorabile.
Non per rimarcare, ma è stata una serata di quelle serate che non mi era mai capitato di vivere una serata del genere. Sia nel bene che nel male. Più nel male, mi sa…
Dunque. Ora vi spiego.
Noi siamo saliti sul palco che erano le dieci e mezza, avevamo a disposizione un’ora e mezza, quindici pezzi, per strabiliare l’intera platea e l’intera platea era quasi al completo, i tavolini già quasi tutti pieni. Siamo saliti a abbiamo attaccato con Square One, poi è stata la volta di Politik, e poi, via, via tutti gli altri brani. Poco prima di salire, Teo, il tecnico del suono che sostituiva il buon vecchio Jerry (ho detto Teo e non Tom, si chiamava Teo), ci aveva messo la pulce nell’orecchio: “Occhio che appena finito di suonare dovete sbrigarvi a smontare tutto, che i rumeni si incazzano, se no”, come rumeni?, come appena finito?, gli ho chiesto, ingenuo come una rosa fresca e profumata di rugiada, lui allora m’ha spiegato meglio: “I rumeni sono in tanti e fanno a botte senza pensarci troppo su, se non sgomberate subito il palco, quelli vi menano di brutto!”
Ora, va ribadito che noi eravamo a Bresso, che io non ho nulla contro i rumeni (e neanche rispetto ai bulgari, agli irlandesi, ai tedeschi, ai coreani, ecc.), che Bresso non sta in provincia di Bucarest, ma di Milano, al confine con Sesto San Giovanni. Nonostante ciò, a fine serata era come stare a Bucarest. Un’esperienza, ecco, insomma. L’avessi saputo prima, mi facevo un paio d’ore di lezioni private per imparare i rudimenti della lingua.
Capitemi, io ho cantato al meglio – in inglese, non in rumeno (poi mi hanno detto che un po’ ho stonato, non è stato alcun rumeno a dirmelo, ma due amiche che ringrazio per la sincerità), il pubblico era partecipe, pur se non del tutto coinvolto, ma noi non siamo i Pearl Jam o gli U2, e la musica dei Coldplay non è che sia la più trascinante di questo mondo, né per gli italiani, tanto meno per i rumeni. Anzi, secondo me, da sabato scorso, ai rumeni, perlomeno a quel gruppetto di rumeni che si aggirava sotto al palco, diciamo dalla sesta canzone in poi, a quei rumeni specifici, ecco, i Coldplay, a loro, specificamente a loro, da sabato scorso, a loro i Coldplay stanno abbastanza sul culo.
Ecco, qualcosa l’ho già anticipato, dalla sesta canzone in avanti, gruppetti sparsi di rumeni, perlopiù giovani, hanno cominciato ad aggirarsi, non dico minacciosamente, ma diciamo in modo animoso e non propriamente amichevolissimo, nei pressi del palco.
Un ragazzo, di bianco vestito, con taglio di capelli cortissimo, in particolare, si è piazzato proprio sotto di me e ha cominciato a fissarmi, sorridendo malizioso e insofferente. Che i Coldpaly gli facessero cagare, era poco più che un dettaglio, a lui interessava che finissimo il prima possibile. Il perché è un perché semplicissimo. Dopo di noi sarebbe cominciata la loro festa (ogni sabato, lì, in quel locale, è così che avviene, e i gruppi che si esibiscono prima, c’hanno vita dura, provare per credere…), una gran festa rumena, tutta musica e balli e canti tipicamente rumeni e noi eravamo visti come noiosi intralci o poco meno. Ineccepibile, ragazzi!
Il giovane rumeno ha provato a parlarmi, gesticolava e mi faceva le smorfie, io, con tutta la mia ineccepibile professionalità, ho tirato dritto, ignorandolo, e ho cantato bene Talk, ho cantato benino The Hardest part (è qui che devo avere stonato, intendo, qui sicuramente…), ho cantato per metà Speed of sound (non perché imbavagliato dal simpatico giovane rumeno, ma perché il microfono, misteriosamente, forse intimorito dai sempre più intemperanti e numerosi rumeni, m’è morto in mano) e, infine, ho cantato con tutto il sentimento di cui disponevo (sentimento non vuol dire, per forza di cose, bene) Fix you, il bellissimo e struggente pezzo tratto dall’ultimo disco, da cui abbiamo preso il nostro nome.
A quel punto la situazione è precipitata. C’erano rumeni ovunque, molti dei quali concentrati sotto al palco, non vedevano l’ora che terminassimo.
Appena finito di suonare, giusto il tempo di presentare la band e ringraziare il pubblico, nemmeno il tempo di scendere dal palco, ecco che i rumeni si sono materializzati in tutta la loro numerosa potenza e vivacità. Erano centinaia. Tutto è avvenuto in pochi minuti (se dico più di cinque minuti, non credetemi, perché vuol dire che sto esagerando). Le luci si sono accese. Il solerte e non autorizzato (a quanto ne so) servizio d’ordine rumeno, ragazzoni alti e grossi e molto presi nella parte, hanno fatto gentilmente (utilizzo un termine dolce, nel dubbio) alzare tutti i presenti, vuotare velocemente o lasciare lì, i bicchieri, e fatto uscire tutti dal locale. Poi ho visto ragazze rumene che estraevano, da scatoloni apparsi per magia da chissà dove, tovagliette colorate, senz’altro rumene, candele e altri ammennicoli tipici. Sgombrato la sala, spostato tavolini e sedie, creato lo spazio per ballare, insomma, una pista da ballo per balli, evidentemente rumeni. È scattata la musica, ci sarebbe bisogno di dirlo?, no, ma lo dico lo stesso: era indiscutibilmente musica rumena, noi abbiamo dovuto smontare tutto, farci un culo come se aver suonato l’ora e mezza precedente fosse stato come bersi un bicchiere d’acqua fresca, smontar via tutto in meno di cinque minuti, meno, credo si sia trattato di una sorta di record di smontaggio palco, ci avessero cronometrato e ci fosse una speciale classifica ci saremmo piazzati nella top five, smontar via tutto, ovvero: casse, amplificatori, batteria, via gli strumenti, di corsa nelle custodie, via, di corsa, tutto nei bagagliai dell’auto, via, perché il palco si doveva trasformare rapidissimamente in un palco con consolle e dj rumeni, via, che si doveva ballare!
Poi, con le persone fuori al freddo (piccolo particolare, avevano pagato l’ingresso, gli sventurati, e io agli sventurati in ascolto, dico ancora, perdonateci, giuro che non sapevamo che sarebbe andata così!), ad aspettare di poter rientrare, che poi mica tutti sono riusciti a rientrare, eh!, il cambio di geografia e di prospettiva visiva ha avuto inizio (o fine, dipende dai punti di vista). Nel locale c’erano solo ragazzi e ragazze (molto belle, fatemelo dire, perbacco!) rumeni. La festa stava avendo inizio. Tutti hanno preso a ballare e saltare e cantare e a bere red bull (bevanda per la quale i rumeni vanno letteralmente pazzi, se volete far colpo su una ragazza rumena, ora sapete cosa offrirle).
Io dopo, mentre mi sorseggiavo la settima birra (nonostante i rumeni, ho mantenuto la mia media da concerto), circondato da moltitudini di ragazzi dell’est, in totalità provenienti dalla Romania, pur se, immagino, residenti a Milano e provincia (non credo vivano tutti a Bresso), io, dopo, insomma, vedendoli così felici, eccitati e spensierati, ballare e bere e parlare (la cosa che davvero m’è spiaciuta è che non capivo un cazzo di quello che si raccontavano) tra loro, in una parola, divertirsi un mondo, io dopo, insomma, ero persino quasi contento di come era andata. Fatti due conti, avevamo suonato, ci avevano pagato subito, m’era riuscito di scroccare tre delle sette birre che avevo bevuto ed ero nel bel mezzo di una festona rumena, dove ragazzi rumeni allegri che avevano voglia di divertirsi, si stavano oggettivamente divertendo… che poi, ascoltandola per un po’, la musica rumena non è male, basta farci un po’ l’orecchio, ma non è proprio malaccio, ecco, io resto sempre sulle mie posizioni e preferisco i Coldplay, ma tutto sommato la musica rumena balcanica che ho avuto modo di sentire non m’è dispiaciuta…
Concludo e saluto tutti con simpatia, rumeni compresi, ricordando che sabato prossimo suoniamo al Circolino di Cusano Milanino. Che dio ce la mandi buona, non necessariamente rumena…
Posted by Giuseppe Braga at 10:02 | Comments (8)
10.11.06
Ma voi li conoscete i Fix You?

Non ancora? Be’, ecco due buone opportunità per farlo…
Sabato 11 novembre, ore 22.30 - Indian’s Saloon di via Clerici, 342 – Bresso – S.S. Giovanni (Milano)
Sabato 18 novembre, ore 22.30 – Il Circolino , via Adige, 22 - Cusano Milanino (Milano)
Posted by Giuseppe Braga at 13:28 | Comments (1)
08.11.06
Presentazione di Ma tu lo conosci Joyce? a Mestre
ASSOCIAZIONE CULTURALE “RISTORARTI”
Ristorante “All’Amelia” - Via Miranese n. 113 - Mestre
L’iniziativa ha per titolo “Cucina di storie. Corso di narrazione”, ideatrice e curatrice è la scrittrice Annalisa Bruni, affiancata da Lucia De Michieli.
La prima parte del corso si aprirà domani, giovedì 9 novembre, alle ore 17.30, con la presentazione di Ma tu lo conosci Joyce?
Posted by Giuseppe Braga at 10:04
09.09.06
Presentazione e reading di Ma tu lo conosci Joyce?
Mercoledì 13 settembre, alle ore 18.00, nella Feltrinelli Libri e Musica di Milano, in corso Buenos Aires 33, Matteo B. Bianchi
presenta Ma tu lo conosci Joyce?, accorrete numerosi...
p.s. il sottoscritto sarà presente!
Posted by Giuseppe Braga at 11:02 | Comments (0)
25.07.06
Comunicazione di servizio
carissime e carissimi voi,
vi scrivo da una località montana segreta (che resterà tale, per evidenti motivi di privacy) ed è ormai da un paio di giorni che sono partito (e non solo di testa...). Tornerò intorno alla fine del mese di agosto. Nel frattempo, non preoccupatevi, se avete crisi d'astinenza, potreste leggere o rileggere le prime puntate dei Piani alti, oppure spedirmi qualche vostro auto-scatto, oppure scrivermi (qui: giuse.braga@tiscali.it), o magari, per i pochi che ancora non l'hanno fatto, leggere "Ma tu lo conosci Joyce?". Io, vada come vada, tornerò (è più una promessa che una minaccia...), si spera, più fresco e pimpante che mai..!
a presto, il vostro caro giuse.
Posted by Giuseppe Braga at 16:33 | Comments (2)
15.06.06
Su Radio Alt la lettura della prima pagina di: "Ma tu lo conosci Joyce?"
Si può acoltare qui:
http://www.radioalt.it/
Posted by Giuseppe Braga at 11:17 | Comments (0)