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26.08.08
Virginia on my mind
Coincidenze astrologiche
di Giuseppe Braga
Virginia è nata sotto il segno dell’Ariete con ascendente Bilancia. Il suo quadro astrale non è niente male e promette bene. O scienziata o artista, male che vada veterinaria. Lo dicono le stelle, mica io. Molto sensibile all’arte alla natura e agli animali. Predisposta ai rapporti umani, al dialogo tra i suoi simili e non. Stabilito verificato ciò, ho subito guardato su wikipedia per controllare il controllabile, curiosità, spigolature, nomi eccellenti, eventi memorabili, nati del giorno, ecc. Ma forse era meglio che non controllassi.
Virginia, tra gli altri trascurabili personaggi (Cristiano IV di Danimarca, sovrano danese del milleseicento, David Letterman, conduttore televisivo/comico statunitense, Marcello Lippi, ex calciatore e ex-neo allenatore della Nazionale italiana, Shannen Doherty, attrice statunitense celebre per la serie Beverly Hills, ecc.), Virginia dicevo, è venuta al mondo lo stesso identico preciso esatto spaccato medesimo giorno (fortunatamente cinquantasette anni dopo) in cui è nato Flavio Briatore. Ecco. Flavio. Eccolo. Briatore. Già. Che anche senza pregiudiziali precostituite preconcette pregresse preconfezionate prestabilite predeterminate preordinate predefinite, ecc., ecco, già, che io, boh, io non so davvero come prenderla sta cosa qui, io non lo so proprio, accidenti.
Che poi, sperare costa nulla, ecco, io spero solo che, per la proprietà transitiva, ecco, non mi diventi come la Elisabetta Gregoraci, ecco, spero questo lo spero sì che lo spero tanto, ecco, questo.
Posted by Giuseppe Braga at 13:18 | Comments (1)
Hawkmoon 269

Posted by Giuseppe Braga at 13:15 | Comments (0)
Occhi
di Giuseppe Braga
Segnali nella notte
luci che ti accecano
l’amore è oscurità
maree montanti nel tuo petto
abbatti le difese
e ti lasci andare tra le onde
trasportato lontano
da una dolce tempesta
l’amore è oscurità.
Posted by Giuseppe Braga at 13:10 | Comments (0)
06.08.08
Virginia on my mind
di Giuseppe Braga
Il primo film che Virginia potrà dire di aver visto ecco forse visto no ma certamente sentito ecco forse sentito neppure che dormiva come un ghiro ecco pur essendoci un volume alto forte fortissimo quasi da spaccare i timpani a un adulto che noi ci siamo pure messi in fondo alla piazza per evitare lo spappolamento dei timpani e comunque il primo film diciamo a cui lei ha assistito ecco forse sicuramente ignara di quello a cui stava assistendo ecco è stato un film proiettato all’aperto quest’estate anzi l'estate scorsa mannaggia come passa il tempo però ecco quindi quando aveva appena tre mesi e mezzo eccola lì molto precoce insomma come cinefila fruitrice spettatrice di film intendo. Che poi ripensandoci ancora adesso a quasi un anno di distanza ecco quello era davvero un bel bellissimo film era quello molto istruttivo e parecchio propedeutico.
Posted by Giuseppe Braga at 11:54 | Comments (0)
Quella notte sull’elefante con Nicole, al Moulin Rouge!
di Giuseppe Braga
Categoria: Scriver cover sui tetti di Parigi
Protagonisti: Christian (Ewan McGregor), Satine (Nicole Kidman))
Fonte: Moulin Rouge!, Baz Luhrmann (USA, 2001)
Fermo immagine. Satine è in piedi sul dorso dell’elefante indiano, Christian le sta a un passo, ha la bocca spalancata e si protende verso di lei. La luna è un cartone tondo e giallo, con naso e occhi stilizzati. Tiro un sospiro, trattengo il fiato e schiaccio play. Parte il medley. Canto insieme a loro, non resisto. Un posticino fisso su quel terrazzo, a pochi passi dalla Torre Eiffel e da Montmartre, mi piacerebbe avercelo, una mansardina, anche abusiva, non pretendo un attico con piscina.
Come un sogno ricorrente, come un’elegia sotterranea a metà strada tra il cuore e le corde vocali, mi ci ritrovo catapultato dentro. Satine m’ha stregato ancora, eccomi al Moulin Rouge!
La vicenda, in breve: Parigi, 1899, in piena rivoluzione bohemienne, Christian (Ewan McGregor), scrittore scalcinato senza un franco bucato, per sua fortuna belloccio, s’innamora perdutamente di Satine (Nicole Kidman), stella del Moulin Rouge – locale da ballo notturno e peccaminoso bordello. Ma insorgono due grossi problemi. Per cominciare, Nicole e il suo impresario, un lurido sudaticcio ciccione dal nome nazistoide, sono due stronzetti nientemale che preferiscono avere a che fare con uomini facoltosi (nello specifico, ci si mette di mezzo un tale, ricco sfondato, chiamato Il Duca), piuttosto che con scrittori scalcinati. Questo gretto pragmatismo iniziale però, verrà frantumato dall’invincibile forza dell’amore (non a caso le parole chiave del film sono Verità, Bellezza, Libertà, Amore). La poverina inoltre (seconda e decisiva questione), è affetta da tisi. E dai suoi primi colpi di tosse, capiamo che l’epilogo sarà drammatico.
Cerco di non dare nell’occhio, m’accuccio sulla proboscide e osservo. Il corteggiamento di Ewan è avvolgente e sinuoso. Il belloccio, ormai sbarellato e con lo sguardo da pesce lesso (in verità, va detto, lui si trova lì grazie ai preziosi consigli del suo bislacco, assenzio-dipendente, amichetto Toulouse Lautrec), non ha la minima intenzione di scendere da quel tetto senza prima averla sedotta. Per contro, Satine, con un portamento e una classe che non si insegnano in nessuna scuola (nemmeno in quella di Maria De Filippi), con voce da usignuolo intonato, cerca d’opporre resistenza. Ma all’amore bohemienne, non me ne vogliano i pragmatici milionari alla Briatore, non si può resistere in alcun modo.
Il medley (coi testi dei brani riscritti da quel geniaccio d’un Baz) è partito. Mi metto comodo, per quanto si possa star comodi accucciati dove sono. Il faccione tondo della luna riempie l’orizzonte e contrappunta liricamente le voci dei nostri due. La notte è tutta colore, nuvole e sentimento. Parigi è una Parigi di cartongesso, solida e bellissima, e io sono un ectoplasma di celluloide, un povero voyeur nascosto sulla proboscide d’un elefante di cartone. Il corteggiamento, intanto, si snoda attraverso i riarrangiamenti di pezzi pop rock come All you need is love, Don’t leave me this way, Heroes, In the name of love, I will always love you e Your Song.
Si stacca la punta della proboscide e quasi volo giù, devo fare attenzione. Loro per mia fortuna non s’accorgono di nulla e continuano il duetto. Guardando Nicole in questo momento – il vestito rosso, la cangiante cascata di capelli, l’eleganza dei gesti, il disarmante sorriso – mi chiedo come si possa fare a non innamorarsene. Sarebbe impossibile. Per me lo è. Premurandomi di non finire di sotto, mi domando anche un’altra cosa, affascinato e col kleenex a portata di naso. Mi chiedo come diavolo abbia fatto, quell’angelo etereo e meraviglioso, a sopportare per tutti quegli anni quel tappo mezzo incapace di Tom. Me li immagino pure, è una mia discutibile fantasia, lo so (un sogno dentro al sogno si potrebbe dire), me li immagino durante le snervanti riprese di Eyes Wide Shut, con lei che, senza voler infierire, suggerisce le battute e gli spiega, paziente e materna, l’intonazione e la gestualità corrette, di nascosto dal buon vecchio e severo Stanley. Ma quello era un altro film (o sogno?), d’accordo.
A questo punto, nel mio sogno, saltellando agile qua e là, scivolo nella pancia dell’elefante. Satine e Christian si stanno baciando ai piedi del letto, ignorandomi come al solito. Non mi perdo d’animo e, leggiadro come una colombella, frantumo un candelabro (saranno di cartapesta, ma sono pesanti!) sulla capoccia di Ewan che, sorpreso e stordito, crolla sul pavimento. Volteggiando sulle punte come un Nureyev in gran forma, m’inumidisco le labbra e raggiungo Nicole. Il mio grosso errore è quello d’aprire gli occhi, ogni volta me ne scordo, ogni volta mi succede. Riaprendoli, m’accorgo che lei è incongruamente ancora nello schermo, mentre io sono al di qua, grottescamente fuori campo, con i miei vestiti dozzinali acquistati all’Oviesse, senza assenzio, senza Toulouse, con una birra ormai calda in mano e la barba sfatta. Mortale tra i mortali, insomma, ma con un’inspiegabile ebbrezza nel cuore… forse perché, come sussurra Satine con l’ultimo filo di voce rimastole in gola, uscendo tragicamente di scena, la più grande cosa che si può imparare, nella vita, è amare e lasciarsi amare.
Già, come darle torto.
[Posa 'sto libro e baciami, Zandegù editore, 2007]
Posted by Giuseppe Braga at 11:19 | Comments (0)
collage amoroso (1997)
Posted by Giuseppe Braga at 10:12 | Comments (0)
Ma tu lo conosci Joyce?
anteprima, centotrentanove pagine (più o meno)
qui, su google ricerca libri, ho trovato anche il vecchio Joyce. Istruttivo, ma non esaustivo, diciamo. Ci sta l'anteprima di alcuni brani, tagliati sul più bello (ovviamente per far venire l'acquolina in bocca ai futuri eventuali acquirenti). Poi ci stanno anche i link ad alcune simpatiche recensioni (un paio uguali, dello stesso pseudocritico pataccaro che manco ha letto tutto il libro - e in più ha messo tra virgolette, come se le avessi scritte io, cose che manco ci stanno nel libro, ma vabbè). E poi, come ciliegina prelibatissima, ecco, sempre per google, meglio precisare, le parole chiave del libro. Cultura altissima, come si può ben vedere...
Aldo Nove, Centovalli, Tikkun, Woody Allen, Agatha Christie, Matteo B, Terre di Mezzo, Marco Tardelli, Raul Montanari, Signora Dettaglio, Ricky Tognazzi, Afterhours, naviglio Martesana, Mr E.P., Nilla Pizzi, Bruno Vespa, DJ Francesco, vodka, Arturo Bandini, Karim Capuano
Posted by Giuseppe Braga at 10:10 | Comments (0)