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01.07.08
Premonizioni
di Giuseppe Braga
Sono un paio di notti che faccio strani sogni, col senno del poi, senza dubbio premonitori. Nel primo ho sognato Linus, quello di radio deejay, non quello di Schultz, eravamo da qualche parte, all’aperto, ci si incontrava casualmente, lui mi guardava incuriosito, come se mi avesse già visto da qualche parte, e mi chiedeva se per caso non avessi scritto un libro, e mi pareva interessato alla faccenda, sì, insomma, non aveva l’aria di prendermi per il culo, ecco, ed ecco che allora io coglievo l’occasione al volo e gli dicevo, be’, sì, gli dicevo che in effetti, be’ sì, io un libro in effetti l’avevo scritto, e di colpo, come solo nei sogni, anche in quelli premonitori, può succedere, mi si materializzava tra le mani una meravigliosa profumatissima copia del mio meraviglioso e vendutissimo libro.
E così, senza alcun imbarazzo, glielo allungavo e gli dicevo, cazzo Linus, leggilo perché è davvero tanto interessante e significativo, questo libro, in quanto libro, meraviglioso e istruttivo e sbellicante, che poi l’abbia scritto io, questo libro, be’, ecco, direi che è una pura coincidenza astrale, ed è assolutamente secondario, fidati, Linus, leggimelo e poi dimmelo, cioè, dimmelo se t’ho raccontato una meravigliosa e sbellicante cazzata, oppure no. Lui mi sorrideva mostrandomi una dentatura splendidamente abbagliante e mi salutava, con cordialità radiofonica, portando via con sé il mio libro sottobraccio. Tutto quanto bellissimo. Una scena di chiusura di sogno splendida, una delle più belle che io mi ricordi (limitatamente ai miei, di sogni).
Ieri notte invece, è stata la volta di Andrea De Carlo. Qui una spiegazione me la sono data subito. L’avevo sentito in un’intervista, quel pomeriggio stesso, a radio 24, raccontare di sé, della sua vita e del suo essere scrittore, oltre che suonatore di mandolino (e rammaricandosi di non averlo portato con sé, in radio). Bando alle ciance e ai mandolini, nel sogno, ero lì che gironzolavo in un luogo sconosciuto e affollato e, in un men che non si dica, me lo ritrovavo di fronte, sorridente e affabile, lui il De Carlo Andrea, e sì, inutile negarlo, lo trovavo immediatamente subito a colpo d’occhio molto giovanile, di bell’aspetto (come nella realtà è di suo, ecco), e all’istante scattava quel non so che, tra scrittori giovanili ci si intende, e così, dopo le dovute presentazioni, cominciavo a conversare amabilmente come si conversa abitualmente con gli scrittori, anzi, mi correggo, tra scrittori, e dunque avevamo preso a raccontarci reciprocamente le nostre rispettive opere letterarie, ma poi, visto che la mia, di opera, si esauriva subito, un titolo e via, ecco che dunque ci si era concentrati e si parlava soprattutto della sua. E a me questa cosa andava più che bene, io sono un estimatore di De Carlo. Anche in questo sogno per nulla imbarazzato e anzi, parecchio disinvolto, gli confessavo, da onesto estimatore, di aver letto solo due dei suoi primi libri (che, considerata la mole complessiva della sua opera letteraria, numericamente parlando, sono ben poca cosa). Lui sorrideva benevolente e per nulla irritato offeso, e intanto mi firmava con dedica le due copie dei suoi libri che anche in questa circostanza, miracolosamente, erano saltate fuori chissà quando chissà come chissà da dove. Molto generoso e bendisposto, il buon vecchio ma giovanilissimo Andrea D.C., anche quando mi confondevo sulla terminologia numerica dei titoli dei suoi due famosi libri, chiamandoli erroneamente: Di noi due e Due di tre. Imperdonabile, ma lui mi perdonava. Una brava persona, insomma, oltre a un grande scrittore.
Stamattina invece, più che un sogno, m’è capitato di precipitare in un incubo. Sono ancora sotto shock, ve ne sarete accorti, scusate la punteggiatura e la sintassi, non so se prenderla sul ridere o buttarmi qui dal ventesimo, che oggi dal ventesimo si vede anche la grigna. Sentite qua. Trovo una lettera intestata, è della casa editrice del mio libro, quello meraviglioso del sogno con Linus, tanto per capirci. La apro con curiosità, bene, è il rendiconto delle vendite relative al duemilasette. Prendo a leggerla, ci capisco poco, c’ho dei grossi limiti, tra copie stampate, copie invendute, copie rispedite in deposito, copie destinazione macero, copie di qua e copie di là, copie di su e copie di giù, spese varie, ecc., ci capisco meno di una mazza, dunque mi rompo, abbandono la decodificazione letterale sistematica e salto in fondo, salto al saldo, che tra l’altro siamo quasi in stagione, vado al saldo che è la cosa che comunque a noi scrittori di un certo livello, interessa certamente di più. Cazzo, rileggo tre volte per essere sicuro di non avere sbagliato. Non ho sbagliato, porcaccia puttanaccia ladraccia infamaccia schifosa, non ho sbagliato, ho letto proprio davvero bene.
Quel cazzo di meno (-) davanti alla cifra finale non ci dovrebbe essere, eh no che non dovrebbe starci. Che cazzo ci fa lì? Chi l’ha messo?
In soldoni (quelli che non ho), il rendiconto, nudo e crudo, mi dice che, non solo non ci ho guadagnato un cavolo di niente (certo, si parla specificamente dell’anno duemilasette, certo, certo, nel futuro venderò a pacchi, certo, come no), ma qui sono addirittura io che devo sganciare 27 euro. Be’, tutto sommato mi poteva andar peggio, dai. Però. Chissà se accettano i ticket…
Posted by Giuseppe Braga at 01.07.08 19:40
Comments
Oh, Giuse, mi spiace tanto! E non per i tuoi sogni (in fondo hai sognato due cinquantenni molto "trendy" anzi giovanilissimi, mancava solo il buon Baglioni per completare il trio, non c'era per caso in sottofondo una sua canzone?) ma per quel meno ventisette. Che sfiga! E pensare che l'ho acquistato anche io il tuo stupendo libro (ma forse eravamo già nel 2008? bòh). Su con la vita, il prossimo sarà un successo. Piccola biografia: di De Carlo ho letto Due di due e non mi è piaciuto e Treno di Panna che invece ho apprezzato. Di Linus soltanto il primo con i messaggi dei radioascoltatori, il suo romanzo non l'ho letto e non credo lo farò mai, pur stimando il personaggio.
Ciao
Posted by: matteo at 03.07.08 06:47
è vero, non ci avevo pensato, entrambi sono giovani cinquantenni, così giovani e tirati che sembrano trentenni. Linus non pensavo si fosse cimentato col romanzo, ero rimasto fermo a Bagatta, altro splendido cinquantenne. di De Carlo ho letto Due di Due e Di noi tre e ti dirò, a me piacquero entrambi. Poi però mi son fermato lì. sul meno ventisette non so che dire, sono ancora molto parecchio stordito, ahahah...
Posted by: giuse at 03.07.08 08:23