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05.06.08

PERIFERIE dell’ANIMA

di Giuseppe Braga
(maggio 1999)

Anche stanotte la luna è triste e le stelle si sono perse dietro chissà quale stupido lampione. Mi mancano le forze e faccio fatica a tenere gli occhi aperti, quando li chiudo sento gli scheletri ballarmi dentro. Nella mia anima tutto si è spento ancora prima di illuminarsi. Vorrei essere triste e sola come la luna. Guardo fuori dal finestrino e vedo dei grossi animali che dormono e che non emettono suoni, vedo delle strisce di asfalto che hanno dimenticato il loro nome e che nessuno mai attraverserà. Il tempo è la mia malattia. L’auto scricchiola in continuazione e questi sedili appiccicosi si attaccano alla mia schiena, speriamo che finisca presto. Che strana notte, che strano posto, sembra un cimitero di vecchi elefanti piegati sulle ginocchia e incapaci di muoversi, con tanti occhi ravvicinati che si spengono uno dietro l’altro. Qui niente ha senso e questa notte forse non avrà mai fine. L’alba non arriverà a guarirmi. Ora lui ha finito, lo vedo, lo sento, è soddisfatto. I suoi sciocchi gemiti hanno squarciato l’aria e rotto il silenzio, giusto per il breve spazio di quell’inutile orgasmo. Le sue parole sono già lontane dalla mia memoria e viaggiano senza cintura verso l’inferno. Sono di fronte a questo mondo, cartapesta senza futuro. Sola, con il mio silenzio nelle braccia, mi cullo nella città vuota. Tutto si è spento ora, e finalmente mi sento triste come la luna, peccato non possa stare lassù con lei.

Posted by Giuseppe Braga at 05.06.08 22:18

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