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16.06.08

cose importanti, invettiva creativa

[avvertenza: ogni riferimento a nomi cose animali città è puramente casuale involontario e fortuito]

di Giuseppe Braga

settimana scorsa sono stato invitato a una serata importante. Non mi capita troppo spesso. In generale, d’essere invitato da qualche parte, nello specifico, figuriamoci, in un posto importante come quello dell’altra sera: l’atelier bellissimo di un giovane artista emergente. Ero lì insieme agli altri autori, ed è stata l’occasione per conoscerci tutti, di un’importante guida turistica locale, guida che uscirà nell’importante mese di settembre, il prossimo venturo. Dico subito, oltre a essere stata una serata importante, è stata una serata particolarmente istruttiva. Soprattutto perché ho avuta l’importante opportunità di conoscere e di discorrere amabilmente con alcune persone. In particolare con una, straordinariamente importante.

L’altra sera, non ve lo nascondo, questa persona m’ha fatto molto incazzare. Ora vi dico.

Anzitutto, non mi si dica che ero partito prevenuto, filippo (questo è un nome di fantasia) somiglia in maniera impressionante a un mio vecchio compagno di scuola delle elementari, luigi (questo è un nome vero). Di professione macellaio, hobby rockabilly. Quindi ero partito, per empatia, con i migliori propositi.

filippo m, il cui importante cognome, che qui ometto per importanti ragioni d’opportunità, coincide simultaneamente a un insetto con le ali molto fastidioso, ma mai quanto lui (anche se insetto non è, o almeno crede di non esserlo), e all’importante capitale dell’ex impero del male comunista, la grande madre patria dei grandissimi Fiodor e Leone. E questa è giusto una curiosità, nulla di più.

filippo m è giornalista con importanti aspirazioni letterarie, meglio dirlo, che quasi me ne scordavo.
È anche figlio e doppiamente nipote d’arte, questo lo ha confidato, all’uditorio rapito dal suo eloquio, solo verso la fine, chissà, forse per evitare che l’uditorio rapito facesse stupide e infondate e sciocche e malevole illazioni.

filippo m, è addentro alle importanti cose giornalistiche, sa tutto di tutti, tanto per dire, è uno di quelli che senza alcuna soggezione chiama per nome le grandi penne del quotidiano per cui lavora. Gianni, Antonio, Eugenio, Vittorio e via discorrendo così, come fossero vecchi amici. Probabile che lo siano, non ho elementi per affermare il contrario. filippo capitale del comunismo mondiale ormai caduta in disgrazia, scrive articoli per l’importante quotidiano il cui nome comincia per r e finisce per a. I suoi articoli fino a prova contraria sono importanti e si trovano, cercando bene, nelle pagine locali. Ne ho letto uno (a dir la verità un pezzetto) sulla cucina etnica, roba da farti venire i brividoni lungo la schiena, c’ho ancora la pelle accapponata.

filippo l’insetto appiccicoso, pur riconoscendo che ormai scrivono proprio tutti, ha comunque pure lui già scritto un libro, il cui titolo è ovviamente top secret. Lui scrive molto bene (anche qui non ho elementi per affermare il contrario), parole sue, il suo libro è una cosa importante che resterà. Il suo futuro libro (attualmente, per precisione, definibile, più appropriatamente, manoscritto) lo sta leggendo una casa editrice romana (ma anche qui tutto è ammantato dal più fitto dei misteri). Egli ci ha altresì svelato che è stata la misteriosa casa editrice stessa a richiederglielo, perciò, conveniamo anche noi, si tratterà senza dubbi di un libro importante. Io sono già curioso adesso, figuriamoci un po’. So già. L’attesa sarà molto snervante.

filippo m ha trent’anni, pochi capelli sulla fronte (di più sulla nuca, meglio che niente, insomma), due occhietti porcini ravvicinati, faccia tonda tendente al pallido e un sorriso accattivante, ma solo per i pesci rossi e i barboncini. Mani come zampette, ma sudaticce, per non smentire il cognome. Non una gran bellezza, ecco. Quando non è d’accordo con quello che gli si dice (molto spesso, per quel poco che ho visto), produce delle smorfie buffe. Sarebbe meglio non le facesse, che così peggiora solo la situazione, di per sé già piuttosto tragica. Ma a lui piace tanto sottolineare la sua presunta superiorità intellettuale e culturale. Tra lui e gli altri ci sta un abisso. Che mi pare strano che stia ancora confinato lì alle cronache locali, a uno così io gli avrei affidato gli editoriali in prima pagina.

filippo l’importante capitale dell’ex impero del male comunista, come dicevamo, è giornalista, ma sogna di fare lo scrittore. Come tutti noi, insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Non parte da zero, però. Ha già scritto alcune importanti cose, stanno in giro, qui e là, e mi scuso se non posso essere più preciso, ma a domanda precisa lui ha glissato, dicendo, evasivamente, che ha scritto cose qui e là, stando molto sul generico. Impossibile strappargli qualcosa di più. Una sfinge, a forma d’insetto.

Io però, che sono curioso come la merda e diffidente per natura, io però ieri ho cercato bene, sì, ho digitato nome e cognome su google e ho voluto vedere se qualche traccia ci stava. Nulla di nulla di nulla, sono rimasto deluso, davvero. Più per lui che per me, devo essere sincero. Solo una sua intervista a un ex pilota (oltre al già citato importante pezzo sulla cucina etnica). Di racconti nemmeno l’ombra, manco un mezzo incipit, neanche un quarto di frase, però internet non è tutto, mica è la bibbia, internet, dai. Magari è uscito qualcosa di suo sulla gazzetta della martesana o sull’eco di baggio e la rete non ne è a conoscenza. Non sarebbe l’unico, insomma.

Io da filippo m, vada come vada, mi aspetto grandi cose, lo dico senza ironia, anche se mi sta tendenzialmente sul culo. Io sono uno sportivo. Lo vedo ben centrato, lo vedo sul pezzo, lo vedo con quello sguardo di chi è ormai pronto, lui ha fatto la gavetta, lo vedo, si vede, se lo merita, soprattutto per il cognome (e per il padre e per lo zio e per il nonno) che porta.

Vi starete chiedendo, e allora, perché ce l’hai con lui, scusa? Ci arrivo subito, al perché.

filippo l’insetto con le ali nonché capitale dell’importante nazione che una volta stava dietro la cortina di ferro, ha avuto l’ardire, disinibito come un vero giornalista (ma forse sospinto dall’effetto della birra che aveva bevuto), di vaticinarmi un grande futuro. Sì, un grande futuro dietro le spalle. Senza troppi giri di parole, i giornalisti (di più quelli frustrati, e l’altra sera ce ne stavano in giro più d’uno) non amano i giri di parole, appena possono affondano il coltello della frustrazione nelle carni altrui, cercando di contagiarne più che possono. Direi che questa è la mia crosta. Sono dei gran fetenti, se volete che mi sbilanci. Cinici e fetenti. Ma è probabile che in questo caso umano ci sia un’altra spiegazione. Meno cinica e più tricologica. Io suppongo l’abbia detto perché invidioso dei miei capelli (non di ciò che ho scritto, scrivo e scriverò, che non ha mai letto e mai, spero, leggerà) e della mia fulgida bellezza (lui quando arriverà alla mia fulgida età, se non sta attento, si ritroverà a essere un tozzo flaccido cicciotello pelato). L’immagine è tutto, del resto, anche per i giornalisti mezzo (gli concedo ancora mezza possibilità di redenzione, del resto, perlomeno anagraficamente, è ancora giovane) frustrati.

L’importante filippo insetto fastidioso, non è un approssimativo, è uno, ad esempio, che conosce le figure retoriche molto bene. Perciò a un certo punto, quando ha capito che nemmeno con un trapianto portentoso sarebbe mai riuscito ad avere i miei capelli, ecco, lui m’ha insultato, così, aggratis, ma l’insulto, lui, lo ha mascherato abilmente dietro a un complimento. Ecco, quella che ha utilizzato è una figura retorica, lo so per certo, anche se non mi ricordo come si chiami. Fidatevi di un uomo senza memoria (e senza futuro).

Mi ha detto, il filippo capitale della vodka, senza che io gli avessi chiesto nulla, mi ha detto così.

Vuoi sapere cosa penso di te?

A bruciapelo, con la bavetta agli angoli della bocca. E così, con gli occhietti sempre più vicini, lo sguardo fisso sulla mia fluente chioma e la linguetta sibilante, ha sputato fuori quel che gli stava sul gozzo.

Penso che hai l’aspetto interessante di un Oscar Wilde (!!?), ma che sei vecchio bolso e senza futuro. Sei arrivato tardi, sei fuori tempo massimo. Quello che dovevi dire l’hai già detto, ormai sei senza domani. Datti all’ippica!

Secco e perentorio, come piace a me. Definitivo funereo tombale, come mi piace un po’ meno. E lascio a voi stabilire quali fossero i complimenti e quali gli insulti.

A prescindere, nemmeno tanto male come immagine, vero? L’ho detto che il ragazzo ci sa fare.
E però. Cazzo c’entra Oscar Wilde? E però. Cazzo ne sa di quello che ho detto, e scritto, io?

Sia come sia ci son rimasto di sale, non mi son toccato le parti basse, se volete saperlo, ma l’ho presa molto male. Come mio solito, un marchio di fabbrica da brevetto, ho incassato con stile e ci ho bevuto sopra. Gli ho sorriso e gli ho detto che presumibilmente aveva ragione, evidentemente, ho pensato, mi trovavo davanti a un veggente e non lo sapevo, colpa mia che non avevo riconosciuto in lui queste doti soprannaturali. Certo, quello che mi aveva rivolto, a ben pensarci, ci ho cominciato a pensare un po’ dopo, ecco, era un insulto gratuito, una cattiveria buttata lì per far colpo, una piccineria per sentirsi meno invisibili di quel che si è, un ronzio molesto. Fossi stato un po’ più ubriaco di quello che già non ero, non ci fosse stato di mezzo il tavolo, gli avrei dovuto ammollare una grossa scoreggia in faccia, così imparava, il piccolo insetto che si posa solitamente sugli escrementi ma che in questo caso specifico tende a posarsi su se stesso. Che screanzato d’un pivellino.

Non so se s’è capito, ma filippo m, con quella sua sprezzante affermazione carica di sicumera, mascherata da sarcastica ironia, filippo dicevo, proprio lui, m’ha fatto (seppur tardivamente, sono uno lentissimo di riflessi, io, così fuori dal tempo che quasi mi tocca dar ragione a quel piccolo coglione) tanto parecchio moltissimo incazzare. Mi sono sentito punto sul vivo, ecco. Ma come si permetteva. Gli avrei dovuto dire, dopo la scoreggia in faccia, gli avrei dovuto dire, prendendolo per il bavero e alitandogli in faccia tutto l’alcol che tenevo in corpo, non poco credetemi, ma tu che cazzo ne sai di me, piccolo insulso insetto di merda, cafoncello col bavero alzato, supponente bamboccino, flaccido e insignificante, stupido uomo che non sei altro, ma tu, che cazzo ne sai, tu, di me? Ma tu che cazzo ne sai, coglioncello di buona famiglia, tu che giochi a fare il giornalista e scrivi di molluschi e branzini?

E invece, come sempre, mi sono limitato a sorridergli amabilmente, scrollando appena un po’ il capo. Che gran faccia tosta, però. È così che si fa strada. Appena entrerà nell'età della ragione, devo assolutamente ricordarmi di dirlo a mia figlia.

In culo alla balena, filippo m.

Posted by Giuseppe Braga at 16.06.08 15:48

Comments

Ma Giuse, mandare questa Mosca allegramente a fanculo, no?
Ciao

Posted by: matteo at 17.06.08 08:51

ma sai, caro Matteo, non sono il tipo, io. sono così educato (!?), e poi, l'avessi fatto, non avrei potuto scrivere questo pezzo. E comunque, meglio non generalizzare, ce ne stanno anche di simpatiche: quella che sta nella sambuca, quella cieca, quella al naso, quella che sta zitta...

Posted by: giuse at 18.06.08 14:29

Ma che stronzo, arrogante, presuntuoso... come si permette? Questo fa incazzare anche me, che invece quello che hai scritto l'ho letto. E l'ho trovato brillante, ironico e divertente, ma soprattutto originale e (guarda un pò) scritto bene. Ma proprio scritto bene. Con uno stile unico e particolare... e siccome per uno scrittore alla fine quello che conta è come dice le cose (che le storie sono già state raccontate tutte, o sbaglio?) non ti resta altro da fare che continuare caro Giuse, e ogni tanto dare un'occhiatina al fiume, che non ci sia un cadavere di m che sta passando... approposito di passare, e passando di palo in frasca, passavo di qua dopo essere passata di là (MI) ieri per il concerto dei Radiohead... che meraviglia. E tornando dalla frasca al palo... sai che vendono delle bellissime racchette che seccano gli insetti fastidiosi con un atroce, sfrigolante, lento e dolorosissimo elettrochoc?! Così, non so come mi sia potuto venire in mente... Ciao!

Posted by: cristiana at 18.06.08 18:59

io penso che quando le parole altrui ci feriscono è perchè noi riconosciamo o temiamo ci sia della verità in ciò che ci dicono
cmnq non credo sia il tuo caso (sei troppo vecchio per iniziare una carriera nel mondo dei cavalli, questo è un dato di fatto)
detto ciò bisognerebbe sempre avere una risposta pronta standard per situazioni del genere del tipo "eh, vai bene tu!" (risposta polite) oppure "e di tua madre a 90 ne parliamo dopo?" (risposta provocatoria.
Tali risposte sono come avere nell'armadio un completo grigio : prima o poi servirà

Posted by: Mud at 19.06.08 10:25

Cristiana, beata te che sei andata e vedere i Radiohead, immagino che spettacolo. Tendenzialmente sono più un tipo da fiume che da racchetta, anche se il tennis m'è sempre piaciuto, un po' di meno da quando lo danno solo sulle tv a pagamento.
Caro Mud, quella del completo grigio è proprio bella, oltre che istruttiva. La mia citazione all'ippica è, in realtà, una licenza poetica. Epperò credo tu abbia una qualche ragione, quando sostieni che le parole che ci colpiscono - e che temiamo - di più, son quelle che hanno un fondo di verità. Speriamo, nel caso specifico, che si tratti solo del fondo, ecco...

Posted by: giuse at 20.06.08 09:33

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