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24.06.08

Azzurra Libertà

di Giuseppe Braga

L’oroscopo era stato chiaro, doveva trovarsi un Guru. E lui ce lo disse così, con la sua consueta e proverbiale noncuranza, appena deglutito l’ultimo tocco di cotoletta. Che volesse cambiare la sua vita, quello l’avevamo capito già da un po’. Ben prima che tirasse fuori il Guru. Da quand’era andato in pensione, quel pover’uomo di mio padre, s’era messo a leggere gli oroscopi, giocare al solitario, guardare i programmi televisivi del mattino e a scervellarsi su come ridare un senso alla propria vita. Un Guru, adesso lui doveva trovarsi un Guru! A ogni costo, eh sì! Prima ancora di finire la frase, aveva aggiunto: “Se riusciamo nel colpo, ci sistemiamo.”

Il plurale non impressionò né me, tanto meno mia madre. L’usava sempre, lui, anche quando non era pensionato. Era per quello che mamma, anche quella sera, lo stava ascoltando sì, ma distrattamente. Preferiva senza ombra di dubbio la tele, a quell’ora. E sarebbe stata una cena come le altre, se mio padre, concludendo il ragionamento, non ci avesse comunicato la sua nuova, geniale, stupefacente idea: “Entriamo in politica, signori miei!”
Quella sì ch’era bella! Mamma dimenticò per un momento Striscia la Notizia e si protese verso di lui con fare incredulo.
“Abbiamo letto che cercano persone”, disse mio padre, provandosi a dare un tono.
“Proprio tu, che non sei mai andato a votare in vita tua…”, mia madre restava perplessa.
“Abbiamo sentito dire che cercano persone”, ripeté lui, quasi scocciato, “questa sarà la nostra grande occasione per cambiare. Ora però, abbiamo la necessità di trovarci un Guru”, e terminò la frase, forzando l’accento sulla prima u, alzando il mento e aprendosi in un sorriso che pareva essersi studiato per ore allo specchio.

Il giorno successivo tornò a casa con una cartelletta di plastica rigida trasparente. Venne in sala da pranzo e ci diede l’annuncio. Aveva la faccia che sembrava un sole, tanto irradiava felicità. Mamma era intenta a vedersi Uomini e Donne, stava per finire la trasmissione e non si voleva perdere l’eliminazione di uno dei pretendenti. Dal pubblico gridavano te ne devi andare, sei arrogante e ignorante… vattene, ignorante!
“Siamo entrati nei Club”, fece papà, ma la sua voce era contrastata e quasi soverchiata dalle urla che uscivano dal televisore.
A me, che stavo sfogliando, distratto e svogliato, TV Sorrisi e Canzoni, seduto sul divano accanto a mamma, venne da pensare alla settimana che avevano trascorso in Tunisia, l’anno prima, in un villaggio del Club Mediteranee. Forse aveva deciso di tornarci e bisognava associarsi per tempo, per poter usufruire di certi sconti e agevolazioni. Dopotutto, in quella vacanza s’erano divertiti un mondo. Gli chiesi se aveva già deciso la località.
“Ma che cavolo vai a pensare!”, rispose piccato.
“Quella cartelletta, allora, che cos’è?”, gli fece mamma, mentre, a fatica, provava a staccare gli occhi dal ciuffo, biondo e improbabile, della presentatrice.
“Anzitutto, chiariamolo subito, questa non è una cartelletta!”, e sembrava parecchio risentito mentre lo diceva. “Cominciamo a imparare a chiamare le cose col loro nome.”
Io e mamma ci guardammo per un momento, con la storia del plurale non si sapeva mai di chi e cosa stesse parlando. Il soggetto era instabile.
Prese in mano la cartelletta, nel frattempo l’aveva premurosamente appoggiata sul tavolo da pranzo, l’accarezzò dolcemente come fosse un tesoro estratto da qualche abissale profondità marina e disse convinto: “Questo è il kit di base.”
Poi ci osservò come non l’avevo mai visto fare, uno sguardo intriso di compatimento misto disprezzo, la strinse a sé e andò in camera. Io e mamma restammo di sasso. Ma per poco. Stava per iniziare Verissimo e i nostri pensieri vennero catturati immediatamente dal sorriso gentile, dolce e rassicurante di Cristina Parodi.
La sera seguente trovai apparecchiato per quattro. Il profumo che veniva dalla cucina era più che invitante. Mamma s’era data un gran daffare. Cena a base di pesce, aveva ordinato papà e lei s’era messa sotto. Non mi sono neppure vista il film di Rete4, mi fece scocciata. Ce n’era uno con Amedeo Nazzari, ma tuo padre m’ha fatto una testa così che non ti dico. Sono dovuta andare all’Esselunga a comprargli i gamberoni, il polipo, le seppioline e il branzino freschi.
Si trattava d’una faccenda maledettamente importante. Mamma s’era persa un film col suo attore preferito. E il pesce, non era neanche venerdì, tanto per dirne una… poi sentii girare la chiave della porta. Era papà, e non era solo. Entrò trionfale dall’ingresso e ci presentò, tutto impettito, l’uomo che aveva al suo fianco. Utilizzò poche, semplici parole, misurate e controllate, come se avesse timore di sbagliare e di fare brutta figura.
“Una persona seria e per bene, che ci aiuterà nell’intento che ci siamo preposti. Un uomo colto, raffinato, d’un’altissima levatura morale. D’ampie vedute e liberista. Proiettato nel futuro. Faciliterà il nostro inserimento nei Club.”
L’uomo d’ampie vedute, il Guru, si chiamava Gianluigi Giovanazzi. Avrà avuto cinquant’anni, ma ne dimostrava una decina (almeno, una decina) in meno. Abbronzato, ben rasato, impeccabile nel suo completo blu scuro, camicia azzurra e cravatta Regimental. Mani curatissime. Gesti disinvolti e affettati. Sorriso prestampato e dentatura, per quel che mi riusciva di vedere, perfetta.

Durante la cena, la televisione, ovviamente, come da consolidata consuetudine casalinga, era rimasta accesa. A volume basso, in sottofondo, ci teneva compagnia. Mio padre e l’illustre ospite, entrati in confidenza fin dall’antipasto, commentavano le notizie con apparente distacco.
“La giovinezza non è un dato anagrafico, è uno stato dell’anima, una condizione dello spirito”, aveva detto il Guru, scandendo meccanicamente le parole, cercando d’interpretare un servizio del TG5 sull’ennesimo viaggio del papa. Poi aveva sbattuto le ciglia e aveva sorriso, in modo inequivocabilmente malizioso, a mio padre. Aveva continuato, tra una forchettata e l’altra.
“La libertà è la nostra filosofia, la nostra fede, la nostra religione, la nostra bandiera.”
La Borsa di piazza Affari era in salita, + 1,4%.
“Noi concepiamo la politica come una guerra contro la povertà, una guerra contro le tasse ingiuste, una guerra contro la criminalità.”
Il conduttore era passato alla pagina, molto sostanziosa, di cronaca nera. Gli albanesi continuavano a svaligiare le ville nel veneto. Un noto politico, tra uno sputo e l’altro, li voleva tutti dentro. Un altro invece, fuori. Nel senso, fuori dai coglioni, che li rispedissero a casa loro.
“E’ necessaria, ormai è divenuta inevitabile, sì, sì, una decisa scelta di campo.”
Il TG5 trasmetteva il pareggio del Milan nell’ultima partita di Champion’s League.
“Il nostro Leader è perseguitato da una sinistra illiberale”, sospirò, afflitto e preoccupato, il Guru.

Adesso c’era la pubblicità dell’Amaro Montenegro e a me era andata di traverso la mousse al limone di mamma. Fino a quel momento avevo cercato con tutte le mie forze di scacciare dalla testa quel tarlo che mi picchiava sulle tempie. Ma ora non c’erano più margini d’errore. Papà stava per scendere in campo. Con la scusa di una telefonata urgente, m’ero precipitato in camera dei miei genitori. In bella vista accanto al comodino di papà c’era la cartelletta, il kit di base, per dirla come lui. Lo presi e lo misi sul letto, mi sudavano le mani. Non potevo fare altrimenti. L’aprii con molta cautela.

una cravatta Regimental ancora incellofanata
il piccolo manuale d’istruzioni del perfetto candidato
due gemelli d’oro
una spilletta col logo del partito
un mazzetto di volantini a sfondo azzurro, con bianche nuvolette, soffici e paffute
due libri: Discorsi per la democrazia e L’Italia che ho in mente
un poster ripiegato in quattro, del quale vedevo solo uno spicchio di fronte lucida (purtroppo piuttosto familiare, nonostante i famosi e leggendari trapianti)
un pettine tricolore
un dentifricio
uno spazzolino da denti
una scatola di mentine

Non impiegai molto a capirlo. Porca la puttana. Altro che Club Mediteranee. Avevo sbagliato. E di grosso, puttana ladra. Riposi il kit dove l’avevo trovato e tornai in sala, sconsolato e depresso. Vidi il Gabibbo saltellare insieme alle Veline e il mondo parve crollarmi addosso.

Papà s’imbarcò su Azzurra, la nave della Libertà, il trentuno marzo del duemila. La nave salpò dal porto di Genova. Mamma decise ch’era opportuno, anzi necessario, andarci. Per salutarlo col fazzoletto come fanno nei film, disse. Io fui costretto ad accompagnarla, nonostante la mia evidente riluttanza. Erano trascorsi due mesi dalla cena col Guru ed erano due mesi esatti (non era una semplice coincidenza) che avevo troncato con mio padre. Lo ignoravo. Avevo smesso di parlargli. Tutto gli avrei concesso (iscriversi al Partito Umanista, diventare vegetariano, testimone di Geova o convertirsi all’Islam), ma questo era davvero troppo. L’ultima sera in cui ci parlammo (la sera del pesce, dopo che il Guru se n’era andato), gli provai a ricordare i trascorsi antifascisti del nonno (suo padre), tanto per cominciare. Passai a rammentargli le numerose voci (tutt’altro che positive) che circolavano, riguardo il suo nuovo Leader. Gli intrighi poco chiari che avevano coinvolto i suoi collaboratori, le nuove e fortunate alleanze politiche con partiti di dubbia provenienza. Il nonno si starà rivoltando nella tomba, conclusi amareggiato.
“Vergognati di dire certe cose”, mi rispose lui, “e il nonno lascialo stare per favore. Qui ci sono in gioco le libertà e noi ne saremo il baluardo, tienilo a mente!”
Quella sera poi, mi consolai con La sai l’ultima?, e almeno risi un po’.

Era primavera, ma a Genova stava piovendo.

“Viaggio bagnato, viaggio fortunatooo!”, stava urlando un deficiente dalla plancia di Azzurra, la nave della Libertà. Il Leader, in splendida forma, dispensava saluti e sorrisi, circondato da guardie del corpo nerborute, alte il doppio di lui. Il programma consisteva nel circumnavigare la penisola, toccando dieci importanti porti di dieci regioni diverse, prima d’approdare festosamente, dopo due settimane di navigazione, a Venezia. Quel viaggio doveva servire ad aprire la campagna elettorale delle ormai prossime elezioni Regionali. Una campagna difficile quanto aspra, aveva detto con tono solenne e grave papà, guardando dentro gli occhi lucidi di mamma.
“Non piangere, torneremo presto. E’ una grande sfida, un’affermazione ineludibile di Libertà. L’Italia ci aspetta e noi non possiamo tirarci indietro proprio ora!”
Lo vedemmo salire sulla nave a braccetto insieme al Guru Giovanazzi. Stavolta, almeno, l’uso del plurale era corretto. Sorridenti e felici, determinati a cambiare la Storia politica italiana. Nell’aria, le melodiose e contagiose note dell’Inno del partito.

La nave salpò mentre l’acqua, dall’alto, continuava a scendere fastidiosa sulle nostre teste. Bisogna essere ottimisti nella vita, aveva affermato papà sulla porta d’ingresso, lasciamo a casa ombrelli e impermeabili, vedrai che uscirà il sole. Mamma aveva ubbidito e così noi ci beccavamo pioggia, nuvoloni e tuoni. D’azzurro neppure l’ombra.
Restammo a guardare la nave allontanarsi, via via tra le onde, un puntino bianco nel mare scuro, agitato e schiumoso. Un’immagine molto poetica, a suo modo. Presi mamma sottobraccio e le sorrisi. Cercai di consolarla cavando fuori un po’ d’ottimismo anch’io.
“Vedrai che tornerà presto. E poi sarà sufficiente guardare il TG4 e sapremo esattamente dov’è e cosa sta facendo. Anzi, se ci va bene, riusciremo anche a vederlo in qualche inquadratura.”
Mamma sorrise e si soffiò il naso nel fazzoletto che aveva sventolato fino a un istante prima. Molto più utile ora, pensai, ma non glielo dissi, era già molto scossa così.
“Sì, forse hai ragione tu, bisogna essere ottimisti”, fece lei, “ma sai, è stato un cambiamento così improvviso che ancora non me ne rendo conto…”

Cercammo di rendercene conto e, a partire dai giorni successivi, la vita riprese, più o meno, come prima. Film del pomeriggio di Rete4, Verissimo e pesce solo al venerdì. Al posto di Passaparola, il TG4, giusto per vedere Azzurra, la nave della Libertà, solcare le onde del Mediterraneo. Striscia la Notizia e la classica programmazione serale Mediaset. Le Iene, Il Bagaglino, I Filmissimi di Rete4 e Non solo Moda di Canale5. La vita era ripresa. Tutto come prima. Anzi, no. Qualcosa cambiò, in effetti.

Papà, sbarcando con gli altri a Venezia, scappò col Guru e non tornò più a casa.

Posted by Giuseppe Braga at 24.06.08 10:06

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