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11.02.08
Into the wild: la mia recenzione
[Attenzione!! Questa recensione contiene spoiler su avvenimenti cruciali del film.Se non volete venire a conoscenza del fatto che il personaggio principale crepa verso la fine del film non continuate a leggere...]
Platone diceva che la vita è un cerchio
Kerouac diceva che la vita è un viaggio
Se avessero avuto ragione entrambi la nostra esistenza sarebbe paragonabile ad una partita di Monopoli: il protagonista del film, Chris McCandless, alla fine ci prova a tornare al via ma non ce la fa.
Procediamo con ordine
TRAMA: Chris (Emile Hirsch) si diploma con il max dei voti ma si non si riconoscie in questa società maaaaaaaaaalata e parte per un lungo viaggio abbandonando così quel pennellone di suo padre (William Hurt che è rimasto tale e quale a quando ha fatto Figli di un Dio minore) e quella babbiona di sua madre (?).
Chris (che poi decide di chiamarsi Supertramp in onore del famoso gruppo musicale) vuole realizzare un sogno: andare in Alaska.
Alla fine ci va e ci resta secco.
NOTE: La colonna sonora del film è di Eddie Vedder (che quando era giuovine suonava con i Pearl Jam)
Alcuni commenti ingenui degli spettatori al cinema dietro di me ("Guarda che belle montagne, che begli scenari!" "Eh sì! Assomigliano un po' a dove sta la zia di Marco, a Ovindoli") mi hanno fatto sorgere il dubbio che per esigenze di budget alcune scene siano state veramente girate nell'entroterra umbro e nel parco nazionale degli abruzzi.
MORALE: Lo scrittore del film Sean Penn (diventato famoso perché castigava Madonna quando ancora era sana) sceglie la strada poco originale della critica della società moderna dove carriera e successo sono le nuove divinità.
In realtà la critica andava fatta non alla carriera ma alla corriera: ma ci pensate a quei poveretti alla fermata che aspettavano il Magic Bus in Alaska...
Posted by Giuseppe Braga at 11.02.08 15:06