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28.11.07

il ragno

di Giuseppe Braga

La luce batteva isterica frangendosi sullo stipite sverniciato. L’uomo aveva appena stabilito che era giunto il momento di prendere quella decisione tante volte rimandata. Si alzò dal letto e pose lo sguardo su sua moglie. Lei dormiva, soffiando sul cuscino tutta la sua innocenza. L’uomo aveva capelli bianchi e unghie sporche. Si sentiva esasperato e sconfitto. Una serie infinita di circostanze, una vita mancante. La donna mosse il collo e aprì impercettibilmente le palpebre. La luce invase la piccola stanza e investì entrambi senza riguardo. Seguì un colpo preciso e netto, selvaggio, crudo, troppe volte represso. Lei ora sembrava una statua esanime e sgradevole. Immobile come il materasso a molle sul quale era riversa. Un liquido denso e tragico stava scivolando sul pavimento. L’uomo restò in piedi, rigido, quasi svagato. Con un lembo del lenzuolo si pulì distratto le mani. Il suo sguardo era stato catturato da una ragnatela sopra la finestra. Tirò su col naso e deglutì. La stanza brillava del nitore del mattino. Lui prese a vagolare disordinato per la camera, incerto e rarefatto come un ragno. Quella stanza non gli era mai parsa tanto inadatta come in quel momento. Si sorrise addosso, metà luce e metà oscurità. In fondo, doveva ancora completare il lavoro. Alle sette in punto la sveglia iniziò a suonare. La salvezza era lontana.

Posted by Giuseppe Braga at 28.11.07 18:01

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