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05.11.07
Il soccombente
Per mesi Wertheimer aveva camminato su e giù per Vienna, notte e giorno, fino a quando era crollato.
Quel continuo camminare non serviva più a niente. Ma anche il casino di caccia a Traich, da lui inizialmente considerato il luogo nel quale avrebbe potuto salvare la propria esistenza, anche il casino di caccia si rivelò un inganno; come so, da principio egli si barricò nel casino di caccia per tre settimane, poi si recò dai boscaioli e li molestò con il suo problema. Ma il fatto è che le persone semplici non capiscono le persone complicate e con più spietatezza di chiunque altro le inducono a ritrarsi in se stesse, pensai. L’errore più grande che possiamo fare è credere che le cosiddette persone semplici siano in grado di salvarci. Ci rivolgiamo a loro in uno stato di angoscia estrema, li imploriamo letteralmente di salvarci, e quelli invece ci spingono ancora più a fondo nella disperazione. E come potrebbero, pensai, salvare un individuo stravagante dalla sua stravaganza. Dopo essere stato abbandonato dalla sorella, pensai, Wertheimer non aveva altra scelta se non quella di togliersi la vita. Voleva pubblicare un libro ma non c’è riuscito perché ha seguitato a modificare il suo manoscritto, lo ha modificato talmente spesso che alla fine di quel manoscritto non è rimasto più nulla, in realtà i cambiamenti del manoscritto altro non erano che la totale cancellazione del manoscritto stesso, di cui alla fine non è rimasto che il titolo, che era Il soccombente. Ormai non ho nient’altro che il titolo, diceva a me, e questo è un bene. Non so, aveva detto, se avrò la forza di scrivere un secondo libro, non credo, se fosse uscito Il soccombente, così diceva, pensai, sarei stato costretto a togliermi la vita.
Thomas Bernhard
Posted by Giuseppe Braga at 05.11.07 09:05