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06.11.07

che cialtroni!

di Giuseppe Braga

che cialtroni che ho incontrato ieri sera, tanti cialtroni così non ne vedevo da anni così tanti tutti racchiusi in uno spazio così limitato e ristretto dal punto di vista strettamente della metratura quadrata intendo dire

ma se lo dico c’avete da credermi che io così tanti di quei cialtroni tutti insieme che sorridevano e che si davano pacche sulle spalle e che si annusavano tra di loro compiaciuti e invidiosi e rifatti e simpaticamente fasulli era da anni parecchi che non ne vedevo tutti insieme, già, ma questa la chiamano arte e perciò ci sta da ballare, io credo, ehilà eccola qui la bellezza dell’Uzbekistan, ehilà, eccolo qui l’artista concettuale, ma che dov’eri finito, tu, concettualmente, ma che, come, ma che non lo sai che sono appena rientrato da Los Angeles per la personale di quel giovane nipote quarantenne di mio cugino, ah già, che me la avevi spedita la mail con l’invito, ma che lo sai anche tu che io ero impegnato con l’allestimento e, e via di questo passo, anzi, andazzo, molto parecchio cialtronesco, concettualmente parlando, con un buffet che ci sarebbe stato da scoreggiarci addosso da quanto poco ci stava da mangiare, ma si sa, l’arte è fatica e digiuno, e con quei bicchieri di plastica del supermercato che non avrei mai immaginato di vedere in mezzo a tanti artisti di fama e non, in occasione di un tale vernissage prestigioso, che mi sarei aspettato piuttosto modestamente diciamo qualcosa di più chic, perlomeno, ecco, non dico tanto ma almeno quei calicetti smontabili di plastichetta trasparente, perlomeno quelli lì, già, ma si sa che concettualmente parlando le persone chic artistiche e un po’ sopra le righe, e sto proprio parlando dei cialtroni di ieri, ‘ste cose gli artistici cialtroni le fanno e ne fanno anche di peggio, s’è per questo, già che lo sappiamo, dai, ma che a me, pur interessandomi relativamente il mondo cialtronesco e artistico concettuale, quando mi avevano detto, a me, e qui non sto a dire anche se mi piacerebbe di dirlo, chi esplicitamente espressamente precipuamente me lo ha detto, a me, dai vieni anche tu, cioè io, ovvero me, dai vieni che ci sta un vernissage in un posto davvero trendy, molto fico, con gente da sballo, ecco, io me, dopo le prime titubanze, ecco, io mi sono fatto forza e ci sono andato anche se o forse proprio davvero per questo motivo qui, anche se era dalla metà degli anni novanta che non andavo a un vernissage, ecco, adesso che ci sono andato, ieri ci sono andato, posso dire che lascerò serenamente passare trascorrere altri parecchi molti precipui innumerevoli altri anni, che io assistere a spettacoli mostruosi e cialtroneschi del genere faccio volentieri a meno cioè se proprio devo mi accendo la tele e se voglio vedere mostruosità simili mi scanalo un po’ su e giù col telecomando che di mostri è piena la tele, così mi spavento un po’ e dopo spengo e vado a dormire e che invece io ieri ho pure dovuto fare la fatica di uscire di casa prima vestirmi poi cercare il parcheggio in quella cazzo di milano, il vernissage era a milano, dove oramai se non c’hai culo e ti dimentichi il gratta e sosta oramai il parcheggio te lo scordi ora e mai che riesci a parcheggiare con tutte quelle strisce colorate e che comunque dopo, la fatica che ho dovuto compiere m’è stata ripagata perché io alla fine un parcheggio anche se in sosta non del tutto regolare lo ammetto l’ho a culo trovato, ecco, dopo la fatica dello spostamento non esattamente concettuale, ma più che altro fisica, ecco, mi sono trovato in mezzo impantanato nel pieno epicentro di un ritrovo vernissage di mostri cialtroni che tra di loro tutti quanti si chiamavano artisti e che le loro creazioni concettuali figurative astratte ecc. le chiamavano arte e noi, intendo io e gli altri tre amici sventurati miei incautamente caduti nel vortice artistico e concettuale, ecco noi, poi ci siam guardati e abbiam capito, noi ci trovavamo palesemente fuori contesto, mentre tutto intorno cresceva nell’aria un dolcissimo profumo di arte, a noi cresceva solo la fame e lì da mangiare non ci stava un cazzo di niente e dunque perciò però anche per quel motivo lì, a un bel certo preciso momento che ancora mi ricordo esattamente quale io avrei voluto urlare in faccia a tutti quanti quei concettuali uno per uno la celebre frase fantozziana che noi tutti amiamo follemente ma che poi nonostante il vino che mi bevevo seppur scadente ma che poi non ci ho avuto il coraggio, eh no, ma che poi, nel tal mentre nell’aria cresceva il profumo artistico e concettuale, ecco che crescevano anche le due artiste protagoniste della serata vernissage, tutte pompose truccate eleganti ma con quel tocco di stravaganza che non poteva mancare, felici e consapevoli del ruolo che stavano interpretando, ruolo di artiste star della serata vernissage che si stava svolgendo profumatamente tutta per loro, già, e ci stava una delle due artiste, diciamo a occhio la più giovane, una delle due star della serata, una delle due che esponevano, lei, sì, diciamo la più audacemente vestita, lei se ne stava lì gironzolante a ricevere complimenti e a concedere interviste a tv locali suppongo, ma non lo sto dicendo con supponenza, lo suppongo e basta, ecco, la giovane artista gironzolava felice e pienamente soddisfatta per la riuscita ottima della serata vernissage, se la girava con un vestito tutto attillato provocante sensualissimo aggressivo color nero, è plastica?, le ha chiesto incautamente e senza la necessaria malizia concettuale che le avrebbe fatto molto comodo, la mia amica Monica e lei, l’artista giovane ma un poco rifatta, ovvero nel senso ch’era tutta rifatta perlomeno dagli zigomi in giù e che quindi, osservandola da molto vicino e a ragion veduta, ve lo assicuro, la domanda non era tanto così oziosa come avrebbe potuto apparire al primo momento, ecco, lei quasi sdegnata le ha detto, alla mia amica Monica, tocca tocca tocca pure ma guarda che non è plastica questa, eh no, questo è latex, ah be’ allora è tutta un’altra faccenda già, di latex ne è pieno il mondo è pienissimo di latex lo trovi dappertutto oramai, soprattutto l’universo sporcaccione di internet e le pornostar americane tutte rifatte pure loro, ma questo è un altro discorso che mi porterebbe troppo palesemente fuori strada e quindi torno al vernissage che era molto originale eccentrico poiché l’arte di oggi, diciamola meglio, quella che chiamano arte oggi, deve possedere una forte componente di eccentricità, se no non la si può più chiamare arte, dico bene vero, sarete d’accordo con me suppongo senza supponenza, ecco, e poi, tornando al vernissage mostruoso e non solo concettualmente cialtronesco, in mezzo alla sala, esattamente nel centro, sì, topograficamente disquisendo, ecco, nel mezzo sopra un gran piedistallo ci stava un’istallazione tutta anatomica con pezzi di gambe e tronchi di pance e fegati martoriati e orbite di occhi che facevano quasi un po’ impressione, sì, tutti penzolanti colorati pittati variamente e un po’ instabili, che un tizio a un certo punto ci ha dato un colpetto di gomito involontariamente si capisce e che comunque l’opera da quel momento lì in poi, dopo il colpetto involontario, cambiava di significato, era ineccepile questo dato di fatto elementare, dico, questo lo avrebbe capito anche un bambino, dai, concettualmente e anche spazialmente mutava il suo senso, la sua intima logica, il suo contenuto semantico, ma nessuno, artista inclusa, dico nessuno, ci ha fatto caso, dai, che cialtroni, ma questa loro la chiamano arte, sì, e che invece poi, per rifarsi gli occhi, orbite permettendo, appesi alle pareti, abbiamo voltato lo sguardo e oplà, eccoli lì, già, ci stavano i lavori i dipinti anzi scusate se mi sono espresso male le opere avrei dovuto dire, bellissime e colorate e stravaganti e concettuali anche loro le opere intendo un po’ come le artiste le due artiste che esponevano e che erano adesso sì, alla grande, al centro dell’attenzione del vernissage e che si contendevano le attenzioni col terzo artista che aveva contribuito alla perfetta riuscita della serata vernissage e delle opere stesse, lui, uno scrittore famoso diciamo ecco forse non troppo famoso ma secondo me famoso quel tanto che basta, ecco era lì oltre che per quello che già aveva fatto anche per fare delle pubbliche relazioni efficienti e valide e sostanziali dal punto di vista strettamente efficientistico relazionale e attorno a lui, anzi ai tre artisti, lui e le due grandi artiste star della serata, ci stavano microfoni e telecamere, ecco, una roba bella seria insomma, che io ci sto scherzando su ma la roba vernissage era bella pesa e importante, ecco, diciamo, un po’ come i prezzi delle opere, palesemente e cialtronescamente troppo seri e impegnativi, ma dai, che all’inizio ho persino pensato a uno scherzo di dubbio gusto, ma dai, a uno zero in più scappato scivolato svicolato via dalla punta del pennarello imprudentemente avventatamente sconsideratamente e invece era tutto vero era tutto giusto, ok il prezzo era giusto, sì, ovvero le opere venivano via a un costo davvero improponibile, un costo sbalorditivo, considerate le opere s’intende, un costo da star della tv, un costo da calciatore colto da passione improvvisa per la pittura, un costo che quasi mi ci sarei potuto comprare la macchina, ecco, un costo che anche se avessi avuto dietro il libretto degli assegni, forse nemmeno anzi sicuramente senza dubbio alcuno, sì, cioè no, nemmeno col libretto dietro me ne sarei potuto portare a casa uno, forse mezzo, ecco, ma forse l’artista non avrebbe accettato di segare in due una sua opera anche se per me non si sarebbe accorto nessuno, ammettiamo che si fosse verificata una cosa del genere, ecco, ma diciamolo, un costo in poche parole che mi sarebbe costato troppo, un costo che esulava drammaticamente dal mio conto in banca, cioè esulava nel senso che lo superava abbondantemente, diciamo che quasi me lo doppiava, il mio conto, cadauna opera intendo dire, ma io lo dico senza problemi che io sono uno che della pochezza del suo conto in banca ci ha fatto un’abitudine a tal punto che mi sorprenderei e quasi ci resterei male se ce li trovassi, i tanti soldi, sul mio conto, in banca.

e insomma sì, poco da fare, soldi e conti a parte, queste robe qui la chiamano arte

(ma io continuo a chiamarli cialtroni)

Posted by Giuseppe Braga at 06.11.07 12:18

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