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06.11.07

Antidepressivo per tossicodipendente cinefilo (2001)

di Giuseppe Braga

Sono in ansia quando non mi faccio la mia dose quotidiana di ero.
Non sono in ansia quando vedo il mio film preferito, strafatto come un cammello, sul divano di casa mia. Vincent Vega si sta facendo pure lui, apre l’astuccio e… cazzo comincia lo sballo!

Sto in para quando sono fuori cogli amici e il mio Nokia non c’ha campo.
Mi sento daddio ogni volta che rivedo la scena che John Travolta infila l’ago nel cuore di Uma Thurman.

Ho i nervi a fior di pelle quando mi tocca passare lo spino a quel coglione di Filippo. Quello ci lascia sempre la bavetta sopra e a me la sua bavetta fa schifo.
“Leggi la Bibbia Bred? E allora ascolta questo passo che conosco a memoria. È perfetto per l’occasione”, minchia se è fantastico quando dice così!

Mi cascano le palle e scivolo all’Inferno quando sono costretto a chiedere i soldi a mia madre, povera donna. Ma a me lavorare mi manda in depressione, per cui.
Sto in Paradiso quando Samuel L. Jackson recita a memoria il Profeta Ezechiele.

Mi viene la tachicardia se non vado almeno due volte all’anno (Pasqua e Ferragosto, di solito) a mangiarmi i funghetti nel mio coffe shop preferito ad Amsterdam.
Sto meglio al solo pensiero che anche Vincent Vega è stato là.

Ci sono rimasto di merda tutta la notte, non ci ho dormito sopra, no, l’ultima volta che l’hanno ridato in tele. È passato in terza serata su Rete4, mentre io m’aspettavo di vederlo in prima, nei Filmissimi di Canale5. Questa è censura bell’e buona. Stronzi.
Ma poi. Ancora Vincent, ancora sballo. Quando in macchina fa saltare le cervella al negretto.

Marcelus è troppo arrogante. Mi mandano in bestia la sua calma e i suoi modi di fare.
Le labbra di Mia Wallace al microfono, in primo piano, con il sottofondo delle Indigo Girls. Potrei morire così, con quella dolce visione negli occhi.

Bruce Willis e il suo orologio malcagato. Ve lo ricordate? Che schifoso. Non ho mai digerito la scena in cui m’ammazza il mio Vincent. Mi prende lo sconforto e mi devo fare subito un paio di Prozac.
La faccia da pirla di Quentin Tarantino quando Harvey Keitel gli entra in casa. Quello gli risolve i problemi e lui mica l’ha capito. Rido da matti, in quel punto.

Poi però succede una cosa. Si arriva alla fine e il film torna al principio. Sì, dico davvero. Sembra ricominciare tutto daccapo. Non mi ci raccapezzo. Ogni volta è così. Ma quella cazzo di scena nel drugstore non stava all’inizio?

Vabbè, chissenefrega cazzo. Pulp Fiction è proprio un gran trip!

Posted by Giuseppe Braga at 06.11.07 08:32

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