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24.10.07
il fascino maledetto dello scrittore (part XLI)
appetibile
il mercoledì io lavoro mezza giornata. non lo dico per mettere invidia a nessuno, ma solo per dire come stanno le cose, ecco. che le cose però stanno anche in un altro modo.
che alcuni colleghi non vedono l'ora che io me ne vada. già. fanno il conto alla rovescia, partendo intorno alle dieci, dieci e mezza della mattina. intendiamoci. non è che stia così sul culo ai miei colleghi, tanto da meritarmi il conto alla rovescia. sono una persona a modo che non rompe il cazzo a nessuno, tendenzialmente. anzi, tutti a chiedermi ancora come sto e come sono smagrito e poi cazzo è quella roba che c’hai lì, che adesso m'è appunto uscita una crosta schifosa inguardabile sul naso, una roba che ho provato a scrostare stamattina ma con risultati pessimi. che adesso s'è già riformata peggio di prima. crosta a parte. il mercoledì a quest'ora di solito io non ci sono, qui, in ufficio. oggi è un caso che sia ancora qui. e sto vedendo e sentendo e capendo parecchie molte cose. che già sapevo però, dai. che qui l'ufficio si trasforma in sala ristorante. che oggi sono in quattro, un paio per tavolo, tutte colleghe provenienti da svariati piani che si danno appuntamento qui. che due di loro hanno dovuto cambiare piano, che c'ero io. il guastafeste. che il mio tavolo è appetibile, spazioso luminoso vista strada. che adesso mi sento davvero a disagio, a sentire i profumi delle tagliatelle e dell'arrosto e delle patatine. anche le zucchine gratinate. ma non è per questo che mi sento a disagio. piuttosto. le vedo sacrificate, strette strette. ecco. che di solito, come da orario, dal mercoledì al venerdì, il mio posto è libero, appetibilissimo, e loro c'hanno a disposizione un tavolo in più. che mi dispiaccio davvero a vederle mangiare così tutte strette strette sacrificate. che adesso mi hanno offerto anche mezza mela e un panino. che dai. che mi sento proprio fuori posto. che quasi quasi me ne esco, prendo mezz'ora di permesso, esco e le lascio pranzare in santa pace. che guastafeste del cazzo che sono. fanno bene a fare il conto alla rovescia. che dai. buon appetito e scusate per il disturbo.
Posted by Giuseppe Braga at 24.10.07 13:20
Comments
Che non potrebbero usare un altro ufficio, sempre con vista strada?
Posted by: matteo at 24.10.07 17:07
in linea teorica potrebbero, sì. ma valle a capire. credo ormai si siano irrimediabilmente affezionate. si sa, le buone abitudini soprattutto quando sei a tavola.
Posted by: giuse at 24.10.07 18:05
Che dai, che rompicazzo, prenditi il permesso e falle mangiare in santa pace.Ciao.
Posted by: giuseras at 26.10.07 15:55
A parte gli scherzi, ti capisco.
Ma ora, cambiando discorso vorrei riallacciarmi a quanto detto da Mud (in " Quanto si dice cantar chiaro") Per cui rimando il prosieguo di questo mio post. (Spero vorrai leggerle col giusto spirito).
Ciao.
Posted by: giuseras at 28.10.07 13:57
Dunque, se voi leggere il prosieguo del blog soprascritto devi andare in "Varie / Quando si dice parlar chiaro /comments e nonti resta quindi che premere il grilletto. Non aspettarti che lo faccia P.M.Verlaine, come fece allora con "son ami" Rimbaud. Anche se a questi due, personalmente, preferisco Andrè Gide, per la sua personalità tra le più complesse discusse e rappresentative del secolo appena scorso.
Au revoir, Joseph.
Posted by: giuseras at 28.10.07 17:00