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10.10.07
il fascino maledetto dello scrittore (part XXXVI)
non è bello ciò ch’è bello…
di Giuseppe Braga
Sono sul metrò. Fa caldo. È pieno zeppo di gente. Terzo giorno di lavoro dopo le vacanze malate. C’ho l’umore a terra, anzi sta un po’ più sotto, visto che mi trovo in metrò. Allarme quasi rosso. Vicino al livello di guardia. Per mantenerlo qualitativamente alla stessa quota, bello basso e tristanzuolo, da un paio di giorni ho ripreso a leggere Il soccombente di Thomas Bernhard, facili ironie a parte, una gran bel libro che fa parecchio riflettere. Alzo gli occhi da pagina sessanta che ormai manca una fermata alla mia. Sale una bellissima ragazza.
Giovane, sinuosa, occhi scuri, ciglia lunghe, sguardo un po' imbronciato. Capelli lisci e lunghi che le incorniciano un graziosissimo viso da cerbiatta. Mi distraggo, va da sé, Il soccombente per qualche secondo soccombe. Poi mi rituffo per qualche riga sul libro, giusto per arrivare al punto e finire la frase. Mi alzo e sono pronto a scendere. Sfilo di fianco alla ragazza e le do un penultimo sguardo fintamente distratto. I nostri occhi per un breve momento si incrociano. È proprio bella, sì. Non m’ero sbagliato. Scendo, faccio qualche passo, m’avvicino alle scale, intanto le porte si richiudono, il metrò riparte e io, per un’ultima volta, provo a incrociare lo sguardo della ragazza cerbiatta. Ma mi accorgo d’essermi voltato troppo tardi, la carrozza nella quale sta lei, è già oltre il mio raggio visivo. Mi devo accontentare di scambiare lo sguardo con un tizio che si sta grattando un orecchio e che, occhio e croce, c’ha le palle girate almeno tanto quanto le mie. Peccato. Mi rigiro, che ormai sono a mezzo metro dalle scale e faccio per mettere il piede sul primo scalino, devo rallentare la mia azione però, perché tre persone, frettolosamente e senza un apparente valido motivo, mi tagliano la strada. Maleducati del cazzo, penso tra me. Ma quando abbasso gli occhi sul primo gradino capisco. Ci sta un’enorme vomitata composita e di cui preferisco sorvolare sulla sua composizione compositamente composta, che occupa, in larghezza, trequarti della rampa. I primi tre gradini risultano impraticabili (ammesso non ci si diverta a sguazzare coi piedi in certo materiale umano di risulta). Non mi faccio scoraggiare, nel senso che non prendo questa scusa per ritardare o addirittura per non entrare in ufficio, troppo facile, e così, agilmente, sto tornando molto agile ragazzi, sto riacquistando la mia piena forma fisica, ehi, agilmente, salto i primi tre gradini e con un sorriso che trattengo a stento, proseguo sicuro su per le scale. Mi metto a pensare alla bruttezza e alla bellezza, a questi due concetti qui, che volete, anche Umberto Eco ci si è messo a riflettere e ci ha scritto pure un libro, quindi mi pare una cosa del tutto naturale anche per me, pensare a questi concetti basilari qui. Semplici evidenti lampanti, evidenze che la vita ci sbatte sotto gli occhi a ogni momento delle nostre cazzo di giornate. Penso alla ragazza cerbiatta, ai nostri sguardi fugaci e penso all’enorme e composita vomitata che ho schivato per un pelo. Cazzo, poi però non ci penso e non guardo più gli scalini, ed è così che sento un cazzo di splash sotto la suola destra ed è così che me la sento tutta appiccicosa ed è così che sento, anzi vedo, sotto al piede, un’altra chiazza, più piccola certo, ma alla stessa maniera molto composita e parecchio appiccicosa. Cazzo però, quel cazzo di stronzo aveva vomitato due volte. Fanculo.
Posted by Giuseppe Braga at 10.10.07 09:10
Comments
Cavolo quanto mi sei mancato giu! Silvia
Posted by: silvia at 10.10.07 09:40
eheh, la convalescenza è stata molto parecchio lunga, già, ma adesso non me ne vado più via (be', nel dubbio mi tocco...)!
grazie, Silvia, a presto.
Posted by: giuse at 10.10.07 14:21