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09.10.07
il fascino maledetto dello scrittore (part XXXV)
Ritorni
di Giuseppe Braga
oggi, qui al lavoro, per me, è l’ultimo giorno prima delle vacanze. Poche facce in giro, ascensori che arrivano subito e corridoi deserti. Uffici chiusi. Mi aspettano quaranta giorni lontano dal Palazzo, secondo me rischio pure che mi venga nostalgia.
Ai primi di agosto scrivevo così. Beata innocenza. Poi nel frattempo le cose sono andate un bel po’ diversamente. E adesso che sono tornato, non quaranta giorni dopo, ma sessanta abbondanti, ecco, altro che nostalgia, dopo un giorno e qualche minuto, mi verrebbe già da scappare a gambe levate. Qualsiasi meta mi andrebbe bene. Non faccio lo schizzinoso, io. Anche Ceppaloni, a mali estremi.
Ieri come preventivato, tutti a salutarmi e tutti a chiedermi come stavo. Come stai? Ho saputo che sei stato male. Ti vedo sciupato, in effetti. Ma davvero? Guarda che roba strana, però. Eh, già, sono cose lunghe, già. E adesso come stai? Be’, sì, ti sei un po’ smagrito, sì. Ma adesso stai bene, vero? Vero che stai bene? Bene, bene, molto bene. L’importante è la salute. Già. Non ci piove. E le Varianti al Piano Regolatore, ovviamente. Che ai miei capi della mia salute importa sì, ma solo in funzione del fatto che io sia efficiente, dinamico e produttivo. Che non la discuto mica sta cosa qui. Che ci mancherebbe. Che però nemmeno il tempo di sistemarmi la sedia e la scrivania (nota a margine: ho trovato quasi apparecchiato per il pranzo, pensate un po’, un tovagliolo di carta piegato di fianco al monitor, la tastiera spostata di lato, chiazze di sugo, patacche appiccicose e macchie equivoche sparse qua e là… ciò sta a significare che la mia scrivania in mia assenza s’è trasformata in un riservato tranquillo tavolo da pranzo, ottavo piano, non proprio vista mare… nulla di nuovo, insomma) ed ecco che il telefono squilla ed ecco che si presentano col malloppo sotto mano ed ecco che cominciano a dirti e a spiegarti che il lavoro ha una certa sua urgenza ed ecco che ti ritrovi le belle Varianti sotto al naso. Ed ecco che già rimpiangi gli arrosticini. Pure la febbre quasi rimpiangi. È il lavoro, bellezza. Già. E però. Fanculo a chi l’ha inventato.
Posted by Giuseppe Braga at 09.10.07 08:19
Comments
Bè la cura mi è piaciuta, ha fatto effetto nò? o t'e n'ha fatto di più il lavorado? Sai che ti dico che oggi vado anch'io dal medico o forse vado domani. Sì ma non prima di rileggemi meglio il meteorite fantasma. A proposito ma di che Wallace si tratta nel post? di Egdar Wallace (scusa la mia ignoranza in fatto di certi scrittori).
Ciao
Posted by: giuseras at 16.10.07 14:13
Di David Foster Wallace ("Una cosa divertente che non farò mai più", "La ragazza dai capelli strani", "Infinite Jest", ecc.).
Posted by: giuse at 16.10.07 16:04