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25.09.07
Milanoanthology
Giovedì prossimo, 27 settembre, alle ore 21, a Milano, al Frida Cafè, in via Pollaiuolo 3 (zona Isola) ci sarà la Festa di presentazione di MILANOANTHOLOGY.
Biglietto d'ingresso: 10 Euro (birra o vino + una copia del libro)
Musiche, letture e altri divertimenti assortiti...
Posted by Giuseppe Braga at 17:03 | Comments (0)
la cura
(parte seconda)
di Giuseppe Braga
La farmacista mi aveva visto arrivare di nuovo con un’altra ricetta e aveva fatto una faccia sorpresa. Ah, addirittura le punture… già, mi hanno prescritto queste. Le queste in questione si sono ben presto rivelate delle bombe micidiali. La vicina di casa si era prestata a farmi le iniezioni ed era arrivata subito. Pareva contenta di dare il suo contributo alla risoluzione del problema che ormai stava coinvolgendo, di voce in voce, tutta la via. Ognuno diceva la propria. Che vi risparmio volentieri.
La vicina aveva miscelato il liquido con la polverina, aveva preparato la siringa, io mi ero predisposto per l’operazione, abbassato quanto bastava i pantaloni e zac, avevo sentito nulla, una mano alquanto delicata, devo ammetterlo. Sentito nulla sul momento, ma sentito male per tutto il pomeriggio seguente. Ovvero, la bomba era proprio una super bomba che mi ha steso fino a sera. Non so esattamente cosa ci stava dentro e non ci tengo a saperlo, il principio attivo e le altre menate del genere, so solo che sono stato parecchio male. A letto, incapace di alzarmi, senza un briciolo di forze. La cosa ridicola è che la febbre mica era scesa, la febbre m’era salita fino a trentanove e mezzo. Di notte poi, aveva cominciato a prendermi un fortissimo mal di testa che poi proseguiva anche durante il giorno. Roba bella pesante. Andava e veniva a suo piacimento, un po’ come la febbre, a prescindere dalla cazzo di tachipirina (che proseguivo diligentemente a prendere due, tre volte al dì). Il giorno dopo, la prima domenica di settembre, altra puntura e altro pomeriggio steso a letto con trentanove e mezzo. A quel punto, nuovo cambio di strategia, verso sera, esausto e sfibrato, avevo chiamato il 118.
Solerti, avevano consigliato vivamente di correre al pronto soccorso più vicino, ormai era una settimana che avevo la febbre, quelle punture non si prescrivono così alla leggera, che gliele ha date?, è un azzardo prescriverle così, cosa stavo aspettando?, questo era stato il loro commento.
Al pronto soccorso più vicino, a una ventina di chilometri di curve, dopo un paio d’ore di attesa, ero stato visitato da un dottore piuttosto scrupoloso. Subito m’aveva infilato uno di quei termometri laser nell’orecchio e ne era uscito un buon trentotto e sette. Ero in media. Al che, aveva chiamato l’infermiere e gli aveva chiesto di portarmi un bicchiere con una trentina di gocce di novalgina. Me l’ero bevuto sperando servissero a qualcosa. Non solo: analisi del sangue e radiografia al torace. Non bastasse, una bella flebo, che mi aveva visto un po’ disidratato. Al torace, nonostante i rumorini che aveva sentito la guardia medica e nonostante il radiologo che mi sembrava appena uscito da un aperitivo sui navigli, non avevo nulla. Al contrario, le analisi del sangue avevano evidenziato qualche anomalia. E dicendo qualche, utilizzo un bell’eufemismo. Il dottore era arrivato coi risultati dopo circa un’ora. Io avevo trascorso quell’ora circa, steso su un lettino in una camera vuota, con le pareti scrostate e un certo senso di sporcizia generico. Con la flebo ancora attaccata al braccio. Lui era entrato, s’era seduto sul letto di fianco al mio, molto confidenziale e, scorrendo i responsi, aveva mostrato tutte le sue perplessità. Vede, qui c’è qualcosa che non va. Io avevo cominciato a sudare freddo. In quell’ora steso sul lettino mi avevano preso a circolare in testa strani pensieri, quella cazzo di febbre che non se ne andava stava cominciando a minare le mie già poche certezze. Cazzo avevo preso? Fosse stata un’influenza se ne sarebbe andata. Con tutti quegli antibiotici che m’ero ingurgitato… il dottore, guardando i risultati delle analisi, aveva proseguito. Vede, ci sono alcuni valori molto mossi, altri completamente fuori norma. Sarebbe? Ha le transaminasi letteralmente sballate. Non saprei che dirle. Il triplo di quel che dovrebbero essere. Quindi? Non so proprio cosa dirle, sono decisamente sballate. E perciò? Non riesco a spiegarmelo. Dottore, in poche parole, a cosa potrebbe essere dovuto tutto ciò? Non saprei proprio dirle. Dottore, potrebbe essere un’epatite? Potrebbe, sì.
[segue]
Posted by Giuseppe Braga at 11:13 | Comments (0)
22.09.07
la cura
(parte prima)
di Giuseppe Braga
Il primo dottore mi aveva prescritto un certo antibiotico in pastiglie, piuttosto generico, in quanto aveva riscontrato, dopo una visita piuttosto accurata di circa due minuti e qualcosa, un certo arrossamento alla gola. Prenda questo due volte al dì e la tachipirina per la febbre. Aveva anche voluto quindici euro per la visita. Così c’era scritto su un foglio appeso alla porta e così avevo fatto. I non residenti dovevano lasciare quindici euro. E va bene. Casa mia stava a seicento chilometri, il discorso non faceva una piega. La farmacia invece era di fianco allo studio del medico, attraversata la sala d’aspetto, avevo preso l’antibiotico e avevo cominciato la cura.
Era l’ultimo martedì di agosto. A me la febbre era cominciata a salire dal sabato precedente, mai oltre il trentotto. Però, insomma, era una cosa fastidiosa. Oltre alla febbre, forti dolori alle ossa, spossatezza, brividi di freddo nonostante i trenta e rotti gradi, mancanza di energie, inappetenza, una certa emicrania. Ma il dottore mi aveva dato la cura e io ero sereno. Con l’antibiotico passa sempre tutto e anche questa cavolo di influenza fuori stagione se ne sarebbe andata via presto. Io gli antibiotici non li prendo quasi mai, appena posso li evito come la peste li evito, ma per l’antibiotico in quanto tale, compreso nella sua accezione più generale, nutrivo una certa fiducia. Che poi, mi ero chiesto mentre trangugiavo la prima pasticca, alla fin fine le medicine se ci stanno andranno pur prese, o no?
Dopo quattro giorni di antibiotico il malessere e la febbre invece, non se ne erano per niente andati. Anzi, la febbre aveva cominciato a salire ben oltre i trentotto. E io non mi reggevo quasi più in piedi. Ne prenda anche quattro al giorno, se la febbre non passa, mi aveva detto per telefono (gratis, stavolta) il dottore, che avevo chiamato, un po’ allarmato lo devo ammettere, per mancanza di miglioramenti apprezzabili. A dirla tutta stavo molto peggio di prima. Il problema poi era un altro. La febbre saliva e scendeva a suo piacimento, la tachipirina non sortiva effetto. Anche se ne avessi prese due all’ora, non sarebbe cambiato nulla. Così, il giorno seguente la telefonata, cinque giorni dopo la visita in ambulatorio, avevo cambiato strategia e avevo chiamato la guardia medica del paese vicino. Venga qui che la visito subito, mi aveva risposto la dottoressa dall’altra parte del filo. M’ero faticosamente vestito ed ero andato lì. La febbre sempre oscillante intorno ai trentotto e mezzo. La dottoressa guardia medica, dopo avermi scambiato per un altro paziente che le aveva telefonato pochi minuti prima (ma lei scusi, non è quello del problema cardiaco che ha bisogno delle ricette?), aveva cominciato a domandarmi come mi sentivo, che cosa avevo di preciso, ecc., e io le avevo detto, precisamente, come stavano le cose. Al che, aveva cominciato a visitarmi. Prima la gola, che per lei andava bene, poi il torace. È stato lì. Mentre io stavo tossendo e respirando profondamente, è stato in quel momento che avevo scoperto che il problema era un altro. Ho sentito dei rumorini, mi aveva detto, da dietro, con lo stetoscopio appiccicato sulla mia schiena. Prego? Sì, ho sentito dei rumorini, potrei sbagliarmi ma credo si tratti di bronchite. Ah, però. Bene, direi di sospendere l’antibiotico che sta prendendo e di cominciare un’altra cura. Va bene, se lo dice lei, di che si tratta? Di qualcosa di più forte. Ah, bene. Punture. Ah, ah... Lei è allergico alla penicillina? Non credo, no… Bene, allora ne prenda sei, un’iniezione al giorno, ma se dopo due iniezioni la situazione non migliora, allora bisogna cominciare a preoccuparsi un po’ e converrà fare una lastra al torace.
La stavo per salutare, un po’ preoccupato, quando la dottoressa guardia medica mi aveva chiesto una specie di offerta libera, sì, un contributo economico, insomma. Avevo riaperto il portafogli e le avevo sganciato altri euro. Dieci andavano bene. La sanità italiana funziona così. Coi contributi più o meno liberi dei contribuenti. Però adesso avevo per le mani una nuova ricetta e una nuova cura.
Forse era quella buona, finalmente.
[segue]
Posted by Giuseppe Braga at 14:18 | Comments (1)
20.09.07
antologia su Milano in arrivo...
Milanoanthology

Milanoanthology è un'antologia di racconti curata da Maura Gancitano, in uscita per Giulio Perrone editore.
Racconti di Giuseppe Aloe, Cosimo Argentina, Giuseppe Braga, Marco Candida, Andrea Castelli, Michelangelo Cianciosi, Michele de Gennaro, Lucrezia Guaita Diani, Ketty Magni, Elena Chiara Mitrani, Matteo Moneta, Jacopo Ninni, Matteo Ninni, Andrea Pettinari, Lisa Sammarco, Erminia Maria Viganò.
A breve gli appuntamenti delle presentazioni.
(p.s. come copertina è stato scelto questo mio quadro, bravo braga...)
Posted by Giuseppe Braga at 12:56 | Comments (6)