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25.05.07
Mucche in fuga (se potessero, senz’altro…)
miserevoli cronache milanesi, ovvero, cow parade a pezzi
di Giuseppe Braga
ohuh! tutti al duomo che dobbiamo festeggiare! ouh, che ci stanno i ragazzi che arrivano sul pulman con la coppa in mano! ouh! ouh! invadiamo la piazza! ouh! milano siamo noi! ouh, ouh… quante bbelle bandiere sventolose! ouh, ouh… ma che cazzo sono tutte ‘ste mucche pittate del cazzo, annoi ci abbiamo vinto la cempions ligg! annoi siamo i campioni d’europaaa! ouh, la piazza è nostra! fanculo alle mucche, cazzo vogliono ste vacche del cazzo colorate? ouh, guarda aquella! aqquella allì ci hanno messo le scarpe rosse coi tacchi! e io ci tiro un calcio e ci sputo addosso, assì! ouh, ouh… agguarda aqquest’altra, ouh, ci hanno appiccicato le foglie verdi sopra, ouh, dai che ce le strappiamo via tutte che magari so’ buone e si possono fumare! ouh ouh, ce ne sta un’altra, là, dacci ‘na bella mazzata sull’orecchio che ce lo porto in ricordo ammia madre, forza dai! ouh! tu prendi quest’altra aqqui che ce la bruciamo un po’! ouh! ouh! campioni d’europa! i campioni dell’europa siamo noi, siamo noi, siamo noi…
Piazza Duomo, Milano, Italia, giovedì 24 maggio 07 (poveri noi e povere mucche...)
Posted by Giuseppe Braga at 12:34 | Comments (3)
23.05.07
il fascino maledetto dello scrittore (part XXVIII)
inoppugnabili verità
di Giuseppe Braga
oggi al bar del metrò, stampata sopra la bustina di zucchero (il cui contenuto zuccheroso ho interamente versato nel cappuccino), ci stava scritto questo breve aforisma:
"non essere giù perché la tua donna ti ha lasciato; ne troverai un'altra e ti lascerà anche quella."
Charles Bukowski
non bastasse, ho girato la bustina e ho visto che ci stava un'altra breve intensa illuminante frase pure dall'altra parte, eccola:
"la catena del matrimonio è così pesante che per portarla ci vogliono due persone e qualche volta tre."
(Alexandre Dumas)
'sti scrittori ne sanno una più del diavolo, 'sti scrittori, continuavo a pensare, mentre alternativamente mi rigiravo tra le mani la bustina e m’intingevo la brioche nel cappuccio bollente. per un attimo ho temuto di confondermi, ma la bustina non l’ho intinta, no.
bene, una volta terminata la colazione mi son messo in tasca la bustina vuota, ho pagato, sono uscito e son risalito con le scale mobili. la città era già un forno ed erano solo le sette e trequarti del mattino. ho ripensato fugacemente alle grandi verità che avevo avuto la fortuna di leggere pochi istanti prima. già. ero stato decisamente fortunato. che ci vuole per cominciare meglio la giornata?
Posted by Giuseppe Braga at 08:34 | Comments (4)
22.05.07
Follow up!
(5° e ultima parte)
ore 14.32: il dio degli anti-informatici esiste. Il dio che detesta internet, pure… è saltata la rete, ovvero, niente collegamento tra pc e dunque, niente test finale… incrociamo le dita, incrociamo e speriamo che la rete resti sconnessa per l’eternità. Questo è un dio che usa ancora le matite, i rapido graph, i tecnigrafi e le squadrette.
E ha avuto evidentemente pietà di noi, di me in particolare. Un dio rustico e campagnolo, un dio che si è fatto da solo, sudando sui libri e sui tavoli da disegno, lasciando macchie di sudore sui fogli lucidi, utilizzando il compasso e i curvilinee, ricorrendo alla gomma e alle lamette per cancellare gli errori, un dio che deplora i doppi clic e che trova insulsi i mouse e i salva con nome, un dio che ama disegnare a mano, perché le mani sono diverse le une dalle altre, le mani non si comprano in pacchetti plastificati contenenti cd e manuali di istruzioni… le mani non si devono avviare con una spina elettrica. Questo dio sta dalla mia parte, è acclarato, ma nemmeno questo dio può far nulla contro i sistemi operativi e le reti informatiche di nuova generazione.
ore 14.44: la rete, infatti, nonostante dio, è stata ripristinata.
ore 14.50: compilato online un questionario generico sul corso e sull’insegnante (gli ho dato voti altissimi, a Matteo, ma tutti quanti meritati…), la sua validità, la sua utilità, ecc.
ore 14.51: Matteo gira per i banchi e consegna a ciascuno il diploma di fine corso. È un diploma bellissimo, formato A4, per metà viola e per metà bianco, con un bel titolo in inglese: Certificate of Completion!, che meraviglioso diploma, ragazzi!
ore 15.00: si fa sul serio, si comincia il test…
che poi, ora che mi ci penso e lo penso che saranno le 15.01, il diploma già ce l’abbiamo e anche se faccio un test da schifo come credo che farò, chi se ne importa?, ecco, io il bellissimo diploma per metà viola ce l’ho di già!
ore 15.46: ho finito il test, terminato, quasi per ultimo e senza fiato. Scoppiato e in debito d'ossigeno Trenta domande, trenta risposte, alcune buttate là un po’ a casaccio… sapete che c'è, temo di aver fatto una figura pessima, peggio che pessima, schifosa, peggio, e di gran lunga!, della cazzo di macedonia che mi ha rifilato il gestore egiziano della simpaticissima trattoria.
ore 15.58: silenzio, comincia la correzione in aula.
Prima risposta:
Braga hai sbagliato…
Oh cazzo, ma era facilissima! Se ho sbagliato questa, chissà le altre…
Eh, già, non sei andato benissimo, in effetti…
Siamo a posto. E sono pronto al peggio. E oggettivamente parlando, usando parametri percentuali universalmente riconosciuti, sono andato malino, maluccio, molto male, ecco. Il mio nome - Matteo è bravo ma un po’ sadico, diciamocelo, e legge a voce alta i nomi di chi ha ciccato le risposte - il mio nome è echeggiato parecchie volte…
risultato finale: ho preso decisamente meno del minimo per passare, ovvero meno di ventuno/trentesimi, ma qui Matteo ha avuto cuore e non ha gridato a tutti il mio scarsissimo e penoso voto…
risultato definitivo e finale: pessimo, molto parecchio peggio che pessimo!
risultato finalissimo: alla fine acchiappo il diploma, mi faccio largo tra la folla e fuggo giù per le scale, ignominiosamente, ricoperto di insulti e fischi e... e tutto finì con un doppio clic sull'icona di autocad!
avviso finale ai naviganti: non fatevi ingannare dal timer/orologio che ci sta in calce ai post, è indietro di un’ora, vi assicuro che i post li ho inseriti in tempo reale, a mio rischio e pericolo (il ridicolo risultato del test ne è la dimostrazione), qui, dentro l’aula dalle pareti color beige, clandestinamente!, e non a casa, stravaccato col ventilatore (che no ho) sparato in piena fronte e con una bella bellissima fresca freschissima birretta che mi scende giù per l’arsa gola…
Posted by Giuseppe Braga at 15:10 | Comments (1)
Follow up!
(4° parte)
Ore 13.48: rientriamo in aula che Matteo è già lì, seduto al suo posto. Probabile che non si sia mosso, si sa, i professori cervelloni si nutrono del proprio lavoro. Si sarà mangiato qualche polilinea e qualche layer e qualche solido ruotato.
Noi invece, e per noi intendo un gruppetto di sette persone, Francesco e Andrea inclusi, siamo andati a pranzare in una trattoria convenzionata consigliataci dalla collega di una nostra collega, dunque, una nostra collega, in senso ampio del termine. Ecco, avrebbe fatto meglio a non consigliarcela. Presto detto. La trattoria era una di quelle trattorie che quando le vedi da fuori dici, ehi, fa proprio schifo, ma pensi, dentro di te, ti illudi, magari dentro, sì, magari dentro è meglio. Poi entri e schiatti di caldo nei primi tre secondi, ti guardi intorno e dici, ehi no fa davvero schifo, però non ti rassegni e pensi, dai, magari, anzi probabile, farà pur schifo, ma si mangerà tanto tanto bene… spesso capita così, vero?, spesso non è l’abito che ti fa il monaco, vero? Ecco, stavolta non era vero per un cazzo. Onestamente, detto con tutta l’onestà intellettuale di cui dispongo, ecco, erano anni che non mangiavo così schifosamente (escludendo le volte in cui mi cucino io)…
La trattoria è gestita da un simpatico signore egiziano che di egiziano c’aveva molto poco. Faceva simpatiche battute in milanese, in particolare con un gruppetto di vigili che stava lì a mangiare. Che se hanno mangiato come noi, credo di sì, è stato solo per puro culo che non gli abbiano comminato una multa per divieto di pranzo!
Io ho mangiato una bistecca di manzo ai ferri che non sapeva di bistecca e nemmeno di manzo e poi delle patate arrosto che non sapevano di patate e che non erano arrostite come dovrebbero esserlo le patate che vengono denominate arrosto. Colpo di genio finale, da perfetto autolesionista, mi son preso la macedonia… fortunatamente una vocina dentro di me mi ha salvato. L’ho lasciata lì nella sua bella ciotolina, ehi, non era una macedonia di frutta, quella!, i pezzetti colorati che ci galleggiavano dentro erano tutto tranne che pezzetti di frutta, e poi, già, galleggiavano dentro a cosa?, cos’era quel liquido giallastro e bituminoso nel quale si rigiravano insofferenti quei poveri pezzetti di finta frutta? E che cazzo erano, alla fine, quei pezzetti colorati? Blocchi tridimensionali di oggetti geo-referenziati di Autocad?
ore 14.15: abbandono queste domande esistenzial/gastronomiche e torno a Matteo. Ci sta spiegando la risoluzione di un esercizio del compito (orbite, estrusioni e ombre in 3D). Che non ho fatto, già.
E tra un po’ comincia il test finale… aiutooo!
Posted by Giuseppe Braga at 13:03 | Comments (1)
Follow up!
(3° parte)
Si ricomincia con i blocchi. I blocchi sono una roba utilissima e molto pratica, ammesso se ne capiscano le logiche intrinseche. Io c’ho qualche problema nel capirle, ecco.
Domande senza risposta:
Meglio salvare con Salva con nome o con mblocco?
Finestra o Zoom estensione?
Riordina con attributi o edita oggetto?
Spazio carta o spazio modello?
Design Center o Proprietà CTRL+1?
Cappuccino e brioche o caffelatte con pane e marmellata?
È mezzogiorno, mi sta venendo fame, tutti questi sforzi mnemonici e intellettualmente oltre le mie possibilità mi hanno aperto lo stomaco (sopravvissuto, per il momento, alla fredda e malsana aria del condizionatore)…
ore 12.05: Matteo annuncia che il test lo faremo verso le due di oggi pomeriggio.
ore 12.07: Matteo si è incistato incriccato incagliato su un problema, un’anomalia del sistema la definisce lui, molto specifico che non starò qui a dirvi, non vi voglio così male, dai, adesso sta quasi smadonnando, pensa un po’...
ore 12.09: Matteo ha risolto il problema. Di già. L’ho detto che è un super cervellone del cavolo, mannaggia a lui!
ore 12.21: Francesco dalla prima fila, comincia a sparare giù un sacco di domande molto pertinenti e appropriate, bravo Francesco!
Note sintetiche riguardanti Francesco: Francesco è un abilissimo disegnatore Cad, nonché geometra, nonché mio ex collega di stanza, nonché accanito tifoso del Milan (oggi lo vedo teso, che domani ci sta la finale di Champions), nonché nativo di Vittuone, piccolo e vivace centro situato nella provincia ovest di Milano. Ha una voce molto stentorea, molto bella quando non si lascia andare a commenti sguaiati su Ronaldo e Pippo Inzaghi, bassa, con un bellissimo volume incorporato altissimo. Fa sempre un sacco di domande, Francesco, in discreta percentuale, trattasi di domande pertinenti e utili anche agli altri. Oggi indossa una magliettina rossa a maniche corte con colletto, stile Lacoste (perdonatemi, ma non ho visto se ci sta il coccodrillo, però), occhiali dalla montatura in metallo leggera e trendy, pelata rasata di fresco (che non indossa solo oggi, evidentemente). Pantaloni beige che si abbinano a meraviglia con le pareti dell’aula e scarpe sportive Puma color argento. Calzini blu. Francesco, fatemelo dire, è senza alcun dubbio il più elegante, qui, dentro l’aula dalle pareti beige.
ore 12.48: la descrizione di Francesco mi ha fatto perdere completamente il filo del discorso che stava facendo Matteo.
ore 12.49: ho un dejavù, l’esame scritto di inglese di terza media. Faceva caldo, fuori, le tapparelle erano abbassate e io ho copiato tutto dal mio compagno Bruno.
ore 12. 51: blocchi nidificati e coordinate X e Y, ecco di cosa sta parlando Matteo. Sapete che c’è? Ne so quanto prima.
ehi, scusate, pausa pranzo... a dopo!
Posted by Giuseppe Braga at 11:35 | Comments (0)
Follow up!
(2° parte)
Matteo il professore ha un pc davanti, come noi tutti, e dietro di lui c’è uno schermo sul quale viene proiettato ciò che disegna e/o scrive. Sappiate, giusto come nota di cronaca, che Matteo disegna e scrive come un forsennato, stargli al passo, adesso ci sto provando, ehi, non è roba semplice, affatto.
ore 10.43: adesso, dopo le prime domande generiche, passiamo a controllare i compiti.
ore 10.51: a me mi sta vendendo mal di stomaco: la cioccolata , i compiti che non ho fatto (i più scettici di voi avevano ragione, già…) o le spiegazioni molto troppo ostiche del professore?
ore 10.59: Ora siamo immersi in un’affascinante discussione che ruota attorno alle scale metriche, ai millimetri, ai metri e ai pollici, alla georeferenzialità, alle immagini raster, ai margini di errore e al fatto che la terra è rotonda…
ore 11.04: sono un uomo migliore. Ho imparato una cosa nuova utilissima: vi siete mai chiesti come ruotare correttamente un rettangolo (e allinearlo ad esempio a un edificio esistente)? Io no, e se non me l’avesse fatto vedere Matteo non me lo sarei mai chiesto, certo, ma adesso lo so fare, ecco… e sono un uomo decisamente migliore.
ore 11.28: ho appena scoperto i miei limiti. Evidentissimi, giganteschi, marchiani. Ho sbagliato a scalare un edificio, ho ciccato di brutto la scala!, e non mi ci raccapezzo con gli stili di quota e con le scale generali e… be’, avrei senz’altro bisogno di una pausa, credo (ma nel senso che tutto il mondo si fermasse, anche voi, sì!, dandomi modo di recuperare il tempo perduto…).
ore 11.28: il miracolo è avvenuto, facciamo pausa…
Posted by Giuseppe Braga at 10:29 | Comments (0)
Follow up!
Esperimento di scrittura (clandestina) in diretta
(1° parte)
di Giuseppe Braga
Sono a Lambrate, in un complesso scolastico piuttosto grosso, ci sta pure la scuola steineriana, in un'ala dell’edificio. Noi siamo nell’ultima aula dell’ultima ala. Siamo in dodici, escluso il professore. C’abbiamo da fare il follow up!
Trattasi della giornata conclusiva del corso di Autocad versione 2006, full avanzato. Conclusiva, riassuntiva e riepilogativa. Con test finale!
Ma per il test c’è tempo, il test lo faremo nel pomeriggio. Ora, clandestinamente e in tempo reale, un test anche questo, proverò a riportare, alla lettera!, quello che sta accadendo…
Antefatto: c’erano anche dei compiti da fare, abbiam avuto un mesetto di tempo per farli (il corso vero e proprio s’è svolto in aprile), e oggi ci saranno le correzioni e le delucidazioni necessarie. Ma non è tutto. I compiti non sono tutto nella vita, vero? E poi chissà, magari li ho pure fatti, non siate prevenuti, voi che ne sapete?
ore 9.05 arrivo in aula
ore 9.10 arriva il professore
ore 9.11 esco a prendermi una cioccolata alla macchinetta insieme a Francesco e Andrea
ore 9.14 rientro in aula, il professore sta già spiegando, Andrea e Francesco si accomodano in prima fila, i secchioni esistono a ogni latitudine e a ogni età, io mi metto un po’ defilato, in fondo come piace tanto a me.
ore 9.16 tanto sono rapito dalle prime spiegazioni che sta sfornando il professore, che ho l’illuminazione: apro un file di word e comincio a scrivere…
Note sintetiche sul professore: si chiama Matteo, è giovane, c’ha dei basettoni scompigliati e capelli sale e pepe. È arrivato in moto, lo dico non solo per i basettoni, e i capelli, scompigliati, ma per il casco da moto che teneva in mano quando è entrato. Ha un leggero accento piemontese ma potrebbe pure essere un lombardo spurio. Una magliettina a girocollo marrone con maniche lunghe. Matteo è un super esperto di Autocad (conosce tutte le differenze, anche le più inessenziali e nascoste, tra le varie versioni del programma e tenete conto che ogni anno esce una nuova versione), un vero e proprio super cervellone. A pelle e non solo a pelle, pur rivestendo il ruolo che riveste, è molto parecchio simpatico. Oltre che tanto tanto umano. Anche se un buon 70% di quello che dice tende drammaticamente a sfuggirmi…
Note sintetiche riguardanti l’aula: ha le pareti dipinte con un beige poco incoraggiante, delle tapparelline di plastica verdi malmesse e cavi sparsi un po’ ovunque sul pavimento. Le luci sono spente ma ci si vede benissimo. Dal di fuori si sentono le urla divertite dei bambini che, stando esclusivamente e basandosi solo sulle loro urla, si può supporre che si stiano molto divertendo. Facessimo subito una bella pausa anche noi, son sicuro che mi divertirei pure io. Sono sempre divertenti, gli intervalli, soprattutto quando sei a scuola, meglio ancora se puoi scorrazzare libero per il cortile insieme ai tuoi compagni e urlare a squarciagola. L’aula è incredibilmente fresca, nonostante la giornata sia caldissima e afosa. Ci sta un piccolo problema che non vorrei degenerasse. Di fianco c’ho un condizionatore che mi spara aria fredda proprio addosso. Temo per la mia cervicale. E temo che la cioccolata calda possa rivoltarsi nello stomaco e produrre tragici effetti indesiderati…
Note sintetiche riguardanti gli altri corsisti: sono undici. Cinque dei quali del mio stesso settore. Tendenzialmente tutti abbastanza attenti. Anche se ne ho appena beccato uno che si leggeva le pagine sportive de La Repubblica online.
Note sintetiche riguardanti me stesso: ho una magliettina scura, di un colore indefinibile, maniche lunghe e girocollo. Pantaloni a quadretti un po’ frivoli. All stars alte, nere. Barba di quattro giorni. Nient’altro da dichiarare.
ore 10.32: ecco, fin qui ho scritto quel che potete leggere fin qui...
a tra poco per il seguito.
Posted by Giuseppe Braga at 09:21 | Comments (2)
21.05.07
il fascino maledetto dello scrittore (part XXVII)
consulenti
di Giuseppe Braga
nella vita, si sa, ogni cosa, unità fattore ingrediente elemento, quantificabile (per dimensioni, spazi, distanze, ecc.), al di là di ogni classificazione, è estremamente soggettiva. Parametri oggettivi dichiarati e universalmente riconosciuti non sono facili da avere. Un minuto può essere vissuto come fosse un’eternità o come fosse un attimo. Dieci metri, idem. Banalità, direte voi. Banalità, sì, lo dico anch’io.
Ecco, però basterebbe saperlo, intendo dire, sapere con chi si ha a che fare e come la pensa il tuo interlocutore. Ma solo per avere un terreno cognitivo e conoscitivo condiviso. Il mio nuovo capo per esempio, prendiamo lui per esempio. Propositivo, ottimista, entusiasta con l’indice nerboruto e peloso. Per lui quindici persone in una stessa stanza, pur grande e luminosa (e polverosa, ci aggiungo io), per lui non sono molte, quindici persone. Per me non saprei dire, invece, sul momento non ve lo saprei dire. Una volta che sarò lì, insieme agli altri quattordici (e al plotter e al server e alle stampanti e alla fotocopiatrice e a qualcos’altro di sicuro), ve lo saprò dire, ecco.
Perché prima o poi, ecco, io al nono piano, nello stanzone insieme ai consulenti, ci dovrò andare. Mi tocca, già. Questione di tempo, soggettivo, il tempo (e delle correzioni agli aggiornamenti del P.R.G. che dovrò fare… che fin quando non le faccio, le belle correzioni, dal mio attuale ufficio, io da lì non mi muovo, ecco).
Posted by Giuseppe Braga at 07:29 | Comments (0)
19.05.07
il fascino maledetto dello scrittore (part XXVI)
nuova logistica
di Giuseppe Braga
Siamo sempre lì, dopo mezz’ora di spiegazioni e di annunci entusiasti e promettenti e incoraggianti e invitanti riguardanti il nostro futuro all’interno del nuovo gruppo. Siamo ancora lì, tutti e tre nella stanza del geometra F***. È il capo che, da buon capo, tiene in mano le redini del discorso.
Vi starete chiedendo perché vi ho chiamati.
Facciamo tutti e tre di sì con la testa. Con modalità e inclinazioni diverse, ma i nostri sono inequivocabilmente tre sì. Ce lo stiamo chiedendo, già.
Ho da sottoporvi la mia nuova proposta.
Proposta di…?
La nuova logistica, ragazzi!
Ci guardiamo in faccia con meno entusiasmo. Tira aria di traslochi.
Il capo estrae da una cartellina la piantina di un piano tipo del Palazzo.
Dobbiamo riorganizzare gli spazi. È necessario. Il nuovo gruppo di lavoro è folto e nutrito e numeroso e sostanzioso e… eh, e ci servirà almeno mezzo piano per contenerci tutti. Presumibilmente ci sposteremo tutti al nono. Che ne dite, voi?
Ci guardiamo in faccia ancora con meno entusiasmo. Traslochiamo, allora è proprio vero.
F*** guarda sconsolato il suo ufficio, alle pareti c’ha un sacco di bellissimi variegati poster. Io e il funzionario G*** non guardiamo niente ma pensiamo agli scatoloni che ci aspettano e basta.
Pensavo di mettervi tutti e tre nella stessa stanza, insieme a P**, che ne dite?
Io non dico niente, ci mancherebbe pure che mi metta a questionare. Sono l’ultimo arrivato e in quanto tale non ho molto diritto di parola. So come girano le cose in queste situazioni. Infatti il capo guarda tutti tranne me, dando per scontato che a ma vada bene. Anche agli altri sembrerebbe andar bene, ma fino a un certo punto. Qualche perplessità effettivamente sussiste.
Ma capo, forse, ecco, in quattro in una stanza…
Non saprei dirti capo, però anche a me quattro mi sembrano troppi…
Il capo, mostrandosi ancora una volta per quel che è, ovvero un capo molto parecchio propositivo e reattivo, non ci pensa due volte, rintuzza i dubbi e taglia la testa al toro.
Vorrà dire che voi due, insieme a P**, visto che siete già del mio gruppo, starete insieme nello stesso ufficio, e circola di rosso una stanza sulla piantina, mentre lui, e mi indica col suo grande indice peloso, andrà nello stanzone del server, col plotter, le stampanti e insieme ai consulenti… così può andare?
F*** e G*** si guardano sollevati e fanno di sì.
Io non provo nemmeno a ribattere che il capo si è già alzato. Ma una domanda, proprio mentre si sta richiudendo la porta dietro di sé, gliela riesco a fare.
Capo, scusa, una semplice curiosità.
Dimmi.
Ma quanti sono i consulenti?
Non molti, non ti preoccupare.
Posted by Giuseppe Braga at 15:24 | Comments (0)
18.05.07
il fascino maledetto dello scrittore (part XXV)
area 51
di Giuseppe Braga
Ieri è andata così. Sono arrivato dove dovevo arrivare e non c’era nessuno, troppo presto m’ha detto il ragazzo che mi ha aperto il portone, poco prima di richiudermelo in faccia. Sono tornato in auto e per ingannare l’attesa mi sono ascoltato gli Afterhours. Dopo mezz’ora sono uscito di nuovo dall’auto. Un poco più speranzoso, l’ammetto. Nel frattempo era scesa la nebbia. Ho fatto cento metri a piedi, brancolando nella foschia. Loro erano arrivati, li ho visti, tra la fitta nebbia fitta, erano loro, sì.
Ci siamo salutati, siamo entrati, stavolta il portone era aperto, abbiamo mostrato la tessera, ci siamo avviati a un tavolo. Un capannone grosso grosso piuttosto spoglio, luci basse e arredamento spartano, con musica a palla (e se dico a palla, credetemi, la musica era davvero fortissimamente a palla, la musica, sparata così per tutta la serata). Una roba da spaccarti i timpani, le palle e la testa, più o meno in quest’ordine. Ci siamo accomodati al tavolo, in ordine sparso. Eravamo in sette, come i cavalieri pistoleri del film western. Siamo partiti col Valpolicella, rosso dignitoso, tanto lo dico ma io di vini non ci capisco un cavolo, e poi, continuando a bere, abbiamo cominciato a mangiare. All’area 51 funziona tipo self-service, ti alzi e vai a prenderti la carne fatta alla brace dai ragazzi del locale. Salsiccia, costolette e cosce di pollo in abbondanza. Io ho mangiato una salsiccia e due costolette piccole piccole, un pezzo di pane e svariati bicchieri di vino. Per tutto il tempo ho cercato di memorizzare i compagni di tavolo. In qualche maniera ci sono riuscito, ma molto a grandi linee, ecco, non saprei dire se ci sono riuscito completamente. La nostra variegata tavolata a ogni buon conto era composta da:
Zeta, un ragazzo alquanto sopra le righe che beve e fuma come un turco e la sua fidanzata Beta (una ragazza con una vocina acutissima che con tutto quel frastuono veniva schiacciata e non si riusciva mai sentire, nemmeno quando urlava).
Eta, uno scrittore importante (di cui lessi un libro che mi piacque alquanto, anni addietro), accompagnato da un amico attore, Meta.
Un certo Pilo, fotografo veneto che lavora a Milano ma che vive in provincia di Mantova e che, molto casualmente, è amico di uno scrittore che ha pubblicato per la stessa casa editrice con la quale è uscito il mio libro (qui onestamente, ci voleva la De Filippi o la Carrà!). Con lui ho parlato di Leon Battista Alberti, di mezzi di trasporto extraurbani e di gusti letterari (va matto per Irwin Welsh!). Pilo mi sta simpatico, inutile che lo nasconda, e simpatico è dir poco! Sapete perché? Ora ve lo dico subito, ve lo dico. Perché a un certo punto mi fa: senti te lo devo proprio dire, sai a chi somigli tu?, e io già che mi pensavo, anzi, mestamente, non gliel’ho fatto nemmeno dire e gliel’ho detto io stesso: a Renato Zero ultima maniera… tutt’al più a Gianni Togni, quando cantava Luna, è vero?
Eh no! Ma cosa dici! Tu sei identico a Jeff Bridges!
(inciso: Jeff è quel grandioso immaginifico superlativo attore che ha interpretato il Grande Lebowski!)
Cazzo, l’ho ringraziato con le lacrime agli occhi, Jeff/Drugo (insieme a Gianni Morandi, Xavier Zanetti, John Mc Enroe e pochi altri) è uno dei miei miti!
(inciso numero due: che poi, guardandolo bene, ci somigliava molto di più lui che non io, ma vabbè…)
Al tavolo c’era anche Seta. Quel ragazzo lì, fatemelo dire, è un gran cervellone, sì, e ha tutta la mia incondizionata ammirazione. Seta sta preparando una tesi su Edgar Allan Poe. Era seduto a fianco di Eta e così, la cosa è stata del tutto naturale e spontanea, si sono messi a parlare fitti fitti di Poe, di poetiche anglosassoni, di traduttori italiani, di traduzioni in francese, ecc.
Io ascoltavo, come mi è solito fare (ascoltare è una delle cose che mi riescono meglio). Due bei cervelloni. Poco altro da aggiungere.
Dopo la carne alla brace (con l’ordine delle pietanze curiosamente invertito) è arrivata la pasta e Poe, per forza di cose, è passato in secondo piano. Pennette al sugo fumanti. Buone buone buone.
Poi, dopo le pennette e svariati bicchieri di rosso (sempre Valpolicella), insieme a Zeta, a Eta e al suo amico Meta, ce ne siamo usciti e ci siamo fumati una canna nella nebbia. Sì, anch’io, a dir la verità ho fatto solo tre tiri, giusto per star in compagnia, ecco.
Il grande Pilo, il fotografo veneto che lavora a Milano e abita vicino a Mantova, nel frattempo se n’era andato (assicurandomi che avrebbe comprato il mio libro, grazie Pilo, troppo buono, Pilo!).
Alfine, dopo essere rientrato ed essermi bevuto altri tre bicchieri di Valpolicella, saranno state l’una e mezza circa, anch’io ho salutato l’alquanto eterogenea e bislacca e variegata e alcolica compagnia (sul tavolo c’erano i vuoti di almeno otto bottiglie di Valpolicella) e mi sono avviato zigzagante verso l’hinterland basso milanese, non prima d’aver smadonnato e imprecato contro molte cose, inanimate e non, per via di un’incresciosa circostanza. Ovvero, un paio di buontemponi m’avevano incastrato l’auto con le loro due e ho dovuto impegnarmi oltre il limite per uscir fuori dal parcheggio (alquanto sopra le righe, il parcheggio, inteso nella sua complessità e varietà e demenzialità e insulsaggine: auto messe proprio a cazzo senza nessuna logica, né apparente, né metafisica).
Ieri è andata così. Ecco, e oggi, sapete che c’è, oggi c’ho proprio un bel mal di testa.
[dicembre 06]
Posted by Giuseppe Braga at 15:42 | Comments (0)
17.05.07
Il fascino maledetto dello scrittore (part XXIV)
cuore operativo
di Giuseppe Braga
Il mio nuovo capo, che per ora non lo è ancora completamente, ma in qualche maniera lo è, funzionario pragmatico ed entusiasta, mi telefona.
Riunione informale al sesto piano, dice con la sua voce eccitata e propositiva. Ce la fai a scendere tra cinque minuti o sei impegnato?
D’accordo, gli rispondo, scendo subito, dopo avere fatto passare un paio di secondi, non di più, e aver contemplato la possibilità di farmi contagiare da tanta eccitazione.
No, non riesco a farmi contagiare. Sia quel che sia, di cose da fare, al momento, non ne ho. Mi guardo intorno. Il tavolo luminoso è spento e sgombro. I materiali da lavoro, chiusi nella scatoletta di metallo. Per il momento calma piatta. Sono in attesa delle correzioni ai miei fenomenali aggiornamenti, quindi per il momento mi rilasso, ma dopo, quando arriveranno le rettifiche, sì che dovrò darci dentro. Sempre sopra, inarcato, prostrato e curvo sopra le sacre tavole del P.R.G., sudando e smadonnando come da copione... ma fortunatamente quelli, se il dio delle varianti vorrà, saranno gli ultimi ritocchi, prima della stampa e della pubblicazione definitiva.
Eh, be’, non si scherza mica, eh, alla fine della fiera, ho modificato il Piano Regolatore Generale della grande capitale morale ed economica della nazione, mica quello di Vidigulfo, ammesso Vidigulfo abbia un piano regolatore, e mi perdonino i vidigulfesi…
Scendo al sesto. Mi aspettano nella stanza del geometra F***. Sono in tre, F*** (be’, cazzo, è il suo ufficio, per forza che ci sta), G***, funzionario inquieto con aspirazioni artistiche e il mio nuovo capo.
Allora, esordisce lui, il nuovo grande capo.
Allora?, gli facciamo noi?
No, dico, allora siete pronti?
Siamo pronti per cosa?
Per la nuova avventura, no?
Che sarebbe…?
Il nuovo gruppo di lavoro!
Be’?
Come be’, se ancora non l’avete capito, siete voi tre, il nuovo gruppo operativo del nostro nuovo settore!
Ci guardiamo in faccia. Molto bene.
Sì, perché gli altri componenti del gruppo sono tutti consulenti esterni, gli unici interni sarete voi.
Una bella responsabilità, faccio io un po’ ironico.
Bravo, hai centrato il punto. Voi sarete la continuità, voi sarete il nucleo operativo, il cuore pulsante del progetto!
Tutto ruota intorno a noi, insomma…, lo dico con la faccia seria, ma mi scappa l’accento alla Megan.
Stavolta infatti coglie il tono. I capi hanno sempre una marcia in più, mai sottovalutarli i capi. Sia nuovi che passati che venturi.
Guarda che non c’è niente da scherzare. Il nostro nuovo gruppo si occuperà delle sorti della città. I nuovi sviluppi urbani paseranno da qui. Lo sai almeno questo?
Sì, mi sembra d’averlo sentito dire…
Ci andremo a occupare del nuovo Piano del Territorio. Il vecchio P.R.G. va in pensione, finalmente…
Come? Ma quando scusa?, questa non la sapevo mica.
Tra poco, molto poco, pochissimo non preoccuparti…
Sempre pensato che stavo facendo un lavoro del cazzo.
Posted by Giuseppe Braga at 13:33 | Comments (0)