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22.05.07
Follow up!
(4° parte)
Ore 13.48: rientriamo in aula che Matteo è già lì, seduto al suo posto. Probabile che non si sia mosso, si sa, i professori cervelloni si nutrono del proprio lavoro. Si sarà mangiato qualche polilinea e qualche layer e qualche solido ruotato.
Noi invece, e per noi intendo un gruppetto di sette persone, Francesco e Andrea inclusi, siamo andati a pranzare in una trattoria convenzionata consigliataci dalla collega di una nostra collega, dunque, una nostra collega, in senso ampio del termine. Ecco, avrebbe fatto meglio a non consigliarcela. Presto detto. La trattoria era una di quelle trattorie che quando le vedi da fuori dici, ehi, fa proprio schifo, ma pensi, dentro di te, ti illudi, magari dentro, sì, magari dentro è meglio. Poi entri e schiatti di caldo nei primi tre secondi, ti guardi intorno e dici, ehi no fa davvero schifo, però non ti rassegni e pensi, dai, magari, anzi probabile, farà pur schifo, ma si mangerà tanto tanto bene… spesso capita così, vero?, spesso non è l’abito che ti fa il monaco, vero? Ecco, stavolta non era vero per un cazzo. Onestamente, detto con tutta l’onestà intellettuale di cui dispongo, ecco, erano anni che non mangiavo così schifosamente (escludendo le volte in cui mi cucino io)…
La trattoria è gestita da un simpatico signore egiziano che di egiziano c’aveva molto poco. Faceva simpatiche battute in milanese, in particolare con un gruppetto di vigili che stava lì a mangiare. Che se hanno mangiato come noi, credo di sì, è stato solo per puro culo che non gli abbiano comminato una multa per divieto di pranzo!
Io ho mangiato una bistecca di manzo ai ferri che non sapeva di bistecca e nemmeno di manzo e poi delle patate arrosto che non sapevano di patate e che non erano arrostite come dovrebbero esserlo le patate che vengono denominate arrosto. Colpo di genio finale, da perfetto autolesionista, mi son preso la macedonia… fortunatamente una vocina dentro di me mi ha salvato. L’ho lasciata lì nella sua bella ciotolina, ehi, non era una macedonia di frutta, quella!, i pezzetti colorati che ci galleggiavano dentro erano tutto tranne che pezzetti di frutta, e poi, già, galleggiavano dentro a cosa?, cos’era quel liquido giallastro e bituminoso nel quale si rigiravano insofferenti quei poveri pezzetti di finta frutta? E che cazzo erano, alla fine, quei pezzetti colorati? Blocchi tridimensionali di oggetti geo-referenziati di Autocad?
ore 14.15: abbandono queste domande esistenzial/gastronomiche e torno a Matteo. Ci sta spiegando la risoluzione di un esercizio del compito (orbite, estrusioni e ombre in 3D). Che non ho fatto, già.
E tra un po’ comincia il test finale… aiutooo!
Posted by Giuseppe Braga at 22.05.07 13:03
Comments
Già che si chiama Matteo il vostro, non può che essere un grandissimo professore. ehehe
Posted by: Matteo at 22.05.07 15:26