« Febbraio 2007 | Main | Aprile 2007 »

21.03.07

Indovina indovinello

“male non fare, paura non avere…”

chi l’ha detto?
(segnare la risposta prescelta)

1) San Francesco a un gatto randagio, indugiante e pronto ad avventarsi su di un povero fringuellino caduto inopinatamente da un ramo d’ulivo, parecchi secoli orsono
2) Romano Prodi al senatore Turigliatto, di getto, poco prima della votazione che ha messo in crisi il Governo
3) George W. Bush a Bin Laden (corrispondenza privata, via e-mail)

4) Zinedine Zidane a Marco Materazzi, in un faccia a faccia (o petto?) segreto
5) James Ellroy al suo editor (con fare intimidatorio) che gli prospettava un consistente taglio di pagine del suo ultimo romanzo
6) Mia nipotina Maria, quattro anni da un mese, a sua sorellina, obbligandola a ridarle indietro il dvd di Winnie Pooh
7) Federico Moccia, ammansendo la portavoce esagitata di un gruppuscolo di adolescenti armate di lucchetti e di chiavi, nei pressi di Ponte Milvio, in Roma
8) Massimo Moratti a Luciano Moggi, evidentemente inascoltato (intercettazione telefonica)
9) Il Cardinal Ruini a Luciana Littizzetto, incontrata casualmente in Piazza San Pietro
10) Il mio amico Franco, a un ausiliario del traffico, mentre armeggiava col block notes ed era in procinto di elevargli una multa per divieto di sosta
11) Mike Tyson, ai tempi belli (ai suoi, tempi belli), al suo sparring partner, durante gli allenamenti del lunedì
12) Lele Mora, davanti allo specchio, in sedute di auto-ipnosi, tardi anni ottanta
13) Lele Mora, con voce suadente e sguardo languido, telefonando a Nina Moric in Corona
14) La signora Mora al giovane figlio Lele, alcuni anni fa, quando il noto manager dei vip non era ancora superfamoso
15) Non so, non mi interessa
16) Mi rifiuto di rispondere

Posted by Giuseppe Braga at 16:03 | Comments (9)

il fascino maledetto dello scrittore (part IXX)

irretito e fantasioso

di Giuseppe Braga

Il capo (che poi non so più se è il mio capo) entra. Mi vede al computer. Sono irrimediabilmente perso, irretito si potrebbe dire sfruttando un gioco di parole, nei commenti demenziali al post di Colombati su Vibrisse (a proposito del suo nuovo romanzo Rio). Lo vedo a stento, alcuni commenti mi stanno obnubilando la mente. Lui mi si fa avanti, a meno d’un metro da me, sbotta.

A che punto siamo?

Gli vorrei rispondere che siamo messi proprio davvero molto parecchio male, a proposito dei commenti demenziali, ma credo si riferisca ad altro.

A che punto siamo, mi rifà, indicando il tavolo luminoso e la bella tavola di Piano Regolatore saldamente appiccicata con lo scotch alla superficie vetrata. Poi non mi da il tempo di rispondere, anche se il mio tempo di risposta, che non c’è, è lunghissimo e ci farebbe a tempo a passare un interregionale che arranca in salita.

Lo vuoi finire, questo aggiornamento?

Faccio di sì con la testa senza aprire bocca, sempre più irretito dai commenti sempre più demenziali.

Dai, forza, dai, sbrigati, forza, l’ultimo sforzo, forza, che poi, una volta finito…

Già, mi ci penso senza dir nulla, una volta finito che…

Dai, forza, dacci dentro, forza, che una volta finito potrai dire, ecco, ho finalmente finito una cosa infinita, una cosa incredibilmente lunga, rognosa, enormemente esagerata, una cosa come…

Come?, stavolta apro bocca e glielo chiedo.

Una cosa sterminata, immensa come…

Come cosa capo? (io continuo a chiamarlo capo, nel dubbio)

Come… be’, tu che sei fantasioso estroso artista, sei tu che mi devi trovare l’iperbole adatta…

Mi ci penso un po’ su. Poi gli sparo.

Già, un po’ come la fabbrica del Duomo…

Lui mi guarda quasi schifato.

Che banalità! Ma questa è scontatissima!

Capo, è la prima che m’è venuta in mente…

E tu saresti l’artista fantasioso?

Pensa meno a scrivere e vedi di finire l’aggiornamento, va…

Posted by Giuseppe Braga at 11:05 | Comments (0)

15.03.07

il fascino maledetto dello scrittore (part XVIII)

Ignora(n)te

di Giuseppe Braga

Capo, scusa, hai un minuto?
Dimmi.
Ho saputo una cosa, l'altro ieri. Vorrei parlartene un momento.
Prego.
Z***** mi ha detto che in realtà sono nel suo gruppo.
Dunque.
Be’, in questo caso, tu non saresti più il mio capo.
E allora.
Niente, era giusto per sapere se tu lo sapevi, ecco. E poi…

Il mio capo, che poi non è il mio capo, ma l’ho scoperto solo l'altro ieri che non era il mio capo e in realtà adesso sto provando a chiederglielo direttamente a lui, per cercare di capire se effettivamente lui è ancora il mio capo oppure no, ecco, il mio capo che non era – non lo è più? – il mio capo, ma lo sarà mai stato, dico, almeno per un giorno?, fa spallucce e non mi risponde. Timidamente provo a insistere.

E poi, ecco, nulla di che, si capisce… però, e poi, ecco, mi
piacerebbe sapere per chi sto lavorando, ecco…

Ma lui niente, mi lancia uno sguardo distaccato e fa per andarsene.
Faccio l’ultimo tentativo.

Cioè, siccome è una cosa che mi riguarda, ecco, mi interesserebbe
saperlo… tutto qui, ecco.
La sai una cosa?
Sono tutt’orecchi.
Ecco, bravo. Ascolta qua.
Sono ricettivo, dimmi tutto.
Sai che c’è?
No, cosa c’è…?
C’è che a volte è meglio non saperle certe cose.
Come?
Semplice. Non te ne incaricare. Pensa al tuo.
Cosa?
Non sono cose per te, non te ne devi preoccupare.
Ma scusa, avrei anche piacere di sapere con chi devo…
Guarda, fidati, delle volte certe cose è meglio, molto meglio, non
saperle.
Ah.
Ignorale, insomma.
Ah ah.
Piuttosto.
Dimmi cap… ehm, dimmi, sì.
A che punto sei con l’aggiornamento del Piano Regolatore?
Lo vuoi sapere anche se non sei più il mio capo…?
Chi te l’ha detto che non lo sono? Io non l’ho detto.
Già, ma non hai nemmeno detto il contrario. È Z***** che mi ha detto
che…
Devi ignorarle, ‘ste cose. Non sono cose che ti riguardano. E Z*****
lascia che dica quel che vuole. Intesi?
Se lo dici tu.
Hai centrato il punto. Lo dico io, esatto. Mi raccomando allora, dacci dentro e vedi di finire in fretta. Che prima si finisce, meglio è.

Già, già.

Parola di capo, forse.

Posted by Giuseppe Braga at 10:10 | Comments (4)

13.03.07

il fascino maledetto dello scrittore (part XVII)

Dipendente, certo, ma di chi?

di Giuseppe Braga

Oggi, nell’atrio d’ingresso del Palazzo, ho fatto una grande scoperta, ho avuta una straordinaria rivelazione. Un’illuminazione vera e propria. Ho scoperto, infatti, che il mio capo, quello che ho creduto esserlo fino a un momento prima di trovarmi, giulivo e giocondo, nell’atrio del Palazzo, non lo era, in realtà. Dico, sto dicendo, dico, la vera realtà dei fatti concreti e non la realtà un po’ onirica delle supposizioni e dei se e dei ma e dei forse e magari un giorno e chissà e chi può dirlo.

L’architetto Z****, alto funzionario della bassa che ben conosco, mi ha fermato all’ascensore e col suo fare un po’ dinoccolato, mi ha edotto.

Mi raccomando, compila quella cosa che ti ho mandato e spediscimela.
Io l’ho guardato dal basso in alto, lui è davvero un altissimo funzionario, e molto sorpreso, ho provato a fare mente locale.
Ti riferisci alla mail di settimana scorsa con allegato quel foglio excell?, gli ho chiesto, dopo che la mia mente aveva ottimamente e repentinamente localizzato il punto in questione.
Esatto, l’hai detto! Sei l’ultimo, gli altri me l’hanno già rispedito compilato. Manchi solo tu.
Io ho rifatto mente locale, la seconda volta nell’arco di pochissimi secondi, e gliel’ho fatto presente.
Ma scusa, io ho visto che era rivolta ai tuoi collaboratori, non mi sembrava che mi riguardasse. Io sto con A*****, è lui il mio capo, non tu.
Ma va là. È qui che ti sbagli.
Ah. Pensa che credevo avessi sbagliato tu.
Nel senso?
Nel senso che avevi inserito il mio nome, nel tuo gruppo, per sbaglio.
Ma va là. Tu sei uno dei nostri!
Come dei vostri… e da quando, scusa?
Come da quando, va là, da sempre…
E tutto l’aggiornamento e il culo che mi sto facendo per il gruppo di A*****?
Sciocchezze… tu vieni da noi. Ti spostiamo di un paio di piani, adesso vediamo se al sesto o al decimo, questo lo vediamo a seconda dei buchi che si liberano, e vieni a star con noi. Uno come te, con le tue competenze e le tue risorse, ci serve come il pane.
Ah.
Basta taglierini e trasferibili e scotch di carta… ma va là, tutta roba antiquata!
Ah.
Con noi si lavora solo col computer!
Eh, tecnologici, eh…
Guarda che devi esser contento, va là…
Come no, sprizzo felicità ovunque, sono una fontanella di felicità, non vedi?
Ascolta, va là, compilami quel foglio excell in tutte le sue voci. Postazione, dotazione informatica, profilo professionale, titolo di studio e soprattutto le tue mansioni… che poi ci serviranno per… già, ma va là, scusami, ma quali sono esattamente le tue mansioni?

Posted by Giuseppe Braga at 13:33 | Comments (2)

06.03.07

il fascino maledetto dello scrittore (part. XVI)

Si sono esauriti gli asterischi

di Giuseppe Braga

Sono terminati gli asterischi trasferibili a otto punte. Nell’asciutta simbologia del Piano Regolatore stanno a indicare le aree dei verdi privati. Senza non si può. Vanno messi per forza. Altrimenti l’aggiornamento resta incompleto. E i verdi privati vengono invasi, magari da un bel parcheggio multi piano. Non sia mai.

Capo, ho da darti una notizia.
Sentiamola.
Non è troppo buona, eh.
Sentiamola.
Sono finiti gli asterischi dei verdi privati. Qui ne ho da mettere tre, in questa Variante.
Vediamo un po’.

Guarda la Variante e resta impassibile. Non sembra preoccupato. Io invece, un po’ sì.

E allora, adesso come facciamo, capo?
Sai che cosa?
Cosa.
Mi sorprende molto la tua domanda.
Cioè?
Ma sì, certo, uno come te…
Scusa?
Uno fantasioso come te, così abile tecnicamente e manualmente preparatissimo, non dovrebbe nemmeno porselo, il problema.
Ah. Dunque?
Ma come dunque, falli a mano, gli asterischi, no? Che ci vuole, per uno abile e fantasioso come te…

Che ne dite, ironizzava o diceva sul serio?

Posted by Giuseppe Braga at 09:53 | Comments (3)