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15.02.07

Viva l’Amor…

di Giuseppe Braga

Tant’amore concentrato (in così pochi metri quadrati) come fosse ketchup denso e condensato, non lo vedevo da anni, ma che dico, da molto parecchio di più!

La serata milanese di presentazione dell’antologia Posa ‘sto libro e baciami, è andata alla grandissima. Non sono io a dirlo, ma i fatti, nudi e crudi. Sentite qua.

Lo Scalo Dieci di via Chieti al 10, in Milano, zona corso Sempione, era zeppo come un tubetto di dentifricio, denso e intonso. Ebbene sì, c’era parecchia variegata gente. Da notare, lo faccio notare, visto il clima che si respira in questi giorni, che non è avvenuto, nonostante il grosso concentramento di folla, nessuno scontro o tafferuglio con le forze dell’ordine (peraltro non pervenute in loco). Inoltre, il deflusso della suddetta folla, al termine della serata, è avvenuto senza incidenti degni di nota.

Parliamoci chiaro, come ogni evento milanese che si rispetti, l’inizio della presentazione, previsto per le ventuno, è avvenuto alle ventidue, mica scemi noi, sempre sull’onda delle mode e delle tendenze, noi, giovani emergenti (emergenti da dove, che lo Scalo Dieci è uno scantinato che sta sottoterra?), presunti presenti passati e futuri aspiranti, giovani perfomer milanesi.

S’è cominciato con Valerio Millefoglie, ragazzo dalle mille doti (presenti già nel nome, come i più avveduti se ne saranno accorti), poliedrico e multiforme – molto più di me, che della poliedricità ha fatto la sua principale ragione di vita – che, in quanto tanto poliedrico e multiforme, si è prestato a calarsi nei panni del bravo presentatore, fingendosi il curatore dell’antologia, Ivano Bariani (tanto il Bariani chi è che lo conosce, intendo la sua faccia, i suoi lineamenti fisionomici, con tutto il rispetto, chi è che lo riconoscerebbe, al Bariani? Io ad esempio, anche se non è che possa far testo da un punto di vista strettamente scientifico/statistico, io il Bariani, non l’ho mai visto. Ora che mi ci penso, magari c’era per davvero, ieri, magari, mischiato tra la folla, magari era quello che stava al mixer, o forse quel tal altro che stava alla cassa, chissà. Piuttosto, per entrare allo Scalo Dieci, bisognava allungare tre euro, musicisti compresi, vai a capire, va, ‘ste cose milanesi…).

Finito sto pistolotto introduttivo (il mio, intendo), posato il libro, che avevo preso in mano per vedere se alla fine, nei dati biografici, ci fosse qualche elemento valido per ricostruire la fisionomia Barianica, no che non c’erano, torno alla serata di ieri.

Noi, ovvero, nell’ordine: io me medesimo, Albo Paleari, Ivan Carozzi e Thomas Pololi abbiamo letto i nostri pezzi, contrappuntati e intervallati dal bravo presentatore Valerio (che ha anche letto un brano da lui scritto, davvero molto bello, e suonato/cantato una sua versione di Per Elisa), che ci introduceva utilizzando di volta in volta parole sempre più bellissime e accuratamente scelte e pensate, coadiuvato da un validissimo e altissimo violinista, di nome Marco. Marco l’alto e bravo violinista, mentre leggevo il pezzo tratto da Moulin Rouge, ispiratomi da quell’angelo etereo e un po’ tisico di Nicole, ha suonato la beatlesiana All you need is love (da non confondersi con la sigla di Stranamore, Rete4).

Gli altri tre ragazzi giovani autori milanesi, invece, in quanto giovani e decisamente più portati di me verso la tecnologia avanzata e computeristica, si sono buttati sul multimediale. Facendo egregie altre cose multimediali, molto divertenti, bellissime e spassose, proiettando immagini, video, ecc.
Albo è stato memorabile. Quel ragazzo c’ha dei bei numeri, quel ragazzo. Senza contare che aveva pure trentotto di febbre, piuttosto buono anche quello, come numero. Albo ha tenuto una specie di piccola conferenza, aiutandosi col proiettore, che ha coinvolto e divertito tutti. Ci ha raccontato la genesi del suo racconto e la storia, senza pudori, della sua piuttosto problematica iniziazione sessuale, partendo dai cartoni animati giapponesi e da indimenticabili frasi di indubbi intellettuali di spessore, come Indro Montanelli, tanto per fare un nome. Lady Oscar gli ha strappato il cuore, a quel ragazzo lì.
Dietro a Ivan invece venivano proiettate immagini di cuochi, grandi chef e di camaleonti, intesi come gruppi musicali degli anni sessanta/settanta e come rettili dagli occhi grandi e sporgenti e dai colori mutevoli.
Infine Thomas, che ha letto il suo pezzo, ispirato al film Corto Circuito e poi ha trasmesso, senza il sonoro, con un colpo di genio davvero originale e del tutto improvvisato (che lui ha voluto far passare come inconveniente tecnico), brandelli di pellicola…

Poi.

Poi certo non posso non dire che l’atmosfera era pervasa da tanto tantissimo amore, era San Valentino mica per niente, eh! Poi sono corsi via piuttosto agevolmente alcune discrete quantità di lattine di birra (che io non ho capito se si dovevano pagare o se erano comprese nei tre euro. Non l’ho capito perché un po’ ne avevo portate io direttamente dall’Esselunga e un po’ mi sono state offerte). Poi al termine delle nostre brillantissime applauditissime performance, era prevista un’originalissma gara di poesie d’amore, ma nessuno, nonostante il clima fosse pervaso invaso inzuppato fradicio d’amore, nessuno incredibilmente nessuno aveva con sé poesie d’amore. Peccato, che Albo aveva persin comprato le lavagnette per i punteggi (a proposito, Albo, ma quanto le hai pagate le lavagnette? Metti in conto, che alla prossima, metti il caso che non riesci a rivenderle, ci mettiamo in pari), ma poi ci siamo rifatti, tra poco vi dico come. Poi confuso tra il pubblico, concedetemi una nota di colore, addirittura, c’era un gruppo molto trendy milanese, un gruppo che voi tutti probabilmente conoscerete, i Baustelle, ehilà, non so perché fossero lì (ammetto d’esser stato tentato d’andar da loro e domandarglielo, ma poi la mia timidezza m’ha frenato e non l’ho fatto), ma c’erano, e questa cosa mi pare davvero meravigliosa. Tra il pubblico pagante poi, c’era anche Marco Candida, giovane (scusate, ma ieri eravamo davvero tutti quanti molto parecchio giovani e intellettualmente appetibili, sarà stata l’atmosfera della ricorrenza, non saprei) scrittore e noto blogger piemontese, era lì e indossava un bel giaccone lungo e pesante (scusa, Marco, permettimi la domanda, è da ieri che ce l’ho in canna, ma perché non l’hai tolto, il giaccone, che lì, dentro nel sottosuolo dello Scalo Dieci, faceva un caldo della madonna?). Marco che indossava il giaccone era lì con Giacomo, un suo amico molto appassionato di Graal, poi c’era anche il mio amico Fede, senza Graal ma con gli occhiali e il casco della moto, e alcuni altri, grazie per essere venuti, invece non c’era il vecchio Balda, non c’era no, e sapete perché? Perché c’aveva la cena di fine corso di scrittura creativa, vabbè, per stavolta ci passo sopra, ma alla prossima…

Poi allora, saltata la gara di poesie, abbiamo fatto leggere a due volenterosi il celeberrimo carteggio intercorso tra gli ineffabili Veronica e Silvio. Semplicemente, una grandissima idea, eh già! Poi avevamo anche comprato un sacco di rose che, e qui siamo stati semplicemente dei (giovani) coglioni, va detto, ci siamo scordati di regalare alle ragazze presenti e che, alla fine della fiera, s’è beccata la ragazza del locale. Poi, finita la lettura del carteggio, in conclusione, per suggellare la magnifica serata, insieme a una parte della band nella quale canto, abbiamo suonato quattro intensissimi e dolcissimi pezzi, in versione umplugged.

Poi la gente ha cominciato ad andarsene, poi anche gli amici son andati, poi la musica è finita e, raccattate le nostre cose, ce ne siamo andati anche noi. Felici e col cuore gonfio d’amore. Be’, in realtà, sfidando i vigili e le leggi della fisica dei corpi. Sì perché, alla fine, vista l’ora e il clima esterno (aveva cominciato a piovere), ho riaccompagnato a casa un po’ di amici che erano senza auto, be’, dico sfidando i vigili e le leggi della fisica, perché, in tutto, dentro la bella Kalos azzurrina d’origine coreana, omologata per cinque persone non necessariamente coreane, noi ci stavamo schiacciati in sei… ma, sapete che c’è?, quando ci si vuole bene e ci si sprizza amore da ogni dove, è solo un piacere poter stare stretti stretti appiccicati…

Viva l’Amor!

Posted by Giuseppe Braga at 15.02.07 11:17

Comments

peccato che la gita nella macchina coreana ha dato il colpo di grazia alla mia gobba ;)

viva L'amour!

Posted by: g. at 15.02.07 11:50

Yo!

Dear Slim, I wrote but you still ain't callin
I left my cell, my pager, and my home phone at the bottom
I sent two letters back in autumn, you must not-a got 'em
There probably was a problem at the post office or somethin

Posted by: Bariani at 15.02.07 11:52

marò, che "street-english"
my compliments

Posted by: g. at 15.02.07 12:04

Ciao Giuseppe. Il giaccone me lo sono tolto quando avete cominciato con le letture. Ho preso un bicchiere di vinello da 2.50 e due coca cola da 1 euro. Avevo una sete infame forse perché poco prima, all'happy hour avevo una fame assatanata, e i cibi dell'happy hour erano stati salati troppo. A me il salato provoca sete. Comunque quando avete finito con le letture me lo sono rimesso, il giaccone, e per questo forse ti ho dato l'impressione di averlo avuto sempre addosso. Il giaccone me lo sono messo perché volevamo andare fuori a prendere una boccata d'aria mentre tu cantavi i movimentatissimi cold play. Comunque il giaccone nel pomeriggio in Piazza Duomo mi ha fatto scambiate tre volte per un barbone e due della volante mi sembra mi abbiano anche seguito. Giaccone.

Simpatica la tua ghenga. E quelle ragazze dietro con me non erano solo simpatiche... Io rilancio per quella cena che dicevamo oppure per una festa a casa di Giacomo oppure a casa dell'amico colombiano di Giacomo - che è un pittore e dipinge e ha amici pittori di brera.

Posted by: Marco at 15.02.07 12:25

e io che pensavo di essere solo simpatica!!!
cena, festa, pittori, heinz...mi sembra una buona idea! organizza

Posted by: g. at 15.02.07 13:26

Marco, sì, avevo immaginato (e sperato!) che il giubbotto te lo fossi tolto, durante la serata. Però io ti ho visto solo col giubbotto addosso e allora io, che non credo se non vedo, come quello di euroarredo, ho nella mia testa indelebilmente incastonata l'immagine del tuo giubbotto...
sì, organizziamo una bella cena o festa o tutt'e due!

p.s. ma lo sai che all'happy hour i tramezzini e gli stuzzichini li fanno apposta salatissimi per fare bere di più? sei caduto nel loro tranello...

p.p.s. complimenti all'inglesissimo Bariani e ai colpi di grazia...

Posted by: giuse at 15.02.07 13:45

Ahah ma non è vero che ci siamo scordati le rose, è che a un certo punto c'è venuto il terribile timore che a mettersi la giacca a vento per simulare il ragazzo filippino che voleva un sacco di soldi per venire a darle lui ci avrebbero preso per dei brutti ceffi!

E darle senza gag ci sembrava troppo poco pazzo malato!

Posted by: thomas at 15.02.07 14:03

mi sa che c'è stato un commercio illegale di rose, ne ho comprato una per 8 euro da un tipo cn i capelli lunghi e un giaccone pesante con cappuccio annesso che parlava strano. lo conosci?

Posted by: g. at 15.02.07 14:13

ma è super pazzesco... super Thomas, se è così, allora, siete proprio dei super pazzi super malati da super immediato super ricovero... robe da super pazzi!
signorina g., lei forse allude a qualche persona in particolare? no, perché, io, quelle poche rose che sono riuscito a raccattare, strappandole di forza alla ragazza del scalo dieci, le ho rivendute a dieci euro l'una...

Posted by: giuse at 15.02.07 14:33

e bravo il "mariuuuolo"!!!
Dicesi Mariulo (a napoli e dintorni) colui che compie atti di sottrazione impropria di oggetti e beni immateriali non di sua proprietà...magari speculando!!!

Posted by: g. at 15.02.07 14:37

ero presente quando il noto allegro Thomas ha preso il mazzo di fiori e con fare da noto allegro ha detto alla ragazza dello scalo dieci Hi hi hi, i fiori li lasciamo a voi. E lei Uh grazie. E il noto Hi hi hi. Avrei voluto buttargli le mani al collo, yo!

Posted by: bariani at 15.02.07 14:53

può essere che quelli dello scalo10 poi le abbiano rivendute a prezzo decuplicato...

giuseppe hai ragione, dovevamo consultarti prima di prendere una decisione così super pazza malata!

Posted by: thomas at 15.02.07 14:55

e pensare che io ero venuta apposta per ricevere una rosa...che delusione

Posted by: g. at 15.02.07 14:58

e proprio vero che ogni rosa ha le sue spine...

Posted by: b at 15.02.07 15:17

diamine è vero! l'avevamo pure promesso!

che brutta faccenda, meglio insabbiare tutto. ivan pensaci tu con il tuo orologio da agente pronto a tutto!

Posted by: thomas at 15.02.07 15:34

ehi, ci toccherà rifare la serata solo per riparare alla tremenda gaffe delle rose... ovviamente Thomas penserà a tutto: trovare un buon venditore, contrattare sul prezzo, sulla quantità, sul colore, sul numero delle spine e dei petali, sulla distribuzione, ecc...

Posted by: giuse at 15.02.07 16:51

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