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01.02.07

il fascino maledetto dello scrittore (part X)

Il jazz in testa!
di Giuseppe Braga

Il mio amico Balda mi ha regalato un cd di John Coltrane. Sapete, questo cd è semplicemente strepitoso (Giant Steps, del 1960). È da tre giorni che l’ascolto senza sosta, estasiato e meravigliato.

Una pausa l’ho dovuta fare, per forza di cose, ieri, intorno all’una. Ieri intorno all’una (13.00) sono andato a farmi tagliare i capelli. Io i capelli me li vado a far tagliare, da molti anni a questa parte, da Orea Malià. Coi miei capelli, meglio dirlo subito, ho un rapporto piuttosto strano. Non vorrei mai farmeli tagliare, è così fin da quand’ero bambino. Sarà che quand’ero un bambino mia madre me li faceva tagliare a spazzola, sarà pure per quel motivo lì. Fatto sta che io a farmi tagliare i capelli ci vado molto poco volentieri e, al massimo, ci vado tre volte l’anno.

Nel salone di Orea Malià (un ex capannone industriale molto ampio, posto in una zona semi centrale milanese) sparano sempre la musica a palla. Ma mai jazz. Ieri era il turno della techno. Ecco, non voglio fare il sofisticato adesso, non fraintendetemi, i capelli me li son fatti tagliare lo stesso, anche se non c’era Coltrane.

Sapete, sono tanti, parecchi anni ormai, che vado lì. Sono tutti ragazzi, l’ambiente è giovanile, spensierato, rilassato. Forse un po’ troppo di tendenza per i miei gusti (ieri ad esempio, ci stava un’enorme mucca in plastica, proprio in mezzo alla sala), ma piuttosto che cambiare e andare chissà dove, preferisco di gran lunga loro. A dir la verità un paio di volte, in questi ultimi diciotto anni, li ho traditi. Ma preferisco sorvolare. Errori di gioventù, ecco.

Adesso comunque, c’ho i capelli corti. Be’, corti è un concetto molto relativo. Corti rispetto a come li avevo prima, che erano sei mesi e mezzo che non andavo a farmeli tagliare.

Ieri, poco prima che me li tagliassero, ho scoperto una cosa. Da Orea Malià chi ti taglia i capelli non è chiamato parrucchiere, bensì stylist. Ecco, la ragazza che me li ha tagliati, la stylist, Liz, lasciate che le faccia dei pubblici complimenti, è stata molto parecchio assai brava. Era lì, non potevo non vederla, che armeggiava sulla mia testa, con le forbici e col pettine, con sublime maestria e con assoluta padronanza dei propri mezzi (le forbici e il pettine). Davvero notevole, la ragazza, dico sul serio. Nonostante c’avesse delle meches improponibili e un grembiulino da massaia straordinariamente trendy, Liz m’è piaciuta tanto assai. Liz la stylist l’ho soprattutto apprezzata perché parlava poco. Liz è una che bada al sodo e io da quando la conosco (cioè da ieri) l’ammiro proprio tanto. Io a farmi tagliare i capelli ci vado poco anche per quel motivo lì: fare i brillanti, dover raccontare la mia vita, spezzoni, sempre le stesse cose, ai parrucchieri. Pardon, agli/alle stylist. Detto ciò, mi sembra che me li abbia tagliati molto bene. E insomma, Liz è davvero una bravissima stylist che vi consiglio caldamente!

Uscito dal salone degli stylist, son andato alla GS e ho comprato quattro cose, tra cui un tramezzino con insalata e salmone che mi son mangiato subito, appena entrato in casa, senza nemmeno apparecchiare la tavola (ma secondo voi la tavola andrebbe apparecchiata quando si mangia un tramezzino?), un paio di lattine di birra, una confezione di pane, del prosciutto cotto (che pure ho subito mangiato). Farsi tagliare i capelli fa venir fame, accidenti a loro. Sarà stato lo stress accumulato nel veder cadere ciocche che fino a un istante prima erano ben piantate sulla mia testa, sarà per quel motivo lì. In conclusione mi son pappato anche quattro chiacchiere. Forse cinque. Non so, erano un po’ sbriciolate e non son stato lì a ricomporle. Me le son mangiate e stop.

Poi, con la pancia piena e con meno capelli sulla zucca, fortunatamente ancora ignaro della querelle Veronica vs. Silvio, ho acceso lo stereo e mi sono ascoltato nuovamente il buon vecchio John. Certo che, come ci soffiava quell’uomo lì, dentro al sax, non ci soffiava nessun altro…

Posted by Giuseppe Braga at 01.02.07 18:36

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