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16.02.07
Il fascino maledetto dello scrittore (part XIII)
tornelli
di Giuseppe Braga
sto rientrando dalla pausa pranzo. Stamattina all’ingresso, nonostante fossero le otto meno dieci del mattino, ai tornelli ci stava la coda. Perché? Semplice. Su tre tornelli ne funzionava uno soltanto. Dentro al Palazzo ci lavorano più di ottocento persone e quindi il conto è presto fatto… I tornelli sono nuovi, ce li hanno appena sostituiti. Elettronici, nuovo software, spediscono immediatamente i dati dio sa dove, alla sede centrale dell’ufficio personale, o in qualche altro ufficio che tiene sotto controllo i dipendenti. I primi giorni, qualche mese fa, appena installati, su tre non ne funzionava nemmeno uno. Altro che intasamento ai caselli di Melegnano. Avreste dovuto vedere. Uno spasso.
Troppo sensibili, mancava la gestualità corretta. Bisognava inserire il badge con un movimento dolce, da destra verso sinistra, né troppo velocemente, né troppo lentamente, altrimenti te ne restavi lì, aldiquà, nel limbo a-temporale. In quei simpatici giorni, simpatiche code si formavano sia in entrata che in uscita. Era tutto molto divertente, a vederlo nella giusta ottica. Gli installatori, che invece di ottica ne avevano un’altra, restavano lì nei pressi e mostravano alla plebe impiegatizia (impiegatizia e ignorante per definizione), come far passare il badge nella fessura. Alcune volte passavano alle dimostrazioni pratiche. Alcune volte però, non ci riuscivano neppure loro, i cervelloni installatori, a farlo passare.
I primi giorni quando passavi il badge ti usciva sul display anche il tuo nome e cognome e numero di matricola. Per certi versi era notevole come cosa. Personalmente, mi faceva sentire un dipendente di una certa importanza. Poi non l’ho più visto, il mio nome. E nemmeno quelli degli altri. Mi sa che ci stava sotto qualche problema legato alla privacy, mi sa.
Per tornare alla pausa pranzo di oggi (piattino di pesce misto, con pezzetti di tonno, tre gamberetti, frammenti di pomodorini e di patate, striscette fini fini di formaggio e altri oggetti non identificati), ecco che sto rientrando in ufficio. All’ingresso vedo che ci sta un tizio in tuta inginocchiato che sta riparando un tornello. Per l’esattezza quello di destra. Ne restano altri due liberi. Le mie colleghe scelgono quello di sinistra, a me tocca quello centrale. Sto per transitarci, il badge scorre bene e sento il bip. Tutto ok, ma la sbarra non si abbassa. Resto fermo fuori. Due, tre secondi. Guardo stranito il tizio in tuta, lui è indaffarato con un cacciavite e giustamente, nella sua ottica, non mi caga, allora richiamo l’attenzione dell’agente di sicurezza che è lì, bello preciso in divisa, vicino al tizio in tuta che lavora. Mi spiego: mentre il tizio in tuta è inginocchiato col cacciavite in mano e armeggia sul tornello, l’agente di sicurezza privata se ne sta lì a guardarlo. A guardarlo lavorare, già. Faticoso il mestiere della guardia privata. Soprattutto nell’ottica di dover star lì a guardare tutto il giorno. A sto punto, ottica per ottica, lo guardo anch’io, l’agente di sicurezza. Al di qua. Richiamo la sua attenzione. Ehilà! Lui mi squadra con due occhi che trasudano odio allo stato puro.
Ecco il breve ficcante significativo esaustivo sintetico esclusivo dialogo che ne è seguito.
Mi scusi, non funziona?
Lo stanno riparando, non vede?
Veramente vedo che stanno riparando quello di destra.
Non funziona nemmeno quello centrale.
Ma il badge, è passato e ha fatto bip, insisto io. Mi pare quasi una questione di principio.
Le dico che è guasto, mi fa lui irritato. Forse perché l’ho distratto dal lavoro che stava guardando fare dal tizio in tuta.
Ma il badge è passato e… e poi, mi scusi, non avete nemmeno messo un foglio che indicasse che era fuori servizio. Come facevo a saperlo?
Se le dico che non funziona non funziona. Come glielo devo dire.
Bastava mettere un foglietto sopra e…
Senta, utilizzi quello di sinistra e ci lasci lavorare, forza.
Io seguo il consiglio dell’uomo d’ordine ed entro. Sarà un pomeriggio lunghissimo, lo so. Mi attendono ancora molte varianti urbanistiche da aggiornare. Lui invece, secondo me se la spasserà alla grande. Infatti vedo che torna a concentrarsi sul tizio che smanetta col cacciavite. Gli torna persino il sorriso sulle labbra. Basta poco a volte. Beato lui.
Che gli uomini in divisa abbiano sempre ragione?
Posted by Giuseppe Braga at 16.02.07 13:06