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15.01.07
a cuore aperto
intervista doppia (a me stesso)
di Giuseppe Braga
seconda parte
a questo punto l’intervistato si alza dalla poltroncina girevole sulla quale era seduto, attraversa la stanza e guarda fuori da una finestra, sembra sul punto d’infuriarsi, poi si calma e si risiede. l’intervistatore osserva la scena silenzioso, irritato pure lui, ma pronto a catturare qualche gesto significativo. scrive un paio di frasi sul taccuino e poi riprende
permalosetto, eh?
sì, ma mica sempre, se vuoi saperlo.
vorrei saperlo, sì. quando?
non ci tengo a dirlo, a te soprattutto, possiamo andare avanti? grazie.
restiamo in tema, regista preferito?
Stanley Kubrick, un paio di spanne sopra l’universo, pace all’anima sua.
non stai contraddicendo quello che m’hai appena detto?
per niente, Stanley è fuori concorso. non l’avevo nemmeno preso in considerazione.
dell’ultimo suo film mi puoi dir tutto l’universo che vuoi, ma non che fosse un capolavoro.
anche i geni possono prendere cantonate. Kubrick era un genio e con Eyes Wide Shut ha preso una mezza cantonata. mezza, però, non intera, attenzione.
va bene, va bene, dimmi, mai tratto spunto da qualche film, per un tuo racconto?
spunti, spunti… direi di sì, senz’altro sì. amo il cinema e un buon film può trasmetterti suggestioni uniche, immagini indelebili, fotogrammi indimenticabili. poi accade che quelle stesse immagini, spesso inconsciamente, te le ritrovi trasformate, in seguito, nel momento in cui ti metti a scrivere.
torniamo alla letteratura. il libro che avresti voluto scrivere tu?
un qualsiasi racconto di Carver, uno a caso. me ne basterebbe uno, uno soltanto.
ci risiamo, ma perché a tutti gli esordienti o aspiranti scrittori, piace in maniera così esagerata Raymond Carver? mi sembra un’omologazione bella e buona e terra, terra. Lebowski, Carver e John Fante. e poi chi manca, vediamo, Kerouack, i treni merci, Hemingway, il mohito…
punti di vista, non ti rispondo nemmeno.
e comunque io avevo detto un libro, avessi voluto sapere un racconto, ti avrei detto: racconto.
ah, come siamo fiscali!
ti sbagli, semplicemente si tratta di essere pertinenti.
io quelli come te, senz’offesa, ma io li chiamo, semplicemente, rompicoglioni.
l’intervistatore glissa anche stavolta, mentre l’intervistato si gratta il mento, ci pensa su un po’, poi si ravviva i lunghi capelli e risponde
un libro, un libro… be’, sì, senz’altro Il giovane Holden.
che originalone il nostro aspirante.
prego, astenersi da facili ironie, grazie.
perché Salinger?
anzitutto, è un capolavoro. poi m’ha aperto molte porte e fornito parecchie idee.
non girarci troppo intorno, vuoi dire che l’hai copiato?
ma no, cazzo dici, come ti permetti! la conosci la differenza tra ispirarsi e copiare?
anche Michael Jackson diceva così, poi hai visto il casino che gli ha piantato Al Bano…
lascia stare quei due poveretti, lì si trattava di plagio, è un’altra faccenda.
chiudiamo la polemica e andiamo avanti. qualche autore per te significativo.
be’, ce ne sono parecchi.
sono qui per ascoltare, io.
vediamo… esclusi quelli che ho già nominato, ti potrei dire, Irvine Welsh, Hanif Kureishi, Roddy Doyle, Italo Calvino, J.M. Coetzee, Giuseppe Pontiggia, Paolo Nori, il primo Aldo Nove…
tutto qui? un poco scontati, direi.
se preferisci, ti faccio nomi più sofisticati.
fammene un paio, se ti riesce.
Peter Handke, Osvaldo Soriano, Jonhatan Safran Foer, David Means, William Saroyan…
li conosco tutti pure questi, che noia di lettore che sei.
te ne dico due che scommetto non conosci, allora.
non scommetto niente, ma forza, sentiamoli.
Efraim Medina Reyes, “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” e Pablo Tousset, “Il meglio che possa capitare a una brioche”. due giovani, due gran bei romanzi.
questi in effetti non li ho mai sentiti, bravo.
ma bene, adesso sono diventato bravo! forse, per diventare bravissimo, dovrei citarti qualche russo dissidente o magari qualche esule iraniano…
no, no, non intendevo certo dire che…
l’intervistato punta il dito contro l’intervistatore e alza la voce
sai qual è il punto? lo sai com’è? sai che c’è? c’è che succede che uno deve per forza tirare fuori nomi astrusi, originali, di illustri sconosciuti, nomi che facciano tendenza. ecco com’è. ma io non ne ho, mi spiace. m’accontento di questi, io.
non condivido la tua analisi, ma l’accetto sportivamente… piuttosto, ti sei accorto di una cosa?
no, quale?
nemmeno una donna.
t’assicuro che si tratta d’un caso. potrei dirti Patricia Highsmith, Duras e Alice Sebold. ti bastano?
diciamo di sì, voglio crederti e me le faccio bastare. soprattutto non voglio infierire.
ora è l’intervistato a sentirsi leggermente impacciato. si gratta nervosamente un orecchio e sospira. l’intervistatore annota, ma solo mentalmente, la reazione, e prosegue cambiando argomento
che ne pensi delle scuole di scrittura?
vuoi una risposta di convenienza, apocalittica, disinteressata o ne vuoi una seria?
vedi tu.
ascolta, penso che andrebbero abolite, chiuse, sprangate le porte, cosparse di benzina dall’interno, devastate centimetro per centimetro e incenerite.
senti un po’, che fai adesso, sputi nel piatto in cui hai mangiato fino a ieri?
volevi una risposta a caso e io te l’ho data.
apocalittica?
tu che ne dici.
perché le vorresti eliminare?
molta gente fraintende il significato e il ruolo di queste scuole. i frequentatori, molti non dico tutti, sperano, anzi ne sono convinti, di diventare novelli Hemingway o nuovi autori di best seller da un milione di copie, poveri dementi.
e allora, che c’è di male?
c’è che in alcune scuole non si fa altro che alimentare false speranze.
e allora?
e allora vanno fermati subito. inutile e dannoso speculare sui sogni altrui. illudere tutta quella gente è vergognoso, si creano traumi difficili da superare, ho visto cose, io…
lo sappiamo, lo sappiamo, ma ripeto, ti rendi conto che stai sputando nel piatto in cui hai mangiato per un sacco d’anni?
io dei piatti me ne fotto, se permetti. dovrebbero denunciarli tutti per circonvenzione d’incapaci, a partire da quel fighetto di Baricco.
attento alle querele, adesso.
vabbè, hai ragione, ho esagerato… questa tagliala, per favore.
il registratore viene fermato. il nastro riavvolto quel che basta. clic, il nastro riprende a scorrere
scusa se insisto, ma mi sembra un tasto importante e, soprattutto, mi par di capire, dolente. ma sei sicuro? le elimineresti proprio tutte?
ovviamente no. tutte, tutte, proprio tutte non direi.
ah, be’, ecco, mi sembrava strano. e quali lasceresti in piedi? potresti farmi dei nomi?
ovviamente sì, non ho problemi a farteli, i nomi. un paio in particolare, se vuoi te li dico, e te li dico con gran piacere.
sì, certo che voglio, sono tutt’orecchi.
senza dubbi, la [parte censurata dal redattore] e la [idem come prima], sì, sì, sì senza nessun dubbio, sì.
l’intervistatore scoppia in una risata sarcastica e acida. scuote la testa incredulo
eh? ma bravo! bell’opportunista del cavolo che sei, non ti facevo così…
così… paraculo?
m’hai tolto la parola di bocca.
si fa quel che si può. grazie comunque, lo prendo come un complimento.
sono sconcertato.
sai com’è, in questo mondo ci si deve pur barcamenare in qualche maniera. non ci si può solo fare dei nemici.
lasciamo stare ch’è meglio e cambiamo discorso. editori a pagamento?
già dato, grazie.
vuol dire, e sarebbe un bello scoop, che t’è successo di dovere pagare per venire pubblicato, è questo quello che mi stai dicendo?
no, no, frena amico, frena, ma che vai a pensare. mai ho pagato e mai pagherò. magari tentato, ma contrariamente al famoso aforisma di Oscar Wilde, si può e si deve, in certuni casi della vita, resistere anche alle tentazioni.
vuoi fare qualche esempio?
di che cosa, di tentazioni a cui resistere?
ma no, ma no, degli editori a pagamento con cui hai avuto a che fare!
no comment, please.
parliamo un po’ dei critici letterari, allora.
di chi, scusa?
i recensori, la tanto temuta critica letteraria.
ascolta, sono parole che per me non hanno significato. tutta gente, quella sì, frustrata, che non vede l’ora di poter stroncare, sputtanare, innalzare (poche volte) o inabissare (spesso e volentieri) qualcuno e poi prendersi ogni merito. non hanno altro scopo le loro vite, se non quello di distruggere le cose altrui. la faccenda più incredibile sta nel fatto che è da loro che dipende tutto, o quasi. ma io me ne fotto pure di loro, come dei piatti, di tutti quanti, e così faccio prima.
che caratterino…
provassero a scrivere qualcosa loro, invece di giudicare, che si buttassero nella mischia, espongano anche loro il fianco, anziché stroncare a tutto spiano, comodamente spaparanzati nei loro confortevoli rifugi, come invece fanno. li chiuderei nelle scuole di scrittura e butterei via le chiavi. poi gli darei fuoco e…
non vorrei dirtelo, ma stai esagerando ancora.
hai ragione, mi sono lasciato un po’ andare, taglia pure questa, ch’è meglio.
stessa operazione di prima. clic, il registratore ricomincia
ora voglio darti un’altra risposta.
scusa?
sì, a proposito dei critici letterari, anzi dei critici in genere.
guarda che mi sto stancando di fermare il registratore, eh? pensaci bene prima di parlare.
non preoccuparti, non succederà più.
speriamo.
ascolta, io senza i critici non ci potrei vivere. non riesco proprio a immaginarmi un mondo senza qualcuno che per lavoro, possa criticare delle creazioni artistiche altrui. sono un bene dell’umanità, la nostra società andrebbe allo sbando senza, il mondo intero deve essere riconoscente alla critica! dovrebbero tutelarli ufficialmente, come coi panda e con le foche monache.
noto e registro un filo di sarcasmo.
assolutamente no. parlo sul serio. mai stato serio come adesso. alleluia, alleluia! lunga vita a loro!
voi scrittori siete tutti dei fottuti schizzati fuori di testa.
aspirante, prego.
e aspirante sia. che musica ascolta un aspirante esordiente mentre scrive?
dipende, così su due piedi non ti saprei dire…
qualcosa, mica tutta. prova a fare un piccolo sforzo.
allora, vediamo… be’, cominciamo col dire che molto dipende dai momenti. passo da Beethoven a Billie Holiday, dai R.E.M. ai Coldplay, da Tom Waits a Mozart, da David Sylvian a Norah Jones. ma anche Chemical Brothers e Fat Boy Slim, Radiohead e U2.
che accozzaglia, però.
dipende dall’umore. e dai cd che riesco a trovare nell’immenso casino che c’è qui in casa. a volte spariscono, poi riappaiono. va a momenti.
capisco… e comunque ci avrei scommesso.
che cosa?
esterofilo, come tutti.
quando scrivo, come tutti, se sento cantare qualcuno in italiano, in sottofondo, un po’ mi disturba. ora che mi ci fai pensare, spesso non ascolto nulla. preferisco il silenzio.
mai provato con Battisti?
quando faccio la doccia, sì.
artisti preferiti, scrittori esclusi, grazie.
Jeff Buckley, Le Corbusier, Gustav Klimt, Bob Dylan, Ludovico Van, Caravaggio, Egon Schiele, Ennio Morricone, Michelangelo Buonarroti. solo i primi che mi vengono in mente, chiaro.
invidi qualcosa a qualcuno?
oh, be’, ce ne sarebbero di cose e di qualcuno che invidio…
forza, allora, non essere timido.
invidio il talento di Jim Morrison, il carisma di Elvis, il coraggio di Aung San Suu Kyi, l’ironia di Woody Allen, le tette di Pamela Anderson, il senso degli affari di Bill Gates, per dirne alcuni. poi…
e poi?
e poi ce ne sarebbe anche un altro, su tutti.
forza, dai.
ho paura, taglia pure questa, và… non vorrei si facessero strane illazioni al riguardo.
non preoccuparti, spengo il registratore.
clic, viene ancora una volta fermato il nastro
be’, invidio, fortissimamente invidio, i centimetri pubici di John Holmes.
tutto qua? che gretta banalità!
anzitutto, i trenta centimetri di John erano tutto, fuorché gretti e banali. poi, restando in argomento, fatti i cazzi tuoi. tu me l’hai chiesto, io ti ho risposto! e se proprio ci tieni a saperlo, non ho paura a essere banale, sai?
veramente non te l’avevo neppure chiesto… comunque, visto che siamo più o meno in tema, qual è il tuo rapporto col gentil sesso?
con chi? gentil sesso… ma si può sapere come cazzo parli?
scusa, ma io parlo come mi pare. parlami tu, ora, del tuo rapporto con l’universo femminile.
[fine.2 segue]
Posted by Giuseppe Braga at 15.01.07 07:01