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30.12.06
a chi
(new year’s day... Ma tu lo conosci Joyce?)
di Giuseppe Braga
inutile che io stia qui a girarci intorno, per me, quest’anno, è stato un anno indimenticabile (anche e soprattutto grazie a voi). Senza alcun dubbio, molto parecchio formidabile, eh già! Visto che i giorni sono quelli giusti, allora, colgo l’occasione d’augurare un gran bel nuovo anno a chi… già, a chi…?
a chi ha letto il libro, a chi l’ha letto perché l’ha comprato, a chi l’ha letto perché se l’è fatto imprestare, a chi gli è piaciuto, a chi non troppo, a chi gli ha fatto molto schifo, a chi gli ha fatto molto parecchio ridere, a chi ha riso mentre stava in metropolitana, a chi l’ha letto a voce alta al suo fidanzato che non legge nemmeno i libri scritti da persone che conosce, a chi conosceva Joyce ed è stato tratto in inganno dal titolo, a chi, giuro, non lo farò mai più, a chi lo conosceva e non è stato tratto in inganno, a chi ne ha scritto, e non era un mio parente, tengo a precisarlo, parlando di rara e intelligente comicità, a chi l’ha usato come zeppa sotto la gamba del tavolo, povero tavolo, a chi ha invitato a evitarlo, nemmeno lui è mio parente, a chi ha invitato altre persone a leggerlo assolutamente, a chi ne ha comprati sette in un colpo solo, a chi m’ha invitato a presentarlo, a chi mi inviterà a farlo, a chi non c’ha nemmeno proprio pensato, ma che, sei scemo?, a chi m’ha scritto bellissime struggenti indimenticabili mail, a chi me ne ha scritte di molto meno belle, ecco, a chi ho avuto modo di conoscere, a chi m’ha ringraziato per averlo scritto, a chi ha avuto il coraggio di pubblicarlo, a chi mi ha aiutato a renderlo un vero libro, a chi l’ha sottolineato coi cerelli colorati, a chi gli ha fatto le orecchie alle pagine, a chi m’ha chiesto se l’avessi scritto tutto da solo, a chi m’ha tolto il saluto, a chi ha preso a guardarmi in maniera diversa, a chi m’ha dato del ciarlatano, a chi m’ha dato dello scrittore, a chi s’è sentito offeso perché citato, a chi s’è offeso perché non lo è stato, a chi mi vuole bene, a chi così così, a chi no, a chi lo leggerà senz’altro, a breve, a chi ha fatto orrore la faccia della copertina, a chi invece è piaciuta da morire, a chi s’è entusiasmato per la leggerezza e la semplicità, a chi l’ha trovato leggerino e semplicistico, a chi ha detto che ho fatto gossip, a chi ha detto invece, che ho scoperchiato un mondo, a chi non risponde alle mail, a chi finge di non aver letto il libro, a chi spera non se ne parli più, a chi gli ho regalato un ironico pamphlet sull’universo della scrittura e della creatività, a chi… a chi io sorriderò se non a te, a chi piacciono le citazioni, a chi non lo sapesse quella di prima lo era, a chi, ovvio, dopo averlo letto, ha bofonchiato tra i denti, ma questo lo scrivevo anch’io, a chi, anche, di sicuro l’ha detto e l’ha pensato, ma ormai scrivono proprio tutti, eh già, a chi gli è andato di traverso, a chi ha rosicato un po’, a chi sta ancora rosicando, a chi rosicherà, a chi sostiene che c’è del talento in quelle pagine, a chi sostiene che il talento, in quelle pagine, nemmeno col lanternino, a chi mi vuole bene, a chi s’accorge che l’avevo già scritto, a chi, dopo averlo letto, gli è venuta una voglia matta di scrivere, a chi frequenta le scuole di scrittura con più o meno profitto, ciò non importa, a chi non le ha mai frequentate, a chi si sente un po’, a torto o a ragione, una signora dettaglio, a chi non ci tiene a esserlo, manco a pagarlo, a chi ha parlato di esordio folgorante, a chi mi ha chiesto chi fosse Joyce, a chi l’ha trovato troppo semplice, a chi l’ha trovato eccessivamente cervellotico, a chi l’ha trovato difficile, a chi l’ha trovato bello, ma di nicchia, a chi l’ha definito ironico e scanzonato, a chi l’ha trovato desolatamente banale, a chi pensa che il mondo è bello perché vario, a chi non pensa, a chi piace criticare le cose altrui e mai le proprie, a chi le cose proprie le tiene nascoste e non le fa vedere a nessuno, a chi le cose proprie le fa leggere a tutti, a chi viaggia sempre in treno, a chi pensa che io sia un coglione, a chi ne è convinto, a chi è così, meglio non toglierle nemmeno per scherzo, ‘ste certezze, a chi l’ha definito come il più divertente e irriverente vademecum dell’aspirante autore, a chi m’ha intervistato, esperienza fenomenale, unica ed esaltante per me, temo un po’ meno per lui/lei, a chi m’ha fatto le domande, a chi mi ha dato le risposte, a chi gli è piaciuto a pezzi, a chi di più la prima parte, a chi molto di più la seconda, a chi è così arrogante che crede di poter dire quel che gli passa per la testa col tono di un profeta, a chi farebbe bene ad abbassarla un pochino, la propria testa pseudo-profetica, a chi gli piace fare le pernacchie, soprattutto a quelli di cui sopra, a chi prrrrrr…, ah, marò che bello!, a chi, ci siamo capiti, a chi avrebbe voluto farlo a pezzi, a chi l’ha messo tra i suoi autori preferiti, a chi… grazie, troppa grazia, a chi l’ha incastrato tra Bocca e Busi, a chi non fa una piega, a chi l’ha perso in piscina, a chi dal parrucchiere, a chi l’ha trovato in biblioteca, a chi l’ha regalato alla mamma, a chi ha detto che ci stavano troppe parolacce, a chi l’ha letto in tram, a chi s’è stancato dopo tre pagine, a chi l’ha letto tutto d’un fiato, a chi gli è spiaciuto d’averlo finito e una volta terminato l’ha ricominciato daccapo, a chi, dopotutto non era poi male, a chi c’ha trovato troppe ripetizioni, a chi, anche qui, eh già, a chi non è mai contento, a chi si sente una bambina e non vuole invecchiare, a chi si sente Kafka e non si vuole svegliare, a chi è così, io lo lascerei dormire, a chi vuol dimagrire e pensa che la scrittura creativa sia un buon metodo, a chi s’è complimentato per alcuni passaggi geniali, a chi s’è divertito molto ma non è arrivato a dir tanto, a chi non ci credeva che l’avessi davvero scritto io, a chi ha fermato per strada mia madre dopo ch’era uscita mezza pagina sul Corriere della Sera, a chi è piaciuta più la mezza pagina che il libro, a chi guarda sempre avanti, a chi non si piange troppo addosso, a chi sa rialzarsi, a chi tiene botta, a chi sa sorridere delle debolezze, sia proprie che altrui, a chi piace giocare e ridere di sé… ehi, ma alla fine non siamo tutti sulla stessa barca? Be’, sì, già, allora… auguro a tutti quanti questi a chi un nuovo anno, molto parecchio ricchissimo (davvero!) di grandi, scintillanti, mirabolanti soddisfazioni…
peace and love
tante care cose a voi, arrivederci nel duemilasette
Posted by Giuseppe Braga at 17:36 | Comments (6)
29.12.06
il fascino maledetto dello scrittore (part IX)
colpo di genio
di Giuseppe Braga
La mia fidanzata talvolta ha geniali colpi di genio. Anche sotto natale, il suo cervello, questo glielo riconosco, non conosce vacanza e gira a mille. Serviva la mensola per il bagno, ecco cosa. Dunque, non restava che l’IKEA. Ma è ovvio – il vent’otto di dicembre, alle tre e mezza del pomeriggio –, che c’è di meglio di…
restare imbottigliati, prima in tangenziale, ormai siamo qui, proviamo, dai, mi sembra sciocco tirar dritti e uscire alla prossima e tornare indietro, eh già, poi sulla rampa d’uscita, lì non si può tornar indietro nemmeno volendo, a meno di non possedere super poteri o la super car, e poi ancora, sempre più schiacciati tra altre auto e furgoni e camioncini, con taluni stronzi che cercano di passarti a destra e a sinistra per guadagnare tre miseri metri, tu sempre chiuso nell’abitacolo coi piedi alternativamente sui freni e sull’acceleratore e sulla frizione, sei in discesa sulla rampa di uscita della tangenziale ovest, wow, clacson e tubi di scappamento a gogò, ehilà!, e la tua fidanzata che si osserva attorno perplessa, quasi sorpresa, candidamente stupefatta, e ti fa col tono di chi si trova lì per puro caso, eppure l’avevano detto anche al telegiornale, e te lo dice distrattamente, sinceramente stupita, ci hanno fatto due servizi, sia a Studio Aperto che al TG3 Regione, duecentomila milanesi in partenza per le feste, mah, tu non l’ascolti e resti concentrato sulla guida, pensi a quelle due cartelle che, male che andava saresti riuscito a metter giù, nessun capolavoro s’intende, ma due oneste paginette quelle sì, ecco, ma c’hai poco da pensare alle cartelle e alle oneste paginette, c’è un furgoncino che cerca di tagliarti la strada da sinistra, l’infame bastardo, vai di clacson, e poi via, avanti adagio, tutti in coda, ancora, la precedenza a chi arriva da destra, ovvio, mi raccomando, ma tanto qui arrivano da tutte la parti, se ne fottono delle precedenze, ancora e sempre solo autovetture, intorno, pure un tir davanti, adesso, vacca puttana, già, un fottuto incubo, ancora e ancora in coda e tornare indietro non si può, eh già, corsia unica senza possibilità di svolta, ah be’ sì, ma certo, un po’ di ottimismo facilita, che mica tutti sti stronzi andranno tutti dove stai andando tu, che sulla strada Vigevanese ci stanno anche DECATHLON, ESSELUNGA, EMMELUNGA, CASTORAMA BRICO, ORME, CARREFOUR, SCARPE E SCARPE, TRONY, KATIA ARREDAMENTI, METRO, KIABI, ah be’, sì, già, certo, e sono solo i primi che ti vengono in mente, questi, ah be’, sì, ma ecco, finalmente, sì, ecco il cartello: PARCHEGGIO IKEA, meno male, dai che ce la facciamo, forza, su, coraggio, qualche stronzo adesso andrà dritto, eh già, ma stai attento!, dai!, che gli stavi andando addosso!, ma scusa!, ma se non avevi voglia di accompagnarmi, bastava che me lo dicevi, eh!, invece di fare il muso e rischiare gli incidenti!, eh già, e tu resti concentrato, pensi anche allo zen, situazioni, queste, in cui aiuta parecchio lo zen, dai che ci sta il cartello del parcheggio, resisti, tra poco si svolta a destra e alè, saluti la gran massa degli stronzi automobilistici che inevitabilmente si spalmerà come marmellata appiccicosa sugli altri magazzini, eh, già, ma non adesso, prima della svolta per il parcheggio, passeranno ancora altri cinque, sei minuti abbondanti di smog e clacson, le auto ora sono tutte bloccate, ferme, ma che succede, be’, sì, già, un momento, lo scoprirai tra altri sette, otto, arrotondiamo, va, dieci minuti, ah, il parcheggio principale è esaurito, eh, ci hanno messo pure il cartello: è completo, già, già, e va bene, che si fa?, no dai, siamo arrivati fin qui, non possiamo mica tornare indietro, eh no, no, no, certo che no, ma che, scherziamo?, suvvia, forza, suvvia, avanti, forza, fatti coraggio, ancora un pochino, si procede a passo d’uomo, e tu adesso li vedi bene gli altri stronzi, quelli a piedi, gli stronzi fortunati, che si dirigono verso il magnifico e desiderato magazzino d’arredamenti svedese, gioiosi, saltellanti di felicità, e chi invece, se ne sta uscendo, fortunati pure loro, ehi, ma guardali quelli, coi carrelli pieni colmi strabordanti di pacchi e pacconi e inscatolamenti vari, all’IKEA ti impacchettano davvero bene la merce, questo bisogna dirlo, ma chissà che cazzo avranno dentro, chissà che cazzo avranno comprato, ma cazzo, tu lo pensi e ti viene da pensarlo senza motivi particolarmente etici o retro pensieri moralistici, che non sei il tipo nemmeno sotto natale, ma cazzo, natale era tre giorni fa, cazzo, chissà che cazzo…, ecco, ah be’, tu invece adesso devi fare la rotatoria, tenerti a sinistra e decidere se buttarti nel parcheggio o no, guardi la tua fidanzata, pensi alla cazzo di mensolina del bagno, la riguardi, è lei, è la tua fidanzata, sì, occhi incupiti ma non sconfitti, be’, ormai siamo qui, eh già, buttiamoci allora, dentro la mischia senza paura, vai, su, forza, col tizio con la pettorina arancione che ti fa cenno, avanti, avanti, c’è posto, avanti, il parcheggio ha ancora posti auto liberi e tu ti butti, ingenuo e fiducioso, natale era tre giorni fa, suvvia, tu gli credi, che se lo dice quel tizio con la pettorina arancione, tu di lui ti fidi, dai, lui avrà ben chiara la situazione del parcheggio e invece, come volevasi dimostrare, non so cosa ma è bello dirlo, ecco, come volevasi, il parcheggio è intasato, ingorgato, congestionato, auto messe a cazzo di cane di traverso in mezzo fuori le righe attaccate ai lampioni nelle curve e… e tu ti destreggi come puoi in quel labirinto di lamiere e specchietti e pneumatici e paraurti e clacson e… speri di riuscire a venir fuori illeso, al più presto, da quel ginepraio maledetto, anche se sai che così non sarà… eh, già, be’... buone feste, gente!
Posted by Giuseppe Braga at 13:00 | Comments (3)
28.12.06
il fascino maledetto dello scrittore (part VIII)
Indovinato!
di Giuseppe Braga
Ma stai scrivendo anche oggi?
Sì.
Che noia, però.
Insomma, io non m’annoio.
Senti, ho bisogno d’uscire, io.
Ah.
Dai, datti una mossa. Scuotiti un po’, va là. Non farmi uscire da sola.
Se insisti…
Dai, molla sto cavolo di computer. È natale!
Per la precisione oggi è il vent’otto, natale era tre giorni fa.
Era tanto per dire, non ti sopporto quando fai il professorino meticoloso.
Va bene, usciamo… E dove vorresti andare?
Servirebbe una mensola per il bagno.
Ah, ma davvero?
Non far finta di niente. Te l’avrò detto un sacco di volte. Ma tu te ne stai lì con le cuffiette sulle orecchie a scrivere, appollaiato come un corvaccio e tutto ti passa sopra… eh già, bella la vita, così!
Ah, sì?
Già.
Dunque?
Mi pare ovvio.
Cioè?
Ci serve una mensola da mettere di fianco al lavandino.
Ovvero… vorresti dire che…
Già.
Non dirai sul serio, ci sarà un casino bestiale…
Non è vero. Sono partiti tutti. Milano è deserta.
E chi l’ha detto?
Studio Aperto, l’edizione delle dodici e trenta. Ma tu avevi le cuffiette in testa e…
Ma tu credi a Studio Aperto? Ma da quando? Hai picchiato la testa, per caso?
L’hanno detto anche al TG3 Regione. Duecentomila partenze per le feste di natale e capodanno.
Precisi, i ragazzi.
Sono giornalisti, è il loro lavoro… ma non divaghiamo, furbetto.
Ho un’idea.
Sentiamola.
Potremmo andare al Mercatone dell’Arredamento.
Cosa? A Fizzonasco? Ma scherzi? Quella roba lì te la metti a casa tua!
Dicevo per dire… almeno è fuori mano ed è vicino.
No, no, no! Non ci penso proprio!
E allora dove…
Tu dove credi si possano trovare delle mensole in acciaio, non pretendo tanto, perlomeno dignitose, per il bagno, un paio di bei cuscini rossi per il divano e la terrina per…
Scusa, mi sono perso un pezzo. Non dovevamo prendere una mensola?
Be’, già che ci siamo, ne approfittiamo e prendiamo un po’ di cose, dico bene?
Inappuntabile…
Bene, sono contenta, bravo, vado a prepararmi, allora.
Senti.
Cosa?
A dir la verità non lo so mica dove stiamo andando. Non mi daresti un aiutino…
Ma come non l’hai ancora capito?
Cioè, capito l’ho capito, ma finché non lo sento con le mie orecchie non voglio crederci.
Quando fai così mi sembri un bambino.
Se fossi davvero un bambino mi sarei già ingoiato le chiavi della macchina.
Spiritoso…
Dovresti saperlo, ormai… be’, allora?
Quattro lettere, comincia per I e finisce con la A.
O cazzo…
Mettici in mezzo una K e una E.
O cazzo, cazzo, cazzo…
Indovinato!
[segue]
Posted by Giuseppe Braga at 17:41 | Comments (3)
27.12.06
il fascino maledetto dello scrittore (part VII)
Abbiamo aumentato le brioche
di Giuseppe Braga
Ore 7.55, alla cassa del bar della metropolitana.
Ehi, scusa…
Sì?
Mancano dieci centesimi.
Ah, ho sbagliato a contare?
No, non si tratta di questo…
Allora cosa?
Abbiamo aumentato le brioche.
Ah.
Da domani, mi sa, caffè e brioche alla macchinetta.
Posted by Giuseppe Braga at 08:27 | Comments (2)
21.12.06
qualcosa di vagamente natalizio

Posted by Giuseppe Braga at 16:10
La Parabola di Natale
di Giuseppe Braga
Mio cugino ha comprato una nuova televisione. Trentadue pollici. Sistema dolby surround. DVD. Schermo piatto. Cristalli liquidi. È fantastica. Ci ha speso la tredicesima sua e quella della moglie. Non gli è bastato, il resto lo paga a rate, dilazionato nei prossimi diciotto mesi.
La tele è bellissima, l’ha piazzata in sala da pranzo al posto della libreria, tanto di libri mio cugino ne ha pochi. Ha disposto il divano, montato il mobiletto, collegato fili, cavi e poi ha acceso col telecomando ergonomico. Eravamo tutti quanti eccitati, figurarsi i bambini. Loro volevano vedere i cartoni di Natale, noi invece stavamo aspettando l’ultimo film con Bruce Willis, iniziava alle nove in punto e i bambini sarebbero andati a scartare i regali con le mamme, poche storie.
La tele era fantastica sì, ma non andava. O meglio. S’era illuminato lo schermo, ma non si vedeva niente. Sentivamo solo rumore, ogni canale era così. Fruscio. Allora abbiamo cercato le sintonie girando i tasti, ma non siamo riusciti. I bambini ridevano. Mio cugino quasi s’incazzava con loro. Intanto pensava al da farsi. Mio cugino è un tipo pragmatico, mio cugino. A un certo punto gli è venuto in mente di telefonare all’assistenza, già, certo, ovvio, s’è ricordato d’aver letto il numero in basso, in fondo allo scontrino. In piccolo, dopo ARRIVEDERCIEGRAZIE, diceva: ventiquattrore su ventiquattro. Era la vigilia di Natale, ma mio cugino ci voleva provare comunque. Mio cugino, meno male, è uno di quelli che gli scontrini non li butta mai. È andato in corridoio, ha preso il portafogli, l’ha aperto, ha estratto quel che serviva. Ha composto il numero fiducioso. Dalla tele intanto, usciva sempre e solo fruscio. C’era qualcuno dall’altra parte e così sento che iniziano a parlare. Mio cugino spiega cosa è accaduto. Poi parla l’altro. Mio cugino ascolta, poi mette giù. C’ha una faccia. Inizio a preoccuparmi, gli chiedo che hanno detto. Sconsolato, fa brutti cenni. Dice che così non va. Lo guardo, è depresso come poche altre volte. Dice che la televisione in questa zona non si può vedere perché manca una cosa. Me lo sta urlando, cercando di sovrastare il fruscio che ci fa da sottofondo. Manca una cazzo di cosa, ripete. Mentre è lì che tortura lo scontrino, gli chiedo qual è la cosa che ci manca. La parabola, mi dice con un filo di voce, ormai distrutto. La parabola. E ripetendolo, lascia scivolare sul pavimento i resti di quello che fino a poco fa era lo scontrino della sua fantastica nuova televisione trentadue pollici. Solo briciole di carta adesso, che svolazzano come coriandoli fuori stagione.
Stasera Bruce Willis ce lo sogniamo, porca di quella puttana.
Dissolvenza, fruscio.
Posted by Giuseppe Braga at 10:16 | Comments (3)
19.12.06
Comunicazione di servizio
Volevo comunicarvi, carissimi lettori e carissime lettrici che, per problemi di natura tecnica (attacco di spamming pesante a Vibrisse e, di conseguenza, ai siti e blog annessi e connessi), i commenti sono temporaneamente sospesi/bloccati. Reistete, appuntateli sul taccuino (!) e teneteli al caldo, appena saranno riaperti, vi farò un fischio...
Posted by Giuseppe Braga at 07:17
18.12.06
il fascino maledetto dello scrittore (part VI)
di Giuseppe Braga
Spacco
Il bagno degli uomini ce l’ho di fianco al mio ufficio, per la precisione, la parete divisoria che mi separa dal bagno, ce l’ho davanti a me. La vedo tutti i giorni. Ieri mattina, saranno state le otto e qualche minuto, hanno cominciato a spaccare. Nulla in contrario, il problema era che io non avevo ancora fatto a tempo ad andarci, in bagno. Dopo un quarto d’ora trascorso a riflettere sul da farsi, mi decido.
Mi alzo, esco dall’ufficio, svolto a destra e ci passo davanti, un metro e mezzo di parete e poi ecco la porta del bagno. È aperta. Distrattamente butto l’occhio dentro. Stanno devastando il contro-soffitto. A colpi di martello. Emigro in un altro piano. Pur con tutta la mia buona volontà, in bagno ci devo andare, cazzo.
Poi ci penso.
C’è qualcosa di irresistibile e di affascinante, nascosto nel nostro bagno, qui all’ottavo piano, quello che confina col mio ufficio. Forse delle pepite d’oro, dei diamanti, delle polverine strane, che so, panetti di coca, boh!, non saprei… quello che so è che, periodicamente, con un periodo che è sempre più ristretto, qualcuno arriva e inizia a martellare, darci dentro di brutto, spaccare su tutto e creare macerie. Forse è una specie di caccia al tesoro e io non lo so, ecco. Lo dico perché è andata così anche ieri. Lo dico perché è da ieri che mi dico: hanno spaccato, d’accordo, avranno avute le loro buone sacrosante ineccepibili ragioni, poi, adesso sistemeranno. Lo dico perché, invece, loro, hanno spaccato, devastato sarebbe più corretto dire, il contro-soffitto, mezza mattinata a spaccare, una frastagliata voragine di un metro quadro, nel mezzo del contro-soffitto, almeno un metro quadro, polvere ovunque, detriti nella tazza e negli orinatoi, polvere nei lavandini, impraticabilità di campo effettiva, migrazione in altri bagni in altri piani, e quelli giù a spaccare, allegri, che poi quando hanno finito c’ho ributtato l’occhio dentro, così, per curiosità più che per bisogno: un disastro di macerie, una scaletta dimenticata, un bel martello di quelli pesanti poggiato alla parete e un buco enorme, in mezzo al soffitto, da dove adesso, se ci butti l’occhio, si vedono tubi e cavi e fili volanti e putrelle arrugginite. Bello, tutto molto bello, indiscutibilmente bello, una roba da professionisti. Ma poi? Perché, soprattutto: perché hanno spaccato e rotto in quella maniera? Chi lo sa, a me, noi, ovviamente non ce l’hanno detto. Noi dopotutto chi siamo. Perdite dall’alto, dal soffitto, non ce n’erano, almeno, io non le avevo mai viste e io in quel bagno (be’, per chiamarlo ancora così, ci vuole molta parecchia fantasia) ci vado perlomeno due, tre volte al giorno (non pensate male, talvolta lo frequento solo per lavarmi le mani, eh!).
Sia come sia, oggi, stamattina, speranzoso, credevo che qualcosa fosse cambiato. M’illudevo, ecco. Manco a dirlo, quando ci ho buttato l’occhio, ho constatato che è restato tutto com’era ieri. Detriti, polvere e resti di macerie per terra, il grosso buco in alto… si accettano scommesse: quando lo chiuderanno, sto cazzo di buco?
p.s. questo pezzo è stato scritto due settimane fa. Si accettano altre scommesse, l’hanno riparato, secondo voi?
p.p.s. quella sopra, tecnicamente, si può definire una domanda retorica.
Posted by Giuseppe Braga at 07:34
11.12.06
il fascino maledetto dello scrittore (part V)
di Giuseppe Braga
Bravo
Ottavo piano. Lunedì mattina. Sono in corridoio. Sto aspettando l’ascensore, appoggiato al muro. C’è un tizio, un collega di non so quale piano, che ho già visto non saprei quando e non so a quale piano, che fa avanti e indietro, ogni tanto mi lancia qualche occhiata, sorride e poi via, su e giù per il corridoio.
Gli ascensori non arrivano. Lui ha prenotato la salita, io devo scendere. Le due freccette restano spente. Lui continua a fare avanti e indietro, su e giù, poi mi passa vicino e, senza fermarsi, distrattamente, mi rivolge la parola. Lo fa come se non stesse parlando con me. Ma essendo l’unico, oltre a lui e agli ascensori che non arrivano, presente, in quel corridoio dell’ottavo piano, arguisco che sta parlando proprio con me.
Bravo, mi fa.
Come?
Sei bravo, complimenti.
Non capisco…
Bello, il tuo libro. Bravo.
Ah, l’ha letto?
Certo, ovvio, ci mancherebbe, logicamente, naturalmente, assolutamente, chiaramente… sì!
Ah, bene…
Non è niente male, bravo, m’è piaciuto.
Ah, grazie…
Ha degli spunti interessanti, bravo.
Be’, sì, insomma…
Un giorno di questi ti farò leggere qualcosa di mio.
Ah, anche lei scrive…?
Ragazzo, io ho scritto due libri, eh!
Ah, però, brav…
Comunque sei davvero bravo, complimenti ancora.
Eh, grazie…
Ascolta, se te lo dico io… io certe cose le capisco, sono trent’anni che lavoro qui dentro, ne so di cose, io, qualcosa vorrà pur dire, trent’anni, fidati.
Eh, be’, in effetti…, e resto a pensare al significato recondito che l’ultima affermazione porta con sé. Al legame che intercorre tra una piccola opera letteraria e le – più o meno – grandi opere e pratiche edilizio urbanistiche, più o meno svolte ed evase in trent’anni di onorato servizio.
La freccetta della salita s’illumina. Lui però fa ancora in tempo a dirmi: bravo, poi le porte si aprono e con un balzo scompare nell’ascensore.
Io resto lì, la freccetta della discesa resta inesorabilmente spenta. Penso. Lavorare qui dentro, penso, ogni giorno ti riserva, penso, imprevedibili sorprese, penso, a lavorare qui dentro, penso, quando meno te l’aspetti, ecco, penso, sì, un sacco di sorprese, penso. Ecco. E soprattutto penso: chissà fra trent’anni, chissà, quante cose che capirò fra trent’anni!
Fra trent’anni, penso.
Ecco, magari non avrò vinto il Nobel, già, ma di sicuro avrò una conoscenza enciclopedica e soprattutto… e soprattutto sarò a un passo dalla pensione, ecco.
Posted by Giuseppe Braga at 09:10 | Comments (0)
08.12.06
leggerezza
in birra veritas...

Posted by Giuseppe Braga at 11:08 | Comments (1)
06.12.06
I miei lettori mi scrivono / 12. Giuseppe Rasconi
Impressioni a ruota libera
di Giuseppe Rasconi
Ho parlato con diversi amici che come me hanno letto “Ma tu lo conosci Joyce?” e ripensando ad alcuni episodi, l’avventurarsi e le peripezie dell’aspirante scrittore in cerca di successo, nei meandri kafkiani delle scuole di scrittura e della vita, non potevamo non scoppiare a ridere.
Devo anche ammettere che alcuni giorni fa, quando ho finito di leggere il libro, m’è un po’ dispiaciuto. Non sono un divoratore di romanzi, per intenderci, di quelli che ne leggono quattro/cinque al mese, al massimo nello stesso periodo riesco a leggerne uno o poco più. Un romanzo, a me piace assimilarlo, senza fretta, viverlo e per quanto possibile memorizzarlo. E pur avendone letti molti, sono pochi i libri per i quali ho provato dispiacere perché finissero; per quel che mi riguarda si contano sulle dita della mano.
Devo dire che all’inizio “Ma tu lo conosci Joyce?” mi sembrava rivolto ad una stretta cerchia di persone, velato, che richiedeva anche un certo impegno per entrare in sintonia con l’atmosfera: le citazioni, i personaggi, quelli famosi e non, la libreria Tikkun.
Poi, come in un giorno in cui la nebbia dirada lentamente, si è manifestato a poco a poco, straordinario.
Dall’inizio per me un po’ uggioso, si apre gradualmente, con le serate fuori città dell’aspirante scrittore e l’atmosfera Kafkiana e divertente degli indimenticabili primi successi: Pioltello con la “Gazzetta della Martesana” , Genova per “Terre di mezzo” e Zanè per la presentazione dell’antologia di “Scontrini”. Ma è da "Voce del verbo Rollare" in poi, che il romanzo spicca veramente il volo, decolla in modo geniale, in un crescendo di situazioni comiche, e un po’ amare ("Gli editori, questi sconosciuti") e autoironiche e veramente spassose (tant’è che mentre stavo leggendo in un treno un po’ affollato l’episodio di “Cose pelose” e di C.D., non sono riuscito a trattenermi dal ridere, fortuna che c’era mia moglie, mi sarebbe proprio scocciato mettermi a ridere da solo, davanti agli altri passeggeri).
In questo romanzo mi sono per molti aspetti immedesimato, come in “Certezze Ma-tematiche” dove quel che c’è scritto m’ha in gran parte coinvolto, e che posto sapientemente in fondo al libro, provoca in persone come me, il dispiacere che a questo punto sia finito.
Posted by Giuseppe Braga at 09:00 | Comments (0)
04.12.06
il fascino maledetto dello scrittore (part IV)
Ovvero
di Giuseppe Braga
La porta si apre, entra il capo, mi vede al computer, mi saluta, diffidente, poi fissa il tavolo luminoso. Vuoto, specchiante, sgombro da tavole e disegni. Rialza lo sguardo su di me e mi domanda secco.
A che punto siamo con l’aggiornamento del P.R.G.?
Direi a buon punto, faccio io senza scompormi troppo.
Quante Varianti, ancora?
Non molte, faccio sempre io e mi metto fissare, neutro, insieme a lui, il tavolo luminoso. Il cui ripiano non sta illuminando nulla e sta specchiando il bellissimo neon.
Ovvero?
Circa metà.
Ovvero?, con un’intonazione leggermente più cupa.
Be’, sì, insomma, vediamo, non molte, ecco, sì…, intanto, preoccupato dalla cupezza che ho riscontrato nel tono della voce del capo, mi sono alzato e adesso sto consultando, un po’ meno neutro, l’elenco delle Varianti che mi restano da fare. Le conto, anche a me il numero esatto sfugge, sperando che non siano troppe.
Ovvero?, sempre più cupo.
Una quindicina, ecco.
Cosa? Ancora quindici?, mi fa cupamente cupo il capo, tamburellando le dita sul tavolo luminoso che non sta illuminando le Varianti che dovrebbe illuminare.
Vediamo, riconto, forse quattordici, ecco…, cerco di limitare i danni, insomma.
Sono troppe!
Evidentemente non ha funzionato la mia strategia, direi di no.
Dacci dentro che il tempo stringe!
Va bene capo, e armeggio con le tavole, sarà meglio darsi una mossa, ecco.
Lui smette di tamburellare, si volta e se ne va.
Mai confessare due verità in un colpo solo, ai propri capi.
Posted by Giuseppe Braga at 11:00 | Comments (0)
02.12.06
punto di vista alcolico e letterario
Letteratura alcolica
di Claudio Santoro (Pirofila)
Frequento un gruppo noioso.
Gente un po' su con l'età. Oddio ci tiene a sembrare giovanile, ma quelli sono i peggiori.
Pensa che per divertirsi in quel gruppo si legge, non roba con le figure, si legge un libro (!), qualcuno ne propone uno e poi ci si incontra dopo un po' per parlarne. Di un libro (!!).
Per lo più il gruppo è composto di donne, solo tre uomini, nessuno autoctono, o meglio uno, ma definirlo autoctono è un po' un azzardo, per lavoro passa più tempo per aria, negli aerei, che a terra, è un volatile insomma, un volatile autoctono.
L'altro uomo è un emigrato come me, io sono un po' più convenzionale in quanto vengo dal sud, lui viene dal nord, un emigrato da Milano, un emigrato da Milano che fa il giornalista a Padova, in più è astemio, decisamente anomalo. Forse per questo frequenta i gruppi di lettura. C'è una donna che si occupa di marketing, ma ha una laurea umanistica o artistica, se ho capito bene, umanistica, arte, mercato, marketing... lettura, ci sarà un filo conduttore, se lo trovo ve lo dico. Un'altra fa l'avvocato, ti aspetti qualcuno che somigli allo stereotipo avvocatesco, una donna rampante, aggressiva, una che legge Grisham e invece mi trovo davanti una donna dai modi delicati, quasi mai severa nei giudizi, sempre tollerante, una che quando smette il tailleur mette gli abiti da danzatrice del ventre. Non sarà mica normale?
Un'altra è più giovane, 26 anni, fa l'università e studia psicologia, consuma libri più o meno come io consumo pietanze e più o meno come i suoi colleghi universitari consumano spritz, ma credo consumi pure spritz, resta da chiedersi se legge sotto l'effetto di alcolici o se sottrae irresponsabilmente del tempo allo studio o alle ore di allegria postalcoliche.
Ce n'è un'altra giovane, più o meno, forse meno dell'universitaria, aspirante avvocato, e a giudicare dai due modelli che abbiamo noi, lo stereotipo aggressivo e rampante può andare a farsi friggere, le nostre due avvocatesse hanno sembianze e lineamenti gentili, non pare anche a voi sospetto?
Un'altra ancora è operaia, dopo una giornata di duro lavoro si dedica alla lettura, magari anche alla scrittura, e si che la sera tra reality, fiction e quiz ce ne sarebbe di roba da guardare davanti alla TV. Ve l'ho detto : gente strana.
Poi ci sono i docenti, un professore affetto da una grave bulimia culturale, ne ha accumulata troppa negli anni ed ora trasborda continuamente, quando meno te l'aspetti da un qualsiasi spunto tira fuori una citazione in latino o un autore del quattrocento, e magari tu avevi detto solo "cazzo!". Chi avrebbe mai detto che sarei arrivato un giorno a uscire con un professore di letteratura ? Non è forse questo un chiaro sintomo del mio declino inesorabile ? Cosa direbbero i miei amici se lo sapessero?
C'è una donna, che non fa la professoressa, ma avrebbe tutti i difetti per farla, anche lei un bagaglio di cultura ingombrante ed un bisogno imponente di cercare gente a cui passarla. << Ma perché non se la tiene ?!>>.
Questo gruppo, grosso modo, si è messo in testa di invitare un tizio a Padova , 'sto tizio ha il dubbio merito di aver scritto un libro, il tipico scrittore "giovane e graffiante", quel tipico scrittore "underground" che fino ad un attimo prima di essere pubblicato era il tipico sfigato potenziale scrittore di successo, ma incompreso. Anche lui è un finto giovane, arriva con zainetto in spalla, capello lungo e un fare da studente fuori corso, chiaramente non è consapevole dell'imminenza del suo quarantesimo anno.
Insomma mio malgrado mi sono trovato coinvolto in questo gruppo, prendiamo 'sto soggetto e lo portiamo a spasso per Padova, mica Scrovegni, Prato della valle, Santo, nooo ! Noi siamo tutti ragazzi di Padova (!!!), per cui facciamo un giro di spritz. Prima al "Cafè au livre", un modo elegante "pe' imbriacasse", libri qua e la, spritz qua e la, imbriachi qua e la, però il nome è francese. Poi un altro più classico locale da spritz, io naturalmente ho bevuto, l'emigrato milanese no, e poi ho bevuto ancora, e poi ancora il milanese no.
A fine giro la macchina l'ha dovuta guidare mia moglie, unica sobria oltre al milanese.
Ci troviamo alle nove di sera tutti in una chiesa sconsacrata, "roba da paletti di frassino" ho pensato e invece l'unico che poteva sembrare un vampiro era il presentatore, anche lui portatore sano (?) di cultura da attaccare a tutti gli inconsapevoli incontaminati che incontrava (autore incluso), lo Stato dovrebbe fare qualcosa contro questi figuri invece di mettere in galera chi si fa le canne.
Le bevute mi avevano sciolto la lingua così attacco anch'io a fare domande, il libro effettivamente l'avevo letto, senza particolare trasporto, insomma, né capo né coda, niente sesso e non muore nessuno, tra l'altro il tizio scrittore exsfigato sembrava non provare alcun fastidio per le domande che gli si ponevano, neanche alle critiche.
Veramente irritante. Una bella litigata avrebbe ravvivato la serata, ma io non ero sufficientemente lucido per organizzarla.
Resistiamo per un po', un'ultima domanda infinita del conte Vlad (d'altronde non ha i problemi di noi mortali) e finalmente si raggiunge l'unico vero fine per il quale i gruppi di solito si uniscono:
LA BIRRERIA!
Riempiamo una tavolata enorme, birre a fiumi, pizze, musica, casino. Altro che lettura.
Nella caciara del locale un discorso di più di due parole è inutile, finalmente qui trionfa un po' di superficialità, cazzate, prese in giro e divertimento, seduto in birreria Proust è come una peperonata a colazione, è in birreria che si compongono i gruppi, anche quelli che si credono acculturati.
Il tipo fico coatto e alla moda per farsi notare dalla tipa si scola tre pinte e poi vince la gara di rutti, il tipo sfigato e secchione ci prova srotolando le sue ultime letture, ma sempre dietro ad una pinta, non si sfugge, sennò come lo sopporta tutto il tempo la tipa che lo ascolta.
Non c'è dubbio alcuno che questo gruppo di giovani attempati, se vuole avere una speranza di sopravvivenza dovrà investire molto di più sulla sua gradazione alcolica.
La letteratura è una materia solitaria, la letteratura alcolica è una materia di gruppo.
Posted by Giuseppe Braga at 12:16 | Comments (0)
01.12.06
a proposito della presentazione di Selvazzano
della presentazione di Selvazzano si parla anche qui.
Posted by Giuseppe Braga at 08:49