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28.11.06

Spritz per tutti (per davvero!) o quasi...

Omaggio ai Lanternati, mentre la mia fidanzata si sta guardando un thriller con Ashley Judd e Andy Garcia (e nelle pubblicità si rallegra con Chi l’ha visto?)

di Giuseppe Braga

Padova, sabato 25 novembre

Scendo dall’Eurostar alle cinque e mezza del pomeriggio, con mezz’ora di ritardo. Trenitalia sa sempre come regalarti grandi soddisfazioni e farti fare bella figura. Io, che diligentemente, da bravo giovane scrittore, ironico e graffiante, un po' underground ma beneducato, avevo avvertito quale treno avrei preso e in quale orario sarei arrivato, ci faccio subito una bella figura, insomma, un esordio folgorante da giovane scrittore underground ritardatario (non ritardato, spero).

Mezz’ora su un tragitto di due ore e mezza, è un bel signor ritardo. A Trenitalia, quando ci si mettono, le cose le fanno in grande, sì. Nonostante il ritardo, ad accogliermi trovo un piccolo compatto nutrito drappello: sono loro, non c’è bisogno di sbandierare il libro o di srotolare una bandiera irlandese o di estrarre una pinta di Guinnes (cose peraltro, almeno le ultime due, che non avevo portato con me). Loro, i mitici Lanternati, mi individuano subito.

Si avvicinano al sottoscritto e tirano un bel sospiro di sollievo, davvero! Considerato che lo scrittore Claudio Piersanti, due sere prima, aveva disertato l’appuntamento per un malore di stagione, messo nel conto che la Grimaldi che ha conosciuto Agata Christie, poteva aver fatto scuola, ecco, il mio arrivo, pur se in ritardo, li rasserena e li rende, tranne qualche comprensibile eccezione, a dir poco euforici. Forse temevano già il peggio. Un’altra serata col professor Z sarebbe stata… be’, non lo so come sarebbe stata perché io non c’ero. E comunque era stata scongiurata. Magari se ne riparla per la poetessa Valduga, ma questa è un’altra storia che lascio volentieri ad altri narratori.

I Lanternati, uno via l’altro, si presentano: Cinzia, Cristiana, Daria, Claudio, Stefania, Francesco… per cominciare. Altri ne arriveranno e si uniranno a noi, nel proseguo della serata. Ma, lo dico perché così m’è sembrato, fin dall’inizio, è scoccata la scintilla… bello, bellissimo davvero!

Urge una veloce, ma necessaria premessa. I Lanternati sono un gruppo di giovani appassionati di scrittura e di lettura, che da un po’ di tempo a questa parte si ritrovano virtualmente in rete, all’interno del loro blog (talune altre volte, anche fisicamente), a discutere di libri, scrittori, ecc. Sono loro che m’hanno invitato a Padova (l’incontro si terrà a Selvazzano Dentro, ma prima ci sono obblighi, tipiche usanze locali, da espletare), dopo aver letto il mio libro, quest’estate.

La cosa, va da sé, mi onora e, quando mi ci metto lì a pensare, lì per lì, sia durante il tragitto in treno, sia sulla banchina, vicino a loro, un po’, persino, mi imbarazza. In senso buono, si capisce. Il perché è presto detto. È vero che io sono, sarei, davvero io, sì, l’autore, l’ospite d’onore della serata, ma è pur sempre vero che, alla fine della fiera, io, in quanto autore, ho pubblicato un solo libro (indubbiamente meritevole, indubbiamente scritto tutto quanto da solo, indubbiamente con qualche spunto interessante – queste sono auto-promozioni dell’autore stesso) e, soprattutto, sono alla mia, sempre se non ho sbagliato a fare i conti, ma non credo, quarta presentazione. Ecco, messo in conto che la terza presentazione l’avevo fatta la sera precedente, nella piccola (ma gremita, ho i testimoni, eh!) libreria a trenta metri da dove abito, ecco, non si poteva dire (nemmeno ora lo si può propriamente dire) che io fossi un veterano in fatto di presentazioni. E all’inizio infatti, credo si sia notato. Poi penso, mi sembra almeno, d’essermi un po’ sciolto, cazzo, gli spritz a qualcosa serviranno… ma alla presentazione ci arrivo tra poco, ora eravamo rimasti in stazione.

C’è fermento, fibrillazione, eccitazione. Ci si saluta, ci si bacia, ci si da pacche sulle spalle. È da quest’estate che ci si frequenta virtualmente, in rete, ora finalmente ci si tocca e ci si annusa! Io son contento, davvero!, magari non lo do a vedere subito, ma questo è un mio difetto che mi porto dietro dall’infanzia, ecco, magari non lo si nota in maniera esplicita e manifesta, ma felice lo sono, sì, eccome se sì. Non abbiamo molto tempo, quindi, partiamo subito per lo spritz tour (per chi non fosse pratico, io da sabato scorso lo sono alla grande!, lo spritz è un aperitivo a base di bitter campari, vino bianco e acqua gasata, due cubetti di ghiaccio e poi via… giù nel gargarozzo). Già durante il tragitto, a piedi, per le vie di Padova, mano a mano più affollate, cominciamo a conoscerci un po’. Si chiacchiera, ci si scambia opinioni, si parla del più e del meno a ruota libera (per i curiosi: Giotto e la Cappella degli Scrovegni, Santoro e la sua trasmissione, Anno Zero, dedicata alla città, il famigerato muro, i giovani e meno giovani scrittori, ecc.).

Prima tappa il Café au Livre, un bel posticino pieno zeppo di libri e tavolini, con due persone, in fondo alla sala, che stanno presentando qualcosa che non sapremo mai. Seduti al tavolo, con calma, davanti a bicchieri e piattini assortiti, io una media chiara, grazie (credetemi, molto, variegatamente, fantasiosamente assortiti: per dire, s’andava dal cappuccino, allo spritz, passando per la mortadella), proseguiamo con la conoscenza. Cinzia e Cristiana sono le più attive, qualcuno potrebbe pure dire, vedendole da lontano e non sapendo, che sono un po’ agitate, però sono loro a trovare il tavolo e a sistemare le sedie e poi, calate pienamente nel ruolo di scrupolose organizzatrici, telefonano, ricevono telefonate, s’assicurano che tutto funzioni al meglio. Altri Lanternati, nel frattempo, si aggiungono: Silvia (a cui più tardi dedicherò una dedica molto spinta, ma di ciò ne parlerò più tardi) e poi un ragazzo e la sua morosa, di cui, e me ne scuso, mi sfuggono i nomi, ma non il fatto che conoscesse, lui, lei non so, ma lui sì, almeno quattro lingue, dialetti esclusi, e che dovesse partire, di lì a poche ore per una località segreta del medio oriente. Ah sì, gli stavano anche un po’ sul culo i milanesi. Ho provato senza molta convinzione a controbattere, poi ci ho pensato un po’ su anch’io e ho convenuto che non aveva tutti ‘sti torti. Parecchi milanesi stanno sul culo anche a me.

Altre persone intanto, tra un sorso e l’altro, s’aggregavano al gruppo, io stavo perdendo un po’ il conto, lo ammetto, sì, poi però ci siamo alzati e senza contarci, chi c’era c’era, siamo usciti. In quel momento è partito lo spritz tour vero e proprio. Sembravamo il pifferaio magico (io faccio tranquillamente la parte del piffero, eh!) che, angolo dopo angolo, si porta dietro tutti i topini. Il gruppo s’ingrossava, aumentava, poi diminuiva, si stringeva, si allargava, insomma, tra le molte persone che affollavano le strade e l’andatura folle impressa alla comitiva da Cinzia – la quale Cinzia aveva rimproverato Daria per l’andatura troppo lenta e dunque s’era messa lei a tirare il gruppo (Cinzia è una ragazza che va sempre molto veloce, anche in auto, chiedere a Francesco e a Cristiana), be’, immesse nell’equazione queste due variabili, non si capiva più – be’, io di sicuro facevo fatica – chi era dei nostri e chi invece no. Io almeno, vedevo Lanternati ovunque, ecco. Poco male però, arrivati al locale giusto, e non saprei dire in quanti ci eravamo arrivati, ci siamo ingollati, qui il conteggio era presto fatto: tutti (tranne due: Francesco e Stefania, davvero, incredibilmente astemi), tutti quanti uno spritz. Tutti, infatti, me compreso, tenevano in mano il gustoso aperitivo. E con lo spritz fresco, frizzantino, rossastro, bello tintinnante tra le dita, la serata ha cominciato a contornarsi di stelline frizzantine, fresche e colorate…

Il gruppo, dopo il tempo necessario per la bevuta, si sfrangia, il tempo stringe, dopotutto sarei lì per presentare il “Joyce”, ma un angolino per un altro spritz lo troviamo, eccome!

Poi è irrevocabilmente ora di recarsi a Selvazzano, località nella quale avrà luogo l’incontro. Ci arriviamo in auto, cercando di star dietro a Cinzia, che ha una guida molto sprint, non saprei affermare con certezza quanto di quel suo sprint fosse dovuto agli spritz (una vaga somiglianza linguistica, ci sarebbe) e quanto al suo modo abituale di guidare. Domande che non mi pongo. Anche perché io sono su un’altra auto, ecco. Arriviamo tutti, alla fine, tutti i Lanternati, più o meno distaccati, convergono e affluiscono nella chiesa sconsacrata, sede della presentazione. Conosco subito Maria Elda, l’assessore alla cultura, organizzatrice e promotrice dell’evento, e suo marito Angelo, poi, di seguito, anche Mirco Zago, il presentatore. E ancora, tante altre persone che erano lì per ascoltare il sottoscritto e io, il sottoscritto, che lo sapevo che erano lì per ascoltare me, cercavo di non pensarci troppo, cazzo, davvero!, l’ansia da prestazione (e da presentazione!) è una brutta bestia e io, me medesimo, sottoscritto, me la sentivo acquattata in agguato ansimante sul collo. Fortunatamente gli spritz stavano assolvendo al loro meraviglioso compito da spritz. Dunque mi sono un po’ rilassato e ho stretto mani e parlato un po’ e conosciuto persone. Insomma, una trentina buona, di persone, mica poco. Si potrà continuare a dire che io non conosco Joyce (e, a proposito di conoscenza, anche coi congiuntivi è una dura lotta, eh… conosco o conosca, mah!?), ma tra il pomeriggio e la sera di sabato, ho conosciuto un sacco di gente, ecco!

Com’è come non è, inizio che sono un po’ teso, del resto non è che sia un grande narratore orale tipo Maggiani, e poi dopotutto è la mia quarta presentazione (mi sa che questa l’ho già detta, sì). Sia come sia, dopo il pistolotto introduttivo, dico pistolotto in senso affettuoso ovviamente, del professor Zago, tocca a me. Provo ad andare un po’ a ruota libera, fingendo molta calma, in realtà temo di incespicare sulle parole. Del resto preferisco scriverle, piuttosto che pronunciarle, è una questione oggettiva di tempistica. Scrivere posso scrivere senza fretta, con calma anche esasperante, e riuscire, quando mi va di culo, a ottenere un effetto rapido e veloce, parlare invece, se vai troppo piano, a meno che tu non sia Celentano o il Papa, rischi che non ti si fili nessuno, che si addormentino tutti quanti o pure di peggio.

In qualche maniera riesco a superare i primi momenti e poi, complice anche la lettura di un brano, mi sciolgo un po’. Poi arriva il momento delle domande e io mi rilasso. Giuro che rispondere alle domande, da quando ho finito l’università e gli esami del cazzo che dovevo fare, mi piace un casino a me, rispondere alle domande. Figurarsi a domande fatte esplicitamente e pensate, riguardanti una cosa che ho scritto io! Giuro, davvero, è la verità. Anche le domande difficili, anche quelle un po’ cattivelle (che peraltro sabato non ho ricevuto), anche quelle di Zago (che solo una me ne ha fatta, alla fine, ma, diciamocelo, bella tosta, intellettualmente parlando). Insomma, davvero!, è stato un bel, bellissimo momento, quello delle domande. Tra i più attivi, Claudio e Cristiana, un po’ di più Claudio, se devo dire, che s’era professionalmente preparato domande scritte (e con mia sorpresa e gioia e puro stordimento, non era l’unico!). Un vero e proprio talk show. Ci mancavano solo le telecamere, la pubblicità e le vallette, il resto c’era tutto, anche il sipario rosso, dietro. Col microfono che passava di mano in mano, con io che cercavo di trovare le parole opportune, sforzo intellettualmente arduo, figurarsi, intellettualmente parlando, quando ho dovuto far fronte alla domanda zagoniana, eccetera. Che poi, diciamocelo, non è che a tutti fosse piaciuto il mio libro e ci aggiungo pure, meno male, insomma, il mondo è bello per la sua varietà, eccheccavolo, e non è che si possa piacere a tutti. Sia come sia, si è parlato di esordienti, di scrittura creativa e di creatività della/nella scrittura, dell’oggetto libro in quanto tale, di Kafka e Joyce (ma di sfioro, di sfioro…), di scuole di scrittura, di critiche, di concorsi letterari, di editori, di alcuni personaggi/episodi del libro, di ironia e leggerezza, di letteratura alta e media e bassa e di tante altre cose che adesso (anzi, sarò sincero, me le sono scordate quasi subito) non ricordo, sapete, gli spritz sono micidiali da quel punto di vista…

Come nota di colore, posso dire che, il tocco new age non guasta mai e fa sempre alzare l’audience, posso dire che Giulio Mozzi (che aveva ventilato la possibilità di esserci) purtroppo non c’era, perché impegnato in un altro evento cittadino. O almeno, non c’era in carne e ossa, ma io so che telepaticamente, sotto forma di spirito guida, è stato senz’altro presente. Un paio di risposte, intellettualmente superiori alla mia media standard, che sono riuscito a dare, sono state, senza dubbio, opera sua. Pensare che la vocina che sentivo, inizialmente credevo fosse una vocina tipicamente spritziana. Quindi, grazie Giulio, per il tuo supporto telepatico a distanza.

Terminato l’incontro con l’autore, che poi, non si fosse capito, ero io, salutate un po’ di persone, dedicate un paio di copie, siamo risalti in auto e abbiamo cercato di tenere testa alla spericolata Cinzia. La pizzeria era vicina, il distacco finale, non incolmabile. Vedremo di fare del nostro meglio nella prossima tappa. In pizzeria il clima è disteso e caldo. La tavolata è allegra e decisamente lunga. Io mi piazzo in mezzo, attorno ho tutti i Lanternati. Mi sento a casa, davvero!, qui mi trovo, con una bella e fresca birra a portata di bocca, davvero!, a mio agio, davvero!

Mi mangio una pizza Diavola e come me, ma non voglio mica sottintendere che l’hanno (nota affettuosa/amichevole per il grande Fneri: qui il congiuntivo è sbagliato, davvero!, apposta… ammesso sia sbagliato, davvero!, ecco) scelta per farmi sentire ancora di più a mio agio (o magari per dovere d’ospitalità, ecco), come me se la mangiano anche Claudio, meglio conosciuto come Pirofila, chiamato affettuosamente da tutti, anche da me, Pirò e Francesco (o meglio, come da blog, Fneri).

In pizzeria, tra una fetta e l’altra, complice la birra mischiata agli spritz, in realtà ben prima ma ho il coraggio di dichiararle solo in pizzeria, noto delle somiglianze che mi impressionano. Non posso fare a meno di esplicitarle, io sono un giovane scrittore un po’ underground che annota tutto ciò che gli capita intorno. La realtà è il suo pane, ecco, e non può censurarsi su nulla. Tanto più che le somiglianze sono delle belle somiglianze, almeno per me, ecco. Loro, i Lanternati che, brillantemente e senza vergogna, accosto ai personaggi che tra pochissimo dirò, mi guardano un po’ così, senza infierire per fortuna, accennando a qualche sì, be’, in effetti qualcosina, be’, sì, insomma… eppure, forza degli spritz, io le somiglianze le noto eccome.

Alla mia destra ho nientemeno che Matt Damon, di fianco a lui, senza dubbi alcuni, è seduta Dory Ghezzi, mentre, di fronte a me ho indiscutibilmente Ilary Blasi. Fabrizio Frizzi invece, mi sta dietro, nel tavolone accostato al nostro. Ma intanto che mangia la sua pizza, non mi fa nessuna domanda intellettualmente fuori portata (portata non da intendersi come pietanza da ristorante).

Nel pieno di queste mie elucubrazioni senz’altro creative e un po’ underground, rimango altresì piacevolmente colpito dal fatto che nessuno mi attribuisca le classiche/tipiche somiglianze che spesso, direi troppo sovente per i miei gusti, diciamo pure, solitamente – a seconda dei gradi alcolici degli astanti – mi vengono attribuite, ovvero, in ordine di frequenza: Renato Zero ultima maniera; Gianni Togni dei bei tempi (quel Gianni Togni, che ai suoi bei tempi cantava Luna). Una volta, da non crederci ma l’ho sentito con queste orecchie, anche a Marilyn Manson, m’hanno accostato, ma era una somiglianza da fotografia, un mio autoscatto sfuocato (che ho prontamente distrutto, a scanso di equivoci). Però quella volta, quando m’hanno detto che gli somigliavo, cazzo, mi sembravano ben convinti mentre lo dicevano, ecco, e io lo prendo come un precedente preoccupante, ecco.

Gioco delle somiglianze a parte, terminate le pizze, arriva il momento delle dediche speciali per i Mitici Lanternati. Non sto scherzando, quello è stato un bellissimo momento, davvero, e se dico davvero, è davvero per davvero, ecco!

È intorno alla terza dedica (io, le poche dediche che finora ho fatto, nell’ordine di decine, forse, facendo una stima generosa, un centinaio, ecco, tutte queste dediche io le ho sempre fatte, tutte, con sentimento e gratitudine, questo ci tengo molto e parecchio a dirlo, ecco), stavo dicendo, che è intorno alla terza dedica che, il Lanternato che sta alla mia destra, e che ormai il mondo intero sa di chi è sosia – il Lanternato è Francesco! – spudoratamente, prende a sbirciare le dediche che sono impegnato a fare. Francesco, spudoratamente, non si limita a sbirciare le dediche, ma le legge a voce alta, rendendole spudoratamente pubbliche, Francesco, spudoratamente, non si limita a sbirciare e a leggere spudoratamente a voce alta ciò che sto scrivendo, ma, addirittura!, fa le pulci a ciò che sto scrivendo! Ma si può, dico io? In sostanza, tutto questo mio accanimento col formidabile sosia di Matt Damon è giustificato solo dal fatto che lo spudoratissimo Francesco/Matt, sbirciando e commentando, trova una improvvida sgrammaticatura (proprio nella dedica spinta che stavo creativamente e spassionatamente dedicando a Silvia, spero che a Silvia, alla fine, sia piaciuta lo stesso…). Me lo fa notare, lo spudoratissimo!, ma alla fine, l’ammetto e lo riconosco un po’ come potrei fare se incontrassi Joyce, alla fine, devo ammetterlo, ha fatto bene. Gli errori, a prescindere, vanno segnalati. Poi sta a chi scrive decidere se lasciarli lì dove stanno o meno (a volte ci pensa il correttore di bozze, ma quello è un altro discoso...). Io, per non saper né leggere né scrivere, lascio tutto così com’è. Tra l’altro non mi piace fare cancellature o segnacci con la biro su un libro non mio. Il bello della diretta, ecco, buona la prima, potrei dire, e poi, il sentimento, davvero!, se esce spontaneo, senza freni inibitori, ecc., può anche permettersi, davvero?, talvolta, piccole sbavature, forse…

Una spiegazione logica (questo si chiama, tecnicamente, pararsi il culo), comunque, ci sarebbe pure. E visto che son qui (e che, oltre che underground, un po’ paraculo lo sono) ve la do. Francesco, come avevo accennato prima, è astemio, non ha toccato spritz né birra né altro, per tutta la serata, al massimo s’è bevuto un succo di frutta alla pesca (col ghiaccio) e, poco prima, il famoso cappuccino. Quindi, possiamo scientificamente affermare che era molto parecchio più lucido di tutti noi messi assieme…

La serata s’è conclusa a casa di Maria Elda e Angelo, con una buonissima torta e un buonissimo vino bianco. Anche una grappa o qualcosa di simile, ma a quel punto ero decisamente più di là che di qua e vedevo tutto piuttosto annebbiato. S’è parlato ancora, ci si è dati appuntamento a prossimi futuri possibili auspicabili incontri e poi ognuno è andato a dormire… e scommetto che Cinzia è stata la prima. Perlomeno, dopo di me intendo, che io ho avuto la fortuna di non muovermi da lì e ho dormito come un sasso, nella silenziosissima (troppo per i miei standard cittadini da milanese di periferia, con vicino di casa muratore, camion munito) camera al piano terra di Maria Elda e Angelo. Facendo mirabolanti sogni letterari e non solo letterari, semplicemente mirabolanti e meravigliosi. Sognando e ripensando ai Lanternati che mi consegnavano una busta con sopra scritte cose davvero meravigliose, così meravigliose e mirabolanti che le conserverò per sempre qui con me. Concedetemi questo, inedito per me, dolce e zuccheroso finale. Pur essendo un giovane scrittore un po’ underground, molto parecchio ironico sarcastico e graffiante, un cuore lo tengo anch’io, ecco, sì. Proprio qui, lo tengo. Davvero!

Credetemi (per davvero), vi ringrazio di cuore!

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Milano 27/28 novembre 2006

Posted by Giuseppe Braga at 28.11.06 08:49

Comments

Grazie Giuse, grazi grazie grazie!! Mitico. Grazie, Ci.

Posted by: cmalox at 28.11.06 10:03

Confermo, è tutto vero! (Come si nota già dalla veloCIssima risposta di CI!)
Fabrizio Frizzi... è lui (Mi stupisco, a questo punto, che non fosse presente... Max Biaggi)! Sulle altre somiglianze ho qualche difficoltà... (Matt Demon? Dory Ghezzi?! Ilary Blasi?!! Se proprio dei vips c'erano, azzarderei Claudia Koll e Viola Valentino!). Che aggiungere.
Avendo (agitatamente -confermo!- ma, ragazzi, incontrare l'autore, a domicilio per di più, mette una certa adrenalina in corpo) avuto il privilegio di partecipare alla bragaserata, in tutto il suo pre, durante e post, vi posso confermare che è stata una figata assoluta! Grazie Giuse, e complimenti!
A presto,
Cri

Posted by: cristiana at 28.11.06 11:03

Lo spudorato bevitore di cappuccini sosia dell'attore di Boston vorrebbe aggiungere soltanto una cosa a questo - davvero - bellissimo post: mi sono permesso quella osservazione soltanto perché ti ho sentito come uno di noi. Un amico. Un lanternato. Sono felice di averti conosciuto e mi auguro ci saranno presto altre occasioni :)

Posted by: FNeri at 28.11.06 11:46

grazie ragazzi, siete troppo buoni... FNeri, ma tu hai fatto bene!, sentirmi uno dei vostri - come in effetti è avvenuto - per me è stato - ed è - davvero (oops, m'è scappato!) bellissimo!

Posted by: giuseppe at 28.11.06 13:07

Ciao Giuseppe,
mi verrebbe da dirti grazie per aver scritto questo post, perché sei riuscito a fissare fedelmente il ricordo di una bella serata con una fotografia del tempo che abbiamo passato insieme che rispecchia quello che ho provato io e credo anche tutti gli altri, mi verrebbe da dirti grazie insomma… e te lo dico, anche se te lo hanno già detto altre 45 volte!
Mi è piaciuto molto il tuo modo di porti entrando in sintonia con il gruppo senza atteggiarti da “scrittore”, credo sia stata una delle carte vincenti anche del libro, giocare a carte scoperte, mettendosi a nudo…e per questo vieni spinta a leggerlo, ma non nel letto, non si sa mai…meglio non spingersi oltre altrimenti la tua ragazza potrebbe non credere che è solo un modo scherzoso per agganciarmi alla tua dedica.
Mi auguro che ci sarà presto un’altra serata letterario-goliardica insieme!
Silvia

Posted by: silvia at 28.11.06 17:30

Ragazzi quanta melassa !
Lo riconosco, Braga, a scrivere sei capace, e sei anche logorroico con la penna, m'hai fatto butta' 7 pagine A4, io lo sono molto di più senza penna (poi se ci metti pure lo spritz addio), almeno non consumo carta.

Alla fine della serata posso di certo vantarmi di essere il marito di Ilary, anche se per me è Ilary che somiglia a mia moglie, e tutt'al più è Totti che deve vantarsi di essere il marito di una che somiglia a mia moglie, poi se calcolate che so' daa Lazzio...

Alla fine dei conti i coniugi Pirofila sono tornati a casa alle 3 di notte, e ciò non accadeva da un'eternità, e chissà quando succederà ancora (non è facile mettere insieme i miei genitori su a Padova, un'altra serata come questa, niente tra febbri, raffreddori vari a mia figlia, disponibilità di tutti gli altri Lanternati).

In conclusione aldilà della mia parte di antagonista (assegnatami d'ufficio) ti faccio i miei complimenti, mi sono divertito.

Saluti

Posted by: Pirofila at 28.11.06 17:45

internet ha fatto un po' i capricci e per un po' non s'è riuscito più ad aprire questo meraviglioso post... ora dovrebbe essere tornato tutto come prima, almeno spero.
Ringrazio ancora tutti e tutte voi, ma... Pirofila ha ragione, basta!, c'è troppa melassa! Uno scrittore un po' underground come il sottoscritto non può essere così melassoso...

baci a tutti/e!

Posted by: giuseppe at 29.11.06 09:36

Mi correggo:
atteggiarsi a "scrittore"...sorry! Sarà stata latastiera, si dice così...
Silvia

Posted by: silvia at 30.11.06 13:09

Ti dico solo che ti ho inserito tra i preferiti nella cartella cultura (!!).
Cerca di meritartelo

Ciao

Posted by: Pirofila at 02.12.06 14:09

Pirofila, mi carichi di una grossa responsabilità... farò di tutto per meritarmelo, sì!

Posted by: giuseppe at 02.12.06 16:21

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