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13.11.06

Rumen’s Invasion

di Giuseppe Braga

potrete mai perdonarci? vi abbiamo fatto venire fin lì (Indian’s Saloon, Bresso - Mi), promettendovi un concerto indimenticabile, ecc., ecc., voi siete venuti, grazie!, avete affrontato le insidie della strada, della nebbia, della notte e invece… e invece, voi che non c’eravate, state un po’ a sentire quel che è successo.

Puntualizzo, che forse è opportuno, il concerto c’è stato, noi, intesti come Fix You (tribute band dei Coldplay), ci abbiamo messo del nostro, ce la siamo sfangata come al solito, direi, bene, molto bene, sì. E alla fine, come al solito, i fan dei Coldplay erano piuttosto felici, gli altri un po’ meno, ma il punto non sta qui.

Un’ora e mezza filata di canzoni dei Coldplay, a chi non piacciono i Coldplay, pur se egregiamente eseguite, rischiano di essere letali. Ma quello di sabato non è stato un concerto come gli altri, no, no, no. Sabato noi eravamo il gruppo che si esibiva, ma non l’attrazione, e questo mica si sapeva, noi. Sabato ho assistito a una tal incredibile situazione che se ci fosse stato uno scrittore (di quelli veri, intendo dire) nei paraggi, ci avrebbe tirato fuori un pezzo memorabile.

Non per rimarcare, ma è stata una serata di quelle serate che non mi era mai capitato di vivere una serata del genere. Sia nel bene che nel male. Più nel male, mi sa…

Dunque. Ora vi spiego.

Noi siamo saliti sul palco che erano le dieci e mezza, avevamo a disposizione un’ora e mezza, quindici pezzi, per strabiliare l’intera platea e l’intera platea era quasi al completo, i tavolini già quasi tutti pieni. Siamo saliti a abbiamo attaccato con Square One, poi è stata la volta di Politik, e poi, via, via tutti gli altri brani. Poco prima di salire, Teo, il tecnico del suono che sostituiva il buon vecchio Jerry (ho detto Teo e non Tom, si chiamava Teo), ci aveva messo la pulce nell’orecchio: “Occhio che appena finito di suonare dovete sbrigarvi a smontare tutto, che i rumeni si incazzano, se no”, come rumeni?, come appena finito?, gli ho chiesto, ingenuo come una rosa fresca e profumata di rugiada, lui allora m’ha spiegato meglio: “I rumeni sono in tanti e fanno a botte senza pensarci troppo su, se non sgomberate subito il palco, quelli vi menano di brutto!”
Ora, va ribadito che noi eravamo a Bresso, che io non ho nulla contro i rumeni (e neanche rispetto ai bulgari, agli irlandesi, ai tedeschi, ai coreani, ecc.), che Bresso non sta in provincia di Bucarest, ma di Milano, al confine con Sesto San Giovanni. Nonostante ciò, a fine serata era come stare a Bucarest. Un’esperienza, ecco, insomma. L’avessi saputo prima, mi facevo un paio d’ore di lezioni private per imparare i rudimenti della lingua.

Capitemi, io ho cantato al meglio – in inglese, non in rumeno (poi mi hanno detto che un po’ ho stonato, non è stato alcun rumeno a dirmelo, ma due amiche che ringrazio per la sincerità), il pubblico era partecipe, pur se non del tutto coinvolto, ma noi non siamo i Pearl Jam o gli U2, e la musica dei Coldplay non è che sia la più trascinante di questo mondo, né per gli italiani, tanto meno per i rumeni. Anzi, secondo me, da sabato scorso, ai rumeni, perlomeno a quel gruppetto di rumeni che si aggirava sotto al palco, diciamo dalla sesta canzone in poi, a quei rumeni specifici, ecco, i Coldplay, a loro, specificamente a loro, da sabato scorso, a loro i Coldplay stanno abbastanza sul culo.
Ecco, qualcosa l’ho già anticipato, dalla sesta canzone in avanti, gruppetti sparsi di rumeni, perlopiù giovani, hanno cominciato ad aggirarsi, non dico minacciosamente, ma diciamo in modo animoso e non propriamente amichevolissimo, nei pressi del palco.
Un ragazzo, di bianco vestito, con taglio di capelli cortissimo, in particolare, si è piazzato proprio sotto di me e ha cominciato a fissarmi, sorridendo malizioso e insofferente. Che i Coldpaly gli facessero cagare, era poco più che un dettaglio, a lui interessava che finissimo il prima possibile. Il perché è un perché semplicissimo. Dopo di noi sarebbe cominciata la loro festa (ogni sabato, lì, in quel locale, è così che avviene, e i gruppi che si esibiscono prima, c’hanno vita dura, provare per credere…), una gran festa rumena, tutta musica e balli e canti tipicamente rumeni e noi eravamo visti come noiosi intralci o poco meno. Ineccepibile, ragazzi!
Il giovane rumeno ha provato a parlarmi, gesticolava e mi faceva le smorfie, io, con tutta la mia ineccepibile professionalità, ho tirato dritto, ignorandolo, e ho cantato bene Talk, ho cantato benino The Hardest part (è qui che devo avere stonato, intendo, qui sicuramente…), ho cantato per metà Speed of sound (non perché imbavagliato dal simpatico giovane rumeno, ma perché il microfono, misteriosamente, forse intimorito dai sempre più intemperanti e numerosi rumeni, m’è morto in mano) e, infine, ho cantato con tutto il sentimento di cui disponevo (sentimento non vuol dire, per forza di cose, bene) Fix you, il bellissimo e struggente pezzo tratto dall’ultimo disco, da cui abbiamo preso il nostro nome.

A quel punto la situazione è precipitata. C’erano rumeni ovunque, molti dei quali concentrati sotto al palco, non vedevano l’ora che terminassimo.
Appena finito di suonare, giusto il tempo di presentare la band e ringraziare il pubblico, nemmeno il tempo di scendere dal palco, ecco che i rumeni si sono materializzati in tutta la loro numerosa potenza e vivacità. Erano centinaia. Tutto è avvenuto in pochi minuti (se dico più di cinque minuti, non credetemi, perché vuol dire che sto esagerando). Le luci si sono accese. Il solerte e non autorizzato (a quanto ne so) servizio d’ordine rumeno, ragazzoni alti e grossi e molto presi nella parte, hanno fatto gentilmente (utilizzo un termine dolce, nel dubbio) alzare tutti i presenti, vuotare velocemente o lasciare lì, i bicchieri, e fatto uscire tutti dal locale. Poi ho visto ragazze rumene che estraevano, da scatoloni apparsi per magia da chissà dove, tovagliette colorate, senz’altro rumene, candele e altri ammennicoli tipici. Sgombrato la sala, spostato tavolini e sedie, creato lo spazio per ballare, insomma, una pista da ballo per balli, evidentemente rumeni. È scattata la musica, ci sarebbe bisogno di dirlo?, no, ma lo dico lo stesso: era indiscutibilmente musica rumena, noi abbiamo dovuto smontare tutto, farci un culo come se aver suonato l’ora e mezza precedente fosse stato come bersi un bicchiere d’acqua fresca, smontar via tutto in meno di cinque minuti, meno, credo si sia trattato di una sorta di record di smontaggio palco, ci avessero cronometrato e ci fosse una speciale classifica ci saremmo piazzati nella top five, smontar via tutto, ovvero: casse, amplificatori, batteria, via gli strumenti, di corsa nelle custodie, via, di corsa, tutto nei bagagliai dell’auto, via, perché il palco si doveva trasformare rapidissimamente in un palco con consolle e dj rumeni, via, che si doveva ballare!
Poi, con le persone fuori al freddo (piccolo particolare, avevano pagato l’ingresso, gli sventurati, e io agli sventurati in ascolto, dico ancora, perdonateci, giuro che non sapevamo che sarebbe andata così!), ad aspettare di poter rientrare, che poi mica tutti sono riusciti a rientrare, eh!, il cambio di geografia e di prospettiva visiva ha avuto inizio (o fine, dipende dai punti di vista). Nel locale c’erano solo ragazzi e ragazze (molto belle, fatemelo dire, perbacco!) rumeni. La festa stava avendo inizio. Tutti hanno preso a ballare e saltare e cantare e a bere red bull (bevanda per la quale i rumeni vanno letteralmente pazzi, se volete far colpo su una ragazza rumena, ora sapete cosa offrirle).
Io dopo, mentre mi sorseggiavo la settima birra (nonostante i rumeni, ho mantenuto la mia media da concerto), circondato da moltitudini di ragazzi dell’est, in totalità provenienti dalla Romania, pur se, immagino, residenti a Milano e provincia (non credo vivano tutti a Bresso), io, dopo, insomma, vedendoli così felici, eccitati e spensierati, ballare e bere e parlare (la cosa che davvero m’è spiaciuta è che non capivo un cazzo di quello che si raccontavano) tra loro, in una parola, divertirsi un mondo, io dopo, insomma, ero persino quasi contento di come era andata. Fatti due conti, avevamo suonato, ci avevano pagato subito, m’era riuscito di scroccare tre delle sette birre che avevo bevuto ed ero nel bel mezzo di una festona rumena, dove ragazzi rumeni allegri che avevano voglia di divertirsi, si stavano oggettivamente divertendo… che poi, ascoltandola per un po’, la musica rumena non è male, basta farci un po’ l’orecchio, ma non è proprio malaccio, ecco, io resto sempre sulle mie posizioni e preferisco i Coldplay, ma tutto sommato la musica rumena balcanica che ho avuto modo di sentire non m’è dispiaciuta…

Concludo e saluto tutti con simpatia, rumeni compresi, ricordando che sabato prossimo suoniamo al Circolino di Cusano Milanino. Che dio ce la mandi buona, non necessariamente rumena…

Posted by Giuseppe Braga at 13.11.06 10:02

Comments

...Sai Giuse ho provato anch'io una sensazione inquietante quando il ragazzo di bianco vestito si aggirava nei pressi del palco e ho anche pensato...qui finisce a schifio...
Però nel complesso la definirei una serata surreale..
Però ci mancava che ne dici? quindi bene finchè si provano emozioni nuove..tutto ok!! ;-)

Posted by: ferro at 13.11.06 11:01

Ferro, sì, sicuramente una serata così ci mancava, e ti dirò di più, non avrei mai immaginato di poterla vivere... ora il nostro curriculum è più ricco... senz'altro è stata surreale e fin quando le emozioni sono nuove e non ti lasciano segni e lividi in faccia (o da altre parti, eheh...), direi che vanno più che bene!

Posted by: giuseppe braga at 13.11.06 11:20

Quando sei sparito in Speed of Sound (non stavo guardando)pensavo ti avessero tirato giù dal palco e ti stessero mazziando per benino...

Posted by: Lapo at 13.11.06 11:25

....Io non so perchè,ma....quando ti leggo Giuse.... riesci sempre a farmi ridere!!! Hai un "dono" straordinario!!! :-) e visto che ti ho conosciuto.....posso dire che sei anche dolce e sensibile....oltre che simpaticissimo! Un bacio! :-)

Posted by: Dody at 13.11.06 14:16

Sei vai sul mio blog ho inserito l'annuncio delle tue presentazioni
http://riservaindiana.blogspot.com/

(Angelo De Lorenzi)

Posted by: Angelo De Lorenzi at 16.11.06 11:28

Grazie molte Angelo, ora vado subito a vedere...

Posted by: giuseppe braga at 16.11.06 11:58

I miei complimenti arrivano un pochino in ritardo, sarà il fuso orario - ci ho messo un pò ad arrivare a casa, dalla Romania... scherzi a parte, complimenti davvero, traspiravi energia da tutti i pori sul palco e una sensibilità che non passa assolutamente inosservata. Il resto del gruppo, devo dire veramente bravi.
Un saluto da penna a penna
Monica

Posted by: monica at 17.11.06 12:52

Monica ciao, grazie per i complimenti, troppo buona! ciao e a presto, g.

Posted by: giuseppe braga at 17.11.06 17:49