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16.11.06
il fascino maledetto dello scrittore (part II)
di Giuseppe Braga
stanotte mi sono fatto sei ore di sonno fitte fitte, poi mi sono svegliato con la radio (lasciata accesa, come sempre) verso le otto e mezza, pisciato, lavato, vestito, anzi, prima vestito e poi lavato, che faceva un freddo mica da ridere, spenta la radio, acceso lo stereo, ascoltato un cd misto composto da musica languida, adatto alla giornata novembrina, venuta un'idea per il futuro romanzo, cercata moleskine vicino al letto, non trovata perché era nella tasca della giacca, lontanissima dal letto, sorriso tra me e me, pensato, che cazzo le scrivo a fare certe cose spacciandole per vere se poi mi dimentico di farle, sbadato che non sono altro,
cercato di memorizzare l’idea, buon metodo per mettere in circolo i neuroni già di prima mattina, salito a controllare la posta elettronica, cercando di non scordare l'idea, anzi, le due idee, nel frattempo erano diventate due, letta la posta, cinque messaggi riguardanti cialis, viagra e investimenti finanziari in aree depresse dell’estremo oriente, cancellate tutte, anche quelle sul viagra, per il momento me la sfango ancora discretamente bene senza aiuti farmacologici, chiusa la posta, staccato da internet, aperto il file del futuro romanzo e scritte le due idee, nonostante viagra e cialis erano rimaste due nel frattempo, a quel punto, sollevato e ben disposto per non averle scordate, salvato e richiuso il file, sono uscito a far colazione al bar di fianco a casa e al bancone, mentre mi bevevo e mangiavo il cappuccio e la brioche, nascondendomi dietro una colonna, ho evitato astutamente il mio vicino di casa al quale dovrei pagare la mia quota di bolletta dell'acqua potabile, evitato per ora, tanto so che prima o poi mi becca, perché lui, colonne a parte, è molto più astuto di me, poi sono rientrato in casa, ho preparato la macchinetta da caffè grande (che è l'unica che ho, tra l'altro), ho tirato fuori il miele e i biscotti, lavata la tazza e il cucchiaio, rimasti nel lavello un paio di settimane, ma non particolarmente incrostate, preparata insomma, la seconda colazione, lasciato tutto lì (il caffè era sui fornelli, ma spenti, eh!, non sono così coglione, sbadato sì, così coglione no), risalito, riaperta posta elettronica, ma senza connessione, scritta mail per newsletter, ispirandomi al circostante, ovvero, alla pioggia, o quasi, che scende, o che sta per scendere, al freddo che mi ha costretto ad accendere, mio malgrado, la caldaia (che le bollette del gas non me le porta il vicino, ma l’aem, direttamente, e sono belle mazzate, ecco), allo sconforto che mi ha preso quando ho sentito gocciolare qualcosa, e dopo aver pensato, toh, sta piovendo, ho aguzzato meglio il senso dell'udito, al quale rinuncerei con moltissime difficoltà, anzi, forse nemmeno sotto tortura, rinuncerei all’udito (voi a quale senso rinuncereste, se proprio doveste rinunciare a un senso?), credo, dunque, aguzzandolo, il senso uditivo, ho ascoltato meglio e poi ho pure visto, cioè, ho visto la caldaia che sgocciolava di brutto, tutto per terra, acqua, cascatelle, appunto, tanta acqua che mi pioveva sulle cartellette, cartellette di cartone non idrorepellenti, cartellette piene di miei vecchi disegni, che tengo, sprezzante del pericolo, proprio sotto la caldaia, ergo, ho dovuto per forza di cose spegnere la caldaia, e tornare così al freddo, ai tredici gradi e rotti che ci stavano prima e che per quei sette, otto minuti in cui la caldaia ha funzionato, erano, immagino, saliti a quattordici e mezzo, a voler essere ottimisti, ma coperto copertissimo come sono, tre magliette e due maglioni, penso di potercela fare, il freddo tempra lo spirito e mantiene giovani, poi ho finito di scrivere la newsletter, dopo l’intermezzo caldaiolo, l'ho terminata, mi sono connesso a internet e felicemente l'ho spedita, felicemente almeno credevo, perché appena dopo averla spedita, l’occhio m’è caduto sul testo scritto, testo che m’ero premurato di controllare quattro volte, almeno quattro, forse cinque, e il testo scritto recitava una cosa che avevo scritto ma che non immaginavo di avere scritto, che uno, leggendola, quella cosa lì, potrebbe pure avere il dubbio e dire, ma che, ma quello lì, il libro l’ha scritto veramente lui, tutto da solo, o magari s’è fatto aiutare da qualcuno, perché, almeno il titolo, uno che scrive un libro, il titolo del suo libro lo dovrebbe conoscere a memoria, a memoria come minimo, e invece io, nella newsletter che avevo appena allegramente spedito, ero riuscito a sbagliare pure il titolo, ecco, dopo queste amare considerazioni ho pensato fosse meglio andare a farmi la seconda colazione... certo che, dovessi prender spunto dai particolari, oggi non s'annuncia una gran giornata e domani, per l’accidenti, domani è pure venerdì diciassette...
Posted by Giuseppe Braga at 16.11.06 12:00
Comments
Giuseppe, ho cominciato a seguirti da quando Mozzi ha sbandierato il tuo libro su vibrisse.
Mi diverto a leggere questi post, fatti di tante frasi attaccate, tutte vissute minuto per minuto, istante per istante. Ho scoperto poi, visitando per intero (o quasi) questo luogo mediatico che sei un artista, oltre che un architetto lavoratore della pubblica amministrazione, un artista dicevo eclettico perchè scrivi (in maniera spassosa e comunque leggera), un cantante (complimenti, tra tutti i gruppi esistenti avete scelto i Coldplay, e mi piacciono veramente tanto) e anche un pittore.
Ma dove trovi il tempo di fare tutto questo? Rinunci a qualcosa, allo sport almeno credo altrimenti saresti un fenomeno; ma, si sa, gli artisti, gli autori, hanno sempre quel qualcosa in più che li distingue dai comuni mortali :-)
Ciao
Matteo
ps: quando mi vengono le idee faccio sempre così anche io, cerco qualcosa dove appuntarle ma loro, le idee, a volte crescono in maniera esponenziale e quando poi le scrivo o sul pc o su fogli sparsi dappertutto alcune si sono già inesorabilmente riannegate nella corteccia cerebrale.
Posted by: matteo at 17.11.06 15:07
Matteo ciao, mi fa piacere che tu ti diverta a leggere i miei pezzi, a esser sinceri, mi diverto anch'io, a scriverli e l'intento sarebbe proprio quello, provare a scrivere con leggerezza, provare a far sorridere, ecco. Sì, faccio un po' di cose, è vero. Però lavoro davvero poco, solo mezza settimana. Invece come sportivo... ecco, l'utlima mia attività sportiva, se così si può definire, credo risalga agli anni novanta (intorno alla metà, diciamo). Se ben ricordo, una partita a calcetto, ma forse mezz'oretta non di più... Invece, ho visto sul tuo blog che tu fai un sacco di sport!
Posted by: giuseppe braga at 17.11.06 17:46
Giuseppe, sono u A.A. un aspirante autore, ma molto aspirante visto che scrivo poco e comunque cose brevi. Certo, la definizione che tu avevi lasciato nel tuo post mi ha divertito, e mi ci ritrovo. Credo che leggerò il tuo libro proprio per vedere se, nei due corsi della famosa "scrittura creativa" che ho fatto, io abbia incrociato o sia io stesso uno dei personaggi che tu vi hai inserito.
Per lo sport, beh? Ognuno il tempo libero lo passa come può e a me, sinceramente, piace fare attività sportive. Forse più che scrivere, sicuramente meno che leggere.
Ciao
Matteo
Posted by: matteo at 18.11.06 08:25
Matteo, dunque sei anche tu un A.A... be', benvenuto nella grande famiglia, allora! ovviamente, mi fa molto piacere se leggerai il mio libro... mi auguro anche, che alla fine ti piaccia (ma se no, per ogni tipo di rimostranza, io son qui!).
Posted by: giuseppe braga at 19.11.06 11:12