« Il Ferro che conosce il 'Joyce'... | Main | Il fascino maledetto dello scrittore (part III) »

21.11.06

Colpo secco

di Giuseppe Braga

Mamma alla fine me li aveva dati. Giusti all’ultimo centesimo, adesso c’erano. Ero corso giù per le scale, avevo inforcato la bici ed ero andato a citofonare a Luca. Con la sua parte ce l’avremmo senz’altro fatta. Il gruzzoletto messo via in queste settimane, con l’ultima aggiunta, sarebbe stato più che sufficiente.
Luca era sceso con le guance tutte arrossate. Suo papà, prima d’andare al lavoro, gli aveva dato una raddrizzata. I motivi erano i soliti. I compiti, la scuola. A quel paese i compiti, i professori ci avrebbero promossi entrambi.

Non ti possono bocciare, siamo in seconda, non s’è mai visto che ti bocciano in seconda media! Luca mi guardava alla sua maniera, di traverso, e intanto faceva sì con la testa. Lo sapeva anche lui, ma a suo papà non interessava. E di frequente lo raddrizzava. I miei, per fortuna, erano più comprensivi. Ne avrei dovute combinare davvero di grosse, per prenderle. Come quando spaccai la videocamera e buttai via i pezzi giù dalla finestra e centrai l’auto del signor Caimeri, tanto per dire.

Saliamo sulle bici e partiamo.

L’Ipermercato non era molto lontano. Più che altro c’era da fare attenzione alle auto, ai furgoni e agli autobus. Le biciclette, sulle strade, contano molto poco e se sei un ragazzino, contano ancora di meno. Se non stai all’occhio sono capaci di stirarti.
Una delle cose divertenti negli Ipermercati, sono le porte d’ingresso. È come se ti vedessero arrivare e sapessero che tu, proprio tu, stai per entrare. Si aprono sempre prima loro. Un momento prima che tu ci sbatti contro la faccia. Automaticamente.

Entriamo e prendiamo due cestelli, uno a testa. Iniziamo a percorrere le corsie.

Nel mio infilavamo la roba della lista, abbastanza lunga, che m’aveva dato mamma. Nell’altro, in quello che teneva Luca, i nostri acquisti. Senz’altro meno numerosi, di sicuro più interessanti. Frutta e verdura fresca da una parte. Patatine e popcorn dall’altra. La mozzarella, il latte parzialmente scremato, lo yogurt magro per la mamma. Due vasetti di Nutella, i Saccottini del Mulino Bianco, i Mars per noi. Il prosciutto cotto e le fettine di tacchino, guarda bene la scadenza, mi raccomando. Le lattine d’aranciata, la Cocacola e la Sprite. Mica scadevano quelle.

Ma il bello sta per arrivare.

Nelle ultime corsie. Gli scaffali erano, naturalmente, i più alti. Nei dintorni dei computer e dei libri. Poco prima dei compact. Subito dopo le cassette musicali.

Acqua fredda, tiepida, calda, bollente.
Stereo, autoradio, televisioni, videoregistratori.

Eccole lì.

Videocassette.
Fuoco.

Ci scambiammo una rapida e furtiva occhiata. In giro, le altre persone parevano occupate nei loro acquisti. Parlammo fitti, per un paio di minuti. Eravamo indecisi sulla scelta del titolo. Ce n’erano due che ci ispiravano molto. Ma, considerati i soldi a disposizione, ci saremmo dovuti limitare. Più che i titoli, a me avevano colpito le copertine, se devo dirla tutta quanta. La risolvemmo col pari o dispari. Colpo secco. Chi vinceva però, non avrebbe avuto solo il privilegio di sceglierla, la videocassetta. Gli toccava anche andarsela a prendere.

Bim bum bam. Tre, il mio numero fortunato. Tocca a me.

Mi allungai, ma non ci arrivavo. Era troppo in alto per me. Va bene che andavo in terza, l’anno prossimo, ma restavo ancora un ragazzino in fase di crescita. Chiesi a Luca di farmi la scaletta, ma lui si rifiutò. Poi ci vedono tutti, no, no, no.
Quindi fui costretto a poggiare per terra il cestello con la roba di mamma e a salirci sopra coi piedi. Sui bordi, in equilibrio. C’ero quasi arrivato. La videocassetta stava lì. A un paio di centimetri dalle mie dita. Ma poi ho sentito mancarmi l’appoggio sotto ai piedi. Ho mulinato le braccia in cerca d’un appiglio e non ho trovato di meglio che attaccarmi alla mensola dello scaffale.

Il resto è stata una gran confusione. Con la gente tutt’intorno a chiedermi se m’ero fatto male e, subito dopo, a sgridarmi, perché quelle sono cose per adulti, mica per ragazzini. E che cosa ci facevamo lì da soli e i nostri genitori dov’erano e altre cose così. Luca era scappato. Io stavo col culo per terra e sentivo male dappertutto. Avevo rovesciato, più o meno, una cinquantina di videocassette. Mi guardai le parti basse. In mezzo alle gambe, tra il prosciutto cotto e il latte parzialmente scremato, cosparsa di yogurt, c’era anche la nostra.

Mi sentii avvampare il viso e mi tornò in mente quella volta che avevo rotto la videocamera di papà. L’avevo combinata davvero grossa. E stasera, credo, una bella raddrizzata, non me la toglieva nessuno.

Posted by Giuseppe Braga at 21.11.06 09:01

Comments