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13.10.06
È una ruota che gira!
scartabellando tra vecchi file, ho trovato questo raccontino, scritto alcuni anni fa. rileggendolo m'ha fatto sorridere. lo metto qui, magari farà un po' sorridere anche voi...
È una ruota che gira!
di Giuseppe Braga
mio padre voleva un nipotino. mia madre due. mia nonna invece si sarebbe accontentata di vedermi sistemato, nel senso che mi sarei dovuto sposare, ovviamente. non era al corrente del fatto che in quel periodo ero fidanzato con una ragazza che odiava la sola idea del matrimonio. io ero solidale con lei. con la fidanzata intendo. stavo dimenticando mio fratello: a lui non gli fregava un cazzo di quello che facevo. meno male. io come al solito stavo in mezzo, col baricentro fuori squadro e sempre in equilibrio instabile. anche instabile di mente, tra l’altro. non preoccupatevi, non ero pericoloso. solo un tantino stravagante, ecco tutto. pochi soldi e tante idee, niente di nuovo insomma.
ogni giorno cercavo di portare il culo a casa, in senso strettamente metaforico, ci tengo a dire. anche se l’idea d’andare a vendere il culo per guadagnarmi da vivere non mi aveva mai sfiorato, potevo capire chi lo andava a fare e a maggior ragione capivo chi lo andava a prendere. tra l’altro ero appena andato al cinema a vedere querelle the brest di fassbinder e l’argomento era scottante. meglio andarci piano con certe cose. il film comunque l’avevo trovato estremamente poetico. avevo trent’anni all’epoca e mi sentivo giovane. il mio modello era gianni morandi: se a cinquant’anni era andato a fare la maratona a new york, io avevo buone speranze per la stramilano. l’unico problema semmai, era arrivare a cinquant’anni. ma avevo tempo per pensarci, fretta non ce n’era. vivevo da solo ormai da tre anni, forse avevo cucinato cinque volte in tutto e non era perché volessi risparmiare sul gas. forse però me l’ero solo immaginato. mangiavo pane e formaggio, mi piaceva il caciocavallo, il parmigiano e anche il provolone, che poi assomiglia molto al caciocavallo… bè ci siamo capiti. andavo avanti coi tramezzini del supermercato e con le banane che prendevo dal fruttivendolo vicino casa. in realtà non mangiavo quasi mai. ero piuttosto inappetente, per la gioia di mia madre che quando mi vedeva, diceva le solite frasi tipo: “marco, ma sei dimagrito ancora?”, oppure: “… ma hai mangiato oggi? vuoi un piatto di pasta?”. la pasta di mia madre. potrei aprire un capitolo a parte. ma non ne vale la pena, non vi interesserebbe, lo so benissimo. e non interessa neppure a me. dirò solo che era sempre insipida e mancava completamente di sale, ma lei sosteneva, spalleggiata da mio padre, che così era meglio, perché il sale faceva male alle arterie. io non sapevo neanche dove cazzo fossero ‘ste arterie. comunque le poche volte in cui li andavo a trovare, mi mangiavo la pasta ed ero pure contento. quando faceva gli gnocchi invece era festa grande. quelli le venivano bene. io li preferivo burro e salvia e quando me li cucinava col tonno, io storcevo un po’ la bocca, anche se poi me li mangiavo lo stesso. e se avanzavano me li portavo a casa senza la minima contestazione. il sessantotto era lontano anni luce. il sessantanove, un sogno ricorrente. non avevo ancora capito se mi piaceva mangiare, parlo in generale e non della cucina di quella santa donna di mia madre, in tutta onestà credo che mangiassi semplicemente per una questione di sopravvivenza. avessi potuto farne a meno l’avrei fatto, non sai quanti vantaggi e non solo economici. dimenticavo, ero un gran consumatore di pizze e di focacce. scongelavo e mettevo in forno: bastavano alcuni minuti e la cena era pronta, un’ottima pizza margherita dall’aroma plastificato/affumicato non me la toglieva nessuno. e io ero contento così. se dovevo scegliere, preferivo bere, senza alcun dubbio. tra una birra e un risotto non ci sarebbe stata storia. forse con le lasagne, oltre agli gnocchi naturalmente. i super alcolici li tenevo per le grandi occasioni, solitamente andavo di birra e vino. una volta, un paio d’anni fa, avevo festeggiato il compleanno a casa, invitando i miei più cari amici a bere insieme a me. non c’era un bel cazzo da festeggiare, ma visto che si usa così, li avevo invitati. loro erano venuti e io li avevo obbligati a scolarsi una bottiglia di tequila in tre. neanche un salatino o una patatina. signori, una strage. non mi ricordavo che, nel frattempo (nel frattempo avevano messo su famiglia) erano diventati astemi. da quel giorno ho ricevuto solo telefonate, non li ho più visti di persona. l’ultimo ricordo visivo che ho, sono loro che vomitano a turno nel mio bagno. Per essere precisi sul pavimento del mio bagno. mio padre era di centro-destra. ma forse non sapeva quel che faceva. o forse lo sapeva benissimo. il risultato era uguale e io preferivo restare col dubbio. pessimo. s’era avvicinato alle posizioni conservatrici insieme ai suoi fratelli e come se fossero siamesi o gemelli, finita l’era socialista, e rapidamente passata di moda quella leghista, erano passati in blocco al polo delle libertà. che bel nome, però, polo delle libertà (composizione del polo: fascisti, ex fascisti, ex-socialisti, democristiani, er pecora e stavo dimenticando casini). quando pensavo al polo, prima mi venivano in mente i pinguini, poi gli esquimesi e infine gli igloo. anche le caramelle alla menta col buco in mezzo, prima che mi dimentichi. il polo. che poi era il posto dove avrei spedito volentieri i miei cari parenti, così, tanto per rinfrescarsi un pochino le idee. pensare che loro padre era stato un antifascista della madonna, un vero socialista, non de michelis o la ganga. adesso sarà lassù da qualche parte incazzato nero (anzi rosso). io non mi ci mettevo neppure a discutere con loro, i tempi delle discussioni erano passati e poi dall’altra parte non è che si stesse meglio: socialisti, ex-socialisti, democristiani e persino buttiglione. fate voi. stavo a sinistra, ma defilato. mi sembrava la posizione migliore da tenere da lì ai prossimi venti, trent’anni, sempre che non fossero precipitati all’improvviso gli eventi. mi sentivo vagamente anarchico e apolide. questa m’è venuta così, mi piaceva la parola e ce l’ho messa. conviene sempre tenersi un dizionario vicino, può far comodo. anche uno coi sinonimi e contrari. io sul tavolo, invece di tenerlo libero per mangiarci, ci ho appoggiato una marea di carta: libri (i soliti, non ve li dico neppure), bollette da pagare, pubblicità, giornali, inserti di giornali, inserti degli inserti dei giornali e i miei vocabolari. italiano, inglese/italiano, tedesco/italiano. che poi non sappia neppure una di queste lingue è un altro discorso, intanto mi porto avanti. tra un anno c’è il giubileo e ci tenevo a dire che non me ne frega molto. tra un mese santificano padre pio. uguale come sopra. tra gli animali c’è una discriminazione strisciante che voglio denunciare. se dici porco e ci aggiungi quella parola, bestemmi, se invece ti sposti su una farfalla o pollo o mirtillo (che però non è un animale) e ci aggiungi sempre quella parola, passi inosservato o quasi. allora come la mettiamo? perché non tutti gli animali, accostati a quella parola, valgono uguale? perché vengono considerati così poco? e soprattutto, chi è che li discrimina? anche questa se ci pensate è un’ingiustizia. anche grignani che canta e vende i dischi è un’ingiustizia, ma lì ci dobbiamo rassegnare. il mondo va come va e non è altro che una ruota che gira (se vi viene in mente mike bongiorno siete fuori strada), l’essenziale è non finirci sotto. mi piacerebbe che gli stati uniti pagassero i debiti che hanno con l’ONU. mi piacerebbe che esistesse veramente un’organizzazione delle nazioni unite che si preoccupasse dei paesi sottosviluppati e dei debiti folli che hanno contratto con i paesi sviluppati (?) e che cercasse di porre un rimedio efficace. mi piacerebbe essere il presidente degli stati uniti per un giorno, magari facciamo un mese, via. magari quando lui è in vacanza. gli svizzeri mi hanno sempre fatto ridere. sarà per quel modo un po’ del cazzo che hanno di parlare. non mi sono mai chiesto se anche noi facciamo ridere gli svizzeri. non ha importanza, ma credo di sì. importante invece, è scopare bene, come diceva quel piccione di venditti, che ogni tanto ci pigliava. l’amore e il sesso, il sesso senza amore, il sesso solo per amore… troppo difficile, parliamone un’altra volta. la mia fidanzata è vegetariana, però scopa bene. mangia poco e penso che sublimi il cibo con il sesso. cosa chiedere di più? viva i vegetariani. tra le altre cose (non è che siano tante, ma si dice così) penso che l’evoluzione della specie passi attraverso il vegetarianesimo, ma forse è una cazzata, perché un mondo senza la mortadella non lo riesco proprio a immaginare. ieri stavo andando al lavoro e avevo comprato il solito giornale e di colpo mi sono fermato. immobile, spintonato dalla gente infoiata e frettolosa, che non vedeva l’ora di raggiungere l’ufficio. fanculo l’ufficio, dico io. la notizia stava in prima pagina. era morto kubrick. puttana ladra assassina. se c’era uno capace di creare dei capolavori, era lui. un michelangelo della ripresa, un caravaggio dell’inquadratura. se ne era andato. ci saremmo dovuti consolare con thomas milian e alvaro vitali. li avrebbero santificati. era solo questione di tempo. basta vedere nino d’angelo. a milano hanno iniziato a recintare i parchi, quando riusciranno a recintare la città mi piacerebbe essere già morto. sarebbe uno spettacolo troppo umiliante da vedere. adesso concludo. sto con le pezze al culo e il calorifero gocciola, fortuna che inizia la primavera, tra poco. i pantaloni mi stanno larghi e mi cadono. l’ultimo paio di scarpe che mi sono comprato è quello che uso tutt’ora. sono passati tre anni e mezzo. sono stato più fedele a queste scarpe che a qualsiasi fidanzata. non sono io a dirlo, ma la statistica. mi sto trasformando in arturo bandini. inesorabilmente, fantasticamente, tuo, anzi, vostro. fine.
“ogni uomo uccide ciò che ama.” r.w. fassbinder
“wendy... wendy?” s. kubrick
[milano, 16 marzo 1999]
Posted by Giuseppe Braga at 13.10.06 08:24
Comments
cosa è cambiato dal 1999 ad oggi? :-)
Posted by: barbara at 16.10.06 16:07
ahimè (o per fortuna?), quasi nulla... be', però almeno, Buttiglione se ne è andato col polo, eheh...
Posted by: giuseppe braga at 16.10.06 17:38