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15.09.06

pizza, birre e reading!

di Giuseppe Braga

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Mercoledì scorso, tredici settembre, due giorni fa, come avevo annunciato un paio di post addietro, ho presentato il mio libro, “Ma tu lo conosci Joyce?” (il titolo, lo dico giusto per i distratti), nella libreria Feltrinelli (concedetemi la pubblicità, è il minimo che possa fare per sdebitarmi, ci hanno pure offerto lo spumante, alla fine!) di corso Buenos Aires, a Milano.

È stata un’esperienza molto interessante. Roba che la rifarei già domani, ecco, peccato che ci stanno anche gli altri e che il mondo sia pieno, stracolmo, strabordante di scrittori, scrittori che pubblicano (ormai lo sappiamo, pubblicano proprio di tutto, ormai) e, di conseguenza, presentano i loro libri, di norma in libreria, ecco. Ma è stato così bellissimo che lo rifarei anche domani, ecco. Magari in un angolino, non pretendo la sala principale.

È stata una serata ricca di sorprese e di incontri e avvenimenti sorprendenti.

Per esempio.

Ho trovato, appena entrato in Feltrinelli (ero entrato insieme al grande Balda, il quale era in compagnia – ce l’aveva a tracolla, da perfetto jazzista – del suo sax, aveva un cappello comprato a Chicago, in testa non a tracolla, e occhiali da sole scurissimi, alla Ray Charles, ma lui, Balda il grande, ci vede benissimo), ho trovato i miei genitori. Dico subito questa cosa qui: i miei genitori non era previsto che venissero. Non me l’avevano detto, insomma, m’hanno fatto la sorpresa, sì. Anche loro lì (avevano acquistato il divertente libro di loro figlio, grazie ragazzi!, teniamo alto il livello delle vendite, sì!, e un altro libro per la nipotina), anche loro erano dunque lì, in Feltrinelli (e io, chissà perché, ma lo so il perché, appena subito dopo averli abbracciati e baciati, la prima cosa che ho pensato, è stata: oh cazzo, e adesso come faccio a bermi le birre che dovrei bermi, intendo, quelle strettamente necessarie e sufficienti – ne avevo computate, a braccio, che me ne sarebbero servite almeno un paio – a farmi star tranquillo e necessarie e sufficienti a non farmi agitare troppo, con loro lì?).

I miei genitori poi, come per magia, sono usciti dalla Feltrinelli (era ancora presto, erano arrivati con largo anticipo) e ho fatto giusto in tempo a bermi una birra (una piccola). È servita, dopotutto, il suo effetto l’ha fatto. Ero molto sciolto e disinvolto, dopo. Ma certo non solo per il luppolo, sotto sotto c’era anche la sostanza, ovvio che sì. Me l’hanno detto in tanti: ehi, bravo, non sembravi per niente teso, eri proprio a tuo agio, complimenti, hai parlato (incredibile ma vero) e letto benissimo... eh, be’, erano tutte persone che, incaute, sottovalutavano le mie doti di grande performer.

Prima avevo già bevuto una birra, devo confessarlo. Lo confesso. Se devo esser sincero, come ogni scrittore – ammesso io possa considerarmi tale – dovrebbe essere (l’ho letto da qualche parte, non chiedetemi dove), se devo essere sincero devo dire tutto, quindi lo dico. Di corsa l’ho bevuta, una piccola chiara, dentro un bar di cui non ricordo il nome, nei pressi di piazza Argentina, col barista che mi guardava stranito, perché, contestualmente alla birra, stavo rispondendo alle domande delle giornaliste di Play Radio che, via telefono (ma come facevano, prima dell’avvento dei cellulari, a fare le interviste?), m’hanno intervistato – in diretta! – e temo d’aver detto – in diretta! –, una marea di cazzate, dentro quel bar, da solo, con la birra sul tavolo, con un paio di avventori che cercavano di scoprire a che quiz stessi rispondendo. Ma non stavo rispondendo a nessun quiz, io. Rispondevo, semplicemente (così mi avevano istruito fuori onda, le ragazze di Play Radio), al citofono. Sì, al citofono: driinn, chi è? Giuseppe Braga, eccomi qui!

Se una trasmissione si chiama Citofonare Play, c’avrà il suo perché, o no?

Ad ogni modo, grazie Flavia, è stato, ancora una volta, bellissimo!

Poi, birre e cazzate in diretta a parte, sono entrato, come dicevo, in Feltrinelli con Balda e il suo sax, ho attraversato la libreria e sono sceso. Nella saletta da basso ho trovato Pietro dell’ufficio stampa di Sironi e il personale della libreria che sistemava le seggiole. Poi ho quasi toccato una tizia che m’è passata davanti con una pila di libri. I libri erano tutti uguali. Ho avuto un tuffo al cuore. Erano loro. Quel faccione è inconfondibile, soprattutto per me. Tanti faccioni con gli occhi allucinati e lo sfondo blu. Poi ho anche sentito, in filodiffusione, una voce, suadente ma molto professionale, annunciare: tra poco avverrà la presentazione di… eccetera eccetera eccetera. E lì, non so come, non so perché, mi sono venuti i brividi.

Poi, a posteriori, mentre me la sfangavo alla grande, alla grande si fa per dire, rintuzzando domande ostiche e molto dettagliate (non così dettagliate come avrebbe potuto porle, ovviamente, la Signora Dettaglio che, ampliamente immaginabile come cosa, non c’era…) che provenivano da ogni dove, mi ha fatto un casino piacere, sapere che lì, c’erano i miei genitori, proprio seduti lì, ad ascoltare, insieme alle altre persone, le mie pronte e argomentatissime risposte.

Tante persone, più di cinquanta di sicuro. Ho un certo occhio, io, certo non sono come i sindacati confederali che esagerano sempre le stime, ma nemmeno sono come la questura che fa il contrario. Insomma, non le ho contate, ma più o meno, sì, saranno state una cinquantina.

Tra queste cinquanta e rotti non c’era la Signora Dettaglio, ma mi pare d’averlo già detto. Mancavano anche gli altri (loro, mettiamo il caso capitassero da queste parti e leggessero, sanno a chi mi riferisco), peccato. Neanche da dire che non si sapeva o che era stato mal pubblicizzato, l’evento. Anzi, direi il contrario. C’era una mezza pagina perfino sul Corriere della Sera, che io appena l’ho vista (la pagina con l’intervista, la foto e tutto il resto… be’, ragazzi, concedetemelo, sono cose che non ti succedono tutti i giorni…), stentavo a crederci. Sia come sia, forse erano tutti a casa a prepararsi per la prima puntata dell’Isola dei Famosi. Questo io l’avevo sottovalutato, ebbene sì. Quest’anno poi, ci sono il fantino Aceto e Raul Casadei e ho detto tutto.

Non ho avvistato nemmeno lettrici assidue e instancabili (di leggere cose proprie), che mi sarei aspettato di vedere, ma invece, del tutto inaspettatamente, ho rivisto una mia compagna di classe del Liceo (era da vent’anni e non è un modo di dire, erano proprio vent’anni, che non ci vedevamo). È stato poco più di un flash, una roba incredibile sfuggente che mi ha lasciato di sasso, perché poi, lei ha girato dietro a un pilastro, io mi sono distratto e non l’ho vista più. Di colpo, svanita nel nulla. E quindi ho pure il sospetto che sia stata un’allucinazione. Però, se così non fosse, se stai leggendo queste deliranti righe, ti prego, Cristina P., mettiti in contatto con me! Se no vado a Chi l’ha visto?, giuro!

Poi è arrivato Paolo, con la chitarra. Paolo e Balda, molto diligentemente, hanno cominciato ad accordare gli strumenti e a fare delle piccole prove. Paolo era tranquillo, Balda invece, da buon emotivo qual è, era tesissimo. Ma io non gli ho detto nulla. C’avevo già le mie gatte da pelare, io.

Poi sono successe altre cose, tutte significativamente rilevanti: è arrivato Matteo B. Bianchi e, via, via, è arrivata un sacco di gente. Amici e non. Nel senso che, parecchia gente ch’era venuta lì, non la conoscevo. La cosa mi ha, da un lato galvanizzato, dall’altro preoccupato. Metti che qualcuno s’era preso la briga di venire lì apposta per mettermi in difficoltà magari perché gli stavo sul culo, magari perché il libro gli aveva fatto cagare, magari perché aveva visto la foto sul giornale e aveva detto: guarda sto qui, che faccia da coglione che c’ha, oppure, ma senti tu che cazzo ha il coraggio dire sto deficiente del cavolo, adesso vado a sentirlo e gliene dico quattro. Poi ho pensato alla prima puntata dell’Isola dei Famosi, all’esordio di Brosio (quello che stava fisso, giorno e notte, davanti al palazzo di Giustizia milanese durante tangentopoli) come co-conduttore, a tutte ste cose televisive qui, e mi son detto, no, dai, se uno è qui è perché è interessato, dai. Un pizzico di ottimismo serve sempre nella vita. Queste sono le tipiche occasioni in cui bisogna farlo uscire.

Infatti è andata così. Tutte belle domande, tutti molto gentili e interessati. Anzi, visto che son qui, li ringrazio tutti. Grazie ragazzi, è stata una gran serata.

Poi hanno sistemato per bene le sedie e i libri e tutto quanto. La gente ha cominciato a sedersi.

C’era fibrillazione nell’aria, quindi abbiamo cominciato. Matteo m’ha presentato e abbiamo subito sparato due pezzi forti. Il sax e la chitarra facevano da sottofondo.

Dopo la lettura dei due pezzi forti, è cominciata la presentazione vera e propria. S’è parlato principalmente di aspiranti, di scuole di scrittura, di riviste letterarie, delle nuove frontiere telematiche, degli editori (soprattutto di quelli a pagamento), di come avevo fatto ad essere lì, di cosa parlava il libro, eccetera, eccetera.

In buona sostanza, abbiamo letto, suonato, parlato, risposto, ecc.

La gente, come dice una amica mia, era molto interagente (attenzione, il copyright di interagente pare l’abbia già depositato alla siae).

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Poi, sempre con le note del sax e della chitarra in sottofondo, abbiamo letto (stavolta in coppia, io e Matteo) altri due brani del libro.

Applausi... e come diceva quel tale, è stato bellissimo, signor Braga!

Al termine, abbiamo risposto alle domande, alcune insidiose (come dicevo), dei presenti. In generale però, domande molto ferrate e puntuali. Il pubblico era molto preparato, questo io l’aveva capito fin da subito, per quello che ero teso.

Poco prima, verso metà presentazione, è scattato un flash (di una macchina fotografica, la mia amica del Liceo non c’entra), ho alzato gli occhi e l'ho visto andar via. Era lui, ne sono certo. Di lui, dell’uomo degli autografi e delle foto, mi piacerebbe parlarne un’altra volta. Merita uno spazio apposito, solo suo.

Un’altra mia amica invece, non è arrivata proprio, l’ho saputo dopo (via sms, ah, i cellulari!). Non è arrivata perché aveva confuso libreria. Era andata, bella spedita sicura, nella Feltrinelli di piazza Piemonte (dall’altra parte di Milano), anziché in quella di corso Buenos Aires. Cose che capitano.

Poi, nell’ordine: autografi e dediche, spumante, baci e pacche sulle spalle, ma solo con alcuni, molti (soprattutto miei amici e conoscenti, e anche i miei genitori, adesso che ci penso, vorrà forse dire qualcosa?) se n’erano già andati via. Subito, appena terminata la presentazione. Ma in quel momento sì che era tardi, e la nuova avventura sull’Isola stava per cominciare.

Poi Balda ci ha portato da Spontini, lui è un habitué di Spontini. Da Spontini ci siamo mangiati la pizza. Spontini fa solo pizze, non si poteva spaziare molto. Buona però, molto, la pizza di Spontini, soffice e molto digeribile.

La serata l’abbiamo chiusa, tanto per non cambiare abitudini, in gloria, al Tango, sui navigli. Birra della staffa, insieme al caro Fede (non il giornalista, eh?), che finalmente ha avuto il buon cuore di comprarsi il libro. A dire la verità l’avevo minacciato, usando parole pesanti, e gli amici, i veri amici intendo dire, capiscono al volo quando non è più tempo di scherzare. Lui l’ha capito e l’ha comprato. E, vi dirò, ha pure offerto la birra...

Be', buona notte a tutti voi, sogni d’oro a tutte voi.

Posted by Giuseppe Braga at 15.09.06 14:11

Comments

ecco, io c'ero. credo di averti chiesto l'ultimo autografo; con dedica. TUTTO SCRITTO IN STAMPATELLO. si è mai visto un autografo, con dedica o senza, in stampatello? i miei nipoti, che avrò se mai avrò dei figli, ereditando i miei averi tra cui anche esto libello, penseranno che me la sono scritta da sola. mi farai fare brutta figura coi posteri, giuse!!! sono ironica, si capisce, no? ma la storia dello STAMPATELLO è vera :-)))
grazie braga, concordo con te che è stata una bella presentazione. sono al terzo capitolo. a bien tot.

Posted by: barbara at 15.09.06 18:55

Barbara, hai ragione. E' solo che in corsivo ho una calligrafia pessima, anzi peggio...

ciao, a presto!

Posted by: giuseppe braga at 18.09.06 08:01

"Mancavano anche gli altri (loro, mettiamo il caso capitassero da queste parti e leggessero, sanno a chi mi riferisco), peccato..."
Cosaaaaaaaaaaaaaaaaa????????
Io che faccio parte degi "loro" c'ero, e non è giusto, dovevi dirlo che uno dei "loro" c'era, che ero l'unico, che tra tutti i "loro" almeno uno si è presentato...
Il mondo è ingiusto, viviamo in una valle di lacrime, e più sei buono e più ti trattano male, eccetara!!!!!

Paolo

Posted by: vella at 18.09.06 10:20

Ma Vella, tu non sei "gli altri", tu non sei "loro", tu sei TU!

baci, giuse

Posted by: giuseppe braga at 18.09.06 11:36

A proposito di autografi, ti ricordi che mi ero ripromessa di controllare cosa scrivono i "grandi" (o comunque "i piuttosto famosi")? Beh, la risposta è "niente"! Sono andata a controllare sull'unico libro che posseggo autografato da una scrittrice/regista ben conosciuta (non so se si possono fare nomi... per sicurezza, non li faccio...) e ho trovato un banalissimo: "A Francesca da Tizia Caia). Che delusione... neanche un "con affetto" o almeno un "con simpatia". In fondo il libro l'ho comprato e letto, il film sono andata a vederlo, ero lì, in mezzo alla folla alla sua presentazione (ammetto, ero lì per vedere in carne ed ossa uno dei protagonisti del film tratto dal suo libro, che però purtroppo è mancato all'appello all'ultimo momento. Ormai ero lì, in prima fila, non potevo neanche andarmene, troppe persone dietro); se non ci fossero quelli come me, il suo pubblico, lei non avrebbe il successo che ha... Va beh, meglio richiudere e andare a controllare il libro autografato di una semi-sconosciuta (in realtà credo sia una giornalista abbastanza affermata nel suo settore, ma era il suo primo e temo unico libro). C'era un bel: "Grazie per il sostegno e arrivederci al prossimo!". MOLTO più gratificante!
Ecco, per concludere, il tuo "Grazie" sulle copie che hai autografato era molto appropriato! Ben fatto!
Arrivederci al prossimo (anche prima, spero, senza nulla voler togliere alla tua vena artistica :-))
Baci, Francesca

Posted by: Francesca at 29.09.06 12:49

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