« son tornato... | Main | I miei lettori mi scrivono / 10. L'aspirante scrittore, un animale sociale »

01.09.06

Ho visto (tante cose in 40 giorni)

di Giuseppe Braga

Ho visto luoghi, incontrato gente e fatto cose. In sintesi, in questi quaranta giorni:

Ho visto un tremila chilometri abbondanti di asfalto. Più o meno buono, in condizioni più o meno decenti. Autostrade incluse.

Ho visto pochi incidenti, anzi quasi nessuno, fortunatamente.

Ho visto, in autostrada, quei cartelloni luminosi che ti invitano ad andare entro i limiti, a non bere, a mantenere le distanze di sicurezza, a non distrarti, a rallentare in caso di asfalto bagnato, ecc. e mentre li leggevo ho rischiato di distrarmi per davvero e di andare in culo a un autotreno.

Ho visto parecchie banconote di euro andare a gonfiare le tasche di benzinai felici.

Ho visto, più che altro ho trasportato, valigioni stracolmi di abiti, abiti che sono rimasti bellamente al loro posto, cioè, piegati dentro i valigioni. Più che altro della mia fidanzata, gli abiti. Ma non gliene faccio mica una colpa specifica, sia chiaro, so benissimo come sono fatte le donne (be’, più o meno, benissimo). Magari la prossima volta gliela svuto anticipatamente nottetempo, ecco.

Ho visto tanti cieli. Anche la grandine una volta.

Ho visto l’Emilia, la Romagna, le Marche e poi, finalmente, l’Abruzzo!

Ho visto un arcobaleno che attraversava tutta la vallata, dalla finestra di casa, in Abruzzo. Non ho espresso alcun desiderio.

Ho visto i cinghiali e i lupi. Ma solo le sagome, attenzione, disegnate sui cartelli.

Non ho visto stelle cadenti, la notte di San Lorenzo era nuvoloso, le altre notti avevo il torcicollo.

Ho visto un gregge misto, di pecore, capre e mucche. Attraversava la statale che stavo percorrendo. Erano moltissime, disciplinate e tenute sotto controllo da un paio di pastori abruzzesi cenciosi e svogliati, ma evidentemente parecchio autorevoli. Molto più emozionante che l’arcobaleno, se devo essere sincero.

Ho visto una vipera, era sulla strada per l’Alba Fucens (antichi resti romani), ancora col rigor mortis, con la testolina rialzata e la linguettina di fuori. Appena schiacciata da un’autovettura. Le ho fatto una foto, ma è venuta mossa. La vipera era morta stecchita immobile ma io ero in curva e ho dovuto fare in fretta, per evitare di venire schiacciato, come lei, da qualche autista distratto dal panorama.

Ho visto, per restare in tema di animali pericolosi, anche due scorpioni, nel soggiorno della casa nella quale stavo. Quelli li ho schiacciati io, vi tolgo la suspense.

Non ho visto Briatore, il suo Billionaire, le tasse sui vip e nemmeno il vulcano finto di Berlusconi. Non so se rientrano tra la categoria animali, ma un po’ pericolosi, a modo loro, lo sono…

Ho visto il Gran Sasso e la Maiella, ma da lontano. Non sono dispiaciuto di non averli visti da vicino, c’ero già stato e, se tutto va bene, li rivedrò in futuro. Muoversi, non dovrebbero muoversi. Maometto permettendo, si capisce.

Ho visto Sulmona, terra famosa per avere dato i natali a Ovidio. Più famosa per i confetti, però. Ovidio non me ne abbia.

Ho visto paesini, poco più che borghi, arroccatti su ripidissimi pendii di arcigne montagne. Abitati da quattro anime in croce, ma col viso sereno e disincantato di chi non c’ha a che fare col caos del traffico cittadino e con le code alla posta.

Ho visto Santo Stefano di Sessanio, borgo medievale in via di ristrutturazione e meritevole di una visita (tengo a precisare che non mi paga la proloco locale).

Non ho visto il computer (salvo quelle due, tre volte in cui ho controllato la posta elettronica in un internet point sulmonese gestito da una signora giapponese) per tutti questi giorni. Mi sembra di star bene, nessuna crisi di astinenza o che. Nemmeno sogni particolarmente strani.

Non ho neppure visto la televisione, in questi quaranta giorni, diamine! Oggi, che sono tornato a casa, disfatte le valigie (i famosi valigioni coi vestiti inutilizzati), assolti i più impellenti bisogni fisiologici, l’ho accesa. Ho visto subito il faccione di Mastella e ho spento immediatamente. L’ho preso come una sorta di avvetimento, un presagio. Un benevolo consiglio del destino. La televisione è brutta, sporca e cattiva, attento, se la guardi diventi come lui. E a me Clemente non piace proprio.

Ho visto invece, anzi, diciamo che l’ho letto, Lolita di Nabokov, e l’ho trovato scandalosamente bello.

Ho visto Calascio, un altro piccolo paese in provincia dell’Aquila.

Ho visto i resti del suo castello, in cima, sulla rocca più alta. Lì ci hanno girato Lady Hawk, il film con Michelle Pfeiffer e Rutger Hauger. Mi sono guardato un po’ in giro. Non c’era nessuno dei due. Solo un rapace, che volava lontano, maestoso e reale, un imperatore dei cieli. Che fosse Michelle?

Ho visto molte pizze, perlopiù Margherita, una anche col salame piccante.

Non ho visto ristoranti cinesi.

Ho visto e parlato con un ristoratore/barista locale (a Ovindoli). Io mangiavo un panino al prosciutto nostrano, lui ha provato con tutti i mezzi a farmelo andare di traverso: s’è messo a parlare di politica. Per farla breve, ce l’aveva un po’ con tutti, trasversalmente. Per lui son tutti ladri, il sud è abbandonato a sé stesso, chiunque entri in politica lo fa per garantire i propri interessi trascurando la collettività (manco a farlo apposta ce l’aveva con Mastella), Roma è ladrona (anche lì!). L’unico che non ruba, ero arrivato all’ultimo boccone, che non ruba come gli altri, che tanto, ricco com’è, nemmeno c’ha bisogno di rubare, per lui, per il ristoratore di Ovindoli, l’unico che si salvava dall’accozzaglia era proprio quello lì, quello del vulcano finto. Alla fine, ovviamente, mi ha salutato cordialmente, ci mancherebbe, ma senza erogarmi il vituperato scontrino fiscale…

Ho visto, mantenedomi in un certo senso in argomento, che a fine settembre uscirà il nuovo cd dell’ex premier canterino, instancabile animatore notturno. Canzoni d’amore napoletane. Penso che i multistore musicali non mi vedranno mai nei paraggi di quegli scaffali. La B la salto alla grande. Non me ne vogliano Bowie, Beck, i fratelli Bennato e Branduardi.

Ho visto una sagra dove, tra le varie prelibatezze, si mangavano anche le ranocchie fritte. Io però, ho mangiato solo gli arrosticini e gli gnocchi. Le caprette non mi fanno ciao, le patate tirano sempre e mi fanno decisamente meno impressione dei ranocchi.

Ho visto molta, parecchia gente che se le mangiava, però, le coscette di ranocchiette impanate fritte. Parevano felici e alla fine non saltellavano, se è questa la vostra morbosa curiosità.

Ho visto Fiordaliso, la cantante (non il centro commerciale di Rozzano), o una che le somigliava moltissimo, ma, detto tra noi, credo fosse lei, sì. Eravamo a Sulmona e lei aveva un gelato in mano. I gusti me li sono persi, si è girata proprio nel mentre stavo per decifrarli. Mi spiace. Non nascondo che mi sarebbe piaciuto scoprire i gusti preferiti da Fiordaliso.

Poi, dopo due rilassanti e paciose settimane d’Abruzzo, ho ricaricato i valigioni in auto, ho rivisto l’autostrada, i casellanti e i benzinai su di giri che contavano gli euro, e mi sono spostato nel Cilento.

Ho visto cose, in Cilento, cose quanto meno bizzarre che meritano d’essere raccontate.

Ho visto le bufale, anzitutto. Sia intere, pascolanti e ruminanti, che sottoforma di mozzarelle. Gli animalisti non si incazzino, io le bufale le preferisco nella seconda versione, mentre, a bocconcini freschi, entrano in contatto con le mie papille gustative. Anche quelle belle e saporite (il trucco sta nello strofinarci sopra il rosmarino) costatone alla griglia, oopps, qui si incazzano veramente…

Ho visto altre sagre, tipiche cilentane: quella del bosco a Perito, di Bacco a Pellare, degli Antichi Sapori a Stio e a San Nicola di Centina. Tutte basate sui cibi (e sui vini, sì!), precipuamente locali.

Ho visto la mia panza lievitare considerevolmente, il cibo e il vino locali cilentani fanno sballare anche i fautori della dieta a punti e gli astemi non troppo intransigenti.

Ho visto il mare, obiettivamente ne avevo visti di meglio.

Ho visto la casa (dove ho vissuto per due settimane abbondanti) e per poco non tiravo una testata alla padrona. La voglia m’è venuta, inutile far finta di niente. La casa era un tugurio, molto peggio del tugurio nel quale erano reclusi i ragazzi del Grande Fratello. Ho sperato fino alla fine che ci sarebbe stata anche per noi la Suite (o casa dei Nababbi o come caspita la chiamava la Marcuzzi), ma avevo sbagliato a capire. La casa è rimasta sempre quella. Proprio vero. Certe cose accadono solo dentro alla tele.

Ho visto dei bei tramonti. Dal ballatoio antistante la casa. Meno ci stavo, lì dentro, meglio stavo.

Ho visto un bagno che nell’ordine era: senza finestre, senza areatore, col wc senza tazza, con lo specchio scentrato rispetto al lavandino, senza box doccia e col sopraporta aperto, senza vetro, che dava direttamente nel soggiorno. Architettura d’interni sperimentale, per un attimo ho pensato. Ma era pensare troppo alto, evidentemente, e c’era pure da fare i conti con la stringente realtà contingente, non so se mi riesco a spiegare. Intendo: purtroppo era il mio bagno, cazzo. Intendo, purtroppo non ero il solo a usufruirne. Eravamo in tre, purtroppo. Purtroppo a volte mi scappava pure a me la roba grossa. Be’, lasciamo perdere e sorvoliamo. Pensiamo alto, sì.

Ho visto una caldaia che perdeva acqua e che stentava ad accendersi, faceva cilecca, l’ho vista parecchie volte, accidenti. Problemi di pressione e di età (le caldaie ci assomigliano più di quanto non si possa credere).

Ho visto queste cose, e tante altre che per amor proprio non dico, tutte dentro alla casa dove ho alloggiato per due settimane, manco avessero fatto a gara per stare tutte lì, meglio non averle viste quelle cose, fidatevi.

Ho visto Pisciotta, Palinuro e la costa cilentana. Davvero notevole. Rocce a strapiombo sul mare, calette meravigliose, alberi da frutto e macchia mediterranea a gò gò.

Ho visto una ragazza che, in spiaggia, leggeva Ho voglia di te, il libro di Moccia. Giuro che non le ho fatto nulla, né a lei, né al libro che aveva tra le mani.

Ho visto Paestum, ma da lontano.

Ho visto la sosia di una mia ex-fidanzata, era spiaccicata, fottutamente identica. M’è preso un colpo, sono almeno sei anni che non la vedo. Eravamo appena entrati al ristorante La Scogliera. Che coincidenza, anche lei lì. Poi l’ho squadrata meglio, lei e la tavolata alla quale era seduta. A dire il vero non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso, che quasi il marito si stava alzando e stava venendo da noi. Poi, mano a mano, i particolari sono venuti a galla. Non era lei, no che non lo era. Questa era tedesca e aveva, almeno, dieci anni in meno. E, particolare non secondario, nove figli.

Non ho visto meduse, nemmeno squali, piranha o barracuda, nonostante l’innalzamento delle temperature delle acque del mediterraneo e la conseguente tropicalizzazione dei mari, non li ho visti.

Ho visto Agropoli e gente che stava per menare le mani per un tavolo in pizzeria.

Non ho visto il concerto dei Ricchi e Poveri, ma per poco. A Casal Velino li aspettavano (io ero tra quelli che li aspettava), ma l’organizzatore, smorzando gli entusiasmi sul nascere, ci ha detto che l’aereo sul quale viaggiavano aveva avuto dei ritardi e che il concerto era stato rinviato di un giorno. Il giorno dopo ripartivo e così li ho persi. Ma una validissima scusante ce l’avevano, i Ricchi e Poveri. Arrivavano direttamente dalla Russia, eccheccavolo. Chissà lo sbalzo termico, ho pensato. A Casal Velino in quelle sere faceva un caldo della madonna. In Russia non credo. Occhio all’umidità ragazzi, che la voce può risentirne, eh!

Ho visto code a tratti sulla Salerno – Reggio Calabria. Nel tratto Battipaglia – Ponte Cagnano le vedono tutto l’anno.

Ho visto molte, parecchie case (costruzioni, edifici in genere) non finite, lasciate a metà. Mi dicono che nel sud, in particolare da quelle parti, è una consuetudine, una simpatica usanza edilizia. Io pur sforzandomi non la capisco, anche se a qualcuno può sembrare simpatica – e forse redditizia – per davvero.

Ho visto ville, villone, villette e affini (alcune, anzi molte, non terminate, ovviamente), in riva al mare, a non più di trenta, quaranta metri dalla costa. Mi chiedo cazzo servano gli uffici urbanistici e i Piani Regolatori. Ma forse è solo derformazione professionale, chissà.

Ho visto, appena alle spalle della spiaggia, poco lontano dalle orde dei bagnanti, montagne e colline verdissime, immacolate e inesplorate, che riconciliavano lo spirito.

Ho visto e ho preso molto sole.

Ho visto e preso, per fortuna, poche sòle (questa forse la capiscono solo i romani…).

Ho visto il mare e fatto alcuni bagni, pur non allontanandomi troppo dalla riva. La prudenza non è mai troppa e il mare, ricordatevelo sempre, è traditore.

Non ho fatto castelli di sabbia.

Ho visto il mio ombrellone piegarsi e soccombere sotto le folate di vento. Va pur detto che c’aveva una sua età e comunque, quando l’ho visto inabissarsi nel cassonetto, per mano mia, un tuffetto al cuore m’è venuto. C’ero affezionato a quegli spicchi rossoblu stinti e a quel bastone arrugginito.

Ho visto parecchia, indiscutibilmente troppa, spazzatura in giro. Ovunque ti giravi, ne trovavi. E a me piangeva il cuore, lo dico davvero. Il mio ombrellone non c’entra.

Ho visto automobilisti quantomeno indisciplinati.

Ho visto sorpassi quantomeno azzardati.

Ho visto parcheggi quantomeno inopportuni.

Ho visto gesti, attraverso il cruscotto, quantomeno volgari, spesso rivolti al primo sventurato malcapitato.

Non ho (quasi mai) visto, quantomeno ne ho visti davvero pochi, vigili o agenti di polizia stradale, quantomeno nei punti dove avrei avuto piacere vederli.

Ho visto… ehi, avete visto come sono diventato diplomatico?

Ho visto un polipo a pezzetti, nel mio piatto, insieme alle patate, al ristorante La Scogliera di Ascea. E poi anche un bel fritto misto, tanto per essere precisi.

Ho visto, sulla spiaggia di Velia, località Ascea marina, Thomas Pololi, Valerio Millefoglie e Paolo Cammarano, giovani e brillanti scrittori milanesi. Si distinguevano, dalla massa indistinta dei bagnanti, per via del libro che ognuno di loro teneva sottobraccio. Che begli incontri che si fanno, sulla spiaggia di Velia. Solo Cammarano, per gli amici Spremuta, era a mani vuote. Per un attimo ho pensato al da farsi. Poi ho raccattato solo le dieci euro. Ho tenuto il profilo basso, insomma. Al bar ci siamo andati, per festeggiare l’incontro, e ho offerto io, alla grande. Ghiaccioli per tutti!

Ho visto ragazzi che cantavano il famoso po-po-po-po-po-po-po (con sette po, attenzione, diffidate dalle imitazioni) e anche: I Campioni del Mondo Siamo Noi, Siamo Noi… ma di francesi in giro non ce n’erano, al più qualche tedesco che si faceva i cazzi propri.

Ho visto il lungo mare di Ascea, coi giardinetti, la fontana, le panchine, i lampioncini, le fantasiose pavimentazioni… avrei potuto tranquillamente farne a meno. L’arredo urbano di Milano mi basta e avanza.

Ho visto cornetti alla crema e alla nutella. Li hanno visti anche le pareti del mio stomaco, gioiscono ancora.

Ho visto le sfogliatelle alla ricotta. Idem come sopra.

Ho visto fiori di zucca in pastella, salsicce e costolette alla brace, melanzane ‘mbuttunate, pittule, peperoni al forno, cinghiale in umido e molte, parecchie altre cose che voi umani non potete neanche…

Ho visto Acciaroli e Pioppi, e queste sono davvero felice di averle viste.

Poi ho visto per l’ultima volta il tugurio, ho rivisto il valigione, ho litigato col bagagliaio dell’auto per farcelo stare dentro, ho salutato gli amici, le sagre e il mare, ho rivisto l’autostrada, i casellanti, le partenze intelligenti, i benzinai felici, ecc.

Ho visto il cartello di uscita Milano, ho visto la barriera di Melegnano, ho visto la tangenziale ovest, ho visto la statale della Val Tidone, un paio di rotonde, due semafori e alla fine ho visto il cancello di casa. Ho fatto le prime cose che si fanno quando si torna dalle vacanze.

Poi ho scritto questo resoconto e ora mi rilasso. Ho appena riacceso la televisione, ho accuratamente evitato il canale di prima e mi sono sintonizzato su MTV. Stanno trasmettendo l’ultimo video di quel gran pezzo di gnocca di Beyoncè… per la miseria, mi sa che l’incantesimo di Mastella è già finito, la tv vince sempre!

Posted by Giuseppe Braga at 01.09.06 08:46

Comments

ehi... bentornato!

Posted by: LPot at 06.09.06 16:13

ahah! il mio era pure della adelphi...

ah, mi sono dimenticato quand'è il tuo concerto a sesto, quand'è?

Posted by: thomas at 07.09.06 11:08

ahah! il mio era pure della adelphi...

ah, mi sono dimenticato quand'è il tuo concerto a sesto, quand'è?

Posted by: thomas at 07.09.06 11:09

Il concerto è il 22 settembre, intorno alle 22.00, a Sesto San Giovanni (in un'area che si chiama Carroponte e si trova in Via Carducci angolo Via Granelli, nelle vicinanze del Centro Commerciale Sarca, Viale Sarca). Mi raccomando, vieni col libro..!

Posted by: giuseppe braga at 07.09.06 11:16

Post a comment




Remember Me?