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18.07.06

Piani alti, cultura bassa / 22. Valutazioni.

di Giuseppe Braga

Capone con le segretarie ci aveva litigato per davvero e poi era rientrato in ufficio con un diavolo per capello, pochi ripeto, ma sul momento, forse per il nervosismo che l’attanagliava, non l’ha mica capita neanche lui, l’installazione cartonata (la miopia penalizza un po’ il ragazzo), nonostante le lenti spesse non era riuscito a inquadrare quella specie di cartoccio di cartone a forma di pennuto deforme, però quando s’è avvicinato e ha letto il foglio con l’augurio e la doppia P s’è imbestialito di brutto.

Quasi s’incazzava con me e a prova di ciò, stava già minacciando di strappare la busta della mia quietanza – lui aveva fatto il gesto nobile di ritirarla anche per me e io, tramando alle sue spalle, che gli combinavo? – quando, fortunatamente, come tre clown ubriachi e impasticcati, erano sbucati fuori dagli armadi gli ineffabili Pisticchi, Angelini e Bulleri e, dementi più che mai, avevano cominciato a saltellare allegri e spensierati.

“È Natale, è Natale, forza, evviva Capone, è Natale non facciamoci del male…!!!”

Capone a quel punto aveva abbozzato un mezzo sorriso ed era stato al gioco, ma io gli vedevo ancora quello sguardo luciferino brillargli nelle pupille. Poi i tre clown l’avevano invitato a bersi un caffè giù, al distributore del seminterrato, quello che da il resto. Lui s’era fatto un po’ desiderare, infine con un gesto rapido, disinvolto, aveva strappato il foglio con la scritta ignominiosa, l’aveva accartocciato e aveva fatto un discreto canestro nel cestino vicino alla mia scrivania.

“Va bene, vengo. Però offrite voi, eh?”

Oggi, adesso che sto scrivendo, comunque la si voglia guardare, è martedì. Ed è l’ultimo martedì di dicembre che trascorrerò in questo buco d’ufficio, ne consegue, pure l’ultimo martedì dell’anno. Ciò che ho appena descritto è avvenuto ieri e sempre ieri, rientrato dal caffè coi tre buontemponi, Capone s’è potuto finalmente sfogare e ha fatto a pezzi, tanti piccoli pezzettini, il cartoccio a forma di pennuto smorto, nel mentre sacramentava e malediceva i tre allegri ragazzi trash.

È martedì, ribadisco, e mi stavo quasi scordando di dirvi che ho appena terminato d’inserire l’ultima variante sulle sacre tavole. Avete capito bene cari amati miei amabili lettori, ho finito! Mi mancano solo due piccole sciocchezze, due quisquilie che avrò modo e agio di verificare domani insieme al mio referente sintetico superiore. E dunque ora, in completo totale relax (Capone è in giro per i vari piani con Nardello per il consueto tour dei saluti natalizi), posso lasciarmi andare a qualche ricordo. Sotto Natale i ricordi affiorano fitti, folti e a fiotti e fanno sempre la loro bella figura, giusto?

Ripenso a quando m’assegnarono l’aggiornamento delle sacre tavole del P.R.G. Mi viene da pensare a questo, sì. Fu un momento indubbiamente cruciale, per di più coincise con un altro episodio che merita d’essere raccontato.

Premessa condensata

Da quando ci hanno divisi e smembrati, io sono diventato l’unico disegnatore di tutto il mio settore, umile servo alle dipendenze di ben sette funzionari e scusate se è poco. Una bella responsabilità, insomma. Le mie mansioni, il mio incarico ufficiale m’è stato ratificato con una mail esplicativa (nella quale veniva definito il nuovo organigramma) e col colloquio di cui tra poco parlerò. Colloquio avvenuto circa due mesi dopo la suddivisione e la formazione dei nuovi settori. E nei primi due mesi senza mansioni e incarichi che hai fatto?, mi direte voi. Facile, rispondo io, li ho trascorsi senza fare nulla. Grattandomi, coltivando la passione per la scrittura e leggendo molto. Quasi alla Capone per intenderci, limitatamente al grattarsi, sia chiaro. Nell’attesa, nemmeno tanto elettrizzante, che decidessero a quale referente affidarmi. Scelta particolarmente scottante, capirete. È stato in quel periodo che è nata in me la necessità di scegliere la clandestinità creativa. Una forma di ribellione e di sopravvivenza intellettuale.

Primo episodio (le famigerate schede di valutazione)

È un lunedì dello scorso anno, ci hanno divisi da un paio di settimane, verso la tarda mattinata suona il telefono. Rispondo senza entusiasmo, dall’altra parte c’è la segretaria che, senza alcuna inflessione e molto professionalmente, mi comunica che sono desiderato nell’ufficio dirigenziale.

Ad attendermi c’è anche l’architetto Barella, la seconda volta in vita mia che lo vedo, normale direi, visto che è appena stato dirottato nel nostro settore, dal settore Viabilità. È lì, insieme al nostro capo dirigente, uno dei quattro a cui accennavo qualche pagina fa, uno del pool dei rampanti tanto per capirci meglio, e il Barella è lì perché, lo scoprirò a breve, è il funzionario destinato a farmi da referente. Io busso ed entro. L’ufficio di pertinenza dei dirigenti, di tutti (o quasi) i dirigenti, è posizionato nella stessa parte di palazzo. Ognuno di loro gode, a seconda del piano d’appartenenza, d’una vista privilegiata, non soltanto perché hanno vetrate molto più linde delle mie, ma questo è un esempio stupido me ne rendo conto, ma soprattutto perché si trovano sul lato corto del palazzo, verso ovest, lato corto con vetrate ad affaccio triplo. Dunque la loro vista può spaziare, oltre che all’ovest, anche verso il sud e il nord della città. Strategicamente molto valida come ubicazione, considerato che ad est del nostro palazzo, a poche decine di metri, ce ne sta un altro bello alto (sede delle telecomunicazioni nazionali) e la visuale è bloccata, mentre ad ovest il campo è sgombro e lo spettacolo che ti può regalare una giornata limpida, goduto da lì, è qualcosa davvero notevole. Tutto l’arco alpino, tutto, ma proprio tutto, molto di più di quel che riesco a vedere io, sempre per fare un esempio stupido. Ma dico questo senza alcuna nota di recriminazione e di polemica, credo che se sei un dirigente c’hai prue il diritto, anzi dirò di più, quasi il dovere morale d’avere il migliore ufficio su piazza. E anche la segretaria gnocca, se lo ritieni opportuno e se ti garba. Non discuterei neppure questo, figuriamoci. Tornando a quella giornata, dopo che la segretaria (nota di servizio: la nostra segretaria non è gnocca) con un largo sorriso inespressivo m’ha fatto cenno d’entrare, io ho bussato, sono entrato e ho salutato. Loro ci hanno messo un po’ a realizzare il fatto che, nel frattempo, era entrato qualcuno, così se ne sono andati avanti a discutere, presi e persi nei loro ragionamenti, per un paio di minuti buoni. E vi assicuro che due minuti, se ti trovi in una situazione imbarazzante, non sono affatto pochi. Io mi ci trovavo. Ho lasciato passare secondi e altri secondi che non passavano, ho dato un colpetto di tosse, ho provato a fare due passetti in avanti, finché il dirigente non s’era voltato, m’aveva visto e come niente fosse s’era rivoltato e aveva continuato i suoi ragionamenti. Allora c’ho provato anch’io ad ascoltarli, i ragionamenti, magari imparo qualcosa, magari è interessante, mi sono detto, molto propositivo e disponibile all’apprendimento tout court. Sta di fatto che stavano discutendo animosamente davanti a una grossa tavola appesa alla parete. Era una foto aerea della città con sopra evidenziate alcune aree sulle quali si sarebbe andati, a breve secondo le previsioni, non preoccupatevi ci vorranno anni, a intervenire pesantemente – massicciamente e con volumetrie abnormi – e alcune viabilità, snodi di transito importanti per lo sviluppo urbano, anch’essi di nuova progettazione.

Poi si erano interrotti come di colpo. S’erano voltati insieme verso di me, preoccupati d’avermi inconsapevolmente svelato qualche indicibile segreto, m’avevano squadrato ed erano restati in attesa, sulla difensiva. Io avevo montato una bellissima espressione da mezzo deficiente che c’ha la testa sulle nuvole e loro si erano subito rassicurati.


[segue]

Posted by Giuseppe Braga at 18.07.06 06:45

Comments

Bello, divertente trovata il "Barella" e davvero, m'incuriosisce leggere anche le pagine che precedono, oltre a quelle che seguiranno. E,forse, perchè "sono del ramo", questo Piani Alti... mi sembra più intrigante di: MTLC Joyce? Anche se il paragone non ha senso, ovviamente, essendo due situazioni diverse.
Ti ringrazio e a presto.
Giuseras

Posted by: giuseppe at 18.07.06 16:52

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