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14.07.06

Piani alti, cultura bassa / 21. Tredicesime, trattenute e tetri opuscoli

di Giuseppe Braga

Capone è imbestialito nero e stavolta ha ragione, sì che ce l’ha, pure da vendere ne avrebbe. Ha controllato meticolosamente le vecchie quietanze e ha verificato che, zitti, zitti ci hanno aumentato le trattenute. Senza contare poi, il suo caso personale e specifico. Gli mancano sempre quegli incentivi che a suo dire gli spettano di diritto, relativi a quei vecchi lavori urgenti e speciali che gli era toccato fare, ma qui la colpa ricade tutta sulle spalle dello sbarbatello Terlizzi, la Ragioneria non ha responsabilità particolari.

“La tredicesima assieme allo stipendio. E lo sai perché fanno così?”, non si da pace.
“Dimmelo tu, ti prego”, e avendo finalmente terminato il limite della variante, posso voltarmi e guardarlo.
“Scherza, scherza, continua a scherzare mi raccomando, intanto quelli ci fottono sempre.”
“Lo so Capone, tu hai ragione, ma è più forte di me.”
“Maledette trattenute, ci uscirebbe un altro mezzo stipendio…”
“In area di rigore?”
“Ma che cazzo dici! Le trattenute, le ritenute, le detrazioni, le imposte regionali, la tax area… mettendo tutto in un unico calderone, poi a noi ci tocca pagare più tasse!”
“Che bastardi.”
“L’hai detto.”
“Sai una cosa Capone?”
“Dimmela.”
“Tanto io faccio il part-time e prendo pochissimo lo stesso.”
“Sì, sì ma così prendi pure meno, così.”

Capone ha davvero ragione, lo so, a noi poveri dipendenti pubblici, ultime ruote del carro, ci stanno fottendo per benino, cocendo a fuoco lento, senza fretta, concedendoci stipendi da fame, miserrimi, fuori dal mondo, di certo non al passo con l’inflazione, ma a me, di fondo, piace prenderlo un po’ in giro anche quando sostiene tesi condivisibili – il che, comunque, accade di rado. Che c’è di male a prenderlo un po’ in giro? Poi, come se si fosse già disamorato della questione, riattacca con un nuovo argomento. Quando ingrana, Capone non si ferma più e ci vorrebbe la contraerea per abbatterlo.

“Ti è arrivato l’opuscolo del Sindaco?”
“Cosa, quella lettera col pieghevole che illustrava le meravigliose opere realizzate?”
“Quello, quello.”
“Sì, m’è arrivato.”
“L’hai letto?”
“Gli ho dato una sfogliata, poi ho smesso perché mi faceva troppo ridere.”
“Ridere…!?”
“Sì, ridere per non piangere, intendevo dire che m’ha fatto incazzare!”
“Ah, beh, giusto, giusto. Concordo pienamente con te, *****.”
“Tutta questa ostentazione e quanta spocchia poi, mamma mia!, quest’arroganza nel mostrare i progetti dei futuri grattacieli e i nuovi quartieri residenziali esclusivi e tutto quel dire: abbiamo fatto questo e quanto siamo bravi in quest’altro e meglio di noi non c’è nessuno… avessero realizzato qualcosa per le periferie, dico io, e per le persone che non hanno da vivere, dico sempre io! E gli anziani sotto sfratto? E i bambini che mangiano schifezze nei nidi? Per non parlare dello smog, delle polveri sottili, dei nostri polmoni scoppiati, del traffico…”, senz’accorgermi mi ero accalorato.

Capone mi guarda piuttosto sorpreso, credo non mi abbia mai visto così alterato. Si gratta la testa, si sistema gli occhiali dalle lenti spesse e accenna a un sorriso complice.

“Senti, non è che me lo porteresti da leggere?”
“A te non è arrivato?”
“Beh, no, cioè sì…”
“Non capisco, t’è arrivato, sì o no?”
“Sì, sì è arrivato anche a me.”
“E allora perché vuoi anche il mio?”

Adesso sono io che vedo Capone sotto una luce nuova, completamente inedita. La sua fronte comincia a imperlarsi d’impercettibili gocce di sudore e i suoi occhi, attraverso le lenti, prendono a brillargli luciferini. Poi lo sento dire, con una voce mefistofelica e sussurrante.

“Per il piacere di dargli fuoco. Sai, c’ho provato così gusto col mio, che…”

Poi prende e se ne va, lasciandomi lì a riflettere sulla sua natura di piromane. Uscendo mi detta di slancio il suo ultimo messaggio volante: “Se qualcuno mi cerca sono a litigare in segreteria.”

Certo come no, ma chi ti cerca a te? Povere segretarie, incolpevoli e del tutto estranee a qualsivoglia vicenda, sia sotto forma di trattenuta che di opuscolo, come non le invidio. Speriamo sia sprovvisto di accendino, piuttosto, il nostro caro Capone.
Io riattacco con un’altra variante, la pausa è andata bene, ma adesso bisogna ricominciare a lavorare. Neanche due minuti e mi telefonano. Cazzo sarà che rompe? Mi alzo, vado al telefono, scocciato, rispondo. È Pisticchi, ma che cavolo vuole da me?

“Per caso, c’è lì il Capone?”
“No, non c’è.”
“Mi sai dire dov’è?”
Visto che con Pisticchi è inutile resistere o svicolare, glielo dico subito, così mi tolgo il peso.

“Dovrebbe essere in segreteria… hai bisogno?”
“No, no, niente, niente…”

Tempo mezzo minuto e vedo entrare, di soppiatto, Pisticchi, seguito in fila indiana da Angelini e dalla Bulleri, gli inseparabili del piano. E adesso che cazzo vogliono questi, ma tutti oggi, per la puttana?, mi sembra la calata degli unni. Hanno in mano un cartoccio indefinito fatto di cartone, scotch e nastri colorati. Si danno di gomito come degli scemi. Sollevo schiena e testa dall’angolo di piazza attorno alla quale sto levando il retino e li vedo sghignazzare nei pressi del tavolo di Capone.
Resto in attesa di spiegazioni, tanto lo so che arriveranno anche se non richieste. Infatti non tardano. Il favoloso trio si apre a ventaglio permettendomi così di vedere la scrivania bunker di Capone, fino a quel momento coperta dai loro ingombranti corpi. Accanto alla montagnola di pratiche inevase, sempre in bellissima evidenza e sempre più svettante, manco fosse un piccolo irraggiungibile Monte Bianco, spicca il cartoccio di cui dicevo.

“Cosa ne dici, forte, eh?”, fanno intonati, in coro.

Non mi dice molto, allora provo a osservarlo meglio. E osservando meglio m’accorgo che quel cartoccio fatto di cartone, scotch e nastri colorati somiglia vagamente e sinistramente a una specie di pennuto senza penne, triste e col becco pendulo e coi tempi che stiamo correndo, tra influenze aviarie e crisi del mercato del pollame, non è il massimo della pubblicità, per di più sotto Natale, sto cartoccio triste farebbe passare la voglia di mangiare polli anche a un ciccione affamato.

“Ma l’hai capito o no?”, mi chiede Pisticchi, il più allegro della compagnia.

Mi guardano tutti e tre come se fosse scontato che capissi.

Dico ingenuo: “No, non l’ho mica capito.”

“Allora dobbiamo scriverlo, l’avevo detto io che così non si capisce”, fa dubbioso, l’Angelini.
“E va bene, sbrighiamoci però, che tra un momento e l’altro rischia che torna”, chiosa la Bulleri.

Li osservo, mi sembrano tre agenti segreti usciti da un film sgangherato. Mi viene da strizzarmi gli occhi, magari mi sto inventando tutto, loro non esistono e si tratta di una potente allucinazione.
La Bulleri, operosa come non l’ho mai vista, prende un foglio A4 dal tavolo di Santana, tanto secondo me non se ne accorgerà mai, uno più uno meno, e si mette a scrivere. Poi prende un pezzo di scotch da un rotolo che aveva in tasca, lo stacca coi denti, appiccica il foglio al cartoccio deforme e aviario e scoppia a ridere. Ah sì, adesso sì che ci siamo. Ridono in tre. Grosse, grasse, belle risate natalizie. Si riallargano e mi mostrano l’opera d’arte completata con la doverosa targhetta.

BUON NATALE CAPPONE!

E poi via, come tre ragazzini. Mi raccomando però, tu non dire nulla eh!, mi raccomando. E vanno a nascondersi tra gli armadi/lapidi, tre simpatici becchini che non si vogliono perdere lo spettacolo. Al Capone, se c’è una cosa che non sopporta proprio, oltre ai sindacalisti, d’accordo, è quando si sbagliano col cognome e ci mettono la doppia P. Lo manda in bestia, a lui. Venite a dirlo a me che è da più d’un mese che sto sull’elenco aggiornato sotto forma di geometra, io che dovrei dire, io?

[segue]

Posted by Giuseppe Braga at 14.07.06 08:29

Comments

Bello! Comincia ad avvincermi davvero, questa storia di Capone, degli altri colleghi e in generale del Palazzo dai piani alti e... dalla cultura bassa. Poco fa, avevo letto, per errore, prima il seguito: quello in cui Capone si fa offrire il Caffè e di Te alla riunione dei "4 Grandi" (errore in parte giustificato, è la prima volta che visito il tuo blog). Mi sa che farò concorrenza a Stefano, come tuo grande fans.
A presto.
Giuseras

Posted by: giuseppe at 18.07.06 17:21

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