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05.07.06

Piani alti, cultura bassa / 19. L'allegra combriccola

di Giuseppe Braga

Capone, dopo una lunga e ponderata riflessione, ha scelto, finalmente. Carolina prende carta e penna e s’appresta a riportare correttamente il menù di giornata.

Maccheroni mare e monti
Battutina di maiale ai ferri
Patate arrosto e spinaci saltati al burro (mezza porzione di ognuno)
Due panini
Un pacchetto di cracker (mi raccomando salato in superficie, specificalo!)
Acqua liscia, bottiglietta da mezzo litro
Una pera cotta

Perfetto, equilibrato, leggero, vitaminico, proteico, nutriente. Cazzo volete di più?

Carolina torna di là, anzi resta di qua, usa il telefono di Santana, tanto quello non c’è mai e gli cresceranno pure i funghi sotto la scrivania, chiama la mensa e fa le ordinazioni. Entro mezzogiorno vanno fatte, che se no, non riescono a preparare le vaschette e i sacchetti, quelli della mensa.
L’ora di pranzo è decisamente singolare e ha degli aspetti senz’altro spettacolari, qui all’ottavo piano, stanza n° ***, se ne vedono di cose, che quasi si fa fatica a crederle.

Se a una cert’ora chiudi gli occhi, diciamo intorno alle dodici e mezza, dodici e trequarti, diamole tempo di andare a prendere i sacchetti con le vaschette piene di pietanze e di tornare, alla Carolina, tu prova a chiudere gli occhi e vedrai, li chiudi e senti lo sferragliare delle posate, li tieni chiusi e se non hai il raffreddore puoi annusare il profumo delle cibarie ancora calde e, resisti ancora un attimo con gli occhi serrati e vedrai, con un po’ di fantasia, ti sembrerà davvero di stare al ristorante, ti sembrerà.

Poi li riapri e la verità, triste, buffa o grottesca, dipende dal tuo umore, assume i contorni della realtà e ti vedi Capone, a due metri scarsi di distanza, lo vedi in compagnia di altri indistinti personaggi, che s’ingozza coi maccheroni mare e monti, spaparanzato sulla sua seggiola girevole coi braccioli, col tovagliolo di carta al collo per non sporcarsi la camicia e col sugo mare e monti, pomodoro, cozze e funghi, spalmato disordinatamente intorno alla sua bocca come se gli avessero sparato una mitragliata sui denti.

Un orrore, un abisso. La fine della civiltà, in poche parole. Che se non avessi, asserragliato chissà dove, ancora un barlume di lucidità e un pizzico d’amor proprio, ti getteresti senza indugi dalla finestra e chi s’è visto s’è visto.

Io invece, davanti a simile orrido spettacolo, ho, solitamente, due possibilità. La facoltà della scelta, finestra a parte, per fortuna ce l’ho.

E dunque accade che, riavutomi dopo l’inevitabile quotidiano shock iniziale, o resto ipnotizzato da tanto orrore e rischio la finestra, o me ne vado, pure io, a gambe levate, a mangiare. Che così almeno non li vedo all’opera e penso che non esistano. Così facendo però, lascio sguarnita la mia postazione e questo è un guaio. È capitato, al ritorno, di trovare alcune sorpresine, sparse qua e là…

L’allegra combriccola del pranzo all’ottavo piano è variabile e consta di personaggi e interpreti, piuttosto notevoli e originali, intercambiabili e/o più o meno saltuari a seconda dalle occasioni.

Carolina alle dodici e trenta spaccate corre alla mensa, passa il badge per tutti, raccatta i sacchetti caldi e colmi di vaschette fumanti, e torna, volando sulle ali dell’altruismo che la contraddistingue, nel palazzo. Entra leggiadra in ufficio e i profumi misti e variegati dei cibi si spandono nell’aria. Capone sobbalza dalla sedia e si prepara col tovagliolo. Non ci sta nella pelle, è sempre affamato quell’uomo. Scatta il giro di telefonate e in pochi minuti, dai vari piani, arrivano i commensali. Nel frattempo Carolina ha apparecchiato, per tutti tovaglietta di carta, bicchiere di plastica e tovagliolo. Le sedie non sono mai abbastanza e si cercano negli uffici limitrofi. Tanto è ora di pranzo e quasi tutti sono usciti a mangiare. Io spesso resisto asserragliato alla mia scrivania, presidiando un posto molto, fin troppo appetibile. Arrivano gli ospiti, arrivano già con le sedie raccattate qua e là e si siedono nei posti appositamente preparati da Carolina. Poi è sempre lei che distribuisce i sacchetti contenenti le pietanze. Buon appetito a tutti, adesso non si scherza più, adesso si mangia.

Oggi sei coperti, oggi ci sta il pienone.

Marzia l’aiuto segretaria,
Il ragioniere Alberto Falletti, un panzone del settimo, che chiede sempre le doppie porzioni e ci credo che c’ha una tal panza,
Simona Chini, l’amica di Carolina, un’impiegata del diciannovesimo piano, nulla di che, solo un po’ squinternata, ma a Carolina se non c’hanno qualcosa che non funziona non piacciono mica,
Nardello il santo, il vecchio collega disegnatore, quello che ha fatto l’aggiornamento del P.R.G., ma che per me passerà alla storia per la trovata geniale del bicchierino d’acqua nella sonda del fan-coil.
E poi loro due, ma di Capone e Carolina già sapete. Loro due sono i commensali fissi, nonché gli impeccabili e irreprensibili padroni di casa.

Faccio appena in tempo a intravederli, li lascio, con un po’ d’esperienza e piuttosto furbescamente, sistemare sulle loro sedie e quando tutti hanno cominciato a far andare su e giù le mandibole, mi alzo, li saluto, do loro il buon appetito di prammatica e me ne vado, abbastanza sollevato, a mangiarmi un panino per i cavoli miei, in compagnia di David Foster Wallace, non in persona, ma sotto forma cartacea, nella fattispecie accompagnati entrambi da una ragazza dai capelli strani.

Flash back (esercizio di memoria metonimica): vi ricordate le briciole sotto la mia scrivania?

Rientro prima del previsto, staccandomi a fatica da storie americane su quiz televisivi, domande su animali inespressivi e record di vittorie consecutive e ho una bella sorpresa. Trovo bella comoda sbracata sulla mia sedia Susanna Precipizi, un’altra amica di Carolina, un po’ svitata pure lei, impegnata a scofanarsi una vaschetta fumante di non so che, ma con molto parecchio sugo. Per terra, tutt’intorno, briciole, indiscutibilmente briciole di pane. Evidentemente un ultimo arrivo, senza prenotazione.

“Scusa, cazzo ci fai al mio posto?”
“Non c’era nessuno e mi sono accomodata.”
“Ma cazzo, ti assicuro che questo è il mio posto, cazzo.”
“Perché, ti da fastidio se mangio qui?”

Mi guardo in giro in cerca di consenso o conferme. Non ottengo nulla, solo varie e diverse tipologie di masticazioni. Qualche scrollata di capo, da uomo di mondo, esempio Capone, come a dire, lascia perdere, è fatta così, la ragazza è un po’ fatta così, lascia stare.

Non mi resta che stringere forte il Foster Wallace fatto di carta, pensare a Gin Fizz, Big, Cucciolo Rabbioso e Mister Wonderfull e chiudermi nel cesso, infinitamente triste e senza speranza. La vita d’ufficio è una brutta bestia, soprattutto quando si ha fame.


[segue]

Posted by Giuseppe Braga at 05.07.06 23:20

Comments

Ho visto le immagini del giardino Telecom, di Melchiorre Gioia, dalla finestra; dello scatto incisivo e del fan undergraund. Ho letto anche volentieri "Lo scontrino Futon" è veramente fatto bene, è bello, contrariamente a "quanto detto" dalla signora Dettaglio, sempre nel Blog(anche quello un pezzo divertente). Ma quello del palazzo dai piani alti... mi ha fatto proprio ridere (l'episodio della pausa pranzo). Ho letto i pezzi e visto le immagini nell'ordine in cui ti sicrivo i commenti, forse non è l'ordine cronologico giusto ma scoprire così i vari scritti, in un ordine un po' casuale, ha forse dato ancor di più sapore a quanto letto. Continuerò nella lettura in seguito,sono quasi le otto e tra poco torna mia moglie dal lavoro. Così, stasera, cucino io. Brava anche la Pagliarulo, che ha vissuto in Giappone! Vorrei ospitarti anch'io in una libreria a Venezia, ma dovremo accontentarci di vederci al lavoro, per ora...
Giuseppe (Giuseras).

Posted by: giuseppe at 18.07.06 18:28

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