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04.07.06

I miei lettori mi scrivono / 8. Giuseppe Carlotti

Odio gli scrittori

di Giuseppe Carlotti

[Giuseppe Carlotti , l'autore di Klito, romanzo uscito per Fazi Editore lo scorso anno, ha letto Ma tu lo conosci Joyce?. Ecco, a riguardo, il suo commento. gb]

Odio gli scrittori e tutto quello che rappresentano. Li trovo spocchiosi e davvero troppo narcisi. Nessuno è uno scrittore, forse nemmeno Joyce lo era. Siamo tutti esseri umani, qualcuno di noi scrive, c'è chi lo fa meglio e c'è chi lo fa peggio. Poi ci sono i critici, coloro che leggono i libri, ed i più nemmeno li leggono. Peccato, perché quello del critico è un mestiere autentico.

Ad esempio Antonio De Benedetti è un critico letterario. Quando entri a casa sua vieni investito dall'odore della carta. Successivamente scorgi migliaia di libri accatastati, dal pavimento fino al soffitto. Libri disposti su librerie pericolanti, tavoli, divani, davanzali delle finestre. E quando senti parlare Antonio De Benedetti vorresti stare lì ad ascoltarlo per sempre. Quando parla di Moravia, ad esempio. O di Dacia Maraini. Ora. Antonio ha pubblicato numerosissimi libri. Lo si potrebbe definire uno scrittore sopraffino. Ma io non credo che lui si autodefinirebbe scrittore. E' una persona troppo intelligente. Allo stesso modo, non definirei Giuseppe Braga uno scrittore. E scrittore -poi- per quale motivo? Forse perché qualcuno-da-qualche-parte-alla-fine-dopo-tanto-peregrinare-ha-pensato-di-pubblicargli-un-libro? Giuseppe Braga scrive da anni, ed il fatto che oggi sia acquistabile in libreria un suo romanzo non cambia assolutamente nulla. Nel merito, "Ma tu lo conosci Joyce?" è intriso di un umorismo milanesotto alle volte pesantello (specie quando l'autore si attarda in mimesi stilistiche di altri autori) ma tuttosommato godibile. Vi assicuro che non varrebbe la pena di leggerlo, se fosse tutto qui. Il libro di Braga, invece, merita assolutamente di essere letto perché è una miscela esplosiva di rabbia autentica e di quel risentimento che solo gli sconfitti riescono a provare, elaborare e mettere su carta. In questo senso Braga è un perdente: anche i perdenti, alla fine, vivono i loro trionfi. Non mi soffermerei tanto, ad esempio, sui ritratti dei docenti e dei vari "scrittori" incontrati da Braga nei corsi e seminari da lui frequentati. Quelle sono caricature da sorridere, sono pagine carine, a volte persino omaggi... nulla di veramente impattante. Invece è grandioso il ritratto dei compagni di corso: una masnada di derelitti (per giunta ipercompetitivi e terribilmente cinici) destinati ad essere spremuti nelle loro più estreme sostanze psico-economiche dal sistema perché... Perché le pecore sono pecore e come tali vengono semplicemente scannate. Uomini e donne che si invidiano, si odiano, si agitano e si picchiano per un mezzo elogio in più, per un "bravo" detto a mezzabocca a seguito della lettura ad alta voce di raccontini peggio che mediocri. Questi corsisti sono in realtà zombie senza speranza, gente destinata all'oblio, schiavi del nuovo millennio, condannati persino a combattersi tra di loro senza che in lontananza si intraveda mezzo -autentico- posto al sole. Arance (con poco o nullo succo) da spremere e gettare via: la nostra generazione in un ritratto autenticamente spietato. Peccato che quando Braga si renda conto di "stare esagerando", si tiri un po' indietro, quasi impaurito dalle stesse circostanze che racconta, quasi atterrito dal timore di risultare pesante per il lettore o, peggio, querelabile. Lo scrittore deve essere un violento! - mi verrebbe da dirti, mio caro omonimo di nome (ed in qualche episodio anche di fatto). Sono piccole ingenuità tipiche dell'esordiente, credo, che tuttavia non tolgono nulla al valore del romanzo. Intendiamoci: io sono convinto che la massa degli idioti troverà questo libro "irresistibilmente divertente". Confido invece che pochi sensibili ed ardimentosi lo trovino "terribilmente vero, drammatico e rabbioso", quale in effetti è.

Posted by Giuseppe Braga at 04.07.06 07:11

Comments

Bè, io l'ho trovato molto divertente... quindi grazie per l'idiota....
Senza dubbio è anche "terribilmente vero".... ma non l'ho trovato nè drammatico, nè rabbioso.... di certo "reale".....
Ma io non sono nessuno.... sono solo un lettore.... idiota per giunta!

Posted by: Dody at 04.07.06 08:33

...solo una cosa: come forse neanche Joyce lo era? E allora, cos'era? Uno scovolino per il cesso della nuova letteratura? mmmh... Giuse lo sai che mi inalbero! :P

vabè, ma scherzi a parte, pongo un quesito: ma allora gli scrittori COSA sono? E soprattutto: CHI sono?

(deliri di primo pomeriggio accaldato e troppo umido)

Posted by: LittlePot at 13.07.06 13:36

Carlotti, uno scrittore scrive per sé (tu lo fai?). Non prendertela troppo...

Posted by: Il poeta in prosa (idiota) at 13.07.06 13:46

Giusto, ragionissima: prima di tutto, uno scrittore scrive per sè.
Prima di tutto.

Poi, il resto, se viene... è ben accetto :)

ciao

Posted by: LPot at 17.07.06 16:39

Ho appena visitato il sito di Carlotti, che non conoscevo. Chiedo venia, ma il titolo (Klito) mi fa venire i nervi. Però penso di leggerlo (ma me lo faccio prestare, perchè acquisto solo i libri belli che poi voglio sottolineare, e rileggere a iosa).
Solo una cosa: il blog di Carlotti è molto carino. Peccato non sia semplice lasciare commenti.
Ah, anche Carlotti, è molto carino. Chissà se lo è anche la sua scrittura. Vi dirò.

Mi dispiace solo che, rileggendo meglio questa sua missiva, reputi Giuse uno che "sul più bello si tira indietro". A me non sembra.

ciao

Posted by: LPot at 17.07.06 16:49

Carlotti dice maliziosamente solo in parte,il vero, quando afferma che il tuo libro (che sto leggendo ma che non ho ancora finito di leggere)debba essere visto solamente per i risvolti significativamente graffianti o drammatici. E il trovarlo solo divertente... sia da idioti. Perchè divertente invece è! Divertente e insieme amaro. Nè credo, all'affermazione che uno scrittore debba essere necessariamente violento, sempre, fino in fondo. D'altra parte ciò, può rivelare una possibile limitazione creativa, forse, un pò alla "Carlotto" (Massimo Carlotto) che l'ha indotto a esprimersi in quel modo, da presuntuoso deluso. Io la penso così.

Posted by: giuseppe at 18.07.06 20:57

Vi dico.

Carlotti scrive bene.
Decisamente.

Ed io non vedo l'ora di divorare Klito.
Il titolo mi fa venire i nervi, ma quel che conta è il contenuto.

Posted by: LP at 19.07.06 12:32

Qualche giorno fa ho finito di leggere Klito. Me lo sono letto con piacere, anzi, me lo sono proprio gustato (termine che, accostato al titolo del libro, direi che ben s'abbina). Il protagonista è davvero un gran personaggio, uno di quelli di cui non ti scordi tanto facilmente. Ironico, irritante, esagerato e tragico. A tratti, il modo di scrivere di Carlotti, m’ha ricordato l’Aldo Nove di Superwoobinda, in altri momenti, l’immenso Irvine Welsh de Il Lercio. Piccole, grandi cose, che ricorrono ossessivamente nel libro: l'incomunicabilità, l'Ikea, eh sì!, il marketing, la tv, le multinazionali, il porno, il computer, la play-station, la solitudine, i deliri, l'amore, forse...

Posted by: giuseppe braga at 19.07.06 15:47

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