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19.06.06

Piani alti, cultura bassa / 14. Ma voi la conoscete Rosa Pallotta?

di Giuseppe Braga

D’amori proibiti ne è pieno il mondo e non pretendo nessuna esclusiva. Proibiti, non corrisposti, ostacolati, in alcune circostanze osteggiati, soprattutto da stupidi, poveri di spirito e invidiosi. Noi, i prigionieri della prigione verticale con le sbarre in vetro e cemento, noi, che viviamo nel nostro piccolo mondo fuori dal mondo, intollerante, ma al contempo capace di slanci e traboccante d’amore, noi, con tutto quest’amore traboccante e slanciato, noi non facciamo certo specie.

E di massicce dosi d’amore da trasmettere e da infondere, in giro per il mondo, io ne avrei in abbondanza, ne avrei da dare e da infondere davvero molte, parecchie, di dosi, addirittura in quantità industriali ne avrei. In particolar modo, le mie infusioni d’amore, le donerei generosamente e felicemente a lei, a lei, alla donna che m’ha fatto perdere la testa.

Lei, il fiore più profumato che l’amministrazione abbia mai visto nascere fra le sue pieghe di calcestruzzo, lei, Rosa Pallotta.

Ora, permettetemelo, ma provo un impulso irrefrenabile che non posso tenermi dentro, ora vi devo assolutamente descrivere quel gioiello inestimabile, quella pietra rara che si muove sinuosa, su e giù attraverso il nostro mondo e che risponde al nome di Rosa Pallotta. Lo farò brevemente e per sommi capi, facendo ricorso alle preziose armi della retorica, utilizzando, da buon aspirante che si rispetti, similitudini, metafore e iperboli, ma per lei, questo e pure altro, molto parecchio di più, se solo fosse necessario. Anche una poesia in rima baciata, cosa che tra l’altro ho fatto. Ma statemi a sentire, adesso.

Rosa Pallotta, in testa, con la descrizione parto dalla testa, ha una corona di boccoloni cascanti, riccioli perfettamente arricciati che a guardarli sembrerebbero fatti col cerchiografo, tanto sembrano uguali tra loro (stesso diametro, stesso spessore, etc.), color rosso Tiziano (da intendersi come il pittore tardo rinascimentale). Occhioni grossi, grossi, se dico grossi vuol dire davvero grossi, e rotondi, tondissimi, enormi, sensuali e fumettistici, come potrebbero essere quelli di un cerbiatto disegnato dalla Disney (con magari già che ci siamo, qualche immagine sexy nascosta subliminale), ciglia compatte, esageratamente lunghe, che sbattono ritmicamente, sincronizzate col movimento dei suoi riccioli perfetti e ondeggianti. Un corpo mozzafiato, di cui sinteticamente potrei dire, un corpo mozzafiato con le curve giuste al punto giusto. Gambe e seno sempre in bell’evidenza. Magliette attillate che quasi esplodono, camicette sbottonate fino allo sbottonabile, gonne corte sopra al ginocchio, scarpette con tacco da dieci centimetri in su. Un culo da paura. Scusate, ma pur essendo un aspirante scrittore che fa buon uso della buona, sana e corretta retorica, quando ci vuole il gran colpo ad effetto, magari un po’ volgare, io, in quanto aspirante che deve farsi le ossa, io lo uso, senza remore, perplessità o indugi di sorta. Se ci vuole, ci vuole… un culo da paura, ragazzi!

Insomma, da apprendista aspirante scrittore, forse giusto per quel motivo lì, io sono uno che sta parecchio attento ai particolari, alle sfumature più o meno evidenti e ai dettagli. Certe cose così (il meraviglioso fondoschiena di Rosa Pallotta) non si possono sottacere, non notare o far finta che non esistano. Essendo un aspirante scrittore eterosessuale che punta al successo interplanetario, eterosessuale garantito e certificato da alcuni anni di onorata carriera, manuale e non, io a certe cose così, scusatemi, ma non riesco a non appassionarmi, eh no!

Rosa Pallotta, non si fosse ancora compreso, lo confesso pubblicamente qui e ora per la prima volta (ci fossero le gemelle inviate de La Vita in Diretta, Cucuzza farebbe un grande scoop, ma dalle nostre parti il massimo che s’è visto è stata TeleLombardia la volta che avevano menato un usciere), Rosa Pallotta è il mio amore segreto. Segreto e non corrisposto, tengo a sottolineare (di questa seconda confessione ne avrei fatto volentieri a meno). Un amore sbocciato immediatamente, fin dal primo istante in cui i nostri sguardi, attratti da chissà quale forza superiore, si incrociarono.

E volete sapere quando? Ebbene sì, avvenne ancora in quel giorno maledetto (o benedetto?) di sette anni fa, nell’atrio ascensori del diciassettesimo piano. Luogo più squallido e osceno, in effetti, sarebbe parecchio difficile trovarlo. Eccoci lì, mi rivedo, io e gli altri tredici sfigati, accampati per tre giorni alla bell’e meglio, in attesa di conoscere le nostre future destinazioni. Ma poi, fin dal primo giorno, appare lei, roseo miraggio, rosea visione tridimensionale e reale, tutta riccioli rossi e curve mozzafiato, lei che ci passa davanti con le sue cartelline da consegnare ai funzionari suoi capi, lei che esce ed entra dagli ascensori, lei che si beve un caffè, lei che ci sorride e che forse ci compatisce un po’, lei, che, forse, ci osserva come si potrebbero osservare degli scimpanzé in cattività un istante prima che, degli esperimenti genetici li trasformino in scimpanzé decerebrati, e dunque senza prospettive di vita decenti, promettenti e allettanti, lei che sa già quel che ci aspetta, lei che lascia dietro sé una scia di profumo indimenticabile e mostruosamente arrapante.

Sette anni fa, al diciassettesimo piano, a guardarlo da qui, oggi, uno straziante crocevia di destini.

Parentesi sgradevole ma obbligata

Sì, certo, ovvio, voi che possedete buona memoria adesso potreste dire (nello specifico mi sto rivolgendo soprattutto al, potenzialmente, vasto pubblico di lettrici), eccolo qua, eccolo che si svela per quello che in realtà è, il solito maschilista. Capace e pronto, alla bisogna, d’insultare la sua ex, la maledetta fedifraga, ma non altrettanto obiettivo e anzi maldisposto, nel guardarsi dentro e nel farsi un onesto esame di coscienza. Ragazzo aspirante, potrebbero continuare a dirmi sempre loro, le superdotate di memoria, ragazzo bello, ma all’epoca ti ricordi o ti sei già scordato, furbacchione, che a quell’epoca, la fidanzata tu ce l’avevi ancora, all’epoca in cui facevi il cascamorto con ‘sta gatta morta di Rosa Pallotta (e qui ci leggerei bene un filo, lieve, lieve di sana invidia femminile)?

Io vi risponderei, perché non sono uno che si nasconde davanti alle proprie responsabilità, e vi risponderei che no, ovvio che no, non me lo sono mica scordato. No, no, assolutamente no, però, sapete che vi dico?, vi dico, spassionatamente ve lo dico, vi dico che mi piacerebbe che ve lo scordaste voi, ecco cosa. Che così facciamo tutti prima. Perché, visto come è andata a finire con la fedifraga, io non intendo più spendere nemmeno mezza riga per quella stronza del cavolo della mia ex. Intesi? E ci terrei che anche voi la dimenticaste velocemente, il più velocemente possibile.

Chiusura della parentesi

Ora vorrei invece, che vi concentraste anche voi, insieme a me, sull’oggetto dei miei desideri più reconditi, sulla rosa purpurea del diciassettesimo piano, su quella divina creatura destinataria delle mie pulsioni più selvagge – e represse. L’indiscusso mio personale oggetto dei desideri. Dico e scrivo mio, anche se, purtroppo, troppo e solo mio non lo è affatto, per via del semplice inconfutabile tristissimo motivo che Rosa è un amore molto fin troppo condiviso, ahimè! A naso, suppergiù a spanne, lo devo condividere con altre, eseguo un calcolo minimo e al ribasso, quattrocento persone, genere maschile perlopiù. Sparse spalmate assiepate per i ventiquattro piani.

Rosa Pallotta, in effetti, è la dipendente pubblica più amata dagli impiegati (e dai funzionari, dai dirigenti, dagli amministrativi, dai consulenti, etc.) stanziati nel palazzo dal quale sto scrivendo. È questa la tragica, vera e mesta verità. Rosa Pallotta, non posso continuare a nasconderla, la verità, è amatissima e tra i nostri ventiquattro piani gode di una grandissima popolarità, ci fosse un indice di gradimento apposito, il suo sarebbe un indice di gradimento altissimo e raggiungerebbe il cento per cento, se limitassimo il sondaggio alla popolazione maschile eterosessuale.

Passeggiare con lei, magari prendersi un caffè o soltanto provare a fare due chiacchiere in santa pace, può diventare un inferno. Sempre qualcuno pronto dietro un angolo, in agguato, insidioso, teso alle tue spalle, sgomitante e sbavante, che se non stai attento trovi anche quello capace di farti un bello sgambetto, pur di catturare l’attenzione di Rosa.

E ciao Rosa, come stai Rosa, ti vedo bene, Rosa, ah però, Rosa, sempre in forma, Rosa, sempre bella, Rosa, oggi sei bellissima, sì anche oggi lo sei, ma come fai Rosa, oh, Rosa di qua e oh, Rosa di là… però c’è il rovescio della medaglia però. A girare accompagnati da Rosa Pallotta, di riflesso, sempre che non ti sgambettino prima, hai buone probabilità di diventare popolare anche tu.

[segue]

Posted by Giuseppe Braga at 19.06.06 08:07

Comments

Questo post è assolutamente divino. A parte le risate che mi son fatta, che di questi tempi servono tanto, devo dire che è proprio una bella descrizione, come sempre con quel tuo modo tra il serio ed il faceto, scanzonato e dissacratorio. Complimenti Giuse! A quando il seguito? Mi ha incuriosito tanto questa Rosa Pallotta che ti giuro che vengo a trovarti in ufficio per vedere se è veramente boccolosa (detto tra noi, del suo fondoschiena fantascientifico non saprei cosa farmene :P)...

a presto

LP*

Posted by: Littlepot at 21.06.06 10:34

Be', che dire, Rosa è questo e molto, molto altro di più!

il seguito, ahimè, arriva a breve...

giuse

Posted by: giuseppe braga at 21.06.06 11:04

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