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15.06.06
Piani alti, cultura bassa / 13. Nardello il santo
di Giuseppe Braga
Appunti finali per un gelido racconto gelato
La slitta sbanda, si inclina pericolosamente e cappotta. Il bagaglio schizza via sulla neve. Le cinghie dei cani si spezzano, i cani, improvvisamente liberi, scompaiono all’orizzonte. L’uomo, l’impiegato trasferito, triste e infreddolito, rotola sulla neve, rimbalza un paio di volte e alla fine, va a sbattere contro un piccolo iceberg. Perde i sensi.
L’orso corre veloce come il vento e i suoi duecentoventi chili sembrano niente, a vederlo procedere così ad ampie e leggere falcate. La fame fa di questi miracoli. Poi rallenta la sua corsa, osserva, seppur miope, tutta la scena e, a passo rallentato, raggiunge il pacco coi bagagli. Lo scruta con occhi da orso miope, ma intelligente. Può constatare dunque, che il pacco è composto da un computer non portatile, imballato in una grossa scatola, da una valigetta ventiquattrore, da una scatola con gli effetti personali, da una specie di microscopio, da alcune lenti d’ingrandimento, da tabelloni con sopra scritti strani segni (l’orso è intelligente, ma non sa leggere) e da una seggiola ergonomica disassemblata.
All’orso bianco, miope e affamato, tutte queste stupidaggini non interessano. All’orso interessa soprattutto la cena che sta per farsi, carne tenera e rosata, alla temperatura ottimale. Non vede l’ora d’azzannarsi e di farsi a brandelli quello stupido essere incastrato sotto le pendici di un iceberg.
Appunti veloci:
e se alla fine impiegato e orso diventassero amici e decidessero di produrre ghiaccioli e di venderli via internet? e se l’impiegato, con l’hobby dell’optometria/oculistica, riuscisse a diminuire la miopia all’orso? E se fosse lui, l’impiegato, a mangiarsi l’orso? Ma gli iceberg ci sono al polo nord?
Nel bel mezzo di queste esacerbate riflessioni narrative, ecco che entra Capone. Strascica i piedi, avanza senza salutare con la valigetta in una mano e con un superpacco paghi due compri tre di cracker nell’altra. Leggermente curvo, sguardo torvo. Poggia la valigetta sulla scrivania e attacca.
“È cominciata male la giornata, male, male, male.”
Io guardo l’ora, sono le undici e vent’otto, quasi ventinove, a me sembra un orario perfetto per cominciare a lavorare. Ammesso Capone sia venuto in ufficio per lavorare, s’intende.
Guarda qui, guarda, e mi mostra il superpacco di cracker. Io lo guardo. Guarda, lo vedi? Io guardo ma non vedo, mi sembrano cracker, né più né meno. Guarda, guarda. Continuo a guardare. Forse è un test d’intelligenza, a volte il Capone li fa, forse è quello. Mi concentro, ma niente, vedo solo il superpacco.
“Cazzo, non ce li avevano salati in superficie e ho dovuto comprarli senza sale, ti rendi conto!?”
“Oh, merda, questa sì che è una cosa grave.”
“Scherza, scherza. Guarda che non ci sta un cazzo da scherzare. Io questi non riesco a mangiarli.”
“Cosa li hai comprati a fare, allora?”
“Beh, c’era l’offerta paghi due compri tre e non potevo farmela scappare.”
Alle undici e trentasette, dopo che ha finito di sistemare, ordinati per bene, i pacchetti singoli di cracker nel suo cassetto, mi spiega che è entrato tardi grazie a un permesso speciale, concessogli dal suo capo, che poi sarebbe pure il mio, il responsabile educato e sintetico di prima, chissà che gli avrà raccontato per farselo dare, sarei curioso di saperlo stavolta, ma per evitare di restare inchiodato sotto la schiuma delle sue parole, glisso e lascio perdere. Poi si mette a fissarmi come fa lui e piuttosto disgustato mi fa.
“Che cazzo ti sei messo addosso oggi? Tutto il guardaroba che avevi in casa?”
“Ma no, ho solo un paio di maglioni in più.”
“Mi sembri l’omino della Michlein!”
Capone ha indubbiamente un gran colpo d’occhio.
“Ah, guarda che io alle dodici e mezza me ne vado, oggi.”
“Ah, sì?”
“Sì, sì, ho un permesso speciale anche per l’uscita.”
Ineccepibile, ragazzi. Quando Capone ci si mette è una perfetta macchina d’assenteismo applicato.
“Piuttosto, *****, parliamo di cose serie.”
“Parliamone.”
“Non senti che fa un freddo della madonna, qua dentro?”
“Secondo te perché mi sono vestito come l’omino della…”
“Lascia perdere, guarda che quando non c’eri, giovedì e venerdì, ho telefonato ai tecnici un sacco di volte.”
“Anch’io, quando non c’eri tu.”
“Sì, va beh, a te che t’hanno detto?”
“Sono anche usciti se vuoi saperlo, sempre quando non c’eri tu.”
“Smettila di fare il polemico, *****, cerchiamo di risolvere la situazione. Che hanno detto?”
“Che non fa freddo a sufficienza, che qui da noi si sta bene, qui.”
“Ma che cazzo dicono, ma sono deficienti? Io ce li farei lavorare loro, qua dentro.”
“Eppure hanno misurato col termometro.”
“Ma tu non hai detto niente? Li hai fatti andare via così?”
“Cazzo dovevo fare, incatenarli al tavolo luminoso?”
Sentiamo bussare e interrompiamo la discussione. Alla porta s’affaccia Nardello, il vecchio disegnatore, il primo che aggiornò le sacre tavole urbanistiche del P.R.G., vecchio amico di Capone.
“Avanti, entra”, gli fa Capone.
“Vi si sente fin dal corridoio”, gli risponde l’amico.
“Ci credo, ci vogliono far morire di freddo. Non senti che freddo che fa?”
“Non vanno i termostati?”
“Proprio così.”
“Avete provato col bicchierino d’acqua?”
“Cosa?”
“Fate così, è semplicissimo. Aprite la griglia, prendete un bicchiere d’acqua, mettetelo in basso, incastratelo sotto tra i tubi, e fate in maniera che la sonda interna sprofondi, pescando nell’acqua…”
“Eh?”
“Adesso vi faccio vedere.”
Io e Capone ci guardiamo a vicenda, storditi e increduli. Nardello il vecchio, comincia a smontare la griglia dei fan-coil e davanti ai miei occhi, acquista immediatamente le sembianze di Leonardo Da Vinci.
Non perdo tempo, senza che nessuno dei due mi dica niente, che se aspetto Capone facciamo notte, esco, prendo un bicchiere dalla boccia d’acqua minerale, lo riempio fino all’orlo, rientro lasciando cadere qualche gocciolina per il corridoio, chissenefrega, appoggio il bicchierino con estrema cautela sul ripiano del termostato e faccio un passo indietro per vedere meglio.
Nardello s’inginocchia, lo prende in mano e lo mette dove deve metterlo (se vi capita di leggere questa riga fuori contesto, potrebbe sembrarvi un brano estratto da una sceneggiatura porno, ma vi assicuro che non lo è), poi ci infila la sonda, si rialza, richiude la griglia, alza lo sportello con le manopole, mette direttamente sul tre, che non è un canale televisivo, ma la potenza dell’aria in uscita, e… e dopo pochi secondi avviene il miracolo. L’aria esce calda. Oh, cazzo, ma Nardello è un santo genio! L’osservo timoroso, con gli occhi lucidi e traboccanti gratitudine. Non posso fare altro che stringergli riconoscente la mano. Quell’uomo, non so come disegnava, ma di sicuro è un santo.
Per festeggiare, Capone e Nardello vanno a prendersi un caffè. Io no, io preferisco rimanere in ufficio, il caffè l’ho appena bevuto, e poi va bene tutto, ma Capone mi basta e avanza già quand’è qui in ufficio. Così me ne resto solo, con l’occhio che, sciaguratamente, precipita sulle mie varianti in attesa. Dunque, mio malgrado, decido che è l’ora di darci dentro. Mi tolgo uno dei tre maglioni che ho addosso, provo a godermi un po’ di quest’inaspettato calduccio e mi metto al lavoro.
Tempo un quarto d’ora e Capone rientra in ufficio. È su di giri e non mi rimprovera nemmeno di non essere stato di compagnia, la faccenda del bicchiere e della sonda ci ha sollevato il morale, oltre alla temperatura. Io, chissà perché, non vedendo con lui il Nardello, vengo sfiorato, ma solo per un istante, dall’idea che Capone l’abbia fatto fuori per potersi appropriare liberamente della trovata geniale del bicchierino nella sonda e metterla sul mercato. Poi l’osservo di sottecchi e penso che no, Capone non potrebbe mai arrivare a tanto. Magari avvicinarsi, ma arrivarci no, lo escludo in partenza. Appena dentro, non è difficile, mi vede piegato sulle tavole del Piano Regolatore e inizia a rompere.
“T’ho mai detto che Nardello è stato il primo ad aggiornarle?”
Io resto chinato sulla tavola E-F 7-8, una delle più rognose e centrali della città, tutta piccole aree e angoli angusti e, d’accordo che non sudo perché è ancora abbastanza freddo, però qualche rigagnolo dalla fronte mi scende.
“Nardello c’aveva una mano fantastica, felice. Era infallibile, i suoi tratteggi sembravano fatti da una macchina, tanto erano perfetti, altro che computer. Adesso gli tocca usarlo pure a lui, che spreco.”
E m’inizia a far vedere alcuni dei trucchetti che io dovrei seguire per far prima e soprattutto meglio. Nardello, un sant’uomo a tutto tondo e Capone, il suo profeta.
È una grandissima fortuna, un colpo di quelli che ti capitano una volta all’anno, che Capone, dopo un paio di bizzarri suggerimenti insensati, secondo me suoi, farina del suo sacco, guardi l’orologio.
“Cazzo, ma devo andare!”
Sono le dodici e ventisette e lui, non solo non ha nemmeno acceso il computer, ma non ha fatto nemmeno il gesto di sedersi alla scrivania e di far finta di fare qualcosa d’utile alla collettività e diciamo che, lui, l’unico contatto che ha avuto con la scrivania è stato col suo cassetto preferito, quando poco fa, mentre mi concedeva una breve tregua, ha tirato fuori il solito pacchetto di cracker, stavolta però non salati in superficie e se l’è sgranocchiato pericolosamente molto, molto vicino alle tavole originali, sante e sacre, molto ma non così molto, per sua fortuna, dal fargli cadere sopra le briciole. Le briciole dei cracker meno amati da Capone hanno soltanto lambito le tavole originali del P.R.G. e sono andate a spargersi disordinatamente, come ceneri, per mezzo ufficio.
Ma io lo faccio apposta, sai?, ha avuto il coraggio di dirmi, che se no, quelli delle pulizie che ci vengono a fare, se poi trovano tutto pulito?
Capone, l’anima del filantropo intrappolata in un corpo da dipendente pubblico.
[segue]
Posted by Giuseppe Braga at 15.06.06 08:32
Comments
Mio cuggino conosce un colpo segreto che se te lo dà dopo tre giorni muori. Gliel'ha insegnato Capone.
Posted by: My_name_is_Mud at 15.06.06 11:01