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26.05.06

Piani alti, cultura bassa / numero extra: Speciale elezioni

di Giuseppe Braga

Vota! Vota! Vota!

Oggi, sfogliando Metro, il quotidiano gratuito distribuito alle fermate del metrò, il quotidiano più letto e amato dagli abitanti, dipendenti forzati, del mio palazzo, il più letto e amato quotidiano, non tanto perché distribuito nei metrò, quanto perché gratuito, scusate per la specifica forse superflua, sfogliandolo, dicevo, a pagina 5, in taglio alto, ho scoperto che la scheda sulla quale apporrò il mio segno – indelebile, necessario e significativo – sarà di colore azzurro, sarà lunga un metro (sospetto che il giornale l’abbia segnalato, con tanto di foto, per farsi una specie di pubblicità occulta, sospetto questo) e alta quaranta centimetri. Poi ce ne sarà un’altra, credo e spero di più modeste dimensioni, sulla quale si voterà, non per il consiglio comunale, ma per determinare i consigli di zona. I consigli di zona una volta, fino ad alcuni anni fa, erano venti. Da alcuni anni a questa parte sono stati accorpati e ridotti a nove. Può sembrare una buona scelta, forse lo è (snellimento burocratico, ecc.), di certo, una volta, quando si era a quota venti, in periferia, il colore dominante era il rosso. Adesso che stiamo a quota nove, siamo tutti spalmati d’azzurro. E non è l’azzurro della scheda, no, è quell’altro azzurro, e forza … noi siamo tantissimi…, è quell’azzurro lì che intendo.

Forse non s’è ancora capito, ma domenica e lunedì prossimi, qui da noi (e non solo da noi), si vota. L’amministrazione, l’ente supremo che mi da il pane e il companatico, davanti al quale m’inchino (all’ente, ma anche al companatico), timoroso, reverente e sussiegoso, cambierà. Via il sindaco, via gli assessori, cambio della guardia nel consiglio comunale. Cambierà, ma non ci sono molti motivi per pensare che cambierà in meglio, per come la vedo io, s’intende. I sondaggi infatti (pur non fidandomi più dei sondaggi, non credo d’essere il solo, un minimo di credito, ancora ce l’hanno), ci spiegano che la signora dalla chioma cotonata, la donna manager che sorride sempre, è in vantaggio. E per me è un duro colpo al cuore. A me la signora che sorride non piace manco per un po’, che ci posso fare. Nonostante l’evidente somiglianza con Stan Laurel (provate a metterle una bombetta in testa e poi ditemi se non c’ho ragione), mi fa tutto, tranne che ridere, anzi, in lei intravedo qualcosa di sinistro, pur essendo evidentemente una donna di centrodestra, io la vedo sinistra. E poi, per restare in tema di auto-ironia e di spiritosaggini, dubito che riuscirò a vederla mai in mutande, come ho altresì avuto la fortuna di vedere il nostro attuale sindaco (l’uscente), il sindaco ormai agli sgoccioli. Non so se ci saremmo rifatti gli occhi a vederla senza tailleur, ma due belle grasse risate, di sicuro sì. Bombetta o non bombetta.

Ora, una mia specialità, voglio dare un po’ di numeri.

Elettori: in totale saremo un milione ventottomila ottocentotrentotto (1.028.838).

Di cui quattrocentosettantaseimila sei (476.006) maschi e cinquecentocinquantaduemila ottocentotrentadue (552.832) femmine. Ma io so già che saremo un po’ di meno. Ad esempio, mia nonna, molto anziana e impossibilitata a muoversi, non andrà a votare, e questo è solo un esempio. E mio cugino di primo grado (da parte di madre), pure: si sposa sabato e domenica sarà in volo, destinazione Tenerife, in viaggio di nozze (sua moglie non rientra nel conteggio, essendo residente nella provincia di Monza). Mio cugino, comunque, è solo un altro esempio che ho sotto mano.

Saranno impiegati molti, parecchi scrutatori (e qui, mi spiace, ma mi mancano i numeri esatti).

Credo di sapere, al contrario, con quanti voti è possibile sperare di venire eletti: 2000, dice il giornale (fonte: La Repubblica, che ho sbirciato al bar, prima di salire in ufficio). Ma nell’ultima tornata elettorale, a un eletto particolarmente fortunato, l’ultimo della fila, ne bastarono 700.

Si potrà votare domenica 28, dalle ore 8.00 alle 22.00 e lunedì 29, dalle 8.00 alle 15.00, un classico.

Se vi interessa sapere a che ora mi recherò a votare io, be’, non l’ho ancora deciso, saprò essere più preciso solo dopo che avrò apposto le mie due croci e le mie due preferenze (eh, sì, ho anche due belle preferenze da dare). Solitamente cerco d’evitare le ore di punta, però. Questo ve lo posso anticipare senza problemi.

Sei (6.000.000) milioni di euro è invece la cifra spesa per le cene e gli incontri conviviali/elettorali. Lo sostiene l’Unione del Commercio. Molto bene, perlomeno, spero per loro, si saranno divertiti.

Le liste che partecipano alla competizione elettorale sono più di trenta, alcune, come al solito, liste inutili, messe su all’ultimo, fatte tanto per portare via voti agli altri concorrenti, per creare un po’ di casino, insomma. Forse pure per racimolare qualcosa in termini di sovvenzioni e detrazioni fiscali, non so.

L’Assessore ai Servizi Civici (perché, c’abbiamo pure quello?) stima, per questa elezione, un preventivo di spesa di sei milioni quattrocentomila (6.400.000) euro, compreso l’eventuale – probabile – ballottaggio. Speriamo soltanto che non succeda come nelle elezioni politiche, con i ricorsi, le denunce al TAR, i riconteggi, ecc., e che tutto finisca il più presto possibile e con il minimo spargimento di sangue. Tra due settimane scarse cominciano i Mondiali di calcio, non vorranno mica rovinarci pure quelli, eh?

Nel palazzo dal quale vi scrivo, mi tocca dirlo, si nota un non so che di frenetico movimento, una vivacità sospetta, ma nulla, devo essere sincero, di particolarmente esagerato. Pensavo molto peggio, onestamente. So di un pranzo offerto, in un rinomato ristorante, dal movimento locale che fa del verde il suo colore portafortuna e so di un discreto numero di dipendenti (qualche collega lo conosco pure io) che vi hanno partecipato, più che altro perché era offerto gratuitamente. Il pranzo. Il movimento colorato e folcloristico, dunque, c’entrava, sì, ma incidentalmente, in quanto movimento organizzatore (o dovrei chiamarlo apparecchiatore?). Ovvio come il sole che, se si può sbafare gratis, non si sta a guardare il capello e nemmeno il colore d’appartenenza. Sbaglio?

Volantini

Il capitolo volantini è quello più scabroso, a mio modesto modo di vedere. Ma quante cazzo di foreste amazzoniche avranno disboscato, per stampare tutti questi cazzo di volantini (non uno su carta riciclata, nemmeno quelli distribuiti dai Verdi, ma qui il colore è da intendersi in maniera diversa rispetto al verde di prima), me lo volete dire? Me ne sono arrivati da tutte le parti. Fai per entrare nel palazzo, la mattina, e un paio, uno ai piedi delle scale, l’altro, subito prima dei tornelli, te li becchi così. Ringrazi e metti in tasca. Poi arrivi agli ascensori e ne trovi non pochi, sparsi sulla panca dell’atrio. Prendi pure quelli, più per curiosità che per spirito partecipativo. Sali e ci pensano i colleghi. Avrei questo mio conoscente, è una brava persona, guarda qui. D’accordo, come no. Senti, non è che potresti aiutarmi a darmene via qualcuno anche tu?, arriva quell’altro collega del decimo piano con un pacco di fogli colorati e patinati in mano. Lei è una bravissima, si occupa dei problemi della città da una ventina d’anni, ormai… ah, sai, però!, ecco poi la collega del diciottesimo, ci sarebbe anche lui, una cara persona, un vecchio dipendente che s’è messo in proprio e… quando arrivano le elezioni ti ritrovi un sacco di amici che manco sapevi esistessero.

E tu cominci a incamerare, affastellare, ordinare, accatastare e alla fine la montagnola non ha nulla da invidiare con la montagnola di pratiche inevase che c’ha sulla sua scrivania il tuo caro collega di stanza.

Santini e slogan, una rapida carrellata assolutamente casuale

Ada G., milanese, coniugata, ecc., fai come me, sostieni anche tu la Lista…
Scrivi Vladimiro M. e fai una croce sul simbolo di…
Scrivi R. (la preferenza è unica)
Una Milano per muoversi, per lavorare e per parlarsi
Dare valore al lavoro
La cultura e la conoscenza: un bene comune
Difendere la salute dei milanesi
Sicurezza, quella vera
Una vita in comune
Domenica e lunedì, vota così:…
Per una giusta causa, vota:…
Per votare Maurizio P.: fare una croce sul simbolo… e scrivere Maurizio P.
Milan l’è on grand Milan! (forma dialettale da non confondersi con la squadra di calcio)

Iconograficamente, più o meno, sono tutti simili.

In primo piano il candidato o la candidata. Di solito sorride, ma non è una regola ferrea.

In secondo piano, come sfondo, o il Duomo (rassicurante e clericale), o il Castello Sforzesco (la granitica tradizione lombarda) o la Torre Velasca (la tecnologia e l’innovazione della città che guarda al futuro).

Il più curioso che m’è capitato tra le mani è quello di Augusto C.: si intravede lui, accovacciato, che ti guarda dal basso verso l’alto, timidamente, quasi nascosto dietro a una fontanella (di quelle verdi, ci risiamo col verde, col draghetto dorato che sputa fuori l’acqua e col simbolo crociato della città, in bell’evidenza). Meraviglioso e molto evocativo anche il messaggio: la politica delle cose concrete.

Un bicchiere d’acqua fresca, adesso, non ci starebbe male. Per ora freno la sete e cambio argomento, ma non preoccupatevi, non m’allontano troppo.

Il sindaco (l’uscente), in queste sue ultime frenetiche settimane di mandato, sta inaugurando una serie impressionante di parcheggi sotterranei. Uno via l’altro, sembra impazzito per sta cosa qua, inaugurare parcheggi sotterranei sembra essere diventata la cosa più importante da fare. Lo si vede ovunque, o meglio, ovunque tra i nuovi parcheggi sotterranei, con l’elmetto giallo in testa, che taglia nastri e rilascia interviste, dai sotterranei. I parcheggi, soprattutto se sotterranei, sono importanti e necessari, per lui, specificamente per lui, sono importantissimi e più che necessari, sì, ma forse lo sarebbero un pochino di più le case (abitazioni, residenze, chiamatele come vi pare), possibilmente non sotterranee e con rapporti aero/illuminanti decenti, possibilmente a prezzi accessibili. Vabbé, che ci possiamo fare, nessuno è perfetto. A lui adesso è venuto il trip dei parcheggi sotterranei e non possiamo farci niente. Solo aspettare. Pochi giorni e se ne va anche lui.

I sindaci futuri (gli entranti), i prossimi e potenziali, invece, si sfidano a tutto campo e non solo nei parcheggi. Li puoi vedere all’aria aperta, nei mercati, nelle periferie, nelle feste a sorpresa, nei salotti buoni, nei centri per anziani e negli asili nido. Ogni occasione è buona. Ma non sono solo due, che vi pensate, non ci sono solo quei due cui ho accennato prima. Sì, certo, va bene, loro due, quei due, sono i due favoriti, i favoriti potenziali vincitori indiscussi, non ci sarà partita per gli altri, ma però, attenti, perché gli altri ci sono, eccome se ci sono. In tutto infatti, si presenteranno in nove, se non ho sbagliato a fare i conti e a leggere. Nove, che potrebbero spartirsi ciascuno una zona di decentramento e morta lì. Niente casini e sei milioni di euro risparmiati. Ma la democrazia c’ha i suoi costi e non deraglia mai fuori dai binari partecipativi e del buon senso. Tra questi nove c’è pure un ex campione di ciclismo su pista (come a dire, noi qui non ci facciamo mancare niente). Io l’avrei indubbiamente scelto come sindaco per la mia zona. Il problema delle piste ciclabili e della circolazione su due ruote è uno dei grandi problemi della nostra metropoli, dopo quello dei parcheggi sotterranei, naturalmente.

Breve capitolo, davvero molto breve, sui manifesti elettorali

Onnipresenti, manifesti ovunque, a pioggia, i manifesti. Come i volantini. Misure in grande scala (tre metri per nove), una grande città deve avere manifesti in grande scala, se no, che grande città sarebbe. Tra i due candidati favoriti, è soprattutto una (un po’ di più lei, la signora cotonata) ad averne molti, parecchi, tappezzati in ogni dove (anche sulle fiancate dei taxi!). Ti guardano di tre quarti, quasi sempre ringiovaniti, ti sorridono e provano a rassicurarti. Be’, uno dei due è un ex poliziotto e qualche numero per rassicurarti ce l’avrebbe anche. Ma, mi chiedo, una metropoli c’ha davvero bisogno di un (ex) poliziotto come sindaco? C’avevamo un premio Nobel, vuoi mettere il figurone, quando poi andavi all’estero (dalle mutande firmate e i parcheggi sotterranei a Ruzante e Il mistero buffo, sarebbe stato come fare un salto mortale triplo con avvitamento, bendato e senz’acqua sotto). Ma era troppo vecchio (che andassero a controllare i documenti all’inquilino del Quirinale) e indisciplinato e l’hanno eliminato in partenza. Senza interrompere il ragionamento però, penso che, piuttosto d’un ex-ministro dell’Istruzione che ragiona come ragiona e che, seguendo coerentemente i suoi ragionamenti, ha introdotto termini impronunciabili e sconcertanti come portfolio, è pur sempre meglio un onesto ex poliziotto di origini salentine (il Salento è bellissimo!), senza troppi grilli per la testa.

Domanda quasi finale, non priva di retorica

Ma perché qui ci mandano sempre dei candidati votati alla sconfitta? Persone perbene, degnissime, mosse da commuovente buona volontà, ma con un carisma e un peso politico prossimi allo zero?

Forse adesso è meglio che la smetta di parlare di politica, non fa per me, in più mi si sta fondendo il cervello. Sono le dieci e ventinove e non s’è ancora visto nessuno, qui. M’andrò a bere un buon caffè alla macchinetta, così mi sgranchisco un po’.

Svoltato l’angolo del corridoio incrocio Capone che fa su e giù davanti agli ascensori. Lo sento parlare al telefonino, anzi gridare (sono tutte parole irriferibili, scusate) e osservandolo penso che non c’è da preoccuparsi, vinca chi vinca, qui dentro, in questa zona grigia di melassa informe e gelatinosa, alta ventiquattro piani, ce la si sfanga sempre. Tutt’al più, lo spostamento d’un qualche dirigente, forse inviso ai nuovi arrivati, o magari la creazione d’un nuovo settore ad hoc, o anche, nuove, inedite e urgenti, deroghe speciali da affidare a qualche mente brillante e/o stella nascente di partito e via così.

E noi, io, a contemplare tutto questo, dall’alto del mio retrobottega in alta quota, con la visuale che sapete, annerita dolcemente da uno strato di sporco a cui ormai sono molto, parecchio affezionato.

Alla fine di tutto, a noi, chi ci ammazza a noi, lo chiamano posto fisso mica per niente…


[segue]

Posted by Giuseppe Braga at 26.05.06 10:55

Comments

:-) apprendo con piacere di questi nuovi parcheggi sotterranei!!così la prossima volta che vengo a Milano (presto!)saprò bene dove parcheggiare.... :-)
Le domande sulla foresta amazzonica me le sono fatte anche io!! ...nel che da quando ero bambina...(un miliardo di anni fà!) sento parlare di questo "disboscamento selvaggio della foresta amazzonica"....!!! ora io mi chiedo....ma in 25anni, non hanno ancora finito di disboscare 'sta foresta? :-D
ps:grande racconto come sempre!

Posted by: Dody at 26.05.06 13:08

ahah! un po' di tempo fa ho letto un fumetto che non era diviso in capitoli ma in "demoni", e uno di questi demoni erano le elezioni. comunque hai dimenticato il candidato bozzetto, quello con la doppia z stilizzata che ti rimane in mente! ahahah!

Posted by: thomas at 26.05.06 15:19

Adesso che tetta manzi ha parlato a favore del voto agli immigrati e la bindi non vuole bruciare le coppie di fatto, al posto del duomo metteranno ancora una volta solo il cielo azzurro. Cazzo, berlusca, hai rovinato anche quello.
'notte.

Posted by: ilpoeta at 28.05.06 21:26