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01.05.06
Piani alti, cultura bassa / 4. Lettori forti
di Giuseppe Braga
Lettori forti
Io, per esempio. Non lo sono, per esempio. Ma, sempre col proposito benemerito di trarre idee, per il mio futuro romanzo, dalla realtà circostante, qualsiasi essa sia, ieri ho girato per gli uffici del mio piano, con l’intenzione di ficcare il naso. Mi sono chiesto, come se in realtà non lo sapessi, cosa mai faranno, nei momenti di relax, i miei colleghi? Può darsi che, chi può dirlo, leggano? La domanda mi pareva lecita e ben posta. Ora, non che debbano farlo durante l’orario di lavoro, ci mancherebbe, la produttività innanzitutto. Ma in pausa, dopo il caffè e/o nei momenti di svago?
Comincio con un esame di coscienza, forse è meglio. E allora parto dai libri che mi sono letto io in quest’ultimo periodo (quattro, cinque mesi). Sfoglio l’agendina alla ricerca di qualche appunto significativo. Per ogni libro che leggo, almeno due righe di solito, le scrivo.
Ferruccio Parazzoli, Il barista è sempre pallido
note: racconti, perlopiù brevi. m’è piaciuto molto. ha il raro dono della semplicità, anche se dietro a ogni brano ci sta sempre un velo di inquietudine che non ti lascia facilmente
Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte
annotazioni: un viaggio nell’inquietudine. nell’irrequietezza della crescita, una vita faticata, strappata un giorno dopo l’altro. una notte dietro l’altra, cercando di non lasciarci le penne, di riuscire a rivedere le luci del mattino. Céline è un mostro che scrive come Dio. leggi e viaggi e soffri con lui le febbri e la fame e la sete. attraversi la notte, fianco a fianco. ti faresti di chinino per potergli stare più vicino. una magia. che lingua, che immagini folgoranti, che personaggi, terribili e veri. “È un cazzo fritto, la vita.”
Gianluca Morozzi, L’era del porco
note marginali: Lajos… vuol dire che c’è qualche aspirante scrittore più sfigato di me
Peppe Lanzetta, Incendiami la vita
note laterali: non terminato. libro di racconti. napoletani veraci. belli, intensi e brevi. limitatamente a quelli che ho letto. prefazione di Lucio Dalla: non so spiegarne il motivo, ma m’è andata storta
Peter Handke, Prima del calcio di rigore
note veloci: interrotto a pagina 59, bella mattonella, non c’è che dire. troppo intellettuale e introspettivo per i miei gusti
Charles Bukowski, Compagni di sbronze
note a corredo: ripreso e riletto qualche racconto qua e là, Buk, anche se lo so quasi a memoria, mi tira sempre su il morale
Sono partito facile. Questi perlomeno li avevo letti. Più o meno, intendo. Ora posso iniziare.
I miei due colleghi di stanza non leggono. Capone scrive, al più, lettere sotto anonimato, rivolte alla stessa amministrazione o a Striscia La Notizia o alle segreterie dei politici, segnalando disservizi o carenze. Un vizio come un altro. Santana invece è più il tempo che sta in malattia che il resto. Ma di loro due parlerò dettagliatamente più avanti, ora devo proseguire nella mia ricerca e non ho tempo.
Metro, Leggo e City, che poi sarebbero i tre quotidiani distribuiti gratuitamente nei mezzanini delle metropolitane, quelli sono sparsi su ogni scrivania o quasi. Facile, quando non c’è da mettere mano al portafoglio siamo tutti dei gran lettori di giornale.
Non mi sono perso d’animo e ho perlustrato avanti e indietro per il corridoio. Sono entrato negli uffici aperti (in quelli chiusi ho ritenuto fosse meglio evitare) e con scuse più o meno banali ho allungato il collo e sbirciato. Ho visto, m’è saltato subito all’occhio, l’ultimo libro di Cunningham, l’ho visto parcheggiato sulla scrivania di una collega dell’ufficio di fronte. Poi, se s’escludono i testi specifici della materia, ovvero i manuali d’urbanistica (tomi esagerati) o i testi unici di legge o gli altri volumi e/o dispense altrettanto zeppi di leggi, articoli e codicilli (in continua, esasperante evoluzione), direi poco altro.
Ovviamente la mia ricerca non poteva avere valore scientifico (di questo ne sono pienamente consapevole). C’è anche chi (impossibile quantificarli, a meno di non frugare nelle loro borse), per pudore, riservatezza o vergogna, i suoi libri, non li lascia in bella vista sulla propria scrivania, chiaro che sì.
Tornato nella mia stanza, ho cominciato a riflettere (talvolta mi capita). Le mie riflessioni si sono via, via allargate, hanno aperto la porta, percorso il corridoio, preso l’ascensore e sono scese. Potevo forse affermare con assoluta certezza che al mio piano non esistevano lettori forti? No che non potevo. Potevo però affermare, con assoluta certezza (e pure con una certa sicumera se ce ne fosse stato bisogno), che io, all’interno del palazzo, almeno uno, un lettore forte intendo, anzi fortissimo, lo conoscevo, altroché se lo conoscevo. Eureka, mi si era accesa la lampadina!
Vitaliano Franchi, esterno al campo della mia indagine, d’accordo (è dislocato due piani sotto il mio), ma con lui andavo sul velluto. Vitaliano Franchi, geometra, per la precisione perito edile, Vitaliano Franchi, un uomo che legge come un cavallo, Vitaliano Franchi, il lettore forte che legge per tutto il settore. Vitaliano Franchi, scusatemi, ma di lui non posso non parlare.
Vitaliano Franchi ha un’età, come tutti noi, ma ne dimostra, dote appannaggio di pochi eletti, un’altra. Sarà che legge come un forsennato, un forsennato onnivoro, attento alle novità e curioso del passato, sarà che forse, come qualcuno maliziosamente sussurra, si tinge i capelli, ma di sicuro dimostra molti, molti, parecchi anni di meno. Che sia un bene o meno, lascio a voi dirlo. A me lui piace così com’è.
Non si direbbe a guardarlo, ma Vitaliano Franchi lavora per l’amministrazione da più di vent’anni, gli ultimi cinque occupati a redigere e pianificare, insieme al suo gruppo di lavoro, delle zone speciali del Piano Regolatore, zone che sono state chiamate B2. Un giorno, magari, capita che ve ne parli pure, di queste benedette zone B2, ma non aspettatevi nulla di trascendentale, mi raccomando.
Vitaliano io l’ho conosciuto grazie ai miei vecchi colleghi, prima della diaspora, e da allora s’è creato subito un bel feeling tra noi due. Soprattutto per via di un fatto. Fin dagli inizi lui, il Franchi, ha preso a regalarmi e a prestarmi, ma di più a regalarmi, libri, molti, parecchi, sostanziosi, tutti libri che lui leggeva o che non riusciva a leggere. Infatti credo che una buona parte del suo stipendio lui se lo giochi in libri. Ne compra in quantità industriale, in maniera scientifica, lui sì, sistematica. A casa sua non gli ci stanno più e allora, venuto a conoscenza delle mie velleità letterarie, dopo ore e ore trascorse a discutere di libri, autori e di varia letteratura (ore abilmente sottratte all’impiego amministrativo), forse mosso a compassione o a chissà che altro, ha cominciato a farmi dono di libri. E che avrei dovuto fare? Ho accettato subito, anche perché, meglio puntualizzare, a lui, come contropartita, era sufficiente leggere qualche mio scritto ogni tanto, per avere il gusto poi, terminata la lettura, di potermelo criticare in assoluta e piena libertà. Uno scambio più che equo, direi molto vantaggioso. Per entrambi, ma senza dubbio per me.
Vitaliano Franchi legge di tutto, si fagocita libri come un coccodrillo affamato, con una velocità e una voracità pazzesca. Non solo. Per evitare di acquistare libri già acquistati (gli è capitato più d’una volta), per evitare di leggere libri già letti (gli è capitato pure questo), ha congegnato un sistema infallibile, grazie al computer e soprattutto grazie alle ore di libertà (i famosi momenti morti) che la riorganizzazione (definiamola pure lenta e macchinosa) delle zone B2 gli consente di avere.
Con l’aiuto del suo personal computer, infischiandosene dei colleghi di stanza, Vitaliano Franchi ha allestito un database con i contro fiocchi. Roba da librai o bibliotecari professionisti. In soldoni, per farla breve, il Franchi, ha inserito e catalogato tutti i libri acquistati, a partire dagli ultimi dieci anni (peccato che non gli sia venuto in mente prima) in qua, li ha inseriti per autore, con una colonna apposita per il titolo e un’altra per il commento specifico e dettagliato. Altro che agendina volante come il sottoscritto. Lui, tutto computerizzato. La scheda, coi ritmi di lettura che tiene, va da sé, è obbligato ad aggiornarla ogni due, tre giorni. Una macchina da lettura, altro che amministrazione, dovrebbe andare a interpretare il ruolo di Robert Redford ne I tre giorni del condor, che si leggeva solo gialli da mattina a sera (Franchi farebbe meglio, lui non è monotematico) per conto della CIA.
Non è tutto, a parte, in un altro file, ben distinto dal precedente, il Franchi tiene la lista dei libri prossimi da comprare e la lista dei libri appena comprati.
Vi starete chiedendo, beh, facile, se ne sta lì, bello, bello, a riorganizzare lentamente le famigerate zone B2 e intanto, nei frequenti momenti morti, chissà come e quanto leggerà. E invece no, devo smentirvi, a Vitaliano Franchi tutto si può dirgli, ma non che sia un uomo banale. Infatti lui, mai e poi mai, sottolineo il mai, ha mai letto, manco una riga, in ufficio. Un vezzo forse, però è così. Lui l’ufficio lo utilizza, B2 a parte, solo per organizzarsi meglio, anche perché il computer a casa mica ce l’ha.
Vitaliano Franchi è uno di quegli strani esseri che, isolandosi con cuffiette regolamentari, legge in tram, tra la folla accalcata, oppure in casa, comodamente seduto in poltrona, con la tele spenta.
Con lui, come dicevo, spesso ho avuto il piacere di discutere di libri. Ricordo, ad esempio, che fu lui a consigliarmi e, soprattutto, a darmi da leggere (e qui lo devo proprio ringraziare) Il lercio di Irvine Wells e Nell’intimità di Kureishi, tanto per citarne due a caso. Oppure, ricordo anche, la lunga discussione a margine di Vergogna di Coetzee. Al Franchi non era andata giù come Coetzee aveva risolto la vicenda. La figlia avrebbe dovuto vendicarsi, come minimo. Io non mi trovavo del tutto d’accordo e quasi se l’era presa con me, e allora, m’aveva detto, tu che scrivi, come l’avresti fatto finire? Insomma, per lui, il finale era da cambiare.
Tendenzialmente, considerato che di norma, qui, tra uffici, ascensori e corridoi, la conversazione, il chiacchiericcio diffuso e vario, verte spesso, se non quasi esclusivamente, sul tutto e sul niente, vago e approssimativo, è quasi un lusso, poter conversare di tanto in tanto con uno come il Franchi.
Stanno bussando alla porta, ora vi devo lasciare, alla prossima, ma non preoccupatevi, del perito edile Vitaliano Franchi, sesto piano, lettore forte, come si dice in gergo, ne sentirete ancora parlare.
[segue]
Posted by Giuseppe Braga at 01.05.06 13:18
Comments
L'ultimo libro che ho letto (finito ieri) è stato il tuo, bello davvero.
Posted by: Matteo at 03.05.06 17:24
tempo fa nel mio quartiere girava uno spazzino che era sicuramente un lettore forte.
ogni volta che finiva di ramazzare un isolato, posava la scopa, tirava fuori un libro, si sedeva su di un gradino all'ombra se faceva caldo o nella sua piccola apetta arancione, se faceva freddo e si metteva a leggere.
un giorno, passandogli accanto per caso, potei sbirciare il titolo del libro che leggeva: gli indifferenti, di moravia.
piacevole lettura il tuo pezzo.
saluti
Posted by: cara polvere at 04.05.06 08:08
In America di DeLillo, c'è una descrizione da parte del protagonista, David Bell, di cosa fanno i colleghi, lui passeggia e sbircia nelle stanze, insomma, un'idea simile alla tua. Là, mi sembra, nessuno legge libri però.
Posted by: mauro at 04.05.06 09:32
anche qui, a dire il vero, in pochi leggono. ma meglio così, qui bisogna lavorare, insomma, sì, qui c'è da mandare avanti una città...
America non l'ho letto, di DeLillo invece ho letto, e m'è piaciuto molto, Rumore bianco.
Posted by: giuseppe braga at 04.05.06 11:41
Buona anche l'idea della foto - al mare, in vacanza - associata ad un testo ambientato in ufficio, nel lugo di lavoro. Piacevole lettura, sono d'accordo.
Posted by: rossella at 04.05.06 13:33