06.08.08

Virginia on my mind

di Giuseppe Braga

Il primo film che Virginia potrà dire di aver visto ecco forse visto no ma certamente sentito ecco forse sentito neppure che dormiva come un ghiro ecco pur essendoci un volume alto forte fortissimo quasi da spaccare i timpani a un adulto che noi ci siamo pure messi in fondo alla piazza per evitare lo spappolamento dei timpani e comunque il primo film diciamo a cui lei ha assistito ecco forse sicuramente ignara di quello a cui stava assistendo ecco è stato un film proiettato all’aperto quest’estate anzi l'estate scorsa mannaggia come passa il tempo però ecco quindi quando aveva appena tre mesi e mezzo eccola lì molto precoce insomma come cinefila fruitrice spettatrice di film intendo. Che poi ripensandoci ancora adesso a quasi un anno di distanza ecco quello era davvero un bel bellissimo film era quello molto istruttivo e parecchio propedeutico.

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Quella notte sull’elefante con Nicole, al Moulin Rouge!

di Giuseppe Braga
Categoria: Scriver cover sui tetti di Parigi
Protagonisti: Christian (Ewan McGregor), Satine (Nicole Kidman))
Fonte: Moulin Rouge!, Baz Luhrmann (USA, 2001)


Fermo immagine. Satine è in piedi sul dorso dell’elefante indiano, Christian le sta a un passo, ha la bocca spalancata e si protende verso di lei. La luna è un cartone tondo e giallo, con naso e occhi stilizzati. Tiro un sospiro, trattengo il fiato e schiaccio play. Parte il medley. Canto insieme a loro, non resisto. Un posticino fisso su quel terrazzo, a pochi passi dalla Torre Eiffel e da Montmartre, mi piacerebbe avercelo, una mansardina, anche abusiva, non pretendo un attico con piscina.
Come un sogno ricorrente, come un’elegia sotterranea a metà strada tra il cuore e le corde vocali, mi ci ritrovo catapultato dentro. Satine m’ha stregato ancora, eccomi al Moulin Rouge!

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collage amoroso (1997)

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Ma tu lo conosci Joyce?

anteprima, centotrentanove pagine (più o meno)

qui, su google ricerca libri, ho trovato anche il vecchio Joyce. Istruttivo, ma non esaustivo, diciamo. Ci sta l'anteprima di alcuni brani, tagliati sul più bello (ovviamente per far venire l'acquolina in bocca ai futuri eventuali acquirenti). Poi ci stanno anche i link ad alcune simpatiche recensioni (un paio uguali, dello stesso pseudocritico pataccaro che manco ha letto tutto il libro - e in più ha messo tra virgolette, come se le avessi scritte io, cose che manco ci stanno nel libro, ma vabbè). E poi, come ciliegina prelibatissima, ecco, sempre per google, meglio precisare, le parole chiave del libro. Cultura altissima, come si può ben vedere...

Aldo Nove, Centovalli, Tikkun, Woody Allen, Agatha Christie, Matteo B, Terre di Mezzo, Marco Tardelli, Raul Montanari, Signora Dettaglio, Ricky Tognazzi, Afterhours, naviglio Martesana, Mr E.P., Nilla Pizzi, Bruno Vespa, DJ Francesco, vodka, Arturo Bandini, Karim Capuano

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28.07.08

il fascino maledetto dello scrittore (part XLVI)

banconote

di Giuseppe Braga

alle nove meno venti esco dai tornelli e vado diretto al bar del mezzanino. Cappuccio e brioche, il solito, insomma. In testa, pensieri spettinati. Ho appena terminato di leggere Port Tropique di Barry Gifford, che caldamente consiglio (capitoletti brevi e intensi, non molto spesso, centosessanta pagine, l’ideale, un noir come si deve, senza inutili fronzoli, giocato più sulla psicologia che sull’azione), e ci son rimasto male, ma davvero, che fino all’ultimo ci avevo sperato, ecco, e invece. Ordino e mentre consumo la colazione ho in testa il mar dei Carabi, altro che il mezzanino, una vecchia valigia zeppa di dollari, Franz che sorseggia una birra gelata e mangia gamberetti alla griglia, giovani mulatte che sculettano e ti lanciano occhiate fiammeggianti, trafficanti pericolosi, contrabbandieri senza scrupoli e un rivoluzionario un po’ ciarlatano. Ingurgitato l’ultimo sorso di cappuccio al banco, mi dirigo verso la cassa, estraggo dal portafogli una banconota stropicciata da cinque euro, l’ultima banconota che il mio portafogli contiene, sentendomi adesso sì, un po’ come Franz Hall, la stiracchio leggermente e la allungo alla giovane cassiera, carina devo dire, anche due belle tette, se dovessi sbilanciarmi, ma antipatica come la morte. Mai un sorriso, mai un buongiorno o un arrivederci. Lo scontrino, solo quando le gira. Prende in mano la banconota piuttosto schifata, tutto nella norma, insomma, con appena due dita, sulle punte, se avesse delle pinzette userebbe quelle, sicuro, manco le avessi passato un pannolino sporco e puzzolente pieno zeppo di merda magari un po’ molliccia, tanto per stare su un tema che mi sta piuttosto a cuore, se la rigira tra le mani, scuote la testa, sussurra qualcosa di incomprensibile, fa di no, eh no, fa no con la testa e sospira. Poi vedo che armeggia con una cazzo di macchinetta strana, una di quelle che servono per controllare se le banconote sono vere o false, una di quella macchinette che tu ci fai passare sopra la banconota incriminata e quella, a seconda che sia buona o taroccata, emette una luce blu fluorescente. Imbarazzante, devo dire. Sia la luce da disco anni ottanta che la situazione in sé. La fa passare per tre o quattro volte, si vede che non è del tutto convinta. Io attendo e intanto dietro di me si sta pure formando una discreta fila. Già m’immagino i commenti, ah, ma lo sai che oggi ci stava un tipo al bar che ha cercato di smerciare una banconota falsa? Ma davvero? Ma sì, un poveretto, poi, cinque euro... Ma che cazzo. Mi viene pure da pensare, in quella lunga attesa, che non c’ho neanche mezza monetina in tasca. Dopo un paio di minuti di raggi fluorescenti e di grugniti, sempre a testa bassa, la giovane cassiera apre lo sportellino della cassa, ci infila, non del tutto convinta, la stropicciata banconota incriminata e mi allunga il resto. Me lo intasco il più rapidamente possibile e me la svigno quasi correndo, stavolta sono io quello che non saluta. Ma che cazzo. Risalendo le scale del metrò continuo a chiedermi perché mi ostino ad andare in quel cazzo di bar e non in quello di Port Tropique, non so.

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milano.2

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21.07.08

un dito sì, ma magari nel culo

di Giuseppe Braga

lo ammetto, non ne posso più, e per dirlo io che sono uno che c’ha una pazienza che è difficile da immaginarsi la pazienza che c’ho io, vuol dire che il bicchiere è colmo, dai. Che io non mi capacito, purtroppo (per me) è da una quindicina d’anni che non mi capacito, lo ammetto (spero vivamente me ne aspettino un po' meno, ecco). Che quando parla del nord, quell’uomo ributtante che sembra uscito da un fumetto di Alan Ford, è come se ci avesse tutto il nord con lui, prima trecentomila coi fucili caldi, poi quindici milioni pronti a battersi per la libertà, e via di questo passo esponenziale galattico planetario.

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18.07.08

oggi

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quarantuno anni + quindici mesi e sei giorni

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15.07.08

Virginia on my mind

Seggiolino

di Giuseppe Braga

A Virginia le ho montato un nuovo seggiolino, è stato un po’ complicato ma alla fine ce l’ho fatta. Gliel’ho montato sul sedile posteriore della skoda. Lo sforzo è stato ben ricompensato, però. Lei, l’ho visto subito, ha gradito molto. Ci sta come un papa, sul suo nuovo – che poi è di seconda mano, vabbè – seggiolino, bella dritta che può guardare fuori, non come prima, tutta sacrificata, rivolta verso lo schienale del sedile anteriore e mezza sdraiata. Ecco, rispetto a come stava messa prima, adesso, fuori di dubbio, ci sta come un papa, ci sta. Diciamola tutta quanta, però. A me mi fa tanto moltissimo piacere che lei ci stia comoda, che possa guardar fuori, osservare le auto e gli alberi e le case che scorrono, dare un’occhiata al cielo, rimirare le nuvole, ecco, tutte ste cose qua, a me mi fanno un grande grandissimo piacere. E però a me, la cosa, nel complesso, mi piace un po’ meno, lo devo confessare. Perché, stando dietro, la piccola Virginia mi è tanto più lontana e fuori portata. E così adesso non la posso più accarezzare tenerle la manina stringerle l’indice farle il solletico sotto ai piedi grattarle l’orecchio solleticarle il ginocchio soffiarle sui capelli ecc. O meglio, potrei anche farlo, ecco, allungandomi piegandomi curvandomi torcendomi un po’, però poi, c'ho pure pensato a questo, se mi distraggo e sbando e vado a sbattere contro qualcosa, poi chi ce lo va a dire poi, a tutti gli altri, mamma nonni zii cugini di secondo grado compresi? Che ho sbandato perché le volevo fare il solletico sotto ai piedini?

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14.07.08

il fascino maledetto dello scrittore (part XLV)

di Giuseppe Braga

Pare, dico pare, che durante i lavori di ristrutturazione che stanno facendo al venticinquesimo piano abbiano trovato dell’amianto nel contro-soffitto. Il Coordinatore dell’Emergenza, ci ha riuniti per parlare della prossima prova di evacuazione (del palazzo, non dell’intestino crasso del sindaco) che verrà fatta prossimamente. Però siccome le voci sull’amianto stanno circolando incontrollate, ecco che il mio collega M., scrupoloso e diligente, considerando che ci troviamo nella sede preposta (la riunione di tutti gli addetti alla sicurezza), ecco che alza la mano, prende la parola e fa la domanda.

“Scusi, volevo sapere da lei la conferma o meno, rispetto ad alcune voci che corrono su presunte presenze di amianto nel palazzo…”

Il coordinatore di fresca nomina lo guarda sarcastico.

“Ma lei a che piano sta?”
“Al quinto.”
“E allora di che si preoccupa?”
“In che senso, scusi…”
“Tanto l’amianto sta al venticinquesimo, ci stanno venti piani di distanza, stia tranquillo…”, e giù una crassa, questa sì, risata.

Dopo la gran battuta, giù tutta una serie di rassicurazioni molto parecchio fumose per nulla alquanto dettagliate. Pronti per l’evacuazione d’emergenza, allora. Avanti tutta. Siamo indubbiamente in ottime mani.

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08.07.08

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06.07.08

Duecentoquarantasei ringraziamenti

Sempre a proposito del rendiconto sulle vendite, di questo libro qui (il solito, insomma, l’unico, per ora, ecco), di cui ho scritto qui, rileggendo con calma e con assoluta estrema accurata attenzione la lettera della casa editrice, districandomi a fatica tra tutti quei numeri, mi son ben reso conto, con meravigliata entusiastica esaltante festosa maniacale incredula sorpresa, che nell’anno solare duemilasette, lo scorso appena passato, ecco, in quell'anno lì, di copie, ne sono state vendute ben duecentoquarantasei, che sommate alle circa ottocento e rotti dell'anno precedente, ovvero duemilasei, fanno un eccitante totale straordinario di circa mille copie e rotti (che io, ve lo assicuro, non ho così tanti parenti e/o amici, fidatevi credetemi, e quindi sta cosa qui, egocentricamente auto-referenzialmente parlando, mi ha tirato un bel po' su il morale, eccolo). Mica poche, insomma, dai (per l'esattezza un totalone di millecinquantotto), che poi ci abbiamo anche il corrente duemila e otto, per incrementare arrotondare le vendite, che cazzo dai! Ecco che dunque, specificatamente, oggi, ci tenevo a ringraziarli tutti, che dio li abbia in gloria, i duecentoquarantasei acquirenti dell'anno duemilasette (che spero siano stati altrettanti lettori). Se volete, carissimi duecentoquarantasei, ci scappa pure una birra, se volete, palesatevi che ve la offro molto parecchio volentieri, ecco. Non secondariamente, birra a parte, io li ringrazio proprio davvero molto parecchio, questi mitici e valorosi duecentoquarantasei, eccoli, per il non secondario fatto che, se non ci fossero stati, altro che ventisette euro, altro che, avrei dovuto rimborsare…

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03.07.08

Virginia on my mind

Virginia c’ha un modo tutto suo di mangiare. Vuole che le si mettano sul ripiano del seggiolone piccoli pezzetti di pappa, è lei stessa col ditino a indicare il punto esatto preciso, così che lei possa prenderseli a piacimento e (tra un’imboccata e l’altra che le si da col cucchiaino), auto-imboccarsi da sola. Giorno dopo giorno si sta specializzando, affinando la tecnica. Le sue piccole dita laboriose si industriano e armeggiano che è un piacere, qualche volta, bontà sua, capita pure, generosa di una bambina, che ti offra qualche avanzo sputacchiato. Il problema, ammesso lo sia, è che lei pretende di usare le manine anche con lo yogurt e con l’omogeneizzato, finendo per impiastricciarsi tutta, gomiti guance naso capelli compresi. Va da sé che con le stelline, gli anellini e i chicchi di riso, le cose vadano un po' meglio. Coi biscotti poi, è l'apoteosi. A ogni buon conto, ecco le prove.

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02.07.08

Viaggi a buon mercato (2000)

di Giuseppe Braga

Lasciatemi dire. A me viaggiare non piace. O, per meglio precisare, non come lo intendete voi. I miei viaggi sono esercizi virtuosi. Avete capito bene: virtuosi. Non ho sbagliato, non volevo assolutamente intendere, come avrete senz’altro pensato, virtuali.

Sono al supermercato e ho il cestello, attenzione ho detto cestello, che il carrello mi impiccia. Troppo grande e scomodo (e poi quelle stupide monetine), quindi non lo prendo mai. Meno spesa faccio, meno soldi spendo, non so se. Preferisco risparmiare io, con questi chiari di luna. Adesso sono le nove e venti del mattino e sono pronto. Il biglietto non mi serve. Le mie sono tutte corsie preferenziali.

Primo viaggio: Arance di Sicilia.
Secondo viaggio: Miele d’api (e certo che è d’api!) di castagno, Abruzzo.
Terzo viaggio: Emmental, Svizzera facile.
Quarto viaggio: The Lipton, Inghilterra o India, fate voi.
Quinto viaggio: Pane di Altamura, Puglie e tavoliere delle.
Sesto viaggio: Tonno in scatola, Norvegia, anche se fa freddo.
Settimo viaggio: Lattine di birra (pacco da otto), Germania, Olanda, Scozia, Belgio, Irlanda, ecc. (Interrail, credo mi convenga quello).
Ottavo viaggio: Prosciutto, latte e parmigiano; Parma, Bologna e dintorni.
Nono viaggio: Banane. Africa, credo.
Decimo viaggio: Primex supersottile (confezione da dodici), fa niente anche se li fanno a Corsico, dietro casa mia. Quegli affari servono sempre.
Undicesimo viaggio: Wurstel, Monaco di Baviera, Germania del sud. Fiche a mazzi.
Dodicesimo viaggio: Senape (da mettere sopra ai wurstel), non lo so.
Tredicesimo viaggio: Paella valenciana – quattro porzioni abbondanti – lo dice il nome.
Ultimo viaggio: Pomodori in scatola. Se li trovo, Campbell (come la gran figa nera che stava con Briatore), conseguentemente Andy Wharol, quindi Stati Uniti d’America, perciò New York. Precipuamente Manhattan. La Grande Mela, quella della Val di Non… che tanto preferisco le fragole. Israele, forse. Ogni modo sto con l’Intifada. ‘Fanculo.

Ho finito. Torno a casa. Pago con carta bancomat. Globalizzazione, I suppose.

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01.07.08

Premonizioni

di Giuseppe Braga

Sono un paio di notti che faccio strani sogni, col senno del poi, senza dubbio premonitori. Nel primo ho sognato Linus, quello di radio deejay, non quello di Schultz, eravamo da qualche parte, all’aperto, ci si incontrava casualmente, lui mi guardava incuriosito, come se mi avesse già visto da qualche parte, e mi chiedeva se per caso non avessi scritto un libro, e mi pareva interessato alla faccenda, sì, insomma, non aveva l’aria di prendermi per il culo, ecco, ed ecco che allora io coglievo l’occasione al volo e gli dicevo, be’, sì, gli dicevo che in effetti, be’ sì, io un libro in effetti l’avevo scritto, e di colpo, come solo nei sogni, anche in quelli premonitori, può succedere, mi si materializzava tra le mani una meravigliosa profumatissima copia del mio meraviglioso e vendutissimo libro.

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Pubblicato da Giuseppe Braga alle ore 19:40 | Opinioni (2)