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11.10.07

Rosa

Salgo sull'eurostar. Il mio posto è occupato da: due borse, un codice penale commentato, un codice di procedura penale commentato, un Buondì Motta nel suo cellophane, un rotolino di cavetti con un iPod in fondo.
Il tipo seduto nel posto accanto (a occhio trent'anni, completo nero con cravatta rosa) sta studiando. Faccio per avvisarlo. Lui mi dà un'occhiata. Toglie dal mio posto i due codici. Li mette sul tavolino. Si rimette a studiare. Nel corridoio si sta formando una paziente fila.
"Mi scusi", dico. "Questo è il mio posto".
"Ah, sì, certo", dice il tipo. Prende le due borse e le getta sul posto difronte.
Si rimette a studiare.
"Sono sue queste cose?", dico.
"Eh?", dice il tipo.
"Io devo sedermi qui", dico. "Mi libera il posto, per favore?".
"Ah, sì, certo", dice il tipo. Prende su l'iPod e il Buondì Motta.
Riprende a studiare con l'iPod nella destra e il Buondì Motta nella sinistra.
Prendo dalla borsa l'Herzog di Bellow. Butto la borsa tra i sedili. Mi siedo. La fila nel corridoio riprende a scorrere.
Una signora in tailleur dice, indicando il posto difronte al tipo: "Questo è il mio posto".
Il tipo la guarda. Posa iPod e Buondì. Afferra le due borse e se le porta in grembo. La signora si siede; accanto a lei, e difronte a me, si siede subito un giovinotto con le guance molto rosse.
Trenta secondi dopo arriva un signore imponente con un impermeabile rosa. Dice al tipo: "Quello è il mio posto".
Mi alzo per far uscire il tipo. Il tipo posa la roba sul mio posto. Si alza. Cerca di prendere tutto in mano: borse, Buondì, iPod, codici, il libro che sta studiando (che, ora lo vedo, è un manuale per prepararsi all'esame d'ammissione all'Ordine dei giornalisti). Tenta di muoversi. Gli sfugge una borsa. La spinge avanti col piede. Io cerco di lasciargli spazio. Il signore imponente fa lo sguardo disgustato. Il tipo si avvia nel corridoio tenendo tutte le sue cose in braccio.
Il signore imponente s'infila nel suo posto. Appende l'impermeabile rosa al gancio. Si siede. Mi siedo anch'io. Il signore imponente si divincola. Si fruga sotto il sedere.
"E' suo questo?", dice porgendomi l'iPod.
"No", dico. "E' del giovanotto che era seduto qui prima".
"Bene", dice il signore imponente. "Lo affido a lei", e me lo posa davanti sul tavolino.
"Vado a cercare il giovanotto", dico facendo la mossa di alzarmi.
"Non ci provi nemmeno", dice il signore imponente.
"Perché?", dico ricadendo.
"Se lei si aggira per questo treno con una cosa altrui in mano, il legittimo proprietario potrebbe accusarla di aver tentato di appropriarsene", spiega il signore imponente. "Se invece lei la lascia dov'è, e magari la sorveglia per bene, questa accusa non può esserle rivolta".
"Potrei cercare il giovanotto senza portare con me l'iPod, lasciandolo qui", azzardo.
"E' incongruo", dice il signore imponente. "Se vuole portare aiuto al legittimo proprietario, non può abbandonare l'oggetto dove chiunque potrebbe appropriarsene".
"Lo affido a lei", dico.
"Non mi prendo questa responsabilità", dice il signore imponente.
"Il suo comportamento mi pare curioso", dico. "In pratica, lei mi sta fermamente consigliando di agire in modo tale da non poter più ritrovare il legittimo proprietario di questo iPod".
"Si fidi di me", dice il signore imponente. "Sono un magistrato. E gli imbecilli mi danno noia".
In quell'istante ricompare il tipo. Gli consegno l'iPod. Lui manco dice grazie. Il magistrato tira fuori un giornale, ci si ficca dentro e non mi guarda più.
Quando scendiamo, mi accorgo di aver pressato ben bene, sul fondo del sedile, il Buondì Motta.

Posted by giuliomozzi at 11.10.07 13:01

Comments

menomale che non era un krapfen alla marmellata!

Posted by: mimmo at 11.10.07 13:53

"Lo affido a lei", dico.

Be', grande.
Grande. Grande. Grande.

Posted by: Marco at 11.10.07 14:04

Alla fine del viaggio si era trasformato in un Buondì Mozzi.

Posted by: Orazio at 11.10.07 15:00

Sì, sì, questa cosa qui ci voleva, grazie.

Posted by: Roberto Tossani at 11.10.07 16:06

Ehi, ma Herzog non lo avevi già letto in un altro viaggio in treno?...

Posted by: ramona at 11.10.07 19:07

hai le chiappe più efficienti di un micro-onde, giulio, spero che almeno te lo sia gustato...

Posted by: cletus at 11.10.07 20:34

L'altra volta era Humboldt, Ramona.

Posted by: giuliomozzi at 12.10.07 08:57

Ma è realtà o fiction?
So che è la cosa più stronza da chiedere ad uno scrittore - forse assieme a 'Ma dove le vengono le ispirazioni? -, ma è realtà o fiction?

Posted by: Ivano Porpora at 12.10.07 14:24

No Giulio, sono sicura, perchè si parlava delle mie difficoltà a leggere quel libro (che però, dicevo, mi era anche piaciuto). E tu mi hai detto che lo hai letto tutto in un viaggio in treno, di cui non ricordo la destinazione (ma non era l'Australia, era molto più vicino...). Bacio.

Posted by: ramona at 12.10.07 14:33

Era buono il Buondì Motta dopo averlo schiacciato? ^____^

Questa storia è ai confini della realtà, un magistrato che si sposta in treno con Giulio Mozzi. Ah Ah Ah

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 13.10.07 17:29

ti è andata bene. poteva essere una girella. col rischio che il cellophane di quella che poteva essere una girella potesse aprirsi...

Posted by: silvana at 29.10.07 17:57

L'ultimo viaggio in treno che ho fatto, Roma-Firenze-Roma, stavo molto male, avevo la febbre, il raffreddore e cominciavo ad a vere le visione. Vicino a me stava una suora che percependo il mio devastante malessere mi ha toccato un gomito e m'ha detto: "Posso aiutarti?". E' stato lì che ho deciso di chiamare in redazione per avvisare che non sarei andato a lavorare l'indomani. Resta, ad oggi, l'unico giorno di malattia che mi sono preso.
[Ste]

Posted by: Noantri at 07.11.07 14:53

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