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08.10.07
Che è
Che è che sé non è, e se non è io non
sono?
(Non siete voi, no).
Posted by giuliomozzi at 08.10.07 12:29
Comments
dio?
d.
Posted by: demetrio at 08.10.07 13:33
allora:
sé non è
se non è io non sono
l'anima?
l'alter-ego?
la coscienza?
[non sarà mica Rosy Bindi?]
e.
Posted by: enrico at 09.10.07 12:53
Il dubbio? Il ragionevole dubbio?
Posted by: carlo64 at 09.10.07 13:45
Facile. L'anima intellettiva
Posted by: Roberto Plevano at 09.10.07 16:44
Perché l'anima intellettiva?
Posted by: carlo64 at 10.10.07 12:48
che cos'è che non è il sé (cioè non è identico con la persona che vive intende e parla)
e se non è (= se non esistesse)
io non sono (= non sono in quanto me stesso, animale razionale definito dall'intelletto)
postilla: nelle principali tradizioni filosofiche dell'antichità l'anima non è una faccenda semplice, ma è composta di parti. La parte intellettiva (o anima razionale) definisce l'uomo come tale, ut sic est. Condizione necessaria, non sufficiente.
Forse la mia è solo superfetazione ermeneutica, me ne scuso, è tardi e vado a letto…
Posted by: Roberto Plevano at 10.10.07 21:57
Pensavo che anima intellettiva e razionale non fossero la stessa cosa.
Mi chiedevo: L'anima intellettiva non potrebbe esistere anche senza di me? Se esistesse anche senza di me, allora sarebbe sempre se stessa. Allora io esisterei solo se prima di me esistesse l'anima intellettiva.
Posted by: carlo64 at 11.10.07 13:29
Comunque ci ho pensato fino adesso, e non capisco se questa domanda sia formulata bene. Non mi sembra logica.
C'è qualcosa che è, però non è se stessa; allora non è. E se non è, quindi se è, io non sono. Così, come la interpreto, è una contraddizione.
Potrebbe essere il non essere, quindi il nulla?
Però, se il nulla non fosse, sarebbe l'essere; e se c'è l'essere ci sono anch'io.
Probabilmente non ho capito la domanda, oppure non è una domanda valida.
Posted by: carlo64 at 11.10.07 16:09
intellettiva, razionale, i termini cambiano nella tradizione latina, che usa versioni dal greco e dall'arabo. In soldoni però, l'anima è un composto di tre parti, a cui poi si danno nomi diversi e funzioni non sempre coincidenti.
Curiosa la tua domanda… secondo Ibn-Rushd (Arabo: ابن رشد), conosciuto da noi come Averroé, l'intelletto che agisce sul resto dell'anima è uno per tutto il genere umano, è immortale e sta al di fuori di noi, e noi ci uniamo ad esso (ci "continuamo" in esso) quando comprendiamo qualche Verità.
Posted by: Roberto Plevano at 11.10.07 16:09
ehi! siamo in linea nello stesso istante!
Posted by: Roberto Plevano at 11.10.07 16:10
Abbiamo postato insieme nello stesso minuto.
Per precisare il mio precedente commento, sono cose che ho sentito per radio.
Posted by: carlo64 at 11.10.07 16:15
cose sentite per radio?
Non ci avevi PENSATO fino adesso (= dalle 12:48 del 10 alle 13:29 dell'11?)
Posted by: Roberto Plevano at 11.10.07 16:18
Ci ho pensato dalle 13,29 alle 16.08 di oggi, cioè nel tempo intercorso tra i miei due commenti, ma non so se ho fatto bene a pensarci così tanto.
Davvero mi sono ricordato di un discorso sentito alla radio; parlava dei sensi e della ragione: i sensi non possono sentire se stessi, invece la ragione può pensare se stessa.
Posted by: carlo64 at 11.10.07 18:50
Ps: non riesco a capire se l'idea di Averroè sia in linea col pensiero cristiano. Non mi sembra tanto in linea. Purtroppo, non ho più ben chiaro il discorso sentito per radio, però mi pare che continuasse dicendo che l'intelligenza più alta è quella di Dio; perciò non so dire se quello che afferma Averroè sia la stessa cosa. E poi mi spiace ma oltre non so andare e mi viene il mal di testa a pensarci. Più che altro mi fermerei sul tipo di domanda, che a me pare contraddittoria, ma forse è proprio il mio limite.
Posted by: carlo64 at 11.10.07 19:41
Che i sensi non possano sentire se stessi è fatto stranoto, qualcosa d'altro sa che il tatto percepisce, l'olfatto odora etc. Si chiama senso comune, ed è senso interno, in una prospettiva aristotelica. Anche Kant ipotizza un centro unificatore dell'esperienza (IO so di sentire, conoscere, etc.) con la nozione di io-penso. Da cui non a caso decolla l'idealismo trascendentale tedesco.
Averroè NON è propria in linea né con un pensiero cristiano, né con un pensiero islamico, a quanto posso capire.
P.S. forse dovremo continuare la conversazione privatim. Che ne dici? Non stiamo abusando di uno spazio altrui?
Posted by: Roberto Plevano at 11.10.07 21:13
Non credo che "essere sé" sia la stessa cosa che "essere sé stesso".
Posted by: giuliomozzi at 12.10.07 09:02
Scusa Roberto, non ho mai studiato e non posso continuare.
Scusi signor Giulio, penso di non aver capito il significato del "se". In che altro modo si potrebbe scrivere. Si potrebbe scrivere "visto che non è"? Perché altrimenti mi dà l'impressione che il "se" sia un'ipotesi ("se per caso non è sé" - ma se nella prima parte si dice che non è sé, come si fa nella seconda parte a ipotizzare questa cosa? Dunque il "se" è una contraddizione). Dunque è solo un gioco di parole.
Posted by: carlo64 at 12.10.07 11:32
E scusatemi, tra un po' divento matto.
x = sé non è
e se (x = sé non è) allora io non sono (io = sé non è)
dunque x = io
Aiutatemi...
Posted by: carlo64 at 12.10.07 12:29
allora Giulio, ricapito qui e vedo che non hai ancora dato la soluzione.
io una soluzione coerente ce l'ho - probabilmente non è la tua, ma ci sta tutta.
allora in sé non è (esiste)
ma non esistendo non mi fa esistere
solo, ci sono vari piani di esistenza.
quindi
in sé non ha una propria esistenza, ovvero non 'vive'
senza io non ho un'esistenza, ma questa volta 'burocratica' - ovvero vivo, certo, ma questa mia esistenza non è certificata, non posso fare nulla (esistere) senza 'la sluzione'.
quindi la soluzione è ''il mio nome''
che vinco?
:)
ciao
enrico
Posted by: enrico at 12.10.07 18:14
Autrui
Posted by: antoniolatrippa at 16.10.07 11:21