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06.09.07

Scandalo e stupore

[Ho mandato questo pezzo al Mattino di Padova, ma non so se l'hanno pubblicato. Ieri ero via, oggi sono tappato in casa.]

Scandalo e stupore per la vittoria al Campiello di Mariolina Venezia, con Mille anni che sto qui, e per il tonfo di Carlo Fruttero con Donne informate dai fatti? Ma andiamo! Chiunque avesse letti i cinque libri finalisti, avrebbe potuto prevedere il risultato. A Mariolina (che è un’amica) lo dicevo da mesi: «Quel premio lo vinci tu: perché il tuo è un bel libro adattissimo al Campiello». Certo: una certa élite dava Fruttero come “superfavorito”, e quella élite lì si fa sentire, parla in pubblico, dà ricevimenti, scrive nei giornali. Però la Giuria dei 300, detta anche Giuria popolare, è tutta un’altra cosa.

Un’altra élite, diversa da questa, e della quale faccio parte, aveva fatta la sua nomination: un paio di giorni prima del fatidico sabato, su iniziativa di Tiziano Scarpa e Roberto Ferrucci, un manipolo di narratori veneti (tra i quali Vitaliano Trevisan, Alberto Garlini, Annalisa Bruni, Marco Franzoso, Massimiliano Nuzzolo: altri erano presenti “spiritualmente”) si era riunito per un “brindisi pubblico” in onore di Romolo Bugaro e del suo Labirinto delle passioni perdute. «Sappiamo come i premi letterari in Italia», diceva il comunicato diramato alla stampa, «spesso non rappresentino adeguatamente il talento, l’inventiva o il peso etico delle opere pubblicate durante l’annata editoriale. A maggior ragione ci piace dare un segno di festosa convinzione per un romanzo che giudichiamo di grande valore». C’ero anch’io, e ho festosamente brindato: sapendo che non c’era nessuna speranza di vittoria. Troppo duro, troppo eticamente intollerabile il romanzo di Bugaro. Ma quel brindisi è stato un momento lieto, e la nostra «festosa convinzione» è rimbalzata sui giornali: il che non ha certo fatto male al romanzo.

Carlo Fruttero, dopo aver perso con disonore, se ne esce (leggo le dichiarazioni nel Corriere della sera) con una capriola di doppio snobismo. «Meglio quinto che secondo o terzo». Cioè? «Chiaramente la giuria popolare è orientata verso un certo tipo di narrativa, diversa dalla mia. Sono lettori medi, o medio bassi. Il pubblico popolare preferisce quello, non sto a tormentarmi molto». Un bell’insulto alla giuria popolare, e implicitamente un bell’insulto a chi se l’è inventata: ovvero al Premio Campiello stesso. E un bell’atteggiamento da finto tonto: ma chi ci crede che per Fruttero, una vita a lavorare nell’editoria, il Campiello potesse essere una sorpresa? Naturalmente Fruttero non ha letto gli altri quattro romanzi finalisti, né intende leggerli («Non per snobismo», naturalmente, per carità, ma «perché la letteratura italiana non mi appassiona molto»), ma di Mille anni che sto qui dice: «Quando ho saputo che la vincitrice scrive fiction per la televisione, credo di aver capito il genere». Un altro insulto al pubblico (che apprezza le fiction televisive), e una pericolosa vicinanza al razzismo sessuale esplicito.

Ma diciamo così: il signor Fruttero, ha lavorato una vita nel sistema editoriale: chi meglio di lui sa come si confeziona in quattro e quattr’otto un romanzetto per i lettori «medi e medio bassi»? il signor Fruttero per anni si è occupato addirittura di una collana di libri da edicola, gli «Urania», quelli con i marziani piccoli e verdi che vogliono invadere la Terra: ah, sì, abbiamo capito il genere. Eccetera.

Per finire: Mille anni che sto qui di Mariolina Venezia è un romanzo assai bello, scritto e riscritto in dieci anni di lavoro appassionato e professionale; e che si sia dimostrato adattissimo al Campiello è cosa che mi rallegra. Il labirinto delle passioni perdute di Romolo Bugaro è secondo me un romanzo ancora più bello, sicuramente un po’ più impegnativo per un «lettore medio» (mi vien da dire: per quel tipo di lettore che aveva sempre in mente, o forse l’ha proprio inventato lui, il grande Arnoldo Mondadori): ma, grazie a Dio, la fiducia nella curiosità e nella sensibilità del «lettore medio» non mi manca.

Bugaro ha elogiato pubblicamente Mille anni che sto qui: «L’avrei votato anch’io», ha dichiarato. A Mariolina Venezia il Labirinto è piaciuto molto (me l’ha detto in privato, non so se ha avuto occasione di dirlo in pubblico). Chiedo alle lettrici e ai lettori, medi o non medi che si sentano di essere, di apprezzare la solidarietà tra quarantenni che cercano di fare il bene della nostra letteratura, e di mandare a quel paese chi si mette in gioco solo per insultare gli organizzatori e i giudici della partita.

Posted by giuliomozzi at 06.09.07 17:20

Comments

per la cronaca: ieri, in un ricordimediastore di Roma. Mi capita davanti il volume di Bugaro. Lo prendo in mano, lo rigiro, leggo al volo le note di copertina. Forse lo sfoglio. Poi ho un sussulto, lo ripongo nello scaffale, e subito accanto (la libreria è tuttavia organizzata in ordine alfabetico per autore) mi capita André Breton, Nadja (che poi è il nome di una mia carissima amica). Compio le stesse operazioni che per il libro di Bugaro. Lo prendo con me e vado in cassa.


PS. "di strada", poi, m'è rimasto in mano anche un volume di racconti "Io e l'altro" Racconti fantastici sul Doppio (è da ritenersi escluso qualsiasi riferimento al tennis, ndr).

Posted by: cletus at 06.09.07 18:36

http://tinyurl.com/2d2xwt

Posted by: baotzebao at 07.09.07 15:29

volevo dire che...

indiferente!

questo è il postino:

http://www.baotzebao.eu/2007/09/02/a-venezia-mariolina/

Posted by: baotzebao at 07.09.07 15:38

"Mille anni che son qui" e'davvero bello (per tre quarti) frutto di ricerca storica, di lavoro sulla lingua, di talento, piacevolissimo alla lettura. Trovo l'ultimo quarto del libro piu' debole, talora persino un po' confuso.

Posted by: Emanuele Pettener at 07.09.07 22:08

Già in altri post su altri blog ho constatato che c'è una universale simpatia per la vittoria della Venezia rispetto a Fruttero. Di Bugaro ho letto altri libri e non questo e non faccio fatica a credere che sia un ottimo romanzo. Ma è possibile che neanche tu Giulio, abbia letto il libro di Zaccuri o lo consideri degno di menzione? Io l'ho trovato straordinario, certamente non per il palato della giuria popolare, ma per quello dei critici si.

Posted by: valter binaghi at 08.09.07 12:43

Una curiosità, Giulio. Come finiscono, in genere, questi brindisi?
(Bella idea, peccato non avermi invitato).

Posted by: Alessandro Manzoni 2007 at 10.09.07 16:36

Ho letto il libro di Zaccuri, Valter, e mi pare assai ben fatto: ma il romanzo di Bugaro mi pare un'altra cosa. Della cinquina, mi sono sembrati brutti i due restanti: quello di Fruttero e quello di Agus.

Angelo, il brindisi è finito a tarallucci (poiché di vino non ce n'era più). L'annuncio del brindisi è stato dato pubblicamente, con un articolo assai vistoso nel quotidiano "Il Gazzettino": chiunque volesse poteva partecipare.

Posted by: giuliomozzi at 11.09.07 16:55

Sono daccordo sulla tenuta del racconto per la prima parte (fino più o meno agli anni sessanta). E' certo che il raccontare storie ambientate nell'800 o nel primo '900 permette una maggiore "ariosità", più agibile per l'atmosfera da favola che Mariolina ha creato dalla prima scena. Per raccontare invece storia recente, come gli anni settanta è quasi obbligato un cambio di registro, meno giustificato è il cambio di ritmo Il risultato difatti in questo caso non'è soddisfacente, a maggior ragione se confrontato con la prima parte del libro. La fine è addirittura quasi arraffazzonata. Peccato, capisco la stanchezza dopo dieci anni di lavorazione, ma la sensazione da lettore è stata che il testo meritava un centinaio di pagine in più, per mantenere lo stesso ritmo a cavallo di un secolo di storie raccontate. Comunque, non ho letto gli altri, ma questo lo avrei votato anch'io.

Posted by: mimmo at 12.09.07 09:13

Perfettamente d'accordo col post. Ne avevo scritto sul Quotidiano della Basilicata. Pezzo riportato in rete qui:

http://www.booksbrothers.it/extra/2/1/370/1

Ciao

Posted by: Giancarlo Tramutoli at 12.09.07 15:32

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