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20.09.07

Pantheon

[Una cosa vecchia. Questo articolo lo mandai al Mattino di Padova il 22 agosto 2007, e qualche giorno dopo fu pubblicato.]

Si discute, in questi giorni, sullo stato di conservazione delle statue che adornano il Prato della Valle in Padova; e si è invocato un maggiore impegno dell’amministrazione. Allora domenica scorsa, guida alla mano, sono andato a farmi un giretto: e me le sono guardate tutte, una per una. Il risultato dell’ispezione, ahimè, è piuttosto misero. Quasi tutte le statue sono inequivocabilmente mediocri, se non proprio brutte; e i personaggi rappresentati si dividono tra quelli che meriterebbero statue migliori, e quelli che non si capisce perché mai ne abbiano meritata una.

Non voglio passare per quello che calpesta le glorie civiche: ma confesso che, se non ci fossero, sentirei poco la mancanza delle statue di Sicco Polentone (nel Trecento fu notaio e cancelliere del Comune) o di Antonio Zacco (nel Settecento fu capitano delle truppe della Serenissima), di Cesare Piovene (visse brevemente nel Cinquecento: di buona famiglia, prima girò tutte le corti europee, e poi fu ammazzato dai Turchi a Cipro) o di Gerolamo Savorgnan (che ebbe quattro mogli e ventitré figli).

Che ci siano Zambono Dotto dei Dauli, che per primo intervenne (nel 1310) a sistemare il Prato, o Andrea Memmo che (nella seconda metà del Settecento) ne fece uno dei più bei spazi urbani del mondo, mi pare doveroso. Ma Alteniero degli Azzoni? Jacopino de’ Rossi?

Non mancano certo i padovani (nativi o acquisiti, soprattutto grazie all’Univeristà) veramente illustri: non solo Tito Livio o Galileo Galilei o Francesco Petrarca, ma anche Giovanni Poleni (matematico, fisico, ingegnere, filologo), Sperone Speroni (i cui Dialoghi delle lingue e Della retorica influenzarono forse più la cultura francese che quella italiana), Andrea Navagero (diplomatico, rètore, storiografo, e botanico di rilievo). Peraltro mi sembrano assai ardite le inclusioni come “padovani illustri” di Torquato Tasso o Francesco Guicciardini.

Ora: poiché l’ultima statua fu posta nel Prato nel 1838, ovvero centosettant’anni fa; poiché il tempo ha ormai fatto giustizia di certe effimere fame e di certe effimere bellezze, la friabilità della pietra di Costozza – causa prima del degrado delle statue – offre al Comune di Padova un’occasione imperdibile: abbattere le statue veramente brutte e/o dedicate a padovani tutt’altro che illustri, e sostituirle con statue belle di padovani (nativi o acquisiti) veramente illustri e – possibilmente – più vicini a noi nel tempo. Si tratta, in somma, di fare una bella revisione del pantheon cittadino. E credo che la discussione potrebbe essere utile, rivelatrice e – magari – divertente. Concetto Marchesi? Gregorio Ricci Curbastro e il suo allievo Tullio Levi Civita? Il biologo Umberto D’Ancona? Il giornalista Fabio Barbieri, già direttore del quotidiano nel quale leggete questo articolo? Enrico Berlinguer che in Padova morì? Se ne può parlare.

Aggiungo che un’amministrazione davvero previdente potrebbe provvedere a raccogliere, da subito, ritratti e bozzetti di padovani che un giorno, quando saranno morti, potrebbero qualche chance di inclusione. Faccio qualche nome, tanto per dare l’idea. Ferdinando Camon e Antonia Arslan, scrittori. Maurizio Cattelan, artista di fama internazionale. Il chirurgo Davide D’Amico. O magari il mio coetaneo Romolo Bugaro, in questi giorni in lizza per il premio Campiello

[Poi mi è venuto in mente che avrei potuto scrivere qualcosa sulle somiglianze e le differenze tra Wikipedia e le statue del Prato della Valle - ma è cosa superiore alle mie forze.]

Posted by giuliomozzi at 20.09.07 17:51

Comments

Leggendo l'articolo nel caldo agosto durante una importante seduta ti immaginavo a guardare le statue. Le guardavi dalla loggia Amulea e ogni tanto pensavi: "La mia la metteranno al posto di Giotto o al posto di di Dante?"

Posted by: papino at 20.09.07 18:22

Al posto di Alteniero degli Azzoni va benissimo.

Posted by: giuliomozzi at 21.09.07 09:06

La statua di Cattelan in resina mentre scivola dentro il fossato?
Già la vedo.

Posted by: l'apprendista at 21.09.07 09:48

Al posto di un podestà? Allora sono vere le voci a proposito della tua "discesa in campo"...

Posted by: papino at 21.09.07 10:03

Gerolamo Savorgnan nome d'arte "Inseminator"

Posted by: cletus at 21.09.07 20:23

e cmq, l'ha fat sol el so mester...

http://www.veneziacinquecento.it/Segnalibro/casella.htm

Posted by: cletus at 21.09.07 21:56

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