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22.09.07
Il senso delle giuste domande
Segnalo questo articolo di Massimo Adinolfi, che comincia così:
Il contributo che la filosofia può dare al dibattito pubblico consiste, io credo, anzitutto nella posizione delle giuste domande. Prendiamo ad esempio questa domanda, che ha goduto e gode di notevole popolarità: “l’embrione è qualcosa o qualcuno?”. È o non è una buona domanda? Al tempo del dibattito sulla legge 40, in occasione dei referendum (disertati dal corpo elettorale) che intendevano abrogarne alcuni punti, la domanda formulata dal filosofo cattolico Robert Spaemann fu rivolta anzitutto a quanti mostravano di considerare l’embrione come un mero, si diceva, “grumo di cellule”. I giornali che si impegnarono nella campagna a favore della legge (e dell’astensione dal voto), dall’Avvenire a Il Foglio, la riproposero con grande energia, anzitutto per la sua semplicità o chiarezza. Dopotutto, è una domanda suggerita dalla grammatica della lingua, e di senso comune. E anche se la filosofia, almeno dai tempi di Platone, ha suggerito di nutrire più di una diffidenza nei confronti del linguaggio, e qualche volta ha persino tentato di liberarsi della sua grammatica, parve allora naturale che il dibattito intorno allo statuto ontologico dell’embrione si risolvesse in un dibattito intorno a quella domanda, che non lasciava scampo. [...]
Posted by giuliomozzi at 22.09.07 11:19
Comments
Premetto che non m'intendo, però è un discorso che ho sentito, per cui mi cimento anch'io nel commento.
Ho un dubbio riguardo a questo. Il linguaggio sta sotto all'etica o viceversa? Perché, infatti, se il linguaggio è subordinato all'etica, allora col linguaggio si potrebbero esprimere solo i valori etici. Se l'etica è invece sottoposta al linguaggio, col linguaggio si potrebbe dire ogni cosa. Perciò penso che il linguaggio è sottoposto all'etica; ma non so se l'etica appartenga alla metafisica, e faccio ammenda. Però, a questo proposito, mi ricollego al discorso della letteratura, la quale, essendo forse subordinata alla metafisica e forse subordinata all'etica, o alla metafisica e poi all'etica, non può esprimersi se non coi suddetti capoversi.
In pratica mi pare che queste questioni etiche si debbano affrontare dal punto di vista etico e non dal punto di vista del linguaggio; che altrimenti equivarrebbe ad una ricerca puramente formale.
Posted by: pulce at 22.09.07 17:13
Ok con queste cose non ci so fare però mi appello al quinto emendamento.
Scusate eh. Ci ho provato. Bon!
Posted by: pulce at 22.09.07 19:26
Poche ciance, che etica e grammatica! il "grumo di cellule" (se ha fortuna ed è lasciato in pace) diventa una persona. Questo è tutto, eticamente e grammaticalmente.
Posted by: mauro pieroni at 23.09.07 22:28
Mauro, evidentemente non ti accorgi che ciò che tu dici - pur essendo indubbiamente vero - non risolve il problema.
Se il grumo di cellule *diventa* una persona, ciò significa che non lo è: e che può quindi essere trattato come si tratta una cosa. Se il grumo di cellule ha bisogno di "fortuna" per diventare una persona, ciò significa che non c'è un legame necessario tra il grumo di cellule e la persona.
Sospetto che tu, come me, pensi che il grumo di cellule dovrebbe essere lasciato in pace. Se vuoi convincere di questo altre persone che la pensano diversamente, devi usare argomenti buoni. Se per te la ricerca di argomenti è "ciance", profetizzo che non riuscirai mai a far cambiare opinione a un qualsiasi interlocutore.
Posted by: giuliomozzi at 27.09.07 15:49
Giulio, se mio padre e mia madre sono qualcuno e io sono qualcuno, come può il "mio" grumo di cellule essere stato qualcosa?
La vita è una continuità, grazie al cielo, indipendentemente dall'etica e dalla grammatica. Ecco perchè, da vecchio medico un po' smaliziato, mi son permesso di parlare di ciance. Forse sono stato un po' burbero, e me ne scuso, ma la sostanza del concetto non cambia. Un caro saluto.
Posted by: mauro pieroni at 28.09.07 01:13
Se ogni uomo è destinato alla vita eterna (o alla dannazione eterna - così dicono), i genitori hanno il grande merito di fare in modo che i figli possano anche loro avere la vita eterna. In quest'ottica, penso che il concepimento sia in previsione della vita eterna. Chi non crede non può dettare legge. Chi non crede non può, solo per questo fatto, escludere che ci sia una vita oltre la morte, e non può escludere che un essere sia concepito per la vita eterna e non può perciò precudere ad un altro questa possibilità.
Posted by: pulce at 29.09.07 19:37