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07.09.07

Dalla parte

[...] Alzo gli occhi. Il tipo col completo di lino beige mi passa davanti. Mi viene in mente che l’unico completo che io abbia posseduto era di lino beige, ed era orrendo. Mi accorgo che il tipo cammina in modo strano – come se zoppicasse, no, non come se zoppicasse, col piede sinistro avanza e col piede destro pesta, e cambia sempre direzione. Cammina – ecco – come uno che vuole pestare uno scarafaggio veloce.
“Mi vuol dare una mano?”, dice il tipo.
“Eh?”, dico.
Non gli dico: mi pare che lei abbia bisogno di un piede.
“Dico, mi vuol dare una mano?”, dice il tipo.
Metto il libro nella borsa. Lascio la borsa sulla cosa rossa su cui ci si siede. Sul sedile. Mi avvicino al tipo.
“Cosa le serve?”, dico.
“A me niente”, dice il tipo. “Lei veda di pestarne un po’”.
Guardo per terra.
“Pestare che cosa?”, dico.
“Queste bestie qua”, dice il tipo dando un pestone bello pesante.
Ho un secondo per decidere. Decido. Comincio a camminare qua e là per la banchina. Avanzo col piede sinistro, pesto col piede destro. Pesto con energia, con buona volontà.
“Ma cosa fa?”, dice il tipo.
“Pesto”, dico.
“Ma lì non ce ne sono”, dice il tipo.
“Ce n’è di trasparenti”, dico. “Quasi invisibili”.
“Non dica cazzate. Venga qua”.
Lo raggiungo.
“Lei vada da quella parte”, dice il tipo indicando col braccio. “Io vado da questa”. [...]

Se volete sapere come comincia e come finisce questo mio racconto, cercate in Metro inferno.

Posted by giuliomozzi at 07.09.07 22:23

Comments

Oh Giulio,
passo per salutarti perché pensavo che non ci scrivessi più da queste parti e invece sì. Non so se ti ricordi (e questa perifrasi ricorda a me uno di quei tentativi da adolescente di ingraziarsi un qualche vip incontrato per la strada e raggiunto semmai settimane prima via lettera) ci siamo addirittura sentiti telefonicamente in occasione della fiera del libro qui a Roma lo scorso inverno. Tu mi sconvolgesti con un devastante accento padovano mentre mi spiegavi che non avremmo potuto incontrarci per una serie di ragioni tue tecniche d'organizzazione e professionali.

Ad ogni modo da allora un po' di cose sono cambiate, quasi tutte per il meglio. E, tra l'altro, ho finalmente letto il tuo libro d'esordio "Questo è il giardino", verso cui ho nutrito sentimenti di contrastante bellezza.

Dici: che cazzo c'entra tutto questo? Niente, è ovvio. Cercavo solo una scusa per dirtelo. L'ho trovata e ora ti rilascio. Se ripassi a Roma e ti va un caffè (ma una birra è meglio) ho sempre quel paio di cose da chiederti.
N'abbraccio.
[Ste]

Posted by: Noantri at 10.09.07 15:27

"Una volta Orlov fece indigestione di piselli tritati e morì. E Krylov lo venne a sapere e morì pure lui. E Spiridonov morì per conto suo. E la moglie di Spiridonov cadde dalla credenza e morì pure lei. E i figli di Spiridonov annegarono nello stagno. E la nonna di Spiridinov cominciò a bere e si diede al vagabondaggio. E Michajlov smise di pettinarsi e gli venne la tigna. E Kruglov disegnò una signora con una frusta in mano e uscì di senno. E Perechrestov ricevette un vaglia telegrafico di quattrocento rubli e cominciò a darsi tante arie che lo licenziarono. Tutta brava gente, e non sanno farsi una posizione."

Chi è?
in palio un cucciolo di gatto più un fantastico tubo di gomma, un foglio A4 usato, un sanpietrino, un uovo di colombo e 4 fiammiferi senza capocchia.

Posted by: farfallula at 11.09.07 12:54

Troppo facile: Daniil Charms, "Casi", Adelphi, 1990

Posted by: mauro at 11.09.07 13:13

Cioé, facile se si sa usare un motore di ricerca.

Posted by: mauro at 11.09.07 13:14

Qualunquismo di destra-centro-sinistra.

Posted by: pulce at 11.09.07 13:22

@mauro: COMPLIMENTI, LEI HA VINTO, dove posso recapitare il cucciolo di gatto più il fantastico tubo di gomma, il foglio A4 usato, il sanpietrino, l'uovo di colombo e i 4 fiammiferi senza capocchia?

Posted by: farfallula at 11.09.07 20:07

Grazie, Farfallula. Me li invii pure per posta elettronica. mauromirci@tiscali.it
Il fantastico tubo di gomma, soprattutto, è molto gradito.

Posted by: mauro at 11.09.07 20:15

- Ehi! Jack!
- Oh!
- Ho trovato un diario, Jack!
- Un diario? e dove?
- Qui
- E di chi è?
- Diario di Giulio Pozzi.
...
...
- Mai sentito
...
...
- Ehi! Jack!
- Oh!
- Jack, ci sono delle storie.
- Di che tipo?
- Non so Jack... Per esempio c'è la storia di uno che ha le allucinazioni.
- Ah! e chi è?
- Boh!...
...
...
- Jack?!
- Eh!.
- Jack! A me sembra il Magnalossi.
- Chi?
- Il Magnalossi.
...
...
- Ah! Ho capito.
- Cosa, Jack?
- Quello è di Milano!!
- Chi?!
- Il Magnalossi. Quello è di Milano.
- E allora?...
- E allora lo sanno tutti che a Milano la coca è nell'aria!
- Nell'aria, Jack?
- Come l'inquinamento.
- Hai fatto bene a dirmelo, Jack.
...
...
- Jack!!
- Sì?
- Ci siamo anche noi.
- Dove?
- Sul diario.
- Come il Magnalossi?
- Già! Siamo proprio noi, Jack.
- Ah!...Ma come ci siamo finiti?
- Non lo so, Jack. Tu dici che se n'è accorto?
- Probabile.
- Cavoli, Jack! E' il diario di Giulio Pozzi.
- Pazienza. Oramai...
- Però, Jack, siamo proprio noi.
- E che ci facciamo, noi?
- Boh! Jack. Però dice che siamo usciti l'11 settembre.
- L'11 settembre?? Era ieri!
- Sì! Jack. Era ieri.
...
- E adesso?
- E adesso, cosa?
- Adesso cosa facciamo?
...
- Jack?!...
- Non lo so.
...
- Guarda un po' se da te è aperto.
- E' aperto, Jack!!
- Allora usciamo.
...
...
- Jack!!
- Oh! Eccomi!
- Ehi! Jack!
- Eccomi!.
- Ehi! Jack! Allora, cosa racconti?
- Boh! E tu?
- Insomma...
- Come va?
- Bene, Jack. E tu?
- Bene grazie.
...
...
- Insomma... Jack...
- Insomma. Eccoci fuori...
- Già. Eccoci fuori.
- Allora? cosa racconti?
- Boh! Ti facevo più alto.

Fine

Posted by: pulce at 12.09.07 11:46

Beh, lascia stare, dice.
Posa di malagrazia la tazza con una brodaglia che somiglia al caffè sul tavolino,
poi affonda lo sguardo, sulla baia, sui gabbiani che vi volteggiano, su quella donna con un foulard viola che passa davanti a loro su una volvo bianca, proprio in quel momento.

Lascia stare ?
Si, e tira una lunga boccata di fumo, che a giudicare dall’intensità dovrebbe esser finita a fare vento alle caviglie.
Si un cazzo.
E allora impiccati.
Impiccarmi ?
Si, e riprende la tazza, ancora fumante nonostante il vento, nonostante l’autunno, nonostante tutto.
E perché dovrei ? Per farli contenti ?
Fa come ti pare, e posa di nuovo la tazza, stavolta con un briciolo di grazia in più.
Cerca il portacenere, seppellito sotto le mie cartine stradali.
Cosa dovrei fare ? gli chiedo.
Dovresti imparare a sfottertene, dice seguendo il volo, impazzito, di un gabbiano.
Come ?
Lascia che la cosa vada avanti da sola. Senza il tuo intervento, intendo.
Non si incazzeranno per la mia assenza forzata ?
Macchè, a mala pena sarai una sedia vuota sulla quale poggiare un soprabito.
Li vedi cosi cinici ?
Peggio.
Dai. Voglio ancora bene ad Annie, in fondo.
E’ lei che forse non ne vuole più a te.
Ma a Charlie, vero ?
E’ la vita, brother.
La vita un cazzo, dopo tutti questi anni.
Non puoi farci niente, le donne sono cosi.
Già, prima happydays poi fienili per avvocati ?
Più o meno, almeno per quelli vegetariani.

SILENZIO

E’ che a volte vorrei sparire.
Sai qual è il tuo problema ?
No, dimmelo tu.
Pensi troppo, non la smetti mai, tira un po quel freno a mano, metti a folle.
Folle, folle….

Posted by: cletus at 14.09.07 17:37

Non lo mica dico io. C'e proprio una teoria che dice questo; l'indecisione, per esempio, a mettere la parola fine ad un romanzo. Io l'avevo letta su Letture, quindi non date la colpa a me. Sono documentato, io.

Posted by: pulce at 14.09.07 19:18

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