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19.08.07

Mòri

A Padova, mia città, alcune delle vie principali - le cosiddette "riviere", che attraversano tutta la città dal Ponte della Stùa a via Luca Belludi, tagliando il centro storico - nelle due settimane centrali di agosto sono state chiuse al traffico per lavori. Gli autobus che percorrevano indefessamente queste vie sono stati deviati. Disorientamento e panico tra i turisti (non molti, ma comunque molto filosofi) e tra i cittadini rimasti in città (parecchi, e spesso anziani).
Prendo l'autobus sotto casa, il numero 11.
Scendo in via Cavazzana, quasi in Prato della Valle.
Attraverso via Cavazzana.
Mi dispongo in paziente attesa del numero 12. Che normalmente non passa di lì, ma in queste due settimane passa di lì.
Arriva una signora direi sulla settantina, con due bellissimi occhi celesti.
"Férmelo quà, el dòdeze?", mi dice.
"Sì", dico.
"Ma zélo sicùro?", dice la signora.
"Sì", dico.
"Parché, sàlo, i ga fàto tùta 'na deviassiòn", dice la signora.
"Lo so, signora", dico. Fino a domenica il 12 per andare a Selvazzano e Tencarola parte dalla Stazione, passa per gli ospedali, ferma qui dove siamo, e poi prosegue secondo il percorso normale".
"Ma mi me pàre che stàltro dì 'o gò ciapà da stàltra pàrte", dice la signora.
"Lo escludo", dico.
Stiamo un po' in silenzio.
"Ma lù, che nùmero ciàpelo?", dice la signora.
"Il dodici", dico.
"Ah, 'l ciàpa el dòdeze ànca lù...", dice la signora.
"Sì", dico. "E l'ho già preso altre volte, proprio qui".
"Ah... 'lora sémo sicùri", dice la signora.
In quel momento il 12 si affaccia all'inizio della via.
"Sta arrivando", dico alla signora.
"Oh, bèn, bèn, grassie", dice la signora.
Saliamo a bordo. E' quasi vuoto. Trovo posto. Prendo dalla borsa la Storia dell'editoria letteraria in Italia 1945-2003 di Gian Carlo Ferretti, Einaudi. Cerco la pagina con l'angolo piegato. Leggo.
Via Cavalletto, Sacra Famiglia, rotonda, altra rotonda, via Sorio, cavalcavia. Quando scendiamo dal cavalcavia piego l'angolo della pagina, metto il libro in borsa, mi preparo a scendere.
Insieme con me scende la signora con gli occhi celesti. S'incammina per la vietta. Faccio lo stesso percorso. All'improvviso la signora si volta.
"Còssa fàlo?", grida. "Me viénlo drìo?".
"Vado in via Tale, al civico Tale", dico.
"Ah, bèn, bèn, el me scùsa", dice la signora. "Parché, sàlo, qua, co tùti sti mòri...".

Posted by giuliomozzi at 19.08.07 09:35

Comments

sei troppo TROPPO, ju. E adesso abbiamo scoperto che sei pure *mòro*.

Posted by: Gaja at 19.08.07 10:19

"El me scùsa: còssa fàlo oggi?". Chiedo
"Me potria viénlo drìo nel blog Carmichael? Ela ga fàto già tùta 'na deviassiòn 'lora sémo sicùri che non è tropo de disturbo se ciapà anco da stàltra pàrte che se parla de mòri come ela".
Parché, sàlo, qua sémo tutti in paziente attesa...

Posted by: Tiuke at 19.08.07 11:05

Dovrà avere una strana somiglianza con Otello, per rimanere impresso nella mente della Siòra, il Mozzi.
E poi, tutti i mòri sono usi seguire le vecchiette per rapinarle?

Posted by: matteo at 20.08.07 16:57

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