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31.08.07
Donatella
Suona il telefono fisso. Rispondo.
"Il signor Mozzi?", dice una voce femminile cordiale.
"Sì", dico. "giulio mozzi".
"Signor Mozzi, sono Donatella di Scài. Scài ha avviato una promozione...", dice Donatella.
"Alt!", dico.
"Prego?", dice Donatella.
"Scài non mi interessa", dico. "Non ho nemmeno una televisione".
"Com'è possibile?", dice Donatella.
"Sono cieco", dico.
"Oh!", dice Donatella.
"E sono anche sordomuto", dico.
"Ma... Però ci stiamo parlando al telefono", dice Donatella.
"Uso un elaboratore vocale-auditivo", dico.
"Cioè?".
"Una macchinetta che trasforma i suoni, ad esempio la sua voce, in ticchettii sui polpastrelli", dico. "E che trasforma in suoni, per lei, le parole che scrivo sulla tastiera".
"Allora guardi che il suo elaboratore vocale è difettoso", dice Donatella.
"In che senso?", dico.
"Gli manca la erre", dice Donatella.
"Ha ragione", dico. "Perché è di fabbricazione francese".
Posted by giuliomozzi at 08:16 | Comments (9)
29.08.07
Donna
Sono le undici di sera. Sto aspettando un autobus. Viene un'acquazzone improvviso. L'unico riparo è la tettoietta sopra un bancomat della Cassa di risparmio.
Un'automobile bianca si ferma lì davanti. Ne esce un tipo corpulento in polo nera, braghe bianche corte e sandali. Si ripara con un ombrellino pieghevole rosa. Mi scosto un po'. Mi viene accanto.
"Devo fare il bancomat", mi dice.
"Se mi presta l'ombrello mi sposto", dico.
"Tenga", dice il tipo, e mi passa l'ombrello.
Mi metto qualche metro più in là, così che il tipo possa fare con comodo le sue operazioni.
"Mi dica", dice il tipo all'improvviso.
"Cosa?", dico.
"Stava aspettando l'autobus?", dice il tipo.
"Sì", dico.
"Ma ci sono autobus a quest'ora?", dice il tipo.
"Tra un quarto d'ora", dico.
"Orpo", dice il tipo. "Vuole un passaggio?".
"Magari", dico. "Io vado alla Madonna Pellegrina, da quelle parti".
"Perfetto", dice il tipo ritirando la carta e i soldi. "Io vado in Acquapendente".
"Proprio là", dico ripassandogli l'ombrello.
"Vado e le apro", dice il tipo.
Gira attorno all'automobile, sale, mi fa segno. In due salti sono dentro.
"Grazie", dico. Partiamo.
"E' la prima volta che accetta un passaggio da uno sconosciuto?", dice il tipo.
"E' la prima volta che dà un passaggio a uno sconosciuto?", dico.
"No", dice il tipo. "E lei?".
"Anch'io no", dico.
"La gente oggi non si fida", dice il tipo.
"Lei è un poliziotto", dico.
"Indovinato", dice il tipo. "Come ha fatto?".
"La stazza, il taglio di capelli, va in via Aquapendente dove c'è la caserma della Celere", dico.
"Però lei non è un criminale", dice il tipo.
"Sono un famoso ladro d'ombrelli", dico.
"Allora ho corso un grosso rischio", dice il tipo.
"No", dico. "Odio gli ombrellini pieghevoli rosa".
"Anch'io", dice il tipo. "Pensi che la donna che ho piantato mi manda due sms al giorno per riaverlo".
Posted by giuliomozzi at 11:50 | Comments (14)
25.08.07
La spesa di oggi (InternetBookShop)
Enrico Decleva, Arnoldo Mondadori, Mondadori.
Severino Cesari, Colloquio con Giulio Einaudi, Einaudi Tascabili.
Nicola Tranfaglia, Storia degli editori italiani. Dall'Unità alla fine degli anni Sessanta, Laterza.
Nicola Tranfaglia, Editori italiani ieri e oggi, Laterza.
Vito Laterza, Quale editore. Note di lavoro, Laterza.
Gian Carlo Ferretti, Poeta e di poeti funzionario. Il lavoro editoriale di Vittorio Sereni, Il Saggiatore.
Posted by giuliomozzi at 10:49 | Comments (6)
Qualcuno sa
Qualcuno sa dov'è finito il mio orologio? (Identikit). Grazie.
Posted by giuliomozzi at 10:09 | Comments (11)
24.08.07
Max
Vabbe', questa che vi racconto oggi è un po' così. Ci ho pensato su qualche giorno, prima di raccontarla.
Il 13 agosto ceno con un paio d'amici. Si parla di questo e di quello, tra l'altro di musica. Io dedico tre minuti di conversazione a spiegare come e perché uno dei musicisti che amo di più è Max Roach, compositore e batterista jazz.
Il giorno dopo, ricordando di aver visto tempo prima su YouTube un bellissimo filmato con Roach e sua moglie Abbey Lincoln, cantante, lo linko qui in questo diario.
Il 16 agosto Max Roach muore a New York. Aveva ottantatré anni.
Io, che Roach fosse morto, non lo sapevo. Mi arriva una telefonata. Numero sconosciuto. Rispondo.
"Buongiorno, il signor Mozzi?", dice una bella voce calda.
"Sono giulio mozzi", dico.
"Ah, bene", dice la bella voce calda, "sono Tizio del quotidiano Tale".
"Buongiorno", dico.
"Le telefonavo per via di Max Roach", dice Tizio.
"Ah", dico.
"Sa, io qui al giornale mi occupo di musica, di letteratura so poco, però sono un lettore fedele del suo diario in internet", dice Tizio.
"Ah", dico. "Ha visto che ho linkato quel filmatino su YouTube".
"Appunto", dice Tizio. "Lei ha pubblicato il link il quattordici agosto".
"Se lo dice lei...", dico. "Aspetti. Sì. L'altro ieri. Il quattordici. Un filmatino davvero molto bello, vero?".
"Sì", dice Tizio. "E io naturalmente mi sono fatto delle domande".
"Addirittura", dico. "E che domande?".
"Be'", dice Tizio, "Ad esempio come ha fatto a saperlo". Fa una pausa. "Il quattordici".
"Oddio", dico, "se ne era parlato con amici, di Max Roach, la sera prima. E così ho linkato quel filmatino, che sapevo che c'era perché lo avevo visto un'altra volta".
"Sì", dice Tizio, "ma non è il filmatino che mi interessa. Io sto preparando un pezzo, oggi, naturalmente, e così mi sono detto: Vuoi vedere che il Mozzi magari lo conosce? Magari mi faccio raccontare qualcosa, un ricordo, qualche battuta...".
"Mi scusi", dico. "Non è che perché uno linka un filmatino di Roach debba necessariamente conoscerlo di persona".
"Ah, be', no...", dice Tizio. "Ma mi aveva colpito questo fatto, che lei lo aveva pubblicato già il quattordici, e allora ho pensato che forse sapeva qualcosa...".
"Fermo là", dico. "Io non sto capendo niente. Che cos'è successo?".
"Come, che cos'è successo", dice Tizio.
"Non riesco a capire perché le importi tanto di un filmatino di YouTube linkato in un blog...", dico.
"Ma perché lei l'ha pubblicato due giorni prima...", dice Tizio.
"Ma due giorni prima di che?", dico.
Tizio tace per un momento.
"Lei non lo sa?", dice finalmente.
"Dovrei sapere che?", dico.
"Max Roach è morto", dice Tizio.
"Oddio", dico.
"E' morto il 16", dice Tizio. "Lei ha pubblicato il filmatino il 14. Ora non è che di Max Roach si parli tutti i giorni. E questa cosa mi ha colpito. Tanto che ho pensato che lei...".
"No", dico. "Un puro caso. E, le confesso, mi dispiace che Roach sia morto".
"Aveva ottantatré anni", dice Tizio.
"Pace all'anima sua", dico.
"Be'", dice Tizio, "mi dispiace averla disturbata per niente".
"Per carità", dico.
"Buona giornata", dice Tizio.
"Buon lavoro", dico.
Posted by giuliomozzi at 23:03 | Comments (2)
Pomice
Mio nipote, ormai quasi dieci anni.
"Zio! Ma è proprio vero! La pietra che ci hai portato da Vulcano galleggia!".
"Oh là. Vedi che non vi imbrogliavo".
"Ma se la tengo sotto con le mani, si annega?".
Posted by giuliomozzi at 22:59 | Comments (0)
A volte ritornano
Gli occhiali a raggi x. Quelli che servivano per spiare attraverso i vestiti delle ragazze. E c'è anche la loro versione al passo con i tempi.
"Scusi, dottor Mozzi".
"Non sono dottore. Dica".
"Lei, che cosa sta facendo, oggi, esattamente?".
"Uno dei miei lavori".
"Ossia?".
"Be', mi servono informazioni su certe mode degli anni Sessanta...".
"Per un racconto?".
"E... Per un racconto, sì".
"Signor Mozzi".
"Dica".
"Secondo me lei sta bluffando".
Posted by giuliomozzi at 15:43 | Comments (5)
Arsenio Asdrubale Ampelio Amrito
Sono in vacanza. Sto prendendo l’ombra sotto la pergola. Sul tavolino ho una bottiglia di acqua e limone. Leggo.
Il telefono portatile suona. Un numero sconosciuto. Rispondo.
«Buongiorno signor Mozzi», dice una voce di ragazza, «sono Tizia del quotidiano Tale stiamo facendo un servizio sulle letture degli scrittori in vacanza lei è in vacanza?».
«Fatti miei», dico.
«Ah sì certo mi scusi la privacy naturalmente», dice la voce di ragazza, «e dove va in vacanza?».
«Fatti miei», dico.
«Oh che sbadata scusi ma insomma questo non ha importanza», dice la voce di ragazza, «stiamo facendo un servizio sulle letture degli scrittori in vacanza».
«Questo me l’ha già detto», dico.
«Eh già è vero mi scusi naturalmente», dice la voce di ragazza, «allora mi dica lei che libri leggerà in vacanza?».
«Vuole sapere la verità?», dico.
«Oh sì certo naturalmente la verità sì», dice la voce di ragazza.
«In questo momento sto leggendo Le storie delle protesi di Alex Fringberger», dico. «Un libro straordinario, che però non è più in commercio da tempo».
«Alex?…», dice la voce di ragazza.
«Fringberger», dico. «Firenze Roma Imola Napoli Genova Bergamo Empoli Roma Genova Empoli Roma».
«Fringberger?», dice la voce di ragazza.
«Sì», dico. «Si tratta di un libro nel quale Alex Fringberger raccoglie tutte le storie che gli sono state raccontate dalle protesi».
«Dalle protesi?», dice la voce di ragazza.
«Sì», dico. «Dentiere, mani di gomma, gambe di legno, occhi di vetro…».
«Oddio che schifo», dice la voce di ragazza.
«Ma no», dico. «E’ un libro molto poetico. Ci sono le dentiere di due coniugi, ad esempio, che si sono amati per tutta la loro vita fino alla fine, che raccontano tutta l’intensità dei baci che questi due si sono scambiati tutti i giorni, per decenni e decenni. Baci profondi, lunghi, meditativi…».
«Ma è una roba porno!», dice la voce di ragazza.
«Be’, insomma», dico. «Sicuramente è una cosa molto intima».
«Le storie delle protesi, ha detto?», dice la voce di ragazza.
«Sì», dico.
«Editore?», dice la voce di ragazza.
«Guardi», dico, «non lo so neanche. Ho qui delle fotocopie che mi ha passato un amico, ma l’editore non si vede».
«Ma fotocopiare i libri è illegale!», dice la voce di ragazza. «Proprio lei, che è uno scrittore, dà il cattivo esempio!».
«Il libro è fuori commercio da anni», dico, «e non si trova quasi in nessuna biblioteca. Quindi la fotocopiatura è legittima».
«Sarà…», dice la voce di ragazza. «E poi cos’altro leggerà quest’estate signor Mozzi?».
«Ho qui i New Selected Poems di Ted Hughes», dico, «e le Letters Home di Sylvia Plath».
«In inglese?», dice la voce di ragazza.
«Sì», dico.
«Lei conosce bene l’inglese?», dice la voce di ragazza.
«No», dico. «Ma questi due libri hanno dei caratteri di stampa bellissimi, e mi piace star lì delle ore a guardarli».
«Certo signor Mozzi che voi scrittori siete davvero delle persone particolari con il vostro amore per i libri anche voglio dire per la loro fisicità», dice la voce di ragazza.
«I libri sono la nostra vita», dico.
«Certo naturalmente è così senza dubbio», dice la voce di ragazza. «E poi cos’altro leggerà signor Mozzi?».
«Fumetti», dico.
«Fumetti?», dice la voce di ragazza.
«Sì», dico. «Julia, L’Eternauta, Asterix, Wolverine, Alita…».
«Ma che fumetti sono?», dice la voce di ragazza.
«Fumetti belli», dico. «Molto belli».
«Ma lei che è uno scrittore legge fumetti?», dice la voce di ragazza.
«Gliel’ho detto», dico. «E sono molto belli».
«Devo confessarle una cosa», dice la voce di ragazza.
«Dica», dico.
«Libri focopiati… libri che non legge e guarda soltanto… fumetti…», dice la voce di ragazza. «Da uno scrittore mi aspettavo di più».
«Pazienza», dico.
«Eh già», dice la ragazza.
«Eh sì», dico.
«Senta già che ci sono», dice la ragazza, «visto che devo sentirli lei mi saprebbe dare un telefono degli scrittori Arsenio Asdrubale Ampelio e Amrito che mi hanno detto di intervistare anche loro ma non so come fare perché al giornale fanno apposta a mettermi in difficoltà dicendomi di telefonare a questo e a quello senza darmi i telefoni anche se loro li hanno perché io sono una povera freelance e loro ci pigliano gusto a mettermi in difficoltà che se per esempio fossi un maschio mica ci proverebbero?».
«Certo», dico. «Arsenio Asdrubale Ampelio e Amrito. Li conosco tutti. Ora le do i numeri».
E lentamente, dettandoli e facendomeli ripetere per controllo, le do i numeri del Radiotaxi di Verona, dell’Ufficio oggetti smarriti della Stazione Centrale di Milano, del Servizio di derattizzazione dell’Ufficio igiene di Padova, e dell’Hotel Vittoria di Tortona.
[Due note. 1. Questo dialoghetto è pubblicato (un po' più corto: si ferma, per ragioni di spazio, alla battuta: "Pazienza") anche nel quindicinale Stilos in edicola in questi giorni. 2. Tutta la mia comprensione per le povere collaboratrici di quotidiani che in agosto o a Natale sono spedite a rompere le balle a scrittori, artisti, poeti e naviganti: il loro è un lavoro che non vuole fare nessuno]
Posted by giuliomozzi at 10:31 | Comments (4)
22.08.07
Turni
Via D'Acquapendente, ieri, ore 06.15, alla fermata dell'autobus. Incontro un amico. E' un ragazzo sui trenta, lavora in uno studio di architettura.
"Cosa ci fai", dico, "in giro così presto?".
"Vàgo in lèto, ché zé tàrdi", dice l'amico. "Ti no te ghè mìa sòno?".
"Mi sono appena alzato, prendo il treno per Milano", dico.
"Ah, me paréva", dice l'amico sbadigliando. "Gavévimo 'na pàca de diségni da finìre. Gavémo finìo dèsso".
"Adesso dormirai..", dico.
"El cliénte rìva àe ùndeze", dice l'amico. "E bisògna che ghe démo 'na ociàda de novo a tùto, prìma. Che no gavémo fàto monàe".
"Vai, vai a dormire", dico. Anche perché sta arrivando l'autobus.
"Na pàca in tèsta, mi dàgo", dice l'amico. "E ghe dìgo a me màma che a me svéja co l'idrànte".
Posted by giuliomozzi at 10:02 | Comments (7)
20.08.07
Di nuovo
"E oggi, cos'hai fatto?".
"Anche oggi ho litigato".
"Ma com'è possibile! C'è qualcuno che ce l'ha con te?".
"No".
"E allora?".
"Allora, boh, non so. I litigi si autoproducono".
"Si autoproducono?".
"Sì, per germinazione spontanea".
"Lo sai che non è vero".
"Sì, lo so che non è vero".
"Per fare un litigio bisogna essere in due".
"Già. Come per fare un bambino".
"E bisogna volerlo fare".
"Idem".
"Ma di questo litigio qua, tu sei il papà o la mamma?".
"L'abbiamo concepito in provetta".
Posted by giuliomozzi at 12:49 | Comments (1)
19.08.07
Mòri
A Padova, mia città, alcune delle vie principali - le cosiddette "riviere", che attraversano tutta la città dal Ponte della Stùa a via Luca Belludi, tagliando il centro storico - nelle due settimane centrali di agosto sono state chiuse al traffico per lavori. Gli autobus che percorrevano indefessamente queste vie sono stati deviati. Disorientamento e panico tra i turisti (non molti, ma comunque molto filosofi) e tra i cittadini rimasti in città (parecchi, e spesso anziani).
Prendo l'autobus sotto casa, il numero 11.
Scendo in via Cavazzana, quasi in Prato della Valle.
Attraverso via Cavazzana.
Mi dispongo in paziente attesa del numero 12. Che normalmente non passa di lì, ma in queste due settimane passa di lì.
Arriva una signora direi sulla settantina, con due bellissimi occhi celesti.
"Férmelo quà, el dòdeze?", mi dice.
"Sì", dico.
"Ma zélo sicùro?", dice la signora.
"Sì", dico.
"Parché, sàlo, i ga fàto tùta 'na deviassiòn", dice la signora.
"Lo so, signora", dico. Fino a domenica il 12 per andare a Selvazzano e Tencarola parte dalla Stazione, passa per gli ospedali, ferma qui dove siamo, e poi prosegue secondo il percorso normale".
"Ma mi me pàre che stàltro dì 'o gò ciapà da stàltra pàrte", dice la signora.
"Lo escludo", dico.
Stiamo un po' in silenzio.
"Ma lù, che nùmero ciàpelo?", dice la signora.
"Il dodici", dico.
"Ah, 'l ciàpa el dòdeze ànca lù...", dice la signora.
"Sì", dico. "E l'ho già preso altre volte, proprio qui".
"Ah... 'lora sémo sicùri", dice la signora.
In quel momento il 12 si affaccia all'inizio della via.
"Sta arrivando", dico alla signora.
"Oh, bèn, bèn, grassie", dice la signora.
Saliamo a bordo. E' quasi vuoto. Trovo posto. Prendo dalla borsa la Storia dell'editoria letteraria in Italia 1945-2003 di Gian Carlo Ferretti, Einaudi. Cerco la pagina con l'angolo piegato. Leggo.
Via Cavalletto, Sacra Famiglia, rotonda, altra rotonda, via Sorio, cavalcavia. Quando scendiamo dal cavalcavia piego l'angolo della pagina, metto il libro in borsa, mi preparo a scendere.
Insieme con me scende la signora con gli occhi celesti. S'incammina per la vietta. Faccio lo stesso percorso. All'improvviso la signora si volta.
"Còssa fàlo?", grida. "Me viénlo drìo?".
"Vado in via Tale, al civico Tale", dico.
"Ah, bèn, bèn, el me scùsa", dice la signora. "Parché, sàlo, qua, co tùti sti mòri...".
Posted by giuliomozzi at 09:35 | Comments (3)
17.08.07
Poliziotti
L'altro giorno vado a comperare il pane.
"Tre poliziotti", dico al fornaio. "Ben cotti, eh!".
Dovete sapere che il mio fornaio:
- prepara per la caserma della Celere, che è lì vicino, un tipo di pane particolare; che naturalmente vende anche in bottega; e quel tipo di pane lì, lo chiama appunto (e ovviamente) "poliziotto".
- tende a cuocere poco il pane.
"Ben cotti, sì", dice il fornaio.
Si volta, prende un poliziotto due poliziotti tre poliziotti dalla cesta, li infila in rapida sequenza nel sacchetto (svelto svelto, perché io non possa vedere), pesa il sacchetto, mi dice il quanto.
Pago il quanto.
Prendo il sacchetto.
Ci guardo dentro.
I poliziotti sono bianchissimi.
"Scusi, eh!", dico. "Li avevo chiesti ben cotti".
"Sono cotti bene", dice il fornaio.
"Li voglio più cotti", dico.
"Allora vede che mi chiede una cosa diversa", dice il fornaio. "Prima li voleva cotti bene, adesso li vuole cotti troppo".
"No", dico, "non troppo. Ma più cotti di così".
"Più cotti di così è troppo", dice il fornaio.
"Va bene", dico, "allora me li dia troppo cotti".
"Tutti i miei poliziotti sono cotti bene", dice il fornaio. "Sono un professionista, io".
Posted by giuliomozzi at 09:39 | Comments (1)
16.08.07
Grossi
"Che cosa hai fatto oggi?".
"Ho litigato".
"E sei contento?".
"No".
"Perché no?".
"Perché il litigio è una cattiva forma di discussione".
"Dimmi che cos'è un litigio".
"E' una discussione il cui svolgimento è turbato da questioni emotive e affettive".
"Scusa, ma lo stesso si potrebbe dire di una discussione entusiastica".
"Sì".
"Quindi anche una discussione entusiastica è una cattiva forma di discussione?".
"Sì".
"Ma che cos'è, per te, una discussione?".
"Un lavoro svolto da più persone, il cui scopo è stabilire se determinate proposizioni (presentate all'inizio del lavoro o generate nel corso di esso) siano vere, false, vere con una certa probabilità o indecidibili. Il lavoro può comprendere delle fasi nelle quali si discute se i metodi adottati per determinare se le proposizioni siano vere, false eccetera siano a loro volta capaci di generare giudizi veri, incapaci di generare giudizi veri, capaci di generare giudizi veri con una certa probabilità o capaci di generare giudizi casuali. Il lavoro può prevedere inoltre una fase, solitamente preliminare, nella quale si prendono in esame tutti i termini che compaiono nelle proposizioni esaminate e si controlla se le convenzioni in atto circa i loro significati siano condivise o non condivise dai partecipanti al lavoro; nel caso tali convenzioni non siano condivise, si possono stipulare delle convenzioni ad hoc".
"Orpo".
"Puoi definire la parola 'orpo'?".
"Scusa, devo andare. Ho la pentola sul fuoco, devo passare a prendere i bambini, mi aspettano in autofficina che poi chiudono per ferie, ho un lavoro da consegnare entro domattina alle sette, perdo l'aereo".
"Ma come fai a perdere un aereo? Sono così grossi".
Posted by giuliomozzi at 16:54 | Comments (1)
15.08.07
Ferragosto
Mentre quasi tutta l'Italia sbadiglia nella calura, il consulente editoriale non smette mai di lavorare...
Posted by giuliomozzi at 08:11 | Comments (4)
14.08.07
Schema di sonetto improvvisato
Se a questo siamo giunti, è un altro patto
da scrivere, un connubio da rifare
e dire: perché, vedi, il detto è fatto
ma il fatto senza il detto è puro fare
anonimo e anomalo, non fa
legge non essendo detto e scritto
e quindi resta solo, non si dà
come campo del possibile. Non è detto
che fissi senza scampo la scrittura,
il primo effetto suo essendo l'apertura.
Dove non c'è legge non c'è alcuno
spazio per chi afferma e per chi nega:
senza una catena che ci lega,
la libertà è solo sabbia, ombra, fumo.
Posted by giuliomozzi at 23:31 | Comments (2)
Gino Tasca
Il 22 agosto del 2005 se ne andava Gino Tasca. Invito anche quest'anno gli amici a ricordarlo riportando o linkando quel giorno, nei loro siti, qualche pagina di Gino.
Qui, per ora, ricordo la recensione di Demetrio Paolin al romanzo postumo di Gino, Isaia Greco.
Posted by giuliomozzi at 23:28 | Comments (0)
L'Italia è lunga
Al ristorante cino-giapponese di via Val Padana, Roma.
Il cuoco giapponese, chiacchierando con una tavolata di clienti, dice: "Io abitato cinque anni Milano. Adesso sei mesi Roma. Romani non piace milanese, Milanesi non piace romano".
Un cliente (molto romano): "Eh, gli piacerebbe!".
Posted by giuliomozzi at 23:24 | Comments (0)
Max Roach & Abbey Lincoln...
...& Coleridge Perkinson (piano), Eddie Kahn (contrabbasso), Clifford Jordan (sax).
Posted by giuliomozzi at 01:28 | Comments (1)
13.08.07
Esco
Arrivo a Roma. Mi sistemo a casa. Sono qui per fare qualche giorno di ritiro e di lavoro. Accendo il pc. Metto in azione l'Internet Box della Vodafone (con la quale lavoro da qualche mese).
Il messaggio è: Impossibile connettersi al computer remoto.
Stacco l'Internet Box, la riattacco: uguale.
Stacco l'Internet Box, spengo e riavvio il pc, riattacco l'Internet Box: uguale.
Chiamo il 190.
Mi risponde Uno. Mi chiede il numero dell'Internet Box. "Non lo ricordo a memoria", dico, "ma lo trova nella mia scheda cliente. E' tutto sull'abbonamento". Uno mi dice: "Faccio il reset del Gsm. Riprovi tra mezz'ora".
Aspetto mezz'ora. Riprovo. Non cambia nulla. Chiamo il 190.
Mi risponde Due. Mi chiede il numero dell'Internet Box. Gli spiego tutta la storia. Due mi dice: "Ci guardo, ci vorrà una mezz'oretta, poi le mando un messaggino sul suo telefono".
Faccio la doccia. Arriva il messaggino. Dice di inserire una certa stringa in "Accesso remoto". La cosa non mi è chiara. Chiamo il 190.
Mi risponde Tre. Mi chiede il numero dell'Internet Box. Gli spiego tutta la storia. Tre mi dice: "Lei di quella stringa non se ne fa nente. Deve disinstallare il programma dell'Internet Box e reinstallarlo. Tra l'altro il reset del Gsm è durato fino a un momento fa, ora funziona di nuovo".
Eseguo. Disinstallo, spengo il pc, lo riaccendo, reinstallo, spengo il pc, lo riaccendo, riprovo. Niente di nuovo. Chiamo il 190.
Mi risponde Quattro, che fa appena in tempo a dirmi il suo nome: la linea cade.
Chiamo il 190. Mi risponde Cinque. Mi chiede il numero dell'Internet Box. Le spiego tutta la storia. Cinque dice: "Vedo di passarle la chiamata al dipartimento tecnico". Musichetta. La linea cade.
Chiamo il 190. Mi risponde Sei. Mi chiede il numero dell'Internet Box. Le spiego tutta la storia. La linea cade.
Chiamo il 190. Mi risponde Sette. Mi chiede il numero dell'Internet Box. Le spiego tutta la storia. Mi dice che devo usare la famosa stringa. Mi insegna dove devo scriverla. La scrivo. Riprovo. Impossibile connettersi al computer remoto. Sette prova a farmi inserire l'Apn (un numero che va scritto in un certo posto). Tutto uguale. La linea cade.
Chiamo il 190. Mi risponde Otto. Mi chiede il numero dell'Internet Box. Gli spiego tutta la storia. Mi chiede conferma se ho fatto questo e quest'altro. Mi mette in attesa. Sto in attesa qualche minuto. Otto mi chiede se il dipartimento tecnico può eventualmente trovarmi al mio numero di telefono (ovviamente sì) e mi chiede in quale punto di Roma esattamente mi trovo (per controllare la copertura). Poi mi dice: "La prego di stare in attesa ancora un minuto". Parte la musichetta. La linea cade.
Esco.
Puntualizzazione: da Uno a Otto, tutte persone gentilissime.
[Domanda: e questo, allora, dove l'hai scritto? L'ho scritto all'Internet Point Pakistano, ovviamente]
Posted by giuliomozzi at 19:07 | Comments (6)
11.08.07
Lingua
Trovo un tabaccaio aperto. Entro.
"Buongiorno", dico. "Vorrei un blocchetto di biglietti per l'autobus".
"Un blocchetto?", dice il tabaccaio.
"Sì", dico. "Quei blocchetti di dodici biglietti che costano dieci euro".
"Ah", dice il tabaccaio, "un carnet di tickets".
"Posso pagare in valuta estera?", dico.
"Solo euro", dice il tabaccaio.
Posted by giuliomozzi at 15:54 | Comments (3)
10.08.07
Televisione
Posted by giuliomozzi at 15:26 | Comments (7)
09.08.07
A volte richiamano
Suona il telefono sul tavolo. Rispondo.
"Buongiorno signor Mozzi", dice una voce femminile, "sono della ditta Tale, produciamo olio con metodo artigianale. Le telefono perché la settimana prossima saremo in consegna nella vostra zona. Posso parlare con sua moglie?".
"E' morta", dico.
"Oh no", dice la voce femminile, "di nuovo?".
Posted by giuliomozzi at 09:33 | Comments (5)
07.08.07
Citazione
Torino. Stazione di Porta Susa. Sono seduto su una panchina al binario 3. Sto aspettando l'interregionale per Milano. Sto leggendo Era mio padre, album numero 61 di Rat-Man Collection. Sono a pagina 23, dove Rat-Man bambino incontra la sua intelligenza, e non la riconosce.
Mi si avvicina un tipo sui venticinque con una camicia mezza blu e mezza gialla (a destra è blu, a sinistra è gialla).
"Stai aspettando il treno per Milano?", dice il tipo.
"No", dico.
"Ma parte da qui il treno per Milano?", dice il tipo.
"Sì", dico.
"Allora vai a Milano", dice il tipo.
"No", dico.
"E dove vai?", dice il tipo.
"A casa", dico.
"A casa dove?", dice il tipo.
"A casa mia", dico.
"Vuoi fare il misterioso", dice il tipo.
"No", dico.
"Non sei tanto simpatico", dice il tipo.
"E' un problema?", dico.
"Volevo solo fare due chiacchiere", dice il tipo.
"Io mondo è pieno di gente", dico, sapendo che il tipo non sa che è una citazione.
Posted by giuliomozzi at 20:42 | Comments (5)
Amico
Mi è capitata sott'occhio (cercavo tutt'altro) questa cosa qui che scrissi il 23 marzo del 2005, nei giorni in cui leggevo un certo dattiloscritto.
Posted by giuliomozzi at 07:59 | Comments (1)
06.08.07
Cieli delle vacanze
Posted by giuliomozzi at 08:18
05.08.07
Faccia
Sono in centro. Aspetto un autobus. Ho con me un sacchetto di carta con dentro una dozzina di libri che devo portare a una persona. Sono libri che mi sono fatto recapitare a casa mentre questa persona era assente.
C'è una panchina. Appoggio il sacchetto sulla panchina.
Arriva una signora sulla sessantina con la borsa della spesa. E' alta, ha dei capelli bianchi molto belli.
La signora posa la borsa della spesa sulla panchina.
Dopo un po', mi dice:
"Certo che si vede che lei è uno che studia".
Cerco di contrastare la mia pedanteria. Non ci riesco.
"Veramente", dico, "questi sono libri che io non leggerò. Sono per un'altra persona".
La signora riflette un momento.
"Comunque", dice, "si vede bene che lei non ha la faccia da stupido".
Posted by giuliomozzi at 19:37 | Comments (6)
03.08.07
Un post filosofico
Immaginazione: la vita è una tua creazione.
Posted by giuliomozzi at 23:15 | Comments (9)
Impossibile
Sono al supermercato. Il telefono portatile mi vibra nella tasca. Lo estraggo. Numero sconosciuto.
"giulio mozzi", dico.
"Buongiorno vorrei parlare con Giulio Mozzi", dice una voce maschile secca.
"Sono io", dico.
"Lei è Giulio Mozzi?", dice la voce maschile secca.
"Sono giulio mozzi", dico. "Lei chi è?".
"Posso disturbarla un minuto?", dice la voce maschile secca.
"Guardi", dico, "sono al supermercato. Lei chi è?".
"Mi scusi", dice la voce maschile secca. "Cercavo Giulio Mozzi, lo scrittore".
"Sono io", dico. "Lei chi è?".
"Ah, ecco", dice la voce maschile secca. "Posso disturbarla un minuto?".
"Le ho detto che sono al supermercato. Lei chi è?", dico.
"Ma la posso disturbare un minuto?", dice la voce maschile secca.
"Mi può chiamare più tardi?", dico. "Lei chi è?".
"Era solo per una cosa, per un minuto solo", dice la voce maschile secca.
"Ho capito", dico. "Mi può chiamare più tardi?".
"Più tardi quando?", dice la voce maschile secca.
"Mi lasci finire di far la spesa", dico. "Ma lei chi è?".
"Va bene tra cinque minuti?", dice la voce maschile secca.
"Sono al supermercato e devo andare dal fruttivendolo", dico. "Mi dia mezz'ora. Lei chi è?".
"Impossibile", dice la voce maschile secca. "Dopo devo uscire".
Posted by giuliomozzi at 22:53 | Comments (7)
vibrisselibri scopre le carte
Clicca sulle carte per scoprirle.
Posted by giuliomozzi at 12:05
02.08.07
A/b
Suona il telefono sul tavolo. Rispondo.
"Lei è Giulio Mozzi?", dice una voce maschile.
"No", dico, "sono giulio mozzi".
"Ah", dice la voce. "Allora è proprio lei".
Posted by giuliomozzi at 15:05 | Comments (9)


